Cdp digitale: Aci si schianta contro il TAR – Interrogazione dd 30 maggio 2016   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Aris Prodani

Al Ministro della giustizia, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che –

l’Automobile Club Italia (ACI) è una federazione sportiva nazionale a carattere pubblico istituita all’inizio del novecento, riconosciuta dal CONI e dalla Fédération Internationale de l’Automobile (FIA), con il compito di favorire lo sviluppo dello sport automobilistico, del comparto dell’auto, di associare e tutelare gli automobilisti e di organizzare manifestazioni sportive; 

L’ ACI, quale ente pubblico non economico è sottoposto alla vigilanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, mentre, per quanto riguarda la gestione del pubblico registro automobilistico e l’acquisizione dei relativi tributi (la tassa di circolazione),è vigilato dal Ministero della giustizia;  

il decreto del Ministero delle finanze n. 514 del 2 ottobre 1992 disciplina le modalità e le procedure di funzionamento degli uffici del pubblico registro automobilistico, la tenuta degli archivi, la conservazione della documentazione prescritta, l’elaborazione e fornitura dei dati dei veicoli iscritti, la forma, il contenuto e le modalità di utilizzo della modulistica occorrente per il funzionamento degli uffici medesimi. In particolare, l’articolo 8 istituisce il certificato di proprietà mentre  l’articolo 17, al comma 5, stabilisce che il certificato di proprietà debba essere stampato dal sistema informatico; 

la legge 7 agosto 2015, n. 124, contenente «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» (nota come riforma Madia) stabilisce all’articolo 8, lettera d): «con riferimento alle amministrazioni competenti in materia di autoveicoli: la riorganizzazione, ai fini della riduzione dei costi connessi alla gestione dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi risparmi per l’utenza, anche mediante trasferimento, previa valutazione della sostenibilità organizzativa ed economica, delle funzioni svolte dagli uffici del Pubblico Registro Automobilistico al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con conseguente introduzione di un’unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento unico contenente i dati di proprietà e di circolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, da perseguire anche attraverso l’eventuale istituzione di un’agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; svolgimento delle relative funzioni con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente»; 

con tale provvedimento il Governo è stato delegato ad adottare, entro dodici mesi, uno o più decreti legislativi al fine di operare il passaggio definitivo delle funzioni svolte dal Pubblico Registro Automobilistico al Ministero delle infrastrutture e trasporti; 

come riportato da un articolo de Il Fatto quotidiano, dello scorso 30 dicembre, sulla riforma Madia: “la ministra aveva deciso che per semplificare la vita degli automobilisti e anche per far risparmiare un bel po’ di soldi allo Stato andava superato il Pra accorpandolo alla Motorizzazione civile (Ministero dei Trasporti). Aveva fatto approvare una legge delega che il governo avrebbe dovuto tradurre in una riforma entro giugno 2016 e che a questo punto è assai probabile si perda nelle nebbie. Agli automobilisti sarebbe stato risparmiato il fastidio di una costosa pratica considerata un doppione, allo Stato sarebbe stato assicurato un risparmio di una sessantina di milioni di euro l’anno, così come aveva calcolato a suo tempo Carlo Cottarelli, il manager incaricato di studiare la spending review, la grande revisione della spesa pubblica che però alla fine è rimasta nel cassetto”;

il 24 settembre 2015 l’agenzia stampa Ansa ha diramato un comunicato con il quale l’Aci ha annunciato che, «a partire dal 5 ottobre, i proprietari di veicoli, motoveicoli e rimorchi potranno dire addio al certificato di proprietà (Cdp) nella sua versione cartacea» sostituito dal certificato di proprietà dematerializzato introdotto dall’Aci stessa; 

in un articolo del 26 ottobre, pubblicato on line sul sito www.ilfattoquotidiano.it, viene riportata un’intervista a Ottolino Pignoloni, segretario nazionale Studi UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica), aderente a Confcommercio, relativa alla digitalizzazione del certificato di proprietà introdotta dall’ACI; il segretario Pignoloni afferma che, a distanza di due settimane dall’avvio del nuovo sistema del certificato di proprietà digitale, gli operatori del settore non avrebbero ancora rilevato i vantaggi, in termini di risparmio di tempo, carta e denaro, derivanti dalla dematerializzazione, asserendo appunto che «l’ Aci ha annunciato il risparmio, oltre che di tonnellate di inchiostro, di circa 30 milioni di fogli; tuttavia la realtà è che, da 14 giorni a questa parte, fare un passaggio di proprietà è diventato molto più complesso di prima”; 

