Riapertura VIA Rigassificatore – Interrogazione 05 agosto 2016   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione 

Aris Prodani

Al Ministro dello Sviluppo Economico

 – Per sapere 

– premesso che: 

l’articolo 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006 stabilisce che i Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono individuati in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico; il SIN di Trieste è stato istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 468 del 18 settembre 2001 e perimetrato con il decreto ministeriale del 24 febbraio 2003; 

la società Gas Natural Rigassificazione Italia S.p. A. ha ottenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il parere favorevole di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) con prescrizioni con il decreto n.808 del 17 luglio 2009 per la realizzazione del Terminale GNL di rigassificazione di Zaule ( Trieste );

parte costitutiva del Decreto è il parere n.73 del 20 giugno 2008 emesso dalla Commissione Tecnica Di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA – VAS, che tra i documenti presentati dalla Società Gas Natural Internacionàl SDG S.A. ha considerato anche il documento “Proposta di interventi ambientali per il sito di ubicazione del terminale di rigassificazione GNL di Zaule (Trieste)”, ad integrazione dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) del dicembre 2006;

nella Conferenza dei Servizi del SIN di Trieste, svolta in data 25 novembre 2015, sono stati esaminati i “Risultati del Piano di caratterizzazione area ex – discarica a mare di Via Errera nel porto di Trieste”, e trasmesso al MATTM dall’Autorità portuale Trieste NEL 2012. Il verbale riporta che: “le aree sottoposte ad indagine ambientale, denominata “B + D” (oggetto di realizzazione del Terminale GNL) e l’area contermine denominata “Adiacente B + D”, sono ricomprese nella più ampia area oggetto del Piano di caratterizzazione ambientale dell’ex discarica di Via Errera, approvato dalla Conferenza dei Servizi decisoria del 19.05.2004 con diverse prescrizioni  recepite in fase di esecuzione”;

il Piano di caratterizzazione fornisce un quadro ambientale di estrema gravità. “L’area è caratterizzata dalla presenza di materiali alloctoni per uno spessore che arriva anche a 20 metri, accumulati nel corso degli anni al di sopra dei sedimenti limo argillosi marini naturali; la linea di costa originale degli anni 70 è progredita per oltre 50 metri verso il mare. (..) All’interno di questo livello di materiali, sono stati rinvenuti residui vetrosi, metallici, vegetali, plastica, nylon, ecc, tipicamente ascrivibili ad un’area utilizzata in passato come discarica di rifiuti urbani ed edili.”  Nel complesso, sono stati eseguiti 11 saggi meccanici e 32 sondaggi a carotaggio continuo, durante l’esecuzione delle indagini sono stati prelevati 186 campioni di terreno, 16 campioni classificati come rifiuto solido, 27 campioni top soil e 16 campioni di acqua di falda. Tutte le attività, condotte alla presenza di Arpa del Friuli Venezia Giulia dal confronto con le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), hanno rilevato superamenti nel top soil, diffusi superamenti nei suoli a carico di metalli, idrocarburi leggeri e pesanti, IPA, Diossine e fitofarmaci, nelle acque di falda una diffusa contaminazione di metalli, idrocarburi, fluoruri, solfati, etc. Durante la fase delle indagini del 2004, i campioni prelevati sono stati analizzati per attribuirne il codice Cer e sono stati classificati come “ rifiuto speciale pericoloso”;

dal verbale della Conferenza dei Servizi Istruttoria, nel proprio parere, ARPA FVG ha evidenziato come il terrapieno, sede di discarica per rifiuti speciali autorizzata dalla Regione FVG ai sensi D.P.R. 10 settembre 1982 n. 915, ed operativa dal 1984 al 1987, sia interessato per tutte le matrici ambientali, ed in particolare per le acque sotterranee, da diffusi e significativi superamenti delle relative CSC, che attestano la diffusione della contaminazione;

la citata Conferenza dei Servizi si è conclusa con la richiesta all’Autorità Portuale, quale gestore dell’area demaniale, di un progetto di messa in sicurezza permanente dell’area di Via Errera ai sensi dell’Art 240 del 152/06 e “l’immediata implementazione di idonee misure di prevenzione atte ad impedire la diffusione della contaminazione e a garantire l’assenza di rischi per i fruitori delle aree, già richieste dal MATTM nel 2012”;

in merito al documento “Proposta di interventi ambientali per il sito di ubicazione del terminale di rigassificazione GNL di Zaule (Trieste)” allegato alla documentazione integrativa dello SIA del dicembre 2006, trasmesso in via ufficiale alla Conferenza dei Servizi per il SIN di Trieste in occasione della riunione del 30 ottobre 2006, l’Autorità Portuale di Trieste ha inviato una missiva il 24 dicembre 2015 (prot. 10936/P – all. 2) alla Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del MATTM. La lettera segnala come il documento succitato descriva in “termini generali la procedura per la gestione degli aspetti ambientali relativi alla contaminazione del sottosuolo e dei sedimenti marini, relativamente al Piano di caratterizzazione, al progetto di bonifica, alla costruzione e messa in opera del barrieramento a mare  (in aderenza al progetto di “Messa in Sicurezza d’Emergenza della falda” e alla realizzazione del progetto di bonifica)”. Secondo l’APT “alla base del documento c’è dunque come soluzione di intervento ambientale l’ipotesi della bonifica (…)”;

