Archivio per luglio 2017

Creare un’Agenzia europea del turismo – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

Interrogazione a risposta in commissione

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo 

Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo ed al Comitato delle regioni il 30 giugno 2010, «il turismo è un’attività economica di rilievo, con un impatto assai positivo sulla crescita economica e l’occupazione in Europa. È inoltre un elemento sempre più importante della vita dei cittadini europei, sempre più numerosi a viaggiare, per motivi sia privati che professionali. Il turismo, in quanto attività che coinvolge il patrimonio culturale e naturale, come pure le tradizioni e le culture contemporanee dell’Unione europea, illustra in modo esemplare la necessità di conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, senza dimenticare la dimensione etica. Si tratta inoltre di un importante strumento per rafforzare l’immagine dell’Europa nel mondo, diffondere i nostri valori e promuovere l’interesse per il modello europeo, che è il risultato di secoli di scambi culturali, di diversità linguistica e di creatività»;
l’Unione europea, ai sensi dell’articolo 195 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea dispone della possibilità di adottare delle misure legislative specifiche nel settore del turismo, aventi lo scopo di essere complementari alle azioni degli Stati membri;
il sito online Ttgitalia.it, nell’articolo del 6 luglio 2017, ha riportato come «per l’Unione europea le prossime sfide nel turismo saranno: la digitalizzazione dei canali di distribuzione, lo sviluppo della nuova economia del consumo collaborativo, la crescente concorrenza delle mete emergenti e meno costose di paesi terzi, il cambiamento del comportamento dei consumatori, il passaggio a un’economia dell’esperienza, la richiesta di servizi di qualità per la clientela, la necessità di attrarre e trattenere personale qualificato, i cambiamenti demografici e la stagionalità»;
il magazine di informazione turistica ha spiegato che «purtroppo non segue a tale chiara ed evidente analisi, un altrettanto forte dispiegamento di misure attuative. In particolare, il turismo non dispone di una linea dedicata nel bilancio UE. (…) Inoltre, nonostante i proclami sul ruolo strategico del turismo per il rafforzamento dell’identità europea, non è stata presa in considerazione la possibilità di creare una sezione dedicata esclusivamente a questo settore nel prossimo quadro finanziario pluriennale, in quanto il turismo dovrebbe essere meglio riconosciuto come un’attività economica distinta in termini di bilancio e di interventi, anziché essere finanziato dai bilanci di altri settori politici»;
«Le Pmi del settore turistico, che sono la netta maggioranza dell’industria turistica europea, continuano ad attraversare notevoli difficoltà a causa dei pesanti oneri normativi e fiscali ed a non beneficare degli effetti della liberalizzazione, soprattutto in relazione al commercio online e per l’accesso ai finanziamenti, diversamente dalle imprese più grandi. Manca inoltre ancora un approccio integrato al turismo che garantisca che gli interessi e le esigenze di tale settore siano presi in considerazione nella formulazione e nell’attuazione delle altre politiche dell’Ue»;
in ultimo, secondo Ttgitalia.it «un’ipotesi concreta per superare tale impasse dell’Unione europea potrebbe essere la creazione di un’Agenzia europea del turismo che abbia la competenza di vendere il brand “Europa”, in coordinamento e supporto con le singole politiche nazionali per il turismo, al fine di liberare le relative risorse finanziarie sullo schema di come già avviene fra ente nazionale del turismo e regioni le quali hanno competenze esclusive legislative in materia turistica» –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, di concerto con l’Enit e gli enti locali, affinché l’Unione europea assuma decisioni chiare concernenti lo sviluppo del turismo, in modo da garantire un quadro politico consolidato che tenga conto delle nuove priorità dell’Unione europea delineate nella sua strategia «Europa 2020»;
alla luce di quanto esposto in premessa se intenda assumere iniziative, in sede di Unione europea, per creare un’Agenzia europea del turismo. (5-11994)

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Pubblicato 27 luglio 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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Tempistiche di attuazione del progetto di rete WiFi Italia – Interrogazione al Mibact e al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico .

