Flop Bonus Cultura: interrogazione al Mibact   Leave a comment

​Interrogazione a risposta scritta 

Aris Prodani

Al Presidente del Consiglio, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo 

— Per sapere – premesso che:   

la legge 28 dicembre 2015, n. 208 ha introdotto un bonus di 500 euro per acquisti di natura culturale destinato ai giovani che abbiano compiuto 18 anni nel 2016. 

l’attuazione della norma si è resa possibile solo dal 3 novembre 2016, con quasi un anno di ritardo, mediante l’attivazione del sito 18app. Gli utenti devono registrarsi dopo aver ottenuto l’identità Spid attraverso 4 diversi possibili provider: Poste italiane, Tim, Infocert, Sielte;
Gli acquisti possono essere effettuati sia in luoghi fisici che mediante e-commerce. Anche per gli esercenti è necessario accreditarsi: dopo una prima registrazione, occorre  accedere al sito per poter richiedere il rimborso del buono ottenuto dall’utente ed emettere la relativa fattura;   
il quotidiano La Stampa, nell’articolo del 9 febbraio 2017, ha informato delle lamentale, giunte in redazione, di numerosi maggiorenni “alle prese con il farraginoso meccanismo burocratico studiato per permettere ai ragazzi di ottenere gli agognati 500 euro governativi. (…) L’iter sembrava più doverli preparare all’impatto con la burocrazia italica, piuttosto che ampliare i loro orizzonti culturali. 
Il risultato: il Governo è stato costretto a prolungare la scadenza dei termini di iscrizione, inizialmente prevista per il 30 gennaio scorso, fino al 30 giugno 2017 nella speranza di far decollare l’iniziativa. Al 17 gennaio scorso, in teoria ad appena due settimane dal precedente termine per iscriversi, la Presidenza del Consiglio ha informato che su 572.437 ragazzi che hanno compiuto 18 anni, 230mila si sono iscritti alla piattaforma 18app. In pratica, il 40% degli aventi diritto. E finora la Presidenza del Consiglio ha speso il 6,3% di quanto stanziato”.

La Stampa ha precisato che “dalle lettere arrivate, l’inghippo ci sembrava piuttosto la scarsità di adesioni all’iniziativa da parte di librerie, cinema, teatri, musei, negozi musicali e rivenditori di biglietti. Molti diciottenni, pur avendo superato le prime fasi burocratiche, si lamentavano di un’unica cosa: «Non sappiamo dove spenderli». Tanto che qualcuno ha cominciato a «rivendersi» il bonus in cambio di soldi”. 
La testata ha pubblicato, infine, una mappa dell’Italia nella quale sono state segnalate le zone con gli esercizi aderenti: in 7.012 comuni, sugli 8000 totali, non risultano esserci attività che abbiano aderito all’iniziativa;   

Gian Marco Monfreda, portavoce della Rete degli Studenti Medi, ha dichiarato, nell’articolo del 10 febbrario 2017, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, come “i cinquecento euro sono stati solo una paghetta e nulla di più. Ci sono pochi esercenti che si sono registrati. Persino nelle grandi città non si trovano negozianti che partecipano a questo progetto e fuori dalle metropoli o dai capoluoghi di provincia ci sono realtà dove non c’è un solo punto vendita che ha aderito all’iniziativa. Eppure la cultura non è solo per chi abita nelle metropoli. La difficoltà a spendere i soldi governativi ha messo in moto l’ingegno dei ragazzi che hanno alimentato un mercato nero dei coupon sui social network, hanno iniziato a vendere i voucher per avere soldi. Avremmo preferito una manovra che garantisse l’equità sociale. Va detto con chiarezza: molti di noi non avevano proprio necessità di quei 500 euro”-:
quali iniziative urgenti, i ministri in indirizzo, intendano attuare per incrementare il livello di consumo di prodotti culturali da parte dei giovani e rendere efficiente il funzionamento del bonus;
quali iniziative intendano assumere  per implementare la rete dei venditori.
Link: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15587&ramo=CAMERA&leg=17

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Pubblicato 16 febbraio 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, X Commissione

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