Prodani: “Contenziosi Agenzia delle Entrate – Autorità Portuale: o delle inutili liti tra enti pubblici ” Interrogazione dell’ 11 maggio 2015   Leave a comment

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
 
Prodani
 
Al  Ministro dell’Economia e Finanze e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
 
-per sapere
-premesso che:
 
come indicato nel Bilancio Previsionale 2015 dell’Autorità Portuale di Trieste (  www.porto.trieste.it › uploads › 2015/02 ), a seguito della complessità e della interpretabilità della fiscalità portuale, è  attualmente in corso una lunga serie di contenziosi tributari tra l’Agenzia delle Entrate di Trieste e l’Autorità Portuale del capoluogo giuliano;
 
con l’art. 1, comma 993 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Finanziaria 2007) si è stabilito che non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle autorità portuali, in ragione della natura giuridica di enti pubblici economici, in seguito al parere espresso dal Consiglio di Stato  con parere n.  1641, reso dalla Sezione Terza in data 9 luglio 2002;
 
l’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 41/E del 21 aprile 2008 avente ad oggetto “Disciplina fiscale delle autorità Portuali”, nel dare attuazione ai commi citati, ha precisato, al punto 2  ( ultimi capoversi )  che “L’esclusione delle attività di gestione dei beni demaniali dal presupposto dell’IVA, fondata sulla natura giuridica di enti pubblici non economici delle Autorità Portuali e sulla natura non commerciale dell’attività svolta nell’esercizio di funzioni statali, porta a ritenere – anche per esigenze di simmetria – che la medesima attività non sia neppure produttiva di reddito d’impresa. I beni demaniali del porto, pertanto, rilevano ai fini dell’imposizione sul reddito come beni relativi all’attività istituzionale dell’Autorità Portuale, con la conseguenza che i canoni pattuiti a fronte della concessione degli stessi, si configurano quali redditi di natura fondiaria”;
 
l’Agenzia delle Entrate di Trieste, in base all’ultimo supposto della circolare, ha notificato all’Autorità Portuale di Trieste, in data 15.12.2008, avvisi di accertamenti e di sanzioni per un importo pari a 26 milioni di euro, derivanti dalla tassazione dei canoni demaniali relativi agli anni 2002, 2003, 2004 e 2005, che, a parere dell’Agenzia delle Entrate, costituiscono redditi diversi ex art. 81, comma 1, lettera e) del DPR 917/1986;
 
l’Autorità Portuale di Trieste, a seguito di tale notifica, in data 6 ottobre 2009, ha  presentato ricorso innanzi alla Commissione Tributaria  Provinciale, la quale ha accolto i ricorsi, annullando, di conseguenza, gli avvisi di accertamento. L’Agenzia delle Entrate di Trieste, in data 10 novembre 2011, ha impugnato la sentenza  ricorrendo in appello  innanzi alla Commissione Tributaria Regionale che, a sua volta,  li ha respinti; l’Agenzia delle Entrata di Trieste ha proposto il ricorso presso la Corte di Cassazione;

 
nel dicembre 2011 l’Agenzia delle Entrate di Trieste ha  notificato  un accertamento con  le stesse motivazioni, relativo all’anno  2006, impugnato dall’Autorità Portuale innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Trieste, che  in data 17 ottobre 2012 ha accolto il ricorso ed annullato l’ avviso di accertamento. Anche in questo caso l’Agenzia delle Entrate ha promosso appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale che, in data 5.12.2013, ha respinto l’appello confermando quanto statuito in primo grado. L’Agenzia delle Entrate  ha ritenuto anche in questo caso di ricorrere in Cassazione;
 
inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha notificato, nel novembre 2012, un’ulteriore avviso di accertamento con le identiche motivazioni per l’anno 2007, impugnato dall’Autorità Portuale innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Trieste che, in data 11 giugno 2013, ha accolto il ricorso promosso dall’Autorità Portuale ed annullato l’ avviso di accertamento. L’Agenzia delle Entrate ha promosso appello avverso a detta sentenza innanzi alla Commissione Tributaria Regionale, che ha, anche in questo caso, confermato il giudizio di primo grado favorevole all’Autorità Portuale. L’Agenzia delle Entrate, ancora una volta, ha ritenuto di ricorrere per Cassazione;
 
ancora, in data 13.12.2013, l’Agenzia delle Entrate di Trieste ha notificato all’Autorità Portuale di Trieste un ulteriore avviso di accertamento, relativo al 2008, con cui liquidava una maggiore imposta riportando le stesse motivazioni. L’Autorità Portuale ha impugnato tale atto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale che ha accolto il ricorso con sentenza del 1.7.2014, annullando l’atto impugnato. L’Agenzia delle Entrate ha promosso appello, di cui si attende l’esito;