Per sapere – premesso che:
come riportato sul sito online wifi.italia.it, «il Progetto WiFi Italia ha come obiettivo principale quello di permettere a cittadini e turisti, italiani e stranieri, di connettersi gratuitamente e in modo semplice a una rete WiFi libera e diffusa su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò è possibile grazie all’utilizzo di una APP per dispositivi mobili che permette a ciascun utente di accedere in maniera trasparente e immediata a tutta la federazione di reti WiFi Italia it, e di usufruire sia della connettività che dei contenuti e dei servizi dell’ecosistema del Turismo che via via verranno messi a disposizione»;
in data 26 luglio 2016, di intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e l’Agenzia per l’Italia digitale, il Ministero dello sviluppo economico ha firmato il protocollo di intesa per la creazione di un ecosistema digitale del turismo in grado, da un lato, di facilitare l’accesso dei cittadini e dei turisti al patrimonio culturale sull’intero territorio nazionale e, dall’altro, di consentire ai privati di sviluppare applicativi e servizi a valore aggiunto. «Gli impegni prioritari del Protocollo prevedono la diffusione della banda ultralarga per collegare tutti i siti turistici e culturali, una rete wi-fi diffusa e federata con un sistema di accesso unico, nonché dati pubblici e privati aperti, con standard e regole di utilizzo che consentano lo sviluppo di servizi»;
a distanza di un anno dalla firma del protocollo, la nota stampa del Ministero dello sviluppo economico del 13 luglio 2017 ha evidenziato come «(…) al momento siano stati sottoscritti protocolli d’intesa tra Mise e le Regioni Emilia Romagna, Toscana e la provincia di Trento, mentre nelle scorse settimane siano partiti progetti pilota a Roma, Milano, Firenze, Prato e Bari»;
inoltre, «il progetto, presentato nella stessa giornata a Roma presso lo Spazio Europa della Commissione europea, ha dato il via ad un percorso di collaborazione tra l’Italia e la Commissione europea che nelle prossime settimane dovrebbe portare alla firma di un protocollo d’intesa. WiFI.Italia.it rientra infatti nel progetto comunitario WiFi4EU volto a creare un mercato unico digitale offrendo wi-fi gratuito per gli europei. Obiettivo di WiFi4EU è quello di offrire accesso a Internet di alta qualità a residenti e visitatori in tutta l’Europa nei principali centri della vita comunitaria»;
il sottosegretario per lo sviluppo economico Antonello Giacomelli ha dichiarato che «ancora una volta, così come con il 5G, l’Italia fa da apripista in Europa e avvia la costruzione di una rete federata nazionale che potrà essere il primo tassello del mosaico per l’individuazione di una rete federata europea in grado di abbattere gli ostacoli digitali tra i cittadini comunitari e accelerare l’utilizzo della rete e dei servizi digitali»;
il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha dichiarato che «la nuova app Wifi.Italia.lt sia uno strumento indispensabile per il turismo, settore in crescita esponenziale, che può e deve essere governato tramite il digitale. Il Wifi può essere uno straordinario strumento per aiutare a promuovere un turismo diffuso, segnalando i siti sovraffollati e suggerendone altri in prossimità, e per fare sempre più dell’Italia una meta di un turismo colto, sostenibile e intelligente»;
secondo il sito online www.itespresso.it «il progetto, curato da Infratel Italia, è decisamente ambizioso, anche se ampiamente lacunoso»;
della stessa opinione anche il sito http://www.webitmag.it che, nell’articolo del 17 luglio 2017, ha evidenziato come «il progetto, che prevede l’attivazione di un’unica rete wi-fi, con 28 mila access point per navigare gratis in tutti i luoghi pubblici italiani: piazze, musei, ristoranti, alberghi e stazioni, sia molto lontano da una distribuzione capillare: l’unica città ben coperta dal servizio è Milano. A Venezia nulla, a Firenze ci molti punti di accesso ma solo una dozzina in centro città, a Roma solo 6 access point e a sud di Roma solo uno a Bari» –:
alla luce dei fatti sopraesposti, se i Ministri interrogati intendano indicare le tempistiche di attuazione del progetto di rete WiFi Italia su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento ai luoghi pubblici ubicati nei centri di maggiore attrazione turistica, al fine di permettere a cittadini e turisti di connettersi alla rete internet gratuitamente e in modo semplice. (4-17464)

