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“Ferriera, molti nodi anche oltre il Cip 6” Il Piccolo 30 dicembre 2013   Leave a comment

Occhio. Che la notizia della risuluzione anticipata del contratto di Cip 6 tra Elettra e Gse (la Spa dello Stato che per effetto dell’omonima legge paga a prezzi più alti di quelli di mercato l’energia generata dalla stessa Elettra coi gas di risulta della Ferriera) non si riveli a posteriori meno importante, ai fini del futuro della Ferriera, di quanto appare di primo acchito. Che non sia un’illusione delle feste di Natale insomma. A invitare a riflettere, a tirare il freno, è il deputato triestino del Movimento 5 stelle Aris Prodani. «Non ci vedo una gran notizia, la stessa governatrice Serracchiani ha puntualizzato che la risoluzione è condizionata al fatto che a Lucchini subentri un acquirente», ribatte. «Dalle informazioni che ho acquisito nei giorni scorsi da Gse – precisa – l’intenzione di tale società, dovendo riconoscere soldi pubblici a Elettra per la fine anticipata della convenzione (decine di milioni, 57 secondo stime di alcuni mesi fa che potrebbero anche essere cambiate, benché non stravolte, ndr), è farlo a fronte di una continuità occupazionale ed energetica». Della serie: Gse pagherà se e quando Arvedi sarà effettivamente subentrato, lascia intendere Prodani, per fugare ogni prospettiva che Elettra possa intascare e chiudere, o vendere, prima di sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura, ormai fuori dal Cip 6, con Siderurgica triestina, cioè proprio Arvedi. Tutto è rimandato, allora, all’Accordo di programma sulle bonifiche e sulla colata di cemento per allungare la banchina della Ferriera? Non era questo, in fondo, il secondo e ultimo scoglio da passare dopo la chiusura del Cip 6? Non proprio, per l’onorevole cinque stelle. «Il futuro della Ferriera – ancora Prodani – continua a non essere chiaro. Posto che, chiuso questo Cip 6, non se ne farà un altro, è sicuro che la filiera dai gas di risulta all’energia resti in piedi? L’Accordo di programma non è il solo ultimo tassello da sistemare. Ce n’è una serie. Il Piano industriale non è definito, c’è da rifare un’Aia con prescrizioni che siano rispettate, c’è da circoscrivere un percorso per dar corpo alla norma che inserisce sommariamente l’area triestina nelle crisi industriali complesse, c’è da tener conto del Piano europeo per la siderurgia che contemplando il riciclo del metallo potrebbe favorire determinate risorse per l’allungamento della banchina».Meno circospetto, e più vicino alle posizioni del collega della FimSalvaneschi e del sindaco Cosolini, è il rappresentante di fabbrica Uilm Franco Palman: «Resto dell’idea che sia stato tirato via un groppo dietro cui si potevano nascondere pericolosi inghippi. Certo era, ancorché importantissimo, un ostacolo, non l’ostacolo. Da domani possono cominciare i giochi, quelli veri e se necessario duri, e mi riferisco all’Accordo di programma. Ciò che serve a mio avviso, più che altro, è che sia fatta una volta per tutte chiarezza pure sul ruolo che dovrà avere l’Autorità portuale».(pi.ra.)

Le paghe dei grillini asciugate di 15mila euro. Salvo il guardaroba – Il Piccolo 28 dicembre 2013   Leave a comment

