La “bomba ecologica” di via Errera – Il Piccolo 10 giugno 2016   Leave a comment

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LA “BOMBA ECOLOGICA” DI VIA ERRERA

Proprio all’interno dell’area dov’è previsto il rigassificatore, inserita nel Sito inquinato di interesse nazionale, c’è oggi una bomba ecologica: la vecchia discarica di via Errera, riempita da 500mila metri cubi di rifiuti. La sua esistenza viene ora portata all’attenzione del governo dal deputato triestino Aris Prodani che ha interrogato il ministro dell’Ambiente per sapere se intenda mettere in sicurezza il sito e sostenere la Provincia nella ricerca del responsabile dell’inquinamento. Prodani riporta il Piano di caratterizzazione trasmesso dall’Autorità Portuale nel 2012 che «fornisce un quadro ambientale di estrema gravità». Si legge: «L’area è caratterizzata dalla presenza di materiali alloctoni per uno spessore che arriva anche a 20 metri, accumulati nel corso degli anni al di sopra dei sedimenti limoargillosi marini naturali; la linea di costa originale degli anni ’70 è progredita per oltre 50 metri verso il mare. All’interno di questo livello di materiali, sono stati rinvenuti residui vetrosi, metallici, vegetali, plastica, nylon, ecc, tipicamente ascrivibili ad un’area utilizzata in passato come discarica di rifiuti urbani ed edili». «Le attività di analisi – riferisce Prodani – condotte alla presenza di ArpaFvg, hanno rilevato superamenti nel top soil e diffusi superamenti nei suoli a carico di metalli, idrocarburi leggeri e pesanti, Ipa, Diossine e fitofarmaci, nelle acque di falda una diffusa contaminazione di metalli, idrocarburi, fluoruri, solfati, etc.». Si è saputo che il terrapieno è stato realizzato a partire dal 1984 dal Comune attraverso operazioni di interramento dello specchio di mare antistante l’ex raffineria Esso, compreso tra il canale di Zaule e via Errera. L’amministrazione comunale aveva ottenuto l’autorizzazione per destinare tale area a discarica pubblica per materiali inerti e non putrescibili provenienti da demolizioni di opere murarie, scavi, per rifiuti urbani e speciali, secondo le disposizioni dettate dalla Regione e seguendo le prescrizioni tecniche redatte dal Genio Civile. Il decreto regionale prevedeva lo smaltimento dei rifiuti classificati speciali essenzialmente inerti per la quantità di 500mila metricubi e costituiti da materiali di demolizione e scavi, scorie prodotte dall’incenerimento dei rifiuti urbani, suppellettili, pneumatici, materie plastiche, legname e residui di potature. La discarica venne definitivamente chiusa nel 1984 senza realizzare alcuna protezione spondale e/o opera di impermeabilizzazione. Durante l’ultima seduta della Conferenza dei servizi è stato presentato lo studio di fattibilità della messa in sicurezza specificando che «la superficie interessata, che comprende l’area di discarica, risulta di 11 ettari e la potenza degli spessori interessati dalla contaminazione varia fra alcuni metri e oltre 23 metri». Il costo del progetto di messa in sicurezza permanente è stato stimato in 27.470.000 euro, Iva esclusa. L’Authority ha però affermato che «il costo è ingente e tale da dover richiedere all’Apt il reperimento di fondi non attualmente nelle disponibilità» per cui ha dichiarato di ritenersi proprietaria incolpevole e di voler attendere che la Provincia così come è stato deciso dalla stessa Conferenza concluda gli accertamenti per individuare il responsabile della contaminazione a cui devono essere imputati gli oneri della bonifica. Reponsabile che rischia di essere identificato se la ricostruzione sarà verificata nella Regione e nel Comune nelle vesti delle amministrazioni di inizio anni Ottanta. «Le nostre funzioni scadono il primo luglio, ma proseguono per quanto riguarda il settore dell’Ambiente – ha spiegato l’assessore provinciale Vittorio Zollia – per cui mi auguro che i miei uffici riescano a svolgere questo compito in tempo». Fatto auspicato dallo stesso Prodani nell’interrogazione al ministro che è in attesa della risposta. (s.m.)

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