wifiitalia

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Pubblicato 25 luglio 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Insufficienza personale del Mibact in Friuli Venezia Giulia – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che: 

il Castello di Miramare, sito turistico di primo piano per la città di Trieste, è meta tra le più visitate del Friuli Venezia Giulia. Ai sensi degli articoli 10, 11 e 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il «codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», il Castello ed il Parco di Miramare, essendo beni di interesse pubblico, sono soggetti al regime di tutela dei beni culturali; 

il decreto ministeriale 23 dicembre 2014 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha previsto, per i musei dotati di autonomia speciale, una struttura gestionale particolare, attribuita ad un direttore individuato attraverso un bando internazionale, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico con funzione consultiva; 

con il decreto Interministeriale n. 328 del 28 giugno 2016 «Conferimento dell’autonomia speciale agli istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale di cui all’articolo 6 del decreto ministeriale 23 gennaio 2016» il Castello ed il Parco di Miramare sono stati riconosciuti quali organismi dotati di autonomia; 

dopo la procedura di selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologici italiani prevista dalla seconda fase della «riforma Franceschini» il 22 giugno 2017, si è insediata la nuova direttrice del museo storico e del Castello e Parco di Miramare, Andreina Contessa; 

secondo la nota stampa del 4 luglio 2017 della Funzione pubblica, struttura di categoria della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) del Friuli Venezia Giulia, Contessa «eredita una situazione piuttosto complicata, che rende davvero arduo l’obiettivo del rilancio turistico del sito. La circolare 135/2017 sulla mobilità interna relativa al personale del Ministero dei Beni artistici e culturali, infatti, attesta che a Miramare mancano 41 lavoratori, a fronte dei 29 attualmente in servizio. Nel dettaglio risultano assenti 8 addetti alla vigilanza, 10 assistenti tecnici, 1 informatico, 9 amministrativi, 2 ausiliari, 4 architetti, 1 addetto alla promozione, 1 restauratore, 3 storici dell’arte e 2 addetti alle tecnologie. Quanto al personale attualmente in servizio, esso è composto, oltre alla dirigente, da 26 addetti alla vigilanza, 1 assistente tecnico e 2 figure in utilizzo parziale dal Polo Museale»; 

Donatella Sterrentino, della segretaria regionale FP della Cgil Friuli Venezia Giulia ha dichiarato: «ci chiediamo come possa funzionare una struttura che ha più carenze che persone in servizio, un Museo che oltretutto è riconosciuto come polo di attrazione di turisti provenienti da tutto il mondo. Ma questo, purtroppo, è il risultato di anni del blocco del turn over della pubblica amministrazione, che invece avrebbe bisogno dell’inserimento di giovani qualificati che, invece di contribuire al rilancio del Paese, che ha nel suo patrimonio artistico e culturale uno dei suoi grandi punti di forza, vanno a ingrossare le file già troppo numerose di disoccupati e sono costretti sempre più spesso, anche nella nostra regione, a cercare lavoro e fortuna all’estero»; 

Il Piccolo, nell’articolo «Trieste, Miramare dimezzato: alla pianta organica mancano 41 pedine» ha riportato la denuncia della Fp Cgil Friuli Venezia Giulia, sottolineando come sia «inutile quindi aspettarsi miracoli dalla direttrice arrivata da Gerusalemme e dall’autonomia concessa dal Ministro del Mibact Dario Franceschini con relativa pianta organica»; 

