Ex Discarica di Via Errera – Interrogazione del 24 maggio – Sollecito risposta dd 06 luglio 2016   Leave a comment

Spett. Sindacato Ispettivo

con la presente allego la richiesta per sollecitare la risposta del Ministro dell ‘ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministro delle infrastrutture e de i trasporti e del Ministro della Salute all’interrogazione n. 4 – 13298 depositata il 24 maggio 2016.

Cordiali saluti
Aris Prodani 

Testo interrogazione:

Interrogazione a risposta scritta

Aris Prodani

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro della salute 

– Per sapere

– premesso che: 

i Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono stati individuati in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, così come stabilito dall’art. 252 del D.Lgs 152/06; il SIN di Trieste è stato istituito con il DM 468 del 18 settembre 2001 e perimetrato con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 febbraio 2003;

il 25 maggio 2012 è stato sottoscritto a Trieste l’Accordo di Programma fra Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, la regione autonoma Friuli Venezia Giulia, la provincia di Trieste, i comuni di Muggia e Trieste, EZIT (l’Ente zona industriale di Trieste) e l’Autorità Portuale di Trieste per gli «Interventi di riqualificazione ambientale funzionali alla reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel sito di interesse nazionale (SIN) di Trieste»; obiettivo dell’accordo facilitare i soggetti responsabili e i soggetti interessati a operare la caratterizzazione, la messa in sicurezza e la bonifica dei suoli, delle falde, delle acque superficiali e delle aree marino-costiere del SIN, offrendo la possibilità di adottare procedure celeri con tempi certi di risposta, tenendo conto del diverso impatto esercitato sulle aree di rispettiva competenza;

la copertura delle spese previste, contenuta nell’articolo 11 dell’accordo, “prevede il ricorso a risorse pubbliche e private. Le prime sono quantificate in 13.432.000 euro e sono suddivise tra il «Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale» (10.832.000 euro) assegnate alle regione Friuli Venezia Giulia e il decreto d’impegno protocollo 8717/QdV/DI/G/SP del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (2.600.000 euro), mentre le seconde devono essere quantificate in fase di approvazione del piano di caratterizzazione generale unitario”;

per favorire la caratterizzazione e la bonifica del SIN di Trieste sono state individuate tre aree territoriali distinte: «piccoli operatori», che comprende le zone appartenenti all’Ente zona industriale di Trieste e alle piccole e medie imprese; «grandi operatori», che riguarda l’area in cui insistono infrastrutture o progetti industriali di grandi dimensioni; «area a mare», che include le acque, gli arenili e i sedimenti del porto di Trieste;
il piano di caratterizzazione generale unitario deve includere, oltre alla caratterizzazione e bonifica dei suoli, anche quella della acque sotterranee (articolo 6) e superficiali, degli arenili e dei sedimenti marini (articolo 7). La competenza per la realizzazione del modello idrogeologico dell’intero SIN spetta alla regione Friuli Venezia Giulia – che si avvale dell’Ente zona industriale di Trieste – mentre per l’area a mare è del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che ricorre all’autorità portuale di Trieste (articolo 10, commi 6 e 7);

l’articolo 12 del testo ha stabilito che il soggetto responsabile dell’accordo sia il direttore generale della direzione tutela delle risorse idriche e del territorio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o un suo delegato con funzioni di verifica dell’attuazione del programma di interventi redigendo una relazione da allegare al rendiconto annuale che deve essere presentato dai soggetti sottoscrittori;
in base all’articolo 13 del documento il «Comitato d’indirizzo e controllo per la gestione dell’accordo» – composto dai rappresentanti delle istituzioni e degli enti sottoscrittori – è convocato dal soggetto responsabile, o su richiesta di uno dei componenti, almeno una volta l’anno per svolgere alcune funzioni come il monitoraggio dello stato di attuazione dei lavori e provvedere all’aggiornamento del cronoprogramma;
l’articolo 15 dell’accordo prevede una serie di semplificazioni amministrative per velocizzare le procedure di approvazione di alcuni provvedimenti, come il piano di caratterizzazione, il documento di analisi di rischio, lo studio per l’individuazione di obiettivi di bonifica che devono essere approvati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con un proprio decreto, valutati gli esiti della preventiva e necessaria conferenza dei servizi;