l’Autorità Portuale illustra, infine, come: “è evidente che quanto emerso recentemente in sede di Conferenza di Servizi ministeriale e le conseguenti prescrizioni ha mutato il quadro di riferimento ambientale alla base delle soluzioni progettuali a suo tempo proposte dalla società Gas Natural Rigassificazione Italia e recepite nel decreto di VIA dell’anno 2009. È altrettanto evidente come quanto emerso non possa prefigurare modifiche sostanziali al progetto e che, ai sensi del succitato articolo 240 del D.Lgs. 152/2006, debbano essere previste delle limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici”; la comunicazione si chiude con la richiesta al Ministero indirizzato “di fare le opportune considerazioni, segnatamente in merito alla necessità di riapertura del procedimento VIA per l‘impianto in oggetto (…)” ;

la Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del MATTM nella risposta del 02 febbraio 2016 comunica che la valutazione di impatto ambientale per il progetto del rigassificatore si è conclusa con il decreto DEC/DSA/808 del 17 luglio 2009 e che “eventuali problematiche sono, se del caso, da riportare nella più opportuna sede autorizzativa presso il Ministero dello Sviluppo Economico”;
una nuova richiesta, inoltrata dall’APT il 28 gennaio 2016, ha espresso delle considerazioni in merito all’individuazione dei soggetti responsabili dell’inquinamento, dichiarando, infatti, come: “questa Amministrazione, che pur, ai sensi del D. Lgs. 152/06, non è soggetto responsabile dell’inquinamento del sito, si è fatta carico di inviare a codesto Ministero le risultanze tecnico analitiche del procedimento in essere. (…) Alla luce dello studio di fattibilità, qualora le attività (…) fossero condivise da codesto Ministero, appare evidente che l’onere derivante dall’attuazione degli interventi non può essere sostenuto da questa Autorità Portuale, che è incolpevole della contaminazione presente. Ai sensi del combinato disposto degli artt. 239, 244 e 245 del D. Lgs. 152/06, si ribadisce la totale estraneità dell’Autorità Portuale (…);

La lettera si è conclusa nuovamente con la richiesta da parte dell’APT “di valutare la riapertura del procedimento VIA per l’impianto di rigassificazione, la cui compatibilità ambientale è già stata decretata nell’anno 2009 in assenza degli elementi rilevanti e sopravvenuti discussi e verbalizzati nella Conferenza dei Servizi Istruttoria del 25 novembre 2015”.

In data 10 febbraio 2016, Il MATTM ha risposto ribadendo  quanto già comunicato nella precedente missiva del 02 febbraio 2016”;

nella  Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 aprile 2016 è stato presentato dall’Autorità Portuale lo “Studio di fattibilità della messa in sicurezza permanente dell’area ex discarica a mare di Via Errera” , sul quale diverse sono state le osservazioni da parte di Ispra, ArpaFVG e Regione FVG. In particolare, ArpaFVG, nel confermare quale prioritaria l’attuazione di un piano di messa in sicurezza permanente del “corpo di discarica”, ha ribadito la necessità di predisporre uno studio idrogeologico di dettaglio, di tempistiche certe e definite degli studi propedeutici alla progettazione di dettaglio, del superamento della frammentarietà dei procedimenti insistenti sul sito, nonché di dar corso ad immediate azioni di rimozione dei rifiuti abbandonati presenti fuori terra restando il mantenimento di tutte le misure di prevenzione in essere.  Ispra ha ribadito, tra le altre, che nonostante “il livello di dettaglio presentato nel documento esaminato non è adeguato e conforme a quanto richiesto dall’allegato 3 della Parte IV Titolo V del D.lgs 152, si ritiene che le scelte progettuali prospettate a livello di studio di fattibilità siano comunque condivisibili”;

la Conferenza dei Servizi istruttoria del 28 aprile 2016 ha preso atto della comunicazione dell’Autorità Portuale di Trieste (MATTM al prot n. 0007420 del 26.04.2016), con la quale, oltre a non ritenere “sufficiente il termine di 60 giorni per concludere una gara di progettazione e redigere un progetto che tenga conto dei pareri espressi dagli Enti” e che “il costo stimato della progettazione è ingente e tale da dover richiedere all’APT il reperimento di fondi non attualmente nelle disponibilità”, ha dichiarato ” di ritenersi proprietaria incolpevole ed ha chiesto di emendare la richiesta formulata dalla Conferenza dei Servizi dell’11 aprile 2016 di presentare un piano di messa in sicurezza permanente dell’area di via Errera” e di “attendere che la Provincia di Trieste concluda gli accertamenti circa l’ individuazione del responsabile della contaminazione a cui devono essere imputati gli oneri della bonifica”. 

La Conferenza dei Servizi si è conclusa con la richiesta alla Provincia di Trieste, ai sensi dell’art. 244 del Dlgs. 152/06, di procedere all’individuazione del soggetto responsabile della contaminazione e all’Autorità Portuale di Trieste di trasmettere un “documento riassuntivo delle misure di prevenzione attuate finalizzate ad impedire la diffusione della contaminazione e a garantire l’assenza di rischi per i fruitori.”

il 30 Maggio 2016, Il sito Internet del MATTM, nella sezione “Comunicazione”, riporta che “la procedura di verifica di ottemperanza delle prescrizioni A.2, A.3, A.6, A.8, A.15, D.1, D.2 del decreto VIA n. 808 del 17 luglio 2009, del 30 maggio 2016, inerente al Terminale di ricezione e rigassificazione GNL nel comune di Trieste, zona industriale di Zaule (determinazione DVA-DEC-2016-0000222)” ha ricevuto un esito positivo-: 

se il Ministro interrogato, alla luce di quanto riportato in premessa, e in particolare alle repliche del MATTM  pervenute all’APT intenda riaprire il procedimento di VIA sull’impianto di rigassificazione GNL di Zaule, la cui compatibilià ambientale pur già decretata nell’anno 2009, non ha tenuto conto degli elementi sopravvenuti e verbalizzati nella Conferenza dei Servizi Istruttoria del 25 novembre 2015.

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