ACI: commissariamento e separazione da federazione sportiva – Interrogazione del 14 settembre 2015   Leave a comment

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

Prodani

Al Ministro dei Beni , delle Attività Culturali  e del Turismo, al Ministro della Giustizia

-per sapere  -premesso che:

l’Automobile club Italia (ACI) è una federazione sportiva nazionale a carattere pubblico, istituita all’inizio del novecento, riconosciuta dal CONI e dalla Fédération Internationale de l’Automobile (FIA), con il compito di favorire lo sviluppo dello sport automobilistico, del comparto dell’auto, di associare e tutelare gli automobilisti e di organizzare manifestazioni sportive; inoltre, l’Automobile Club d’Italia è un ente pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali e, per quanto riguarda la  gestione del pubblico registro automobilistico e l’acquisizione dei relativi tributi (la tassa di circolazione), del Ministero della Giustizia;

in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del  24 novembre 2013, intitolato  «Una tassa chiamata ACI: 191 milioni ogni anno per un registro inutile», Sergio Rizzo descrive le vicende legate al pubblico registro automobilistico (PRA) e agli sprechi dell’Automobile Club Italia, denunciando gli stipendi d’oro dei manager ed evidenziando che la crisi del mercato dell’auto ha fatto emergere tutto il peso di una struttura elefantiaca: tremila dipendenti,106 strutture provinciali e una miriade di società collegate;

infatti, Rizzo ricorda che l’ACI nazionale controlla, oltre alla Sara Assicurazioni cui fanno capo ben nove ulteriori partecipazioni, ACI Informatica, branca a cui era stata assegnata la gestione del costosissimo sito turistico nazionale Italia.it «protagonista di innumerevoli disavventure», ACI Consult, impresa di progettazione, studi e consulenze, ACI Vallelunga, la società proprietaria dell’autodromo di Vallelunga nei pressi di Roma, ACI Global, azienda che fornisce «assistenza tecnica ai veicoli e assistenza sanitaria alla persona», ACI Progei, immobiliare, ACI Sport, società sportiva, Ventura, un’agenzia di viaggi, ACI Mondadori, joint venture al 50 per cento con la nota casa editrice, che da sola è in perdita di 257mila euro; a queste controllate, alcune con bilanci in perdita da diversi esercizi, ricorda il giornalista de Il Corriere della Sera, si  aggiungono ulteriori legate alle ACI provinciali, spesso in passivo;

il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2013 aveva già pubblicato un articolo di Daniele Martini nel quale evidenziava come tre dirigenti “illustri”, Alessandro Cocconcelli, Guido del Bue e Maria Giovanna Basile, moglie di Antonio Mastrapasqua ex presidente dell’INPS, occupassero cariche importanti all’interno dell’ACI e delle controllate o dipendenti ACI in chiaro conflitto di interessi ed contrasto con le regole di governance dell’ACI;

l’attuale presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, come riportato da un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano l’8 giugno 2012, è stato nominato al vertice dell’ACI alla vigilia  della sentenza n. 315/2012 della Corte dei Conti che, confermando la sentenza della sezione giurisdizionale per la Regione Lazio n. 2921/05, l’ha condannato a pagare 21.986 euro per danno erariale arrecato proprio all’ACI per l’annullamento di una gara d’appalto per la promozione dei campionati italiani di automobilismo del triennio 1998-2000;

quest’abuso è costato all’ACI quattro milioni di euro di risarcimento danni pagati alla società Salerno Corse che aveva vinto la gara d’appalto annullata, oltre alle spese per la difesa;

oltre a Sticchi Damiani sono state condannate a versare allo Stato il 10 per cento del danno arrecato, per un totale di 154 mila euro, altre sei persone – Pasquale De Vita, Franco Lucchesi, Brunello Oliveri, Ludovico Grandi, Giovanni Asquini e Rosario Alessi -, componenti del Comitato Esecutivo  dell’Ente ai tempi dei fatti considerati, tra cui Pasquale De Vita, allora vicepresidente ACI e, per decenni,  anche  presidente dell’Unione Petrolieri Italiani in chiaro conflitto di interessi, e Rosario Alessi, ex presidente dell’Automobile Club, oggi a capo di Sara Assicurazioni di proprietà dell’ACI e di cui è vicepresidente proprio Sticchi Damiani;

inoltre, la Corte dei Conti, con sentenza in appello  n. 386 del 15 maggio 2014, ha respinto  il ricorso depositato il 7 maggio 2013 dai Sig.ri De Vita, Lucchesi, Oliveri, Grandi, Asquini,  Alessi e Sticchi Damiani, per la revoca della precedente sentenza, la  n. 315/2012, addebitando i costi in parti uguali a tutti i ricorrenti ad eccezione del Sig. Pasquale di Vita;

in un articolo de Il Fatto Quotidiano del  29 giugno c.a. si segnala testualmente che l’ACI “…un dinosauro di 3mila dipendenti, partecipate comprese, che a Sticchi garantisce entrate annuali di oltre 415 mila euro l’anno: 264mila come Presidente, 32mila e passa come consigliere della Sara, 60mila circa da ACI Informatica, 60 mila da ACI Consult.”; 

la permanenza di Sticchi Damiani alla guida dell’ACI contrasta con il codice etico dell’Ente stesso, secondo il quale “l’Ente si impegna ad interpretare e svolgere sempre il proprio ruolo secondo i principi di integrità, trasparenza e lealtà che lo contraddistinguono da 110 anni”, e con quello del CONI: secondo il «Codice di Comportamento Sportivo» approvato il 30 ottobre 2012, deve essere garantita l’onorabilità degli organismi sportivi (articolo 11) con la sospensione immediata in via cautelare, secondo le modalità previste, «dei componenti che sono stati condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per i delitti indicati nell’allegato “A” o che sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza personale». Tra i delitti indicati nell’Allegato A figurano numerose disposizioni relative ai reati contro la fede pubblica e la Pubblica Amministrazione;

secondo il bilancio 2014 dell’ACI quale federazione sportiva, i ricavi relativi all’attività sportiva sono stati  pari a  7.710.000 euro, con un incremento del 11,52% rispetto al  2013,  composti dalle quote  relative ai tesseramenti  sportivi, dalle tasse d’iscrizione per gare  a calendario e dai proventi per omologazione di vetture, abbigliamento e accessori per attività agonistica. L’Ente ha inoltre iscritto proventi per trasferimenti dal CONI per 1.238.000 euro:

  • se il Governo non ritenga opportuno adottare provvedimenti urgenti, anche alla luce dei fatti e delle sentenze descritti in premessa, per rimuovere  Angelo Sticchi Damiani da presidente dell’ACI e conseguentemente nominare un commissario straordinario che sovrintenda alle attività dell’Ente in attesa di nuove elezioni;
  • se non si ritenga opportuno riformare l’ACI, separando la federazione sportiva dalle funzioni proprie di un ente pubblico non economico, considerato che, alla luce dei dati di bilancio sopra riportati, una federazione sportiva indipendente potrebbe disporre delle risorse sufficienti per una gestione autonoma;
  • se, a seguito delle sentenze della Corte dei Conti, Sticchi Damiani e gli altri sei condannati abbiano provveduto al versamento  dei  154 mila euro  quale risarcimento del danno arrecato all’ACI e, nel caso di insolvenza, come si intenda agire nei confronti degli inadempienti;
  • quali misure urgenti si intendano adottare per restituire credibilità all’ACI anche riorganizzando e razionalizzando la rete di società partecipate.

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