 
inoltre, il 10.6.2014, l’Agenzia delle Entrate di Trieste ha, nuovamente, notificato tre avvisi di accertamento relativi agli anni 2009 -2010 – 2011, con cui liquidava una maggiore imposta riportando la medesima motivazione. L’Autorità Portuale ha impugnato tali atti innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale e si è in attesa della relativa decisione;

 
dalla ricostruzione dei procedimenti giudiziari in corso, si evince che l’Agenzia delle Entrate, malgrado gli annullamenti in primo ed in secondo grado di giudizio degli avvisi di accertamento e delle sanzioni, continui ad interpretare la norma  considerando  i canoni demaniali come “redditi diversi ex art. 81, comma 1, lettera e) del DPR 917/1986“, in contrasto con la volontà del legislatore espressa nella circolare  n. 41/E del 21 aprile 2008 dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale, come riportato dall’articolo del 22 aprile 2008 di Fisco Oggi , “le attività ed i redditi derivanti dalla gestione delle risorse demaniali da parte dell’Autorità Portuale non sono da considerarsi reddito da impresa proprio per il carattere non commerciale, ma istituzionale delle attività svolte”;
 
il 22 aprile 2015, durante l’udienza tenutasi presso la Corte di Cassazione, il Procuratore Generale si è unito alle richieste dei difensori dell’Autorità Portuale di Trieste, insistendo per il rigetto del ricorso promosso dall’Agenzia delle Entrate relativamente agli avvisi di accertamento per gli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007;

 
l’Autorità Portuale di Trieste ha sempre escluso il presupposto dell’imposizione alla luce dell’art. 74 del TUIR secondo cui “Gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo, anche se dotati di personalità giuridica, i Comuni, i Consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demanio collettivo, le comunità montane, le province e le regioni non sono soggetti all’imposta” mentre, negli atti difensivi dell’Agenzia delle Entrate, si contesta l’applicabilità di tale norma alle Autorità Portuali, in quanto esse gestirebbero solo indirettamente e mediatamente il demanio marittimo;
 
un altro esempio di contenziosi tra Amministrazione Pubblica ed Ente Statale è il caso analogo che ha visto l’Autorità Portuale di Genova contrapposta all’Agenzia delle Entrate in ordine alla richiesta di quest’ultima di assoggettare a imposizione l’ente anche quando agisce in veste di pubblica autorità. La sentenza della Corte di Cassazione del 2013, come riportato nell’articolo di Informazioni Marittime del 29 marzo 2013 ( www informazionimarittime.it/il-demanio-non-si-tassa-3669 ) ha riaffermato il principio secondo il quale i canoni che le Autorità Portuali riscuotono per conto dello Stato non possano essere tassati dallo Stato stesso;
 
secondo l’interrogante appare quantomeno assurdo che si instaurino una serie di procedimenti giudiziari tra enti pubblici, ma ancora più preoccupante è il fatto che si lasci agli organi giurisdizionali l’esclusività dell’interpretazione delle norme da applicare.

 
risultano incomprensibili, a fronte di reiterati procedimenti giuridici, articolati sulla diversa lettura delle specifiche norme,  le motivazioni per le quali non siano gli organi centrali ad intervenire nelle sedi opportune per fare chiarezza con propri provvedimenti, o chiari atti interpretativi, al fine di evitare inutili strascichi;

 
tale modus operandi, che oppone tra loro amministrazioni dello Stato, inoltre, contribuisce a creare confusione e scarsa chiarezza per gli operatori privati e per gli Enti coinvolti, oltre a procurare un inutile appesantimento della macchina giudiziaria ed un notevole dispendio di denaro pubblico:-

 
– se i ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa;
 
– quali provvedimenti urgenti, anche di origine normativa, intendano adottare al fine di chiarire la corretta applicazione delle disposizioni in relazione alla tassazione dei canoni concessori riscossi dalle Autorità Portuali, quando queste agiscono quali soggetti di diritto pubblico;
 
– secondo quali specifiche disposizioni l’Agenzia delle Entrate ha agito reiteratamente nei confronti dell’Autorità Portuale di Trieste;
 
di quali parametri si tenga conto nella valutazione dell’attività dell’Agenzia delle Entrate, in particolare nella proporzionalità tra gli avvisi di accertamento notificati e le relative sanzioni effettivamente riscosse.

 

Prodani

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