La prima volta, un grillino dopo l’altro, 1,5 milioni. La seconda volta, 2,5 milioni. Il Movimento 5 Stelle continua a mantenere le promesse e a consegnare le eccedenze non spese della diaria e la parte “tagliata” dell’indennità da parlamentare. Qualche irrisolto problema burocratico ma, a breve, quei 4 milioni complessivi finiranno nel Fondo di garanzia per il microcredito alle piccole e medie imprese. Dal fronte friulgiuliano, nella seconda tranche che comprende i “contributi” giugno-ottobre, dovrebbero arrivare circa 45mila euro, 3mila al mese pro capite. Gli ostacoli L’operazione avrebbe dovuto essere già conclusa ma, dopo che nel decreto del “Fare” di agosto aveva trovato posto l’emendamento M5S per finanziare il Fondo per le Pmi con l’autoriduzione grillina, il ministero per lo Sviluppo economico non ha emanato il decreto attuativo entro il limite di legge, 90 giorni, scaduto il 19 novembre. Mobilitata la rete, una valanga di telefonate alla segreteria del ministro Saccomanni ha consentito a senatori e deputati 5Stelle, a ridosso di Natale, di ottenere il codice Iban del conto per sostenere le piccole e medie imprese. Le cifre complessive «Abbiamo vinto», sentenza il popolo M5S nel sito apricontopmi.it, lì dove viene ufficializzata la somma costruita con le rinunce ai benefici di Palazzo da inizio giugno a fine ottobre: 2 milioni 563mila 16,76 euro che si aggiungono al 1 milione 569mila 951,48 messi assieme con i rendiconti che vanno dall’insediamento di metà marzo a fine maggio. Il contributo Fvg In questa seconda fase i tre parlamentari eletti in Friuli Venezia Giulia, il senatore Lorenzo Battista e i deputati Aris Prodani e Walter Rizzetto, in attesa del dettaglio che comparirà tra qualche giorno online, dovrebbero restituire più o meno 15mila euro a testa tra parte fissa dell’indennità e diaria non spesa. Il tutto nel rispetto del codice di comportamento degli eletti in Parlamento che, alla voce “trattamento economico”, detta il tetto di 5mila euro lordi mensili di paga base, con il diritto di utilizzare i rimborsi delle spese a Roma e di quelle per l’esercizio del mandato, i benefit per trasporti e viaggi, la quota forfettaria per i costi telefonici e il trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo. Indennità e rimborsi Sostanzialmente i parlamentari 5 Stelle si vedono consegnare ogni mese una busta paga che dimezza l’indennità di 10.385,31 euro dei senatori e di 10.435 dei deputati in 5mila euro lordi, che diventano al netto degli oneri fiscali 3.100/3.200 euro circa. Quanto alla diaria (3.500 euro a Palazzo Madama, 3.503,11 a Montecitorio), al rimborso delle spese generali (1.650 euro al mese per i senatori), e di quelle per l’esercizio del mandato (5.180 euro per i senatori, 3.690 euro per i deputati), “tesoretto” che serve tra l’altro a pagare i collaboratori e per consulenze, ricerche, gestione dell’ufficio, utilizzo di reti pubbliche di consultazione di dati, convegni e sostegno delle attività politiche, i grillini scrivono scontrino dopo scontrino ciò che utilizzano e restituiscono infine il rimanente. Il dettaglio Al momento in rete sono pubblicati i conti del periodo marzo-maggio. Guardando ai parlamentari M5S della regione si scopre così che Prodani ha restituito in quel periodo 8.048,46 euro, Rizzetto 7.544,41 e Battista 5.576,04. Le spese più rilevanti? Il senatore triestino ha usato i soldi del Senato soprattutto per abiti, tintoria e telefonia (quasi 5mila euro a marzo-aprile, 1.835 euro a maggio), mentre Prodani ha contenuto (432 euro a marzo-aprile, 789 euro a maggio) le «varie», in cui rientrano pure i costi della contabilità, dei contratti e delle buste dei collaboratori, peraltro non quanto Rizzetto: solo 121 euro in due mesi e mezzo. Il vitto? Il rendiconto di Battista è di 1.192 euro, quindi Rizzetto (1.192) e Prodani (1.101). «Giacche e cravatte per l’aula? In quella voce compaiono anche le spese telefoniche», rileva Battista annunciando per il secondo “restitution day” un elenco più dettagliato degli scontrini dell’intero movimento. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato 29 dicembre 2013 da Aris Prodani in 2013, Articoli 2013

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La farsa del Prosecco: i soldi già stanziati “dimenticati” a Roma – Il Piccolo 19 dicembre 2013   Leave a comment