tuttavia, quello di Miramare non è l’unico caso di carenza di organico a livello regionale. «In Friuli Venezia Giulia mancano 11 addetti alla Soprintendenza archivistica, 9 al Polo museale Fvg, 5 al Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e 3 a quello di Aquileia. Le eccedenze di organico sono poca cosa. In Friuli Venezia Giulia arrivano in tutto a 27. Non bastano neppure a sanare il buco enorme del solo neonato Museo autonomo di Miramare» –: 

quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di ovviare alla grave carenza d’organico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, e secondo quali tempistiche; 

alla luce dei fatti sopra esposti in premessa, come intenda sopperire all’insufficienza di personale presente nei poli museali, nei musei e nelle soprintendenze del Friuli Venezia Giulia, al fine di garantire il buon andamento e lo sviluppo delle strutture menzionate. (5-11789)

Rigassificatore Zaule: necessario conoscere la posizione del Governo – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il primo firmatario del presente atto nell’interrogazione 4-16981, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto «Trieste-Grado-Villesse», «se intendesse specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule» a Trieste; 

in occasione del summit dei Balcani occidentali, tenutosi nel capoluogo giuliano il 12 luglio 2017, il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, attraverso un comunicato stampa, ha riportato come ci siano ancora «dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori» e ha chiesto al Ministro interrogato, ospite dell’evento, di fornire chiarimenti sul quadro delle infrastrutture energetiche presenti nel Friuli Venezia Giulia; 

la nota ha evidenziato come «(…) resta ancora oscuro il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio 2017 si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule»; 

secondo quanto riportato, «La Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 giugno 2015 era stata rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto delineando il proprio parere sul gasdotto Trieste-Villesse. Il 14 giugno 2016 alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente della regione FVG Debora Serracchiani per sollecitare la presentazione del decreto. Il 15 giugno 2017 è stata dichiarata invece la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della vicenda è affidata alla Conferenza dei Servizi Decisoria che dovrà essere convocata dal Mise. Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente ? Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati»; 

il Comitato ha spiegato che attualmente «(…) nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU (Float storage and regassification unit). Occorre constatare che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, e che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico. Vorremmo che il Ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che in quella occasione esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti»; 

in ultimo, il Comitato ha sostenuto come «(…) anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva venga affidata al Consiglio dei ministri» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire definitivamente la posizione del Governo sulla costruzione del terminale per la rigassificazione di Gnl in località Zaule a Trieste e del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse». (5-11868)

Chiarimenti Rapporto Anvur – Interrogazione al Miur   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 

