Formazione sicurezza luoghi di lavoro – Interrogazione Ministero del lavoro    Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro del lavoro pubblico e privato

Aris Prodani


Per sapere, premesso che il D.Lgs. 81/08 (Testo unico sulla sicurezza) definisce gli obblighi relativi alla formazione in materia di sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro. 


Nello specifico, l’art. 37, comma 1 riporta che “il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento a: a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza; b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda”;


l’articolo 37, comma 12, indica che la “formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire in collaborazione con gli organismi paritetici”, detti anche enti bilaterali, che rappresentano associazioni di imprese e lavoratori a livello nazionale;


Gli Accordi in sede di “Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano” hanno stabilito le modalità specifiche per l’attuazione di una formazione efficace, definendo le modalità, la durata, i contenuti minimi e l’aggiornamento della formazione delle figure professionalmente deputate alla gestione della sicurezza e dell’igiene nei luoghi aziendali;


Tali Intese, proprio per evidenziare l’importanza di una formazione adeguata come strumento portante ed insostituibile del sistema di “Prevenzione e Protezione”, stabiliscono anche le metodologie per l’erogazione dei diversi percorsi formativi.

Nonostante la legislazione vigente, come riportato da notizie apparse  sugli organi di informazione, negli ultimi anni sono aumentate “ampie zone di elusione e/o evasione degli obblighi normativi relativi alla formazione con il frequente ricorso a soluzioni di mera apparenza”.


Di recente è cresciuto il mercato della Formazione a distanza (Fad), con il rilascio online di attestati relativi alla sicurezza sul lavoro e il coinvolgimento di molte aziende e associazioni. In questo contesto si è sviluppato un “commercio” della formazione, privo di criteri inerenti la qualità, l’efficienza e l’utilità. In alcuni casi, le certificazioni non hanno alcuna validità di legge, in quanto l’efficacia formativa di questi corsi non è confermata, in realtà, da un’organizzazione competente.


con un articolo del 20 aprile 2017, Il Fatto Quotidiano ha evidenziato alcuni casi riscontrati dai responsabili dell’Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana di Milano. Tra i reati ipotizzati dagli ispettori compare la contraffazione, la truffa, fino a giungere anche all’associazione a delinquere. 

Susanna Cantoni, responsabile di sicurezza sul lavoro nella Asl di Milano, ha sottolineato come sia frequente la falsificazione degli attestati di formazione, “con il risultato che, per esempio, può risultare specializzato nella rimozione dell’amianto un operaio che non ha mai superato la prova di abilitazione”


Il Fatto ha riportato come “a favorire la proliferazione degli illeciti, però, è anche e soprattutto la garanzia d’impunità. La legge impone di controllare appena il 5% delle aziende. Alla scarsità dei controlli, poi, bisogna aggiungere le lentezze della giustizia”.

Un ulteriore meccanismo è caratterizzato dalla nascita di piccole associazioni sindacali ed enti bilaterali costituiti con il fine esclusivo di organizzare i corsi, dopo aver acquisito l’autorizzazione necessaria.


Raoul Ortolani, responsabile della sicurezza per la Filcams-Cgil ha spiegato che “si tratta di organizzazioni talvolta create da ex sindacalisti, nate apposta per gettarsi in questo business. E una volta che i contratti con le varie aziende vengono stipulati si innescano veri e propri processi di subappalto illecito”. Queste strutture, infatti, attraverso specifiche convenzioni affidano a società private o a liberi professionisti privi di abilitazione il compito di svolgere i corsi di formazione. E a rimetterci sono soprattutto i lavoratori che si ritrovano con dei certificati privi di qualsiasi valore”.

In ultimo, la legge prevede che, per una parte dei corsi, debba essere un medico a fornire gli elementi relativi alle proprie competenze, sui quali, al termine dei seminari, è prevista una prova pratica.


Secondo gli ispettori della Ats milanese “non solo proliferano i registri farlocchi su cui vengono registrate fittiziamente le presenze, talvolta ci si imbatte in titolari della società di consulenza che, senza alcuna preparazione medica specifica, tengono loro stessi lezioni sulle pratiche di primo soccorso”-:


come intenda intervenire, sentiti i soggetti competenti, per garantire approfonditi controlli in merito all’iter e alle modalità di accreditamento degli enti che forniscono i corsi di formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.


come intenda assicurare il rispetto della normativa vigente sulla formazione in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.



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