Il ministro dell’Agricoltura, su pressing del grillino Prodani, denuncia l’immobilismo di Regione e Consorzio del Carso

TRIESTE.
C’è poco da brindare: alla fine sul Prosecco, tra protocolli, promesse e studi di sorta, Regione e Consorzio hanno fatto flop. Se ne sono accorti a Roma, al ministero delle Politiche agricole. Il ministro Nunzia De Girolamo, rispondendo a un’interrogazione del parlamentare triestino Cinque stelle Aris Prodani, in sostanza dice questo. Da Trieste zero, o comunque scarsa promozione per il celebre vino: al governo, almeno, non risulta nulla. E nemmeno qualcuno che sia andato a prendersi i soldi, pur previsti, per attivare le iniziative. Peggio: la Regione, puntualizzano da Palazzo Chigi, è l’ente responsabile degli interventi ambientali sull’altipiano per il rilancio del prodotto. Quelli che nessuno ha visto.

Qui lo sanno anche i muri, ma è la prima volta che il governo fa sentire la sua voce. Prodani ha preso spunto da una manifestazione che si era tenuta a Trieste lo scorso ottobre in Stazione marittima, la “Prosecco bubbing style on show”, la rassegna enologica istituita con il famoso protocollo d’intesa per la valorizzazione della nuova Doc interregionale “Prosecco”. Un impegno assunto l’8 aprile del 2010 dall’allora ministro Zaia che, un anno prima, era venuto anche a piantare una barbatella di Glera per inaugurare la nuova Doc. Il documento, sottoscritto tra ministero, Regione, organizzazioni agricole e il Consorzio Tutela Vini Collio e Carso, annunciava una serie di misure come il coordinamento degli interventi per la valorizzazione della Doc per «rendere il dovuto riconoscimento alla provincia di Trieste che vanta nobili e antiche tradizioni nella produzione vitivinicola», si legge nel testo. Tra gli interventi ambientali si dava il via libera al riassetto del terreno, alla realizzazione di opere irrigue e di bonifica dei costoni carsici per permettere il recupero delle aree a vocazione agricola. In mezzo la revisione dei vincoli inerenti le zone Sic e Zps.

Cosa resta di tutto questo? Roma suona la sveglia: nella sua risposta la De Girolamo ricorda innanzitutto che «il ministero ha assunto impegni per il sostegno finanziario delle iniziative che corrispondono agli obiettivi promozionali». Due in particolare: iniziative per la nuova Doc e la realizzazione di un «centro per la promozione del Prosecco», nell’omonima località triestina. A ciò si aggiunge un progetto per il rilancio dei vini Vitoska, Malvasia, Terrano e Glera. Non solo, stando al protocollo, c’era la disponibilità del ministero stesso a mettere in piedi manifestazioni e attività di valorizzazione all’estero. Ma, rimproverano a Roma, «si fa presente che a tutt’oggi non risulta pervenuto nessun atto di iniziativa né progetto da parte del Consorzio, né della Regione, né degli enti locali interessati, per l’attivazione dei finanziamenti».

Come dire: i soldi c’erano ma sono ancora lì. Di più. Il governo sottolinea che per «tutti gli altri impegni di recupero e bonifica della zona agricola carsica, il protocollo d’intesa cita inequivocabilmente la Regione quale parte istituzionale competente ad eseguirli, fissando le modalità attuative sia con fondi nazionali, derivanti dal Piano irriguo 2010, che con fondi regionali da prevedere in un Piano di Sviluppo territoriale entro 6 mesi dalla sottoscrizione del protocollo stesso». Non solo: il ministro si richiama anche alle norme inserite nella legge finanziaria regionale del 2010 «per il ripristino degli storici terrazzamenti sul costone carsico». Prodani sottolinea che ad oggi «l’accordo è stato attuato solo in minima parte», dal momento che la Regione «ha limitato il budget finanziario a poco più di un progetto pilota sulla viabilità, ha predisposto la redazione di un “masterplan” e ha fatto poco sul fronte burocratico». Il parlamentare M5S non può che concludere rifacendosi alla manifestazione “Prosecco bubbing style on show” di ottobre: «Troppo poco viste le possibilità – annota il grillino – è l’ennesima vetrina delle iniziative incompiute, che prevedevano uno sforzo sinergico tra Trieste e Roma, vanificato dall’immobilismo. Con evidenti conseguenze per gli operatori del settore. Ovvio che i viticoltori vanno in Slovenia».