Per sapere – premesso che:
l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), ha il compito di decretare i parametri per la valutazione e predisporre i report in base ai quali viene distribuita la quota premiale del fondo di finanziamento ordinario (Ffo), istituito con l’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993 n. 53, le cui risorse sono erogate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
secondo l’articolo del Fatto Quotidiano pubblicato l’11 luglio 2017, «il 21 febbraio l’Anvur ha pubblicato, sul proprio sito online, il rapporto sulla Valutazione della qualità della ricerca per atenei e enti di ricerca (Vqr), per il 2011- 2014»;
sulla base delle pagelle assegnate ad ogni dipartimento e università, il Miur «ripartirà più di 2 miliardi di euro del Fondo di Finanziamento Ordinario per l’università: 930 milioni di quota premiale più un’ulteriore porzione di Ffo di 271 milioni annui per 5 anni a partire dal 2018, per i dipartimenti universitari risultati eccellenti per la Vqr»;
il Fatto ha segnalato come il rapporto concernente la valutazione della qualità della ricerca sia stato modificato più volte dalla stessa Agenzia dopo la sua pubblicazione, senza una, illustrazione precisa delle correzioni effettuate e senza chiarire come tali modifiche possano eventualmente incidere sulla ripartizione dei fondi;
in particolare, «un centinaio di file risultano modificati dal 21 febbraio al 5 maggio 2017, senza che sia più presente la versione originale»;
Sandro Momigliano, direttore di Anvur, ha confermato che «sono più di 100 i file modificati dopo il 21 febbraio: quasi tutti i rapporti finali per ogni ateneo, il file cosiddetto di terza missione e 4 rapporti di area scientifica (…). Sono stati corretti solo refusi, e la formattazione di alcune delle migliaia di tabelle presenti. Se sono stati modificati dei numeri, si tratta di correzioni di errori in fase di redazione del rapporto, non dei dati comunicati al Miur. I dati ufficiali su cui verrà basata la ripartizione dei fondi restano quelli inviati al Miur il 16 dicembre 2016»;
il direttore ha spiegato, inoltre, che «il rapporto Vqr pubblicato sul sito di Anvur, in sé non è da considerarsi un atto ufficiale, ma un documento che ha come finalità la massima diffusione delle informazioni ai cittadini, in merito alla valutazione 2011-2014»;
Giuseppe De Nicolao, ordinario di ingegneria all’università di Pavia, in risposta a Momigliano ha affermato come sia difficile comprendere che «i file possono essere cambiati in ogni momento dalla stessa Agenzia senza che la comunità accademica ne sia informata. Sembra che ci siano due Vqr: quella inviata al Miur, che non cambia mai, anche in caso di errori, e quella sul sito di Anvur che cambia continuamente, senza sapere come ciò possa condizionare la ripartizione della quota premiale»;
la Valutazione della qualità della ricerca determina anche la possibilità di avviare scuole di dottorato, sulla base dei voti che Anvur assegna ai ricercatori che poi vanno a far parte dei collegi dei docenti della scuola;
secondo Enrico Carloni, ordinario di diritto amministrativo all’università di Perugia, «questo comportamento dell’Anvur non consente di contro-verificare e comprendere le ragioni delle modifiche, quindi è contrario al principio della trasparenza dell’esercizio del potere. Il rapporto Vqr è un provvedimento che è diretta emanazione del decreto ministeriale 458 del 2015, e come tale non può essere un mero strumento di diffusione di informazioni. La correzione dell’errore materiale deve quindi essere basata su un processo trasparente. Se le date di pubblicazione sono incerte, si rischia anche il caos su eventuali ricorsi»;
tuttavia, già nel corso del 2013 si era verificata la medesima situazione. Anvur aveva modificato la prima Valutazione della qualità della ricerca senza rilasciare traccia della versione originale, come allora documentato dalla rivista online Roars –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, e quali siano i suoi orientamenti in merito alle modifiche apportate, senza un chiarimento preciso, alla versione del rapporto concernente la Valutazione della qualità della ricerca pubblicato da Anvur.
(4-17367)

anvur

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Pubblicato 19 luglio 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Favorire il processo di digitalizzazione nella pubblica amministrazione – Interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione .

Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da Key4biz nell’articolo del 30 giugno 2017, «l’Italia digitale non decolla e resta ferma al venticinquesimo posto nella classifica relativa all’indice Desi (Digital Economy and Society Index) dell’Unione europea, che analizza il livello di digitalizzazione degli Stati membri in base a cinque indicatori: connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali»;
la «Relazione sui progressi del settore digitale in Europa (EDPR) – Profilo paese 2017 relativo all’Italia» dell’Unione europea sottolinea che la situazione attuale potrà avere risvolti negativi, soprattutto, se non si provvederà alla realizzazione in tempi stretti dell’anagrafe unica (Anpr, Anagrafe unica della popolazione residente), attiva soltanto in 3 comuni minori (Cesena, Bagnacavallo e Lavagna). Nello specifico, nel report si legge che la realizzazione dell’anagrafe riveste particolare importanza, poiché i dati contenuti in essa costituiscono la base per il corretto funzionamento di un’ampia gamma di servizi pubblici, ed eventuali ritardi che incidano sul relativo completamento potrebbero mettere a rischio la strategia italiana in materia di governo elettronico»;
inoltre, l’Italia permane in una situazione differente rispetto alla media europea; infatti, «le banche dati della Pubblica Amministrazione (PA) non sono ancora sufficientemente interconnesse per permettere di precompilare i moduli riutilizzando le informazioni personali. E in effetti, ogni volta che dobbiamo compilare un modulo online per la PA siamo costretti a reinserire i nostri dati ex novo, il che purtroppo non aiuta la diffusione dei servizi online»;
in ultimo, risultano in notevole ritardo le strategie per il governo elettronico (Agenda semplificazione 2015-2017), come ad esempio la diffusione di SPID (sistema pubblico di identità digitale), che ad oggi, secondo i dati dell’Agid (Agenzia per l’Italia digitale), conta soltanto 1.483.080 identità erogate, una cifra definita «molto inferiore agli obiettivi di governo (3 milioni a settembre 2015, 10 milioni a dicembre 2017)»;
secondo quanto riportato dalla relazione menzionata «per quanto concerne PagoPA, il sistema di pagamenti online nella Pubblica Amministrazione, dalla tassa di iscrizione scolastica alle multe stradali, adottata da circa il 70 per cento delle amministrazioni, il numero di transazioni, poco meno di 2 milioni, è ancora limitato, ma c’è un trend positivo negli ultimi mesi. Si registra un ritardo, invece, per il consolidamento dei registri della popolazione locale, con appena tre comuni operativi su un totale di 7.893 nella banca dati nazionale e altri 23 (che rappresentano l’11 per cento della popolazione italiana) ancora in fase sperimentale»;
per quanto riguarda l’uso regolare di internet da parte della popolazione italiana, è stato evidenziato come «le prestazioni dell’Italia siano ancora tra le più basse e inadeguate per le esigenze di un’economia vasta e avanzata quale quella italiana». L’offerta di forza lavoro con competenze digitali «è limitata, fattore che restringe la possibilità del sistema economico italiano di progredire nella catena globale del valore, convertendosi a modelli commerciali digitali»;
il rapporto sottolinea, infine, come la Coalizione per le competenze digitali, istituita a livello nazionale all’inizio del 2015, caratterizzata da 106 progetti destinati a cittadini, imprenditori, lavoratori e funzionari pubblici, non esista più, interrompendo così progetti promettenti come «Crescere in digitale» e «Eccellenze in digitale». Inoltre, il piano nazionale scuola digitale «prosegue nella direzione giusta, ma soffre di mancanza di sistematicità e di risorse (in particolare di competenze digitali del personale docente). Qualche progresso nel 2016 si è registrato sul fronte delle tecnologie in azienda, in particolare grazie all’obbligo di fatturazione elettronica per i contratti con la PA. Cresce inoltre il ricorso al cloud e ai social media in chiave di business. Resta invece bassissimo il ricorso all’eCommerce (soltanto il 7 per cento delle PMI fa vendita online)»;
l’interrogante nell’atto di sindacato ispettivo n. 4-16772, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione quali iniziative urgenti intendesse assumere per attuare in tempi celeri il processo di digitalizzazione volto a migliorare il settore della pubblica amministrazione, offrendo tutti i servizi pubblici online e da mobile ai cittadini –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, come il Governo intenda favorire il processo di digitalizzazione nella pubblica amministrazione;
se si intendano definire chiaramente le tempistiche per la realizzazione dell’Anagrafe unica della popolazione residente;
quali iniziative il Governo intenda assumere per incrementare la conoscenza e l’utilizzo del digitale e di internet, sensibilizzando in tal senso la popolazione italiana. (4-17241)

digitalizzazione

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Pubblicato 17 luglio 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Realizzare i princìpi della cittadinanza digitale e dell’open government – Interrogazione al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione 

Per sapere – premesso che:

