Imu posti barca – Interrogazione al Mef e al Mit   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Aris Prodani

Al Ministro dell’Economia e Finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che:

il DPR n. 509 del 1997 ha regolamentato il settore della nautica in Italia, definendo chiaramente, all’art.2,  la differenza fra un “porto turistico”, un “approdo” e un “punto d’ormeggio”.

In particolare, la lettera a) definisce “il «porto turistico» come il complesso di strutture amovibili ed inamovibili realizzate con opere a terra e a mare allo scopo di servire unicamente o precipuamente la nautica da diporto ed il diportista nautico, anche mediante l’apprestamento di servizi complementari; la lettera b) riporta che  l’«approdo turistico» è la porzione dei porti polifunzionali aventi le funzioni di cui all’articolo 4, comma 3, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, destinata a servire la nautica da diporto ed il diportista nautico, anche mediante l’apprestamento di servizi complementari; infine la lettera c) stabilisce che i «punti d’ormeggio», “sono le aree demaniali marittime e gli specchi acquei dotati di strutture che non importino impianti di difficile rimozione, destinati all’ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di piccole imbarcazioni e natanti da diporto”.

in relazione a quanto riportato dal sito www.agenziaentrate.gov.it  nella guida “Nautica e Fisco”, l’IMU (Imposta Municipale Unica), nell’ordinamento tracciato dal federalismo fiscale, ha sostituito l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) con decorrenza dal 01 Gennaio 2012.  “La legge istitutiva dell’IMU dispone che, nel caso di concessione su aree demaniali, il soggetto passivo dell’imposta sia il concessionario, il quale è normalmente anche il gestore del porto turistico. Pertanto, il concessionario è, comunque, tenuto al pagamento dell’IMU, sulla base della rendita globalmente attribuita o attribuibile alle singole strutture portuali da esso costruite in base ad un atto di concessione. Il presupposto per l’applicazione dell’IMU è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività di impresa”. 

La guida evidenzia come “se le strutture portuali sono accatastate in categoria D/8 l’IMU deve essere assolta sulla base della rendita catastale attribuita. Se, viceversa, le strutture portuali sono accatastate in categoria E, l’IMU non è dovuta. Nell’ambito di applicazione dell’IMU gli specchi acquei relativi al porto ed ai singoli posti barca non possono neppure essere censiti catastalmente e  non costituiscono né fabbricato, né area fabbricabile, né terreno agricolo”.

Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 23 gennaio 2017, ha riportato la notizia della richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate dell’accatastamento di circa 4000 posti barca presenti lungo il litorale della provincia di Trieste;

il quotidiano ha spiegato come “(…) nel 2015 il Comune di Trieste (…) ha inviato alle varie realtà cittadine una richiesta di aggiornamento del registro degli immobili a causa del mancato accatastamento dei posti barca. (…)”; da allora, ha preso il via un fitto rapporto epistolare tra l’amministrazione e i legali che rappresentano le tante associazioni interessate.

Inizialmente, la sezione navale della Guardia di Finanza ha scritto al Comune di Trieste, inviando una serie di processi verbali di contestazione per “omesso assoggettamento delle porzioni di specchio acqueo abilito a posto barca e/o punto ormeggio dell’imposta comunale sugli immobili e quella municipale unica”;

il Comune di Trieste, in relazione alla Legge 311/2014, ha inviato la richiesta alle singole associazioni diportistiche che si sono affidate ai propri avvocati;

Paolo Volli, il legale al quale la maggior parte delle realtà diportistiche si è rivolta, ha puntualizzato come, in relazione a un provvedimento della Commissione Tributaria provinciale dell’aprile del 2015, “i posti barca sono costituiti da porzioni ideali della superficie del mare e, come tali, appaiono inidonei a sostanziare la nozione di fabbricato-terreno essenziali a consentire l’iscrivibilità in catasto”.

Il quotidiano ha informato che “se il Comune non procedesse con l’iscrizione di quei posti barca, potrebbe anche trovarsi di fronte ad un intervento della Corte dei Conti per danno erariale”.

Volli, in ultimo, ha dichiarato come “i posti barca nel Comune di Trieste siano “punti di ormeggio”, cioè aree demaniali marittime e specchi d’acqua dotati di strutture tali da non comportare impianti di difficile rimozione, destinati all’ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di imbarcazioni e natanti da diporto”-:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali iniziative intenda valutare per tutelare le piccole e grandi realtà diportistiche;

se intenda chiarire l’applicazione della normativa in materia di ICI/IMU per i beni demaniali marittimi portuali.

Annunci

Pubblicato 6 febbraio 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, FVG, Nautica, Trasporti, Trieste, Turismo

Taggato con , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: