Prodani: “Ex depositi militari di combustibili di Aquilinia ( Muggia ) – Dopo Montedoro un nuovo caso ” – Interrogazione 07 marzo 2015   Leave a comment

Dopo l’interrogazione ai Ministeri dell’Ambiente e della Difesa ed il successivo esposto alla Procura di Trieste sullo stato e sulle verifiche ambientali degli ex depositi militari di carburanti di Montedoro – che hanno visto il pronto interesse del Comune di Muggia – il deputato triestino di Alternativa Libera Aris Prodani porta all’attenzione degli stessi ministeri una situazione molto simile.
In zona Aquilinia, in via della Raffineria, si trova un altro complesso militare in disuso composto da cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di corridoi.
Diverse sarebbero le similitudini con il caso di Montedoro. Area esterna al Sin di Trieste, assenza di puntuali verifiche sullo stato di conservazione delle cisterne, assenza di verifiche sul contenuto presente e su eventuali fuoriuscite di liquidi nei terreni, assenza di opere di messa in sicurezza o bonifica.
Prodani, con l’interrogazione depositata oggi, chiede alle istituzioni competenti un urgente monitoraggio e l’approntamento delle necessarie operazioni a tutela della salute pubblica e della sicurezza del sito.

Interrogazione a risposta scritta
presentato da
PRODANI Aris

PRODANI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che: 

nella frazione Aquilinia in comune di Muggia (Trieste) sorge una collina denominata monte San Giovanni. Sulla sommità del rilievo e delimitato da un lato dalla via Raffineria, si trova un complesso militare interrato realizzato durante la seconda guerra mondiale ed utilizzato fino al 1957;

il manufatto bellico è composto da diverse cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di corridoi.
Esistono tre vie di accesso di cui la principale è protetta da una cupola paraschegge in cemento armato. Una condotta interrata della lunghezza di un chilometro circa collegava il sito con la raffineria di oli combustibili Aquila, operante fino al 1987; detta condotta non appare mappata nelle cartografie nè presa in carico o monitorata dagli enti  preposti e le sue condizioni di servizio, integrità, reale sviluppo e tracciato sul territorio sono dunque sconosciute;

il volume indicativo del complesso è di 430 m3 e nel libro “I sotterranei di Trieste” di Paolo Guglia ed Enrico Halupca (ed. Italo Svevo ) realizzato dalla Società Adriatica di Speleologia  – Sezione di Speleologia Urbana di Trieste sono state pubblicate diverse fotografie dell’interno delle gallerie e degli accessi oltre alla pianta e alle sezioni del sito;

L’area appartiene al Demanio dello Stato – Ramo Guerra, anche se dal 2014 risulta essere in corso un’istruttoria d’intavolazione a favore di un soggetto privato. Desta preoccupazione tale operazione in quanto un soggetto privato non pare assolutamente poter fornire alla collettività le necessarie garanzie d’intervento in caso di sinistro e la solidità finanziaria per farsi carico della successiva messa in sicurezza definitiva (ovvero inertizzazione e riempimento) del complesso militare di cui in oggetto;

all’interrogante giungono reiterate segnalazioni sulla potenziale pericolosità del sito, che sembrerebbe non essere mai stato sottoposto a verifiche dagli enti preposti e a una messa in sicurezza con successiva bonifica ed inertizzazione definitive;

l’ubicazione stessa dell’installazione – ricavata in cima alla collina e ricoperta da materiale di riporto – rappresenta una fonte di preoccupazione in quanto l’eventuale collasso di qualche cisterna potrebbe rendere instabile il versante con rischio evidente di discesa verso la zona abitata; un tanto vale anche per eventuali necessarie operazioni di inertizzazione ovvero di riempimento delle cisterne bonificate con inerti il cui peso potrebbe innescare  cedimenti su strutture di tale vetustà con le temute imprevedibili conseguenze statiche in assenza di preventive verifiche;

anche l’eventuale fuoriuscita di idrocarburi dalle cisterne sotterranee potrebbe avere delle ripercussioni  qualora dovessero raggiungere le vicine falde acquifere. Rischio quest’ultimo che potrebbe essersi già verificato visto lo stato di abbandono dei serbatoi;
l’area in oggetto, esterna al perimetro del SIN ( Sito di Interesse Nazionale ) di Trieste, ovvero in quanto tale mai prima appunto caratterizzata,  è situata in un territorio classificato dal Piano Regolatore del Comune di Muggia come zona S5A – verde di connettivo-:

– se i Ministri interrogati, in  accordo con gli enti locali, intendano promuovere il dovuto monitoraggio delle cisterne interrate a monte San Giovanni, attivandosi per favorire, nel minor tempo possibile, la messa in sicurezza e la bonifica definitiva e non provvisoria della struttura militare dismessa;

– se non si ritenga opportuno provvedere alle necessarie operazioni di bonifica e di messa in sicurezza, prima della cessione di un sito del Demanio militare  ad un soggetto privato.

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La zona interessata è marcata S5A09

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