il 30 ottobre 2015 lo scrivente ha depositato l’interrogazione 4-10921, ancora senza risposta, indirizzata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con la quale ha sollevato dei dubbi sulla coerenza tra la circolare emanata dall’ACI e le disposizioni impartite dal decreto del Ministero delle finanze n. 514 del 2 ottobre 1992, sull’effettivo risparmio digitale e sull’opportunità, da parte dell’Aci, di avviare comunque il procedimento nonostante le previsioni del decreto Madia;

l’Unasca, lo scorso 03 dicembre, ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio per richiedere l’annullamento della circolare del 28 settembre 2015 con cui l’Automobile Club Italia dettava le “Istruzioni di servizio – Progetto Semplific@uto – Introduzione del 5 ottobre 2015 del Certificato di proprietà digitale CDPD – Nuove istruzioni di servizio”, nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale”;

in data 20 maggio 2016 Unasca, con il comunicato stampa intitolato “Certificato di proprietà digitale, Il Tar del Lazio: accolto ricorso di Unasca e dichiarata illegittima la circolare Aci” spiega che “Unasca aveva sollevato la questione principalmente per due motivi: per il fatto che l’ACI, nel dettare istruzioni a seguito della introduzione del Certificato di Proprietà digitale tentasse in realtà, di “modificare la disciplina sostanziale e la consegna cartacea del certificato, invocando impropriamente l’applicazione del Codice dell’Amministrazione digitale, che però non conferisce ad Aci alcun potere di effettuare la riforma oggetto della circolare”, e per il fatto che, secondo UNASCA, attraverso il progetto Semplic@uto Aci in sostanza tentasse di “precostituire il proprio ruolo prima che la riforma ne svuoti le funzioni trasferendole al Ministero”;

il comunicato stampa, inoltre, afferma che: “la sentenza del Tar ha accolto il ricorso, condannando l’ACI al pagamento di 8.000 euro per le spese di giudizio e gli onorari, e quindi ha annullato la circolare ACI N. 005/0007641/15 del 28 settembre 2015 nelle parti in cui la sostituiva il rilascio del Certificato di Proprietà (cartaceo) del veicolo con la mera attestazione di avvenuta formalità, senza possibilità di ottenere il certificato in formato cartaceo neppure su richiesta della parte”

In riferimento alle istruzioni della circolare sul pdf di ricevuta per le procedure dello Sportello Telematico dell’Automobilista, la sentenza riporta che: «Come sollevato dai ricorrenti la parte ora riportata delle istruzioni è proprio incongruente con il quadro normativo nel corpo del primo motivo riportato cioè con l’art. 10 del D.M. 514/1992 e con gli articoli 93 e 94 del Codice della Strada che tutti prevedono il rilascio del Certificato di proprietà al momento della prima iscrizione o di ogni altra successiva formalità riguardante il veicolo. Né come sostenuto dall’Aci, anche con la memoria per l’udienza odierna, la circostanza che la circolare in realtà vada inquadrata nell’ambito delle iniziative legate al Progetto di semplificazione amministrativa del Pubblico Registro Automobilistico comportante la dematerializzazione/digitalizzazione della documentazione necessaria alla presentazione delle istanze al PRA può validamente giustificare le due disposizioni sopra richiamate recate dalla Circolare in esame (…) Anzi l’Art. 43 del Codice dell’Amministrazione digitale prescrive l’esatto contrario e cioè che i documenti informatici ‘possono essere archiviati anche con modalità cartacee.’»

All’interrogante risulta incomprensibile, alla luce del previsto trasferimento del Pubblico Registro Automobilistico, la conduzione da parte dell’Aci del progetto descritto in premessa, poco chiaro sia nei costi sostenuti per la sua realizzazione, sia in relazione agli effettivi risparmi che ne sarebbero dovuti derivare, sia alla palese non coerenza con la normativa vigente come riconosciuto dal tar del Lazio-:

– Se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;

– se i Ministri fossero a conoscenza del progetto condotto dall’Aci in merito alla dematerializzazione del certificato di proprietà’ e se abbiano avvallato tale processo;

– come intendano intervenire nei confronti dell’ACI alla luce della sentenza del TAR del Lazio;

– se il Ministri interrogati intendano chiarire le tempistiche e le modalità di trasferimento del PRA al Ministro dei Trasporti come previsto dal decreto Madia.

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