Il Porto Franco di Trieste secondo il Ministero dell’Economia – Risposta interrogazione   Leave a comment

​Testo dell’intertogazione:

Interrogazione a risposta scritta 4-13721

Giovedì 7 luglio 2016, seduta n. 649

— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che: 

come riportato dal sito istituzionale dell’autorità portuale di Trieste «il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947», mentre negli articoli dall’1 al 20 del Memorandum di Londra del 1954 «sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti»; 

la legge 28 gennaio 1994, n. 84, sul «Riordino della legislazione in materia portuale», all’articolo 6, comma 12, fa salva la disciplina vigente per i punti franchi del porto di Trieste, demandando al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l’autorità portuale competente, il compito di stabilirne con un proprio decreto l’organizzazione amministrativa; 

a 22 anni di distanza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ancora emanato nessun decreto in materia, causando incertezza sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata ai punti franchi triestini e limitandone fortemente lo sviluppo; 

in conseguenza dell’articolo 1, commi 618 e 619, della legge 22 dicembre 2014 n. 190, in data 26 gennaio 2016, il commissario di Governo della regione Friuli Venezia Giulia ha decretato (Prot. n. 19/8-5/2016) il trasferimento del regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 nuove aree individuate come da proposta formulata dall’autorità portuale di Trieste; 

in data 1o luglio 2016, il sito online della regione Friuli Venezia Giulia, in un comunicato stampa dal titolo «Fiscalità: Serracchiani a Renzi, Porto Franco Ts diventi “no tax area” » informa di una missiva inviata dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi e per conoscenza anche al Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, per delineare le opportunità offerte in particolare dal Porto di Trieste nella prospettiva che possa concretizzarsi l’ipotesi di istituire alcune «no tax area» a seguito della cosiddetta «Brexit» (il 23 giugno 2016, a seguito del referendum indetto sulla «Brexit», il 51,9 per cento dei cittadini elettori britannici, ha votato per l’uscita dall’Unione europea); 

la nota stampa riporta quanto scritto dalla presidente ossia che: «l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea impegnerà gli Stati membri in un processo di straordinaria complessità, ulteriormente complicata da probabili riflessi sistemici sulle economie, al momento difficilmente misurabili. In questo scenario, desta particolare interesse la proposta (…) di istituire nel nostro Paese alcune “no tax area”, finalizzate ad attrarre investimenti». È in tale prospettiva, e con particolare riguardo all’individuazione geografica di tali aree, che Serracchiani, nello scambio epistolare con il Governo, individua un’opportunità nella regione del Friuli Venezia Giulia e in particolare a Trieste in quanto sede di un porto franco che «rappresenta un autentico unicum nell’ordinamento giuridico italiano e comunitario»; 

secondo Serracchiani «si tratta, in concreto, di uno strumento caratterizzato, essenzialmente, da due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o «extraterritorialità doganale») dove i vantaggi/benefici possono essere raggruppati in un gruppo di norme che assicurano la libertà di transito e la libera circolazione all’interno del porto franco. Con queste norme, ad esempio, i TIR provenienti dalla Turchia non sono sottoposti alle quote bilaterali tra Stati per cui il transito da e per il Porto di Trieste (Autostrada del Mare Trieste-Turchia) è libero»; 

per quanto concerne, invece, il corredo giuridico dell’extradoganalità, implicante tutta una serie di effetti favorevoli, Serracchiani ha ricordato nella lettera, a titolo di esempio, che «le merci provenienti dai Paesi non comunitari possono essere sbarcate e depositate (senza limiti di tempo) immuni da dazio o altra tassa, fino a quando non varcheranno i confini del punto franco, per essere importate all’interno del territorio doganale italiano/comunitario. Degno di nota – ha aggiunto – è che, per le merci in regime di deposito illimitato non è necessaria la prestazione di alcuna garanzia. Inoltre, poiché le merci unionali lasciano territorio dell’Unione non appena fatto il loro ingresso nel porto franco, l’esportazione non è soggetta ad IVA»; 

la presidente ha poi evidenziato che «un’altra peculiarità del regime in parola, è che attività quali la manipolazione (imballaggio, etichettatura eccetera) e la trasformazione anche di carattere industriale delle merci avvengono in completa libertà da ogni vincolo doganale». E ancora, «con l’applicazione dell’istituto del cosiddetto “credito doganale”, le merci importate nel mercato comunitario attraverso i punti franchi godono di una dilazione del pagamento dei relativi dazi e imposte doganali fino a sei mesi dalla data dello sdoganamento, ad un tasso di interesse annuo particolarmente contenuto»; 

la presidente del Friuli Venezia Giulia ha fatto, infine, notare come «l’Autorità Portuale di Trieste, grazie ai provvedimenti di spostamento delle aree del punto franco di Porto Vecchio, conseguenti alle recenti norme nazionali sulla sdemanializzazione, abbia esteso i benefici del punto franco triestino ad alcune aree retro portuali: aree nelle quali potranno dunque essere collocate, con procedure semplificate, attività industriali e logistiche passibili di beneficiare dei vantaggi sopra descritti, in un habitat fiscale e doganale assolutamente unico nel panorama europeo»; 

in data 2 luglio 2016, il quotidiano Il Piccolo di Trieste, nell’articolo dal titolo «Soluzione strategica per i nostri Punti Franchi» riporta le dichiarazioni del commissario dell’autorità portuale, Zeno D’Agostino che ha affermato come la No tax area: «aprirebbe la possibilità di insediamento a Trieste non soltanto di aziende di logistica o manifatturiere, ma anche di aziende del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza –: 

come, e se il Governo intenda dare seguito agli impegni richiesti dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia nella missiva richiamata in premessa

