Etichettature alimentari “a semaforo” – Interrogazione al Ministero delle Politiche Agricole   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-16090
presentato da

PRODANI Aris

— Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che: 

il 19 giugno 2013, il Dipartimento della Salute inglese (attualmente responsabile per «l’etichettatura e la nutrizione») ha annunciato l’introduzione di un nuovo sistema volontario di etichettatura nutrizionale degli alimenti, presente sul packaging dei prodotti alimentari, denominato « Traffic Light»; 

tale metodo, che segnala attraverso la colorazione semaforica il contenuto di sale, zucchero, grassi e grassi saturi presenti in 100 grammi di prodotto, ha destato molte critiche e disapprovazioni in quanto fa riferimento ad un sistema di misurazione che non si basa sulle quantità effettivamente consumate, ma sulla generica esistenza di un certo tipo di sostanze presenti in un alimento non consentendo, dunque, ai consumatori, di compiere scelte consapevoli e rapide; 

lo schema del «semaforo» prevede la schedatura degli alimenti: il verde equivale al cibo «buono», il rosso al cibo «cattivo»; il colore associato viene scelto in base ai valori di riferimento indicati dalla tabella guida, fornita nel 2007 dalla Food Standard Agency, l’agenzia responsabile della salubrità del cibo nel Regno Unito; 

il 1o ottobre 2014, alla luce dell’introduzione del sistema di etichettatura a «semaforo» sugli alimenti, la Commissione Europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione contro il Governo Britannico con l’invio della comunicazione di messa in mora; 

durante il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea del 14 marzo 2016, l’Italia ha posto in discussione la questione dell’etichetta a semaforo (contro la quale si sono schierati 15 Paesi). Lo schieramento contrario ha chiesto al Regno Unito di rivedere la scelta, mentre ha sollecitato la Commissione dell’Unione europea a rimuovere questo «elemento distorsivo del mercato»; 

secondo il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, tale metodo provoca «danni economici e d’immagine ai nostri prodotti, nessun beneficio ai consumatori e non promuove una dieta sana e un equilibrio nello stile alimentare, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi»; 

come riportato da Il Fatto Quotidiano il 10 marzo 2017, l’etichettatura «rischia di trasformarsi in un boomerang per i consumatori, fornendo informazioni parziali e potenzialmente ingannevoli e potrebbe anche danneggiare l’economia agroalimentare italiana di qualità» in quanto «porta in dote distorsioni che incidono sulle scelte di consumo e non garantiscono la salute dei consumatori»; 

Giacinto Miggiano, professore e direttore del Centro nutrizione umana della facoltà di medicina e chirurgia all’Università Cattolica di Roma e responsabile dell’unità operativa complessa di dietetica del Policlinico Gemelli, ha dichiarato che «il rosso viene percepito come negativo per la salute in senso assoluto, senza tener conto di quantità e frequenza di assunzione. Nell’etichettatura a semaforo ci sono almeno due criticità sotto il profilo strettamente nutrizionale. La prima è che l’etichetta fa riferimento solo a calorie, proteine, grassi e sale, mentre in realtà i composti nutrizionali sono 45. Di conseguenza, c’è il rischio che alimenti con scarsa quantità di grassi vengano interpretati come salutari nonostante, magari, siano privi di vitamine o di altri composti necessari ad un’alimentazione equilibrata»; 

Il Fatto ha informato che «a Bruxelles le lobby delle multinazionali sostengono il sistema a semaforo. (…) Per loro è infatti facile concepire prodotti meno calorici capaci di conquistare il bollino arancione o verde. Più complessa è invece la situazione dei prodotti doc»; 

in Gran Bretagna, i risultati di vendita per i prodotti tipici italiani presentano un trend negativo. Secondo un’indagine condotta da Nomisma su prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Brie francese è stato evidenziato un calo nelle vendite e nelle quote di mercato di questi prodotti classificati con il sistema a semaforo mentre si registra un incremento delle vendite quando non sono etichettati. «Si va dal –8 per cento del Brie al –13 per cento fatto registrare dal Parmigiano Reggiano Dop porzionato, fino al –14 per cento per il Prosciutto di Parma Dop. In precedenza, un sondaggio condotto da YouGov aveva messo in luce che il 70 per cento dei consumatori interpreta il bollino rosso come un invito a “non comprare”, piuttosto che “da consumare con moderazione”» –: 

quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano attuare affinché sia tutelato l’intero settore dei prodotti made in Italy dal sistema inglese di etichettatura, in quanto risulta lesivo delle produzioni agroalimentari italiane; 

se intendano promuovere campagne informative finalizzate a divulgare l’importanza di una dieta varia ed equilibrata. (4-16090)

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