“Grillini”: Paoletti spieghi lo spot di Ttp – Il Piccolo 18 dicembre 2013   Leave a comment

«Non basta aver perso gran parte del traffico crocieristico per il 2014, ora dobbiamo anche sopportare le prese in giro di Trieste Terminal passeggeri». Inizia così l’attacco del consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Paolo Menis ad Antonio Paoletti, presidente della società. L’iniziativa del “grillino” è di ieri, alla luce «della pubblicazione odierna, sul quotidiano “Il Sole 24 ore” di un’intera pagina redazionale a pagamento, probabilmente commissionata dall’Autorità portuale». «Capisco l’esigenza di fare conoscere le novità del Porto di Trieste, come l’avvio della Piattaforma logistica ma leggere l’autoincensamento dell’attività di Ttp a pochi giorni dal flop crociere è una mancanza di rispetto nei confronti di tutti. Chiederemo al più presto un’audizione in Consiglio comunale del presidente Paoletti». «Il minimo che il sindaco Cosolini possa fare è chiedere conto di questo ennesimo tonfo ai responsabili T Terminal passeggeri – aggiunge il deputato M5S Aris Prodani -. La gestione Ttp, e sono i numeri a parlare, ha ormai evidenziato tutti i suoi limiti. È necessario, infatti, capire quale sia il vero “core business” dell’azienda: le crociere, le sagre, i parcheggi?». «Il Comune deve iniziare a farsi parte attiva nelle politiche economiche della città, non lasciando che settori ritenuti strategici come crociere e congressi vengano gestiti senza progettualità e la partecipazione di tutti gli attori. Solo le competenze specifiche e una seria pianificazione producono risultati – conclude il portavoce M5S -. La città ha bisogno di un urgente cambio di rotta»

Il rebus dei 130 milioni stanziati per l’A4 – Il Piccolo 17 dicembre 2013   Leave a comment

«Va escluso che lo stanziamento previsto possa costituire la premessa per successivi rifinanziamenti necessari al completamento degli interventi». Il Servizio studi della Camera dei deputati, organo di supporto per l’attività legislativa di Montecitorio, individua i 130 milioni stanziati nella legge di Stabilità per la realizzazione della terza corsia della A4, a valere sul prossimo biennio, e piazza l’altolà: quel contributo va considerato “una tantum”. La nota a margine del Servizio studi rispetto a un finanziamento che, a meno di sorprese dell’ultima ora, segnerà il primo intervento statale per l’allargamento della Trieste-Venezia, è una sostanziale critica al calcolo delle cifre (30 milioni nel 2014, 100 milioni nel 2015) rispetto all’intero Piano finanziario di un’opera che vale 2,3 miliardi di euro tendenti decisamente all’insù visto il ritardo di non meno di cinque anni rispetto all’iniziale cronoprogramma. «In merito ai profili di quantificazione, pur essendo l’onere configurato come limite massimo di spesa, andrebbero esplicitati i parametri sottostanti la quantificazione del medesimo in relazione agli interventi da realizzare», scrive il Servizio studi della Camera, sottolineando appunto l’opportunità di escludere successivi rifinanziamenti. Il riferimento è al comma 57 dell’articolo 1, lì dove si legge che «per la realizzazione della terza corsia della tratta autostradale A4 Quarto d’Altino-Villesse-Gorizia, al fine di consentire l’attuazione dell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 3702 del 5 settembre 2008, sono destinati 30 milioni di euro per l’anno 2014 e 100 milioni di euro per l’anno 2015». «Andrebbero inoltre indicate le