Centri estetici abusivi: interventi a tutela della salute e delle imprese regolari – Interrogazione dd 08 luglio 2016   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Prodani Aris

Al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro della Salute

— Per sapere – premesso che:

la disciplina dell’attività di estetista è regolamentata dalla Legge n. 1 del 1990. Con questo provvedimento sono stati definiti i requisiti, l’ambito e le modalità di svolgimento dell’attività. La legge affida alle Regioni il compito di emanare norme di programmazione relative all’esercizio e di dettare disposizioni ai Comuni per l’adozione dei regolamenti che si uniformino alla presente legge.

il sito http://www.i-dome.com nell’articolo del 17 maggio 2013, di Roberta Barbiero, dal titolo “Mercato del benessere: quale crisi?”nell’analizzare il settore dell’estetica  in Italia, afferma che sono “oltre 70 mila gli impiegati nel settore e più di 35 mila imprese, per un giro d’affari annuo pari a 21 miliardi. (…) Il moltiplicarsi degli esercizi nasconde l’allarme abusivismo (…) che, oltre a mettere in difficoltà gli operatori del settore, rischia di trasformare quelli che, in apparenza, potrebbero sembrare degli ottimi affari in rischiosi interventi per gli utenti. A lanciare l’allarme è, tra le altre, anche l’Unione Nazionale CNA (Confederazione dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) Benessere e Sanità, che ha di recente diffuso alcuni dati dell’illegalità a Roma: dei 4 mila nuovi centri di estetisti e acconciatori che annualmente spuntano, ben 2 mila sono abusivi e il giro d’affari generato dal nero è di 15 milioni di euro di evasione fiscale e contributiva.”;

La problematica menzionata e la crescente domanda di qualità delineano l’importanza di una tutela maggiore nei confronti degli operatori del settore e dei consumatori nonché, evidenziano le misure utili a consolidare sul mercato le aziende regolari;

il sito della CGIA (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre, in un comunicato stampa dello scorso 14 marzo dal titolo “CGIA – l’abusivismo nuoce alla bellezza e alla salute” illustra il lancio di una campagna di sensibilizzazione finalizzata a contrastare l’abusivismo nel settore del benessere. In particolare, riporta che: “estetisti e acconciatori della CGIA di Mestre hanno presentato, in compartecipazione con Adico (Associazione in difesa dei consumatori) (…), un’iniziativa pubblicitaria contro l’abusivismo presente nel settore, per ricordare ai consumatori che affidarsi a coloro che si improvvisano operatori del settore non mette a rischio solo la bellezza, ma la stessa salute dei clienti.” I Presidenti della CGIA Sergio Gnan e Giorgio Rado hanno dichiarato che: «vogliamo ribadire l’importanza della qualificazione professionale come strumento per contrastare la piaga dell’abusivismo che penalizza gli addetti ai lavori, ma soprattutto, si ripercuote pesantemente sul benessere del consumatore».

La nota stampa, inoltre, delinea come: “l’utilizzo dei prodotti selezionati, di tecniche all’avanguardia e certificate, di attrezzature sterili e sanificate sono condizioni essenziali per tutelare gli utenti, caratteristiche garantite unicamente dai professionisti della bellezza e, di certo, non da coloro che operano nel sommerso. I rigidi controlli sanitari, a cui sono sottoposti i centri estetici e i saloni di bellezza, sono una garanzia per i clienti; rivolgersi a chi si improvvisa costituisce un autentico azzardo, a fronte di un eventuale risparmio in termini economici ci si espone al rischio di danni permanenti”.

nell’articolo, i Presidenti della categoria benessere della CGIA, spiegano che la campagna mira ad evidenziare quali siano i vantaggi per l’utenza di avvalersi di una impresa regolare poiché si ha la certezza di affidare la cura della propria bellezza a personale qualificato grazie ad anni di studio, di apprendistato e di aggiornamenti. È possibile, inoltre, usufruire di centri e luoghi in cui vengono rispettate le leggi sull’ambiente, sull’igiene e sulla sicurezza fidandosi di imprenditori in regola col fisco e con i contratti di lavoro;

l’abusivismo nel settore dell’estetica è stato oggetto di differenti campagne organizzate in difesa del comparto. In data 05 aprile 2016 sul sito della CNA nell’articolo “Stop Abusivismo” con la salute non si scherza!” è stata annunciata ad Arezzo una campagna di sensibilizzazione. Antonio Stocchi, Presidente Nazionale CNA Benessere, ha affermato in merito che: «E’ necessario un intervento urgente delle autorità competenti per ristabilire la legalità. È questo l’obiettivo della petizione (presente sul sito http://www.cna.it/petizione-operatori-del-benessere) che punta ad una raccolta significativa di firme da portare all’attenzione dei parlamentari con proposte finalizzate a rendere più efficace il sistema dei controlli e i percorsi di qualificazione degli operatori»;

 

Luca Bichi, Presidente Benessere CNA di Arezzo, ha denunciato come:  «La crisi economica ha accentuato il fenomeno (…) e genera un’insostenibile concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari. È  inaccettabile, oltre che pericoloso, che persone senza titoli e qualifiche offrano servizi legati al benessere della persona, senza il rispetto di alcuna norma, con rischi gravi per la salute. (…)».

Simona Giusti, rappresentante delle estetiste del CNA di Arezzo, ha dichiarato: «L’abusivismo altera il mercato e impedisce la concorrenza leale, quindi comporta un danno anche economico. In gioco c’è la pelle delle persone. E le 3000 adesioni alla campagna testimoniano l’urgenza e la diffusione del fenomeno che richiede controlli più efficaci sugli irregolari e un sistema efficiente di qualifica e di aggiornamento per chi vuole diventare operatore del benessere.» (…);

in data 02 luglio 2016 il Piccolo di Trieste in un articolo dal tititolo “Blitz smaschera l’estetista fai da te in nero” informa dell’attività abusiva praticata da un’estetista e una manicure “fai da te” che esercitavano l’attività a casa propria da circa tre anni e a “prezzi scontati, tra il 40 e il 50 %”, con una media di 6-8 clienti al giorno. L’articolo riporta come: “(…) ottenuta l’autorizzazione dalla Procura di Gorizia, i finanzieri sono scesi in campo. Locali come veri e propri negozi, attrezzati di tutto punto. Le due donne, una 45enne operante a Fogliano Redipuglia, e una 47enne a Ronchi dei Legionari, completamente sconosciute al Fisco, avevano “bypassato” l’erario a fronte di un ammanco complessivo di oltre 100mila euro di ricavi non dichiarati e di 25mila euro di Iva non versata. (…) L’una dedita alla cura della persona, tra cerette, peeling e massaggi localizzati, l’altra nella ricostruzione e decorazione delle unghie. (…) Un mercato sommerso che va a incidere sia sulle casse dello Stato, sia sull’alterazione sleale dei listini, ma anche sulla stessa garanzia di tutela della salute. Il fenomeno è diffuso a Monfalcone e nel mandamento, ma non è facilmente “aggredibile” (…).”-:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se intendano valutare la possibilità di promuovere delle campagne di sensibilizzazione sul territorio nazionale finalizzate al contrasto dell’abusivismo nel settore ed a difesa degli utenti;

quali iniziative intendano adottare per garantire un adeguato sistema di controllo sui centri estetici e attraverso quali forme e modalità intendano tutelare le imprese contrastando la concorrenza sleale degli operatori abusivi;

come intendano offrire un sistema più efficiente caratterizzato da operatori professionali qualificati e aggiornati.

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