in data 24 febbraio 2016, la redazione giornalistica del Tg2 ha mandato in onda l’inchiesta “La Ferriera di Trieste e i rischi di inquinamento” di Donato Placido, nella quale sono state illustrate le situazioni sanitarie e ambientali sia della Ferriera di Trieste, impianto siderurgico noto per le emissioni inquinanti e l’alta incidenza di tumori registrati fra la popolazione e della ex discarica di via Errera, “un caso praticamente sconosciuto al grande pubblico, tra i peggiori nel suo genere in Italia”;

da un comunicato stampa dell’Associazione No Smog pubblicato da TriestePrima lo scorso 26 febbraio, si apprende che  l’associazione Acqua Bene Comune Onlus, in seguito alla registrazione del servizio televisivo, abbia inviato, in data 15 febbraio 2016, un esposto alla Procura della Repubblica di Trieste e una diffida a tutti gli enti competenti affinchè provvedano immediatamente ai lavori di messa in sicurezza del sito;

nell’esposto, l’Associazione Acqua Bene Comune Onlus denuncia l’inerzia delle amministrazioni pubbliche nonostante la conoscenza, da oltre un decennio, del gravissimo stato di contaminazione dell’area che dista qualche chilometro dal centro cittadino;

il Piano di caratterizzazione trasmesso dall’Autorità Portuale nel 2012 fornisce un quadro ambientale di estrema gravità. “L’area è caratterizzata dalla presenza di materiali alloctoni per uno spessore che arriva anche a 20 metri, accumulati nel corso degli anni al di sopra dei sedimenti limo argillosi marini naturali; la linea di costa originale degli anni 70 è progredita per oltre 50 metri verso il mare. (..) All’interno di questo livello di materiali, sono stati rinvenuti residui vetrosi, metallici, vegetali, plastica, nylon, ecc, tipicamente ascrivibili ad un’area utilizzata in passato come discarica di rifiuti urbani ed edili.”  Nel complesso, sono stati eseguiti 11 saggi meccanici e 32 sondaggi a carotaggio continuo, durante l’esecuzione delle indagini sono stati prelevati 186 campioni di terreno, 16 campioni classificati come rifiuto solido, 27 campioni top soil e 16 campioni di acqua di falda. Tutte le attività, condotte alla presenza di ArpaFvg hanno rilevato superamenti nel top soil, diffusi superamenti nei suoli a carico di metalli, idrocarburi leggeri e pesanti, IPA, Diossine e fitofarmaci, nelle acque di falda una diffusa contaminazione di metalli, idrocarburi, fluoruri, solfati, etc. Durante la fase delle indagini del 2004, i campioni prelevati sono stati analizzati per attribuirne il codice Cer e sono stati classificati come “ rifiuto speciale pericoloso”;

il 27 dicembre 2012 il MATTM “atteso il quadro ambientale delineato dai risultati sopraesposti, ha richiesto l’adozione di immediate idonee misure di messa in sicurezza /prevenzione delle acque di falda”. In risposta, l’Autorità Portuale ha comunicato di voler procedere alla messa in emungimento dei piezometri maggiormente inquinati. Il 23 ottobre 2015 “la Direzione STA ha richiesto ad APT informazioni circa le misure adottate ed a Provincia e ArpaFVg valutazioni circa l’efficacia e l’efficienza delle stesse”.

Durante la Conferenza dei Servizi istruttoria convocata presso il MATTM, il 25 novembre 2015, è stato  presentato un approfondimento di ARPAFVG sul sito in questione: “ il terrapieno è stato realizzato a partire dal 1984 a cura della Ripartizione della NU Settore XII del Comune di Trieste, secondo quanto previsto dall’Atto di Concessione n. 417t dd 13 aprile 1984 attraverso successive e programmate operazioni di interramento dello specchio di mare antistante l’Ex raffineria Esso, compreso tra il canale di Zaule e via Errera. L’Amministrazione Comunale aveva ottenuto l’autorizzazione per destinare tale area a discarica pubblica per materiali inerti e non putrescibili provenienti da demolizioni di opere murarie, scavi, per rifiuti urbani e speciali, secondo le disposizioni dettate dalla Regione FVG del Decreto n 605/83 e seguendo le prescrizioni tecniche redatte dal Genio Civile Opere Marittime di Trieste. Nello specifico, Il Decreto Regionale prevedeva lo smaltimento dei rifiuti classificati speciali essenzialmente inerti per la quantità di 500.000 m3 e costituiti da materiali di demolizione e scavi, scorie prodotte dall’incenerimento dei rifiuti urbani, suppellettili, pneumatici, materie plastiche, legname e residui di potature. La discarica venne definitivamente chiusa nel 1984 senza realizzare alcuna protezione spondale e/o opera di impermeabilizzazione”;