Testo della risposta

Risposta scritta pubblicata Venerdì 31 marzo 2017

nell’allegato B della seduta n. 771

4-13721

Risposta. — Con il documento di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti, riprendendo i contenuti di una missiva inviata dal presidente della regione Friuli Venezia Giulia al presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l’istituzione di una «no tax area» nel Porto franco di Trieste, e avendone brevemente ricostruito il regime giuridico attuale, chiedono, anche al Ministro dell’economia e delle finanze, di conoscere le eventuali iniziative che il Governo intenda adottare per dar seguito agli impegni richiesti. Una soluzione siffatta, come dichiarato dal Commissario dell’autorità portuale, sul quotidiano «Il Piccolo di Trieste», in data 2 luglio 2016, costituirebbe una possibilità di insediamento strategico di aziende non solo di logistica o manifatturiere, ma anche del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza. 

Al riguardo, sentiti i competenti uffici dell’amministrazione finanziaria, si fa presente quanto segue. 

L’eventuale adozione di misure fiscali volte a favorire talune imprese o attività produttive o territori – che nella nota del presidente della regione autonoma Friuli – Venezia Giulia non sono descritte se non in termini generici e programmatici, che non consentono di esprimere specifiche valutazioni sotto un profilo meramente tecnico – devono, in ogni caso, tener conto dei limiti e delle condizioni posti dalla normativa comunitaria prevista dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. 

Quanto ai profili doganali, si ritiene indispensabile premettere che l’intera materia doganale applicabile nel territorio unionale è di competenza esclusiva degli organismi dell’Unione europea ed è, quindi, sottratta alla potestà del legislatore nazionale. 

Per quanto attiene al Porto Franco di Trieste, in particolare, si fa presente che lo stesso comprende attualmente 5 punti franchi, di cui tre destinati alle attività commerciali e due destinati ad attività di tipo industriale. Le norme che prevedono l’istituzione di un «porto franco» in alcune aree del porto di Trieste si ritrovano nel Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 (in particolare negli articoli 1-20 dell’Allegato VIII «Strumento relativo al Porto Franco di Trieste») e, successivamente, del Memorandum di Londra del 1954. I principi sanciti dal Trattato di pace e dal Memorandum summenzionati sono stati recepiti ed attuati nell’ordinamento giuridico italiano con i decreti del commissario generale del Governo n. 29 del 19 gennaio 1955 e n. 53 del 23 dicembre 1959. 

Successivamente, l’articolo 169 del decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973 (testo unico delle leggi doganali) ha stabilito che, per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste previsti nell’allegato VIII del Trattato di pace, debbano restare ferme, in deroga a quanto stabilito negli articoli precedenti del medesimo testo unico delle leggi doganali le «vigenti disposizioni più favorevoli». Da ultimo il regime vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste è stato fatto salvo dall’articolo 7, comma 12 del decreto legislativo n. 169 del 2016, di modifica della legge n. 84 del 1994 in materia portuale. 

Si fa presente che, a favore della competitività dello scalo e del suo territorio, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha predisposto una bozza di decreto attuativo concernente il regolamento amministrativo del porto franco internazionale di Trieste, la cui adozione stabilisce l’organizzazione amministrativa della gestione dei punti franchi di Trieste. 

Ciò premesso occorre fin da subito chiarire che qualora si intendesse istituire una zona di fiscalità agevolata nel comune di Trieste attraverso l’esclusione del suo territorio da quello doganale comunitario, tale soluzione non risulterebbe consentita dall’attuale quadro normativo comunitario. 

Ai sensi dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 952/2013 (codice doganale comunitario) il territorio del porto di Trieste fa parte integrante del territorio doganale comunitario, restandone esclusi tassativamente solo quelli Livigno e di Campione d’Italia. 

Inoltre, l’articolo 6 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006, recepito nella normativa nazionale, all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, esclude dal campo di applicazione i.v.a. espressamente solo i territori di Livigno e Campione d’Italia. 

Per completezza si precisa che, sebbene non appaia risolto il problema della corretta individuazione delle norme sovrannazionali applicabili al porto di Trieste, può ritenersi nei confronti dello stesso vigente un regime di massima libertà di accesso e transito, come regolato dal citato allegato VIII recante, fatto salvo dall’articolo 1 paragrafo 1 del predetto codice doganale comunitario e dell’articolo 351 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. 

Tuttavia, tenuto conto che la zona franca è una parte del territorio comunitario, per le merci consumate sono dovuti i dazi e gli altri diritti doganali. 

In via residuale, si osserva che nel caso in cui si intendesse invece creare una zona franca urbana sarebbe necessario che ricorressero gli specifici limiti e condizioni richieste dalla normativa comunitaria e nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 342, della legge n. 296 del 2006, atteso che loro obiettivo prioritario è quello di favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse. 

La Sottosegretaria di Stato per l’economia e le finanze: Paola De Micheli.

Note dal sito internet dell’APT

http://www.porto.trieste.it/ita/il-porto/porto-franco

Il Porto Franco di Trieste è territorio politico dello Stato italiano. Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione. Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

[…..]

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo giuliano godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

[…..]

In virtù della cosiddetta clausola di salvaguardia di cui all’art. 307, Trattato UE, il Porto Franco di Trieste, inteso come sommatoria dei suoi “Punti Franchi”, è l’unica zona franca situata nella UE ma che gode di un regime speciale, più favorevole rispetto a quello più restrittivo posto dal Codice Doganale Comunitario per le zone e depositi franchi.

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