secondo un’indagine condotta dalla Cgia (Confederazione generale italiana degli artigiani) di Mestre, e pubblicata online il 1o luglio 2017, «due Pubbliche amministrazioni locali (Pal) su tre non erogano alcun servizio completo tramite il web». L’Ufficio studi della CGIA, che ha esaminato i dati dell’Istat riferiti all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, ha spiegato come «fra tutte le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane presenti in Italia, la percentuale di enti che offre la possibilità di avviare e concludere per via telematica l’intero iter di almeno un servizio richiesto dall’utenza è pari al 33,8 per cento. La tipologia di Pal maggiormente in ritardo è la provincia: solo il 27,1 per cento conclude on line la procedura richiesta dai cittadini o dalle imprese; aumenta al 28 per cento per le Comunità montane, si attesta al 33,9 per cento nei comuni, ed è invece del 59,1 per cento tra le regioni e le province autonome»;
il sito online Key4biz, in un articolo del 4 luglio 2017, nel riprendere il contenuto dell’indagine, ha sottolineato il gap tra il settore pubblico e quello privato ed evidenziato come i ritardi dei servizi pubblici «pesino soprattutto in confronto con il settore privato, alle prese con un processo di digitalizzazione (Industria 4.0) che implica una forte accelerazione sul fronte delle tecnologie, che vanno dai robot collaborativi alle stampanti 3D. Un processo alquanto complesso, che poi è costretto a fare i conti con l’arretratezza degli uffici pubblici»;
il segretario della Cgia, Renato Mason, ha dichiarato che «il processo di informatizzazione è un percorso ineludibile ma che in Italia fatica a compiersi anche perché la nostra Pubblica amministrazione non riesce a recuperare livelli di performance accettabili. (…) Nel Sud, inoltre, abbiamo competenze informatiche/digitali molto carenti che influenzano negativamente la media nazionale. Tuttavia, se la nostra Pubblica amministrazione locale arranca nel processo di informatizzazione, molto dipende anche dai mancati investimenti, in costante calo negli ultimi anni per i noti vincoli finanziari imposti dallo Stato centrale»;
la ricerca, peraltro, ha rilevato che «il 93,5 per cento della Pal monitorata dispone di un sito Internet dove l’utenza può visualizzare e/o acquisire informazioni; diminuisce però all’85 per cento la percentuale dei siti web dove è possibile scaricare la modulistica. Mentre è pari al 58,3 per cento la quota di enti che consentono di inviare i moduli online»;
a livello territoriale i comuni virtuosi sono ubicati nella provincia autonoma di Bolzano, nel Veneto, in Emilia-Romagna e in Toscana. In particolare, attraverso un campione comprendente trenta servizi telematici forniti dalla pubblica amministrazione locale, emerge che «il 24,5 per cento dei Comuni consente di rispondere via Internet alle esigenze per quanto riguarda il Suap (Sportello unico delle attività produttive) e il 14,5 per cento quelle del Diap (Dichiarazione di inizio Attività Produttive). Il trend è positivo, con la percentuale di enti che permettono di espletare servizi online passata dal 7,6 per cento del 2009 al 33,8 per cento del 2015. Tenendo conto degli utenti nazionali di servizi di eGov (utenti che si sono collegati online e hanno restituito moduli compilati via web), compresa la precompilazione di dati, il completamento di servizi online e gli open data, l’Italia nel 2017 si colloca al 21o posto nella Ue, con un peggioramento di sei posizioni rispetto al 2014»;
infine, dall’analisi emerge che «la metà di essi è interamente conclusa online da meno dell’1 per cento degli enti della nostra Pubblica Amministrazione Locale. Pochi, considerato che i servizi in questione rivestono grande importanza per i cittadini. Fra questi l’iscrizione all’asilo nido, il servizio di pagamento dei parcheggi, carta d’identità, permesso transito Ztl (Zone a traffico limitato), scelta del medico di base, offerte di lavoro in banca dati. Tutti servizi, questi, per i quali evidentemente è necessaria la presenza fisica allo sportello» –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, come intenda, per quanto di competenza e di concerto con le pubbliche amministrazioni locali, favorire lo sviluppo dei servizi digitali, nonché dell’organizzazione e delle procedure interne a ciascuna amministrazione;
come si intenda sopperire ai ritardi emersi nel processo di digitalizzazione per quanto concerne le pubbliche amministrazioni locali;
quali strumenti e modelli intenda adottare per conseguire la piena digitalizzazione nei processi amministrativi, realizzando i princìpi della cittadinanza digitale e dell’open government. (4-17242)

opengov

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Pubblicato 10 luglio 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, FVG

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