ARPAFvg evidenzia, nella stessa relazione, che i materiali presenti abbiano arrecato un pesante pregiudizio ambientale alle acque sotterranee e che non sia disponibile alcun elemento per poter valutare l’efficacia degli interventi richiesti all’APT nel 2013;

la citata Conferenza dei Servizi si è conclusa con la richiesta all’Autorità Portuale di Trieste di un progetto di messa in sicurezza permanente dell’area di discarica di Via Errera ai sensi dell’Art 240 del 152/06 e “l’immediata implementazione di idonee misure di prevenzione atte ad impedire la diffusione della contaminazione e a garantire l’assenza di rischi per i fruitori delle aree, già richieste dal MATTM nel 2012”;

durante la Conferenza dei servizi istruttoria dell’11 aprile 2016, al punto 3 dell’Odg, è stato presentato lo “Studio di fattibilità della messa in sicurezza permanente dell’area ex discarica a mare di Via Errera” proposto dall’Autorità Portuale di Trieste. E’ stato specificato che “la superficie interessata, che comprende l’area di discarica, risulta di 11 ettari e la potenza degli spessori interessati dalla contaminazione varia fra alcuni metri e oltre 23 metri”. Il Progetto di messa in sicurezza permanente, che ha previsto una stima dei costi di 27.470.000 iva esclusa, ha definito un’articolazione in diverse fasi e la “conterminazione delle matrici ambientali suoli e acque di falda attraverso la realizzazione di un capping superficiale e di una barrieramento fisico a valle e a monte dell’area”;

a tal proposito, la stessa Autorità Portuale ha ribadito “di non ritenersi soggetto colpevole della contaminazione (…) ovvero che si dichiara soggetto non responsabile dell’inquinamento e l’onere dell’attuazione degli interventi non può essere sostenuto dalla APT”. Il Presidente, dunque, ha chiesto alla Provincia di individuare il soggetto responsabile della contaminazione. Mentre, in merito alle prime misure di prevenzione, l’APT ha confermato “l’avvio delle attività di sfalcio, recinzione, raccolta/cernita dei rifiuti presenti “;

in merito allo Studio di Fattibilità proposto dall’AP diverse sono state le osservazioni da parte di Ispra, ArpaFVG, Regione FVG. In particolare ArpaFVG, nel confermare quale prioritaria l’attuazione di un piano di messa in sicurezza permanente del “corpo di discarica” ha ribadito la necessità di predisporre uno studio idrogeologico di dettaglio, di tempistiche certe e definite degli studi propedeutici alla progettazione di dettaglio, del superamento della frammentarietà dei procedimenti insistenti sul sito, nonché di dar corso ad immediate azioni di rimozione dei rifiuti abbandonati presenti fuori terra restando il mantenimento di tutte le misure di prevenzione in essere.  Ispra ha ribadito, tra le altre, che nonostante “il livello di dettaglio presentato nel documento esaminato non è adeguato e conforme a quanto richiesto dall’allegato 3 della con quale modalità intenda intervenire, alla luce della comunicazione dell’Autorità Portuale di Trieste sulla indisponibilità delle risorse necessarie per la  progettazione del Piano di messa in sicurezza permanente;

se intenda comunicare in maniera puntuale le tempistiche ed i risultati degli interventi sostenuti dall’Autorità Portuale di Trieste (opere apprestate, rimozioni ed analisi);

se, di concerto con gli enti territoriali, intendano attuare, in attesa dei risultati dell’istruttoria della Provincia di Trieste finalizzata all’individuazione del soggetto responsabile dell’inquinamento, iniziative volte all’acquisizione degli elementi tecnici oggettivi per provvedere ad una valutazione completa e puntuale del sito;

se il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, per quanto di sua competenza,  intenda garantire, in accordo con gli enti territoriali preposti, l’attuazione in tempi certi del progetto di messa in sicurezza permanente del sito in questione.

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