Prodani: inquinamento ex discarica di Trebiciano – Interrogazione dd 22 gennaio 2014   Leave a comment

Interrogazione a risposta in commissione
PRODANI.  – Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che:
nella frazione triestina di Trebiciano, sul Carso, è stata in funzione tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘70 una discarica di rifiuti solidi urbani a cielo aperto. In pratica doline, grotte e depressioni carsiche sono state riempite con rifiuti per circa 15 anni;
ad oggi non trova una spiegazione razionale la scelta per questo luogo come discarica, infatti già dalla fine dell’800 era noto come i terreni carsici non avessero alcun potere filtrante sulle acque di percolazione;
l’area interessata, completamente stravolta visto che oggi si presenta come una collina, copre circa 120.000 metri quadrati e ha accolto almeno 600.000 metri cubi di rifiuti di ogni tipo. In alcune zone lo spessore dei rifiuti supera i 20 metri di profondità;
alla dismissione della discarica ha fatto seguito un’operazione di bonifica approssimativa, con la copertura della zona ricorrendo a un manto di riporti provenienti dalle opere di demolizione e scavo effettuate nella città di Trieste. L’acqua di ruscellamento, nel tempo, ha asportato buona parte della copertura terrosa e i rifiuti sono ricomparsi;
l’ex discarica di Trebiciano per l’elevata carsificabilità dell’area e per la mancanza di impermeabilizzazione del fondo, costituisce una grave fonte di inquinamento non solo per il terreno ma anche per le acque sotterranee carsiche;
a circa 500 metri dall’ex discarica si trova l’Abisso di Trebiciano, una delle grotte visitabili più note della zona, nelle cui profondità scorre il fiume sotterraneo Timavo che drena le acque filtrate dalla zona sovrastante ed alimenta poi le sorgenti di S. Giovanni di Duino, nei pressi del mare;
negli ultimi anni, a causa di prolungati periodi di siccità, è stato necessario attingere alle sorgenti del Timavo per rifornire d’acqua la Provincia di Trieste;
le grotte e cavità naturali del Friuli Venezia Giulia costituiscono un patrimonio naturale di estrema importanza che va tutelato con determinazione, come ricordato dall’interrogazione 4-02693 del presentante, considerato lo stato in cui versano;
dal 1990, infatti, il Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino (CAT) ha avviato una campagna d’informazione sulle grotte inquinate, ostruite e distrutte di cui ha regolarmente aggiornato l’elenco, inviato successivamente al Catasto competente;
secondo i dati raccolti dal CAT, nel 2000 erano ben 383 le cavità sotterranee che presentavano situazioni di degrado di vario tipo, ridotte oggi a 359 (sul versante del Carso triestino) grazie a vari interventi volontari delle associazioni speleologiche locali;
i 359 ipogei naturali versano in uno stato di degrado allarmante:  52 risultano inquinati, 54 presentano rifiuti, 236 sono ostruiti e 17 addirittura distrutti;
attualmente il catasto regionale delle grotte comprende circa 7500 cavità censite e rilevate, 25 delle quali assoggettate a tutela paesaggistica in virtù delle eccezionali caratteristiche di interesse geologico, preistorico e storico, ai sensi del dlgs n. 490 del 1999 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali). Alcune di queste 25 cavità sono prossime alla ex discarica di Trebiciano;

sul regolare funzionamento delle discariche regionali si è interessata, il 3 luglio del 2000, la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che, in missione a Trieste, ha ascoltato in audizione rappresentanti delle autorità locali e delle imprese interessate. Tra gli altri, sono intervenuti il Prefetto, il Questore, il Procuratore distrettuale antimafia e i rappresentanti delle forze dell’ordine del capoluogo giuliano;
nel corso delle audizioni sia il Prefetto che il Questore hanno ridimensionato il fenomeno di infiltrazioni delinquenziali nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, anche se il Procuratore distrettuale antimafia,  Nicola Maria Pace, ha dichiarato che “la zona di Gorizia, così come quella di Trieste e il Carso in generale, per la loro conformazione geologica costituiscono un luogo ideale per forme di smaltimento clandestine”;
nel novembre del 2002 una delegazione della Commissione, ricostituita nella XIV Legislatura,  è giunta di nuovo a Trieste e ha ascoltato rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle associazioni ambientaliste;
“durante le audizioni – si legge nel documento finale della Commissione – è stato osservato sia dai componenti della Commissione parlamentare, sia da associazioni ambientaliste il grave inquinamento delle cavità naturali dell’altopiano carsico della provincia di Trieste. L’assessore all’ambiente della provincia di Trieste, in merito, ha evidenziato la determinazione dell’amministrazione nell’affrontare, in modo responsabile, questa delicata emergenza ambientale, ribadendo che, effettivamente, esistono delle vere e proprie discariche nelle grotte del Carso. Negli scorsi decenni, nelle grotte carsiche, è stato scaricato di tutto, dall’olio combusto, durante il periodo del governo militare alleato, a materiale di ogni tipo, anche di natura bellica. [….] Con la Regione l’amministrazione provinciale ha attivato le necessarie procedure amministrative per definire specifiche convenzioni, anche con associazioni di speleologi per acquisire ulteriori elementi di valutazione sul reale stato di inquinamento che consentano gli indifferibili interventi mirati, che comunque non potranno prescindere dal diretto coinvolgimento del ministero dell’ambiente” -:
se il ministero interrogato, in necessario raccordo con gli enti locali, intenda avviare il monitoraggio del sito di Trebiciano, assumendo tutte le misure necessarie per favorirne la bonifica, tenendo presente che trattandosi per lo più di terreno carsico dovrebbe essere controllato con particolare attenzione per le ripercussioni sulle falde acquifere sotterranee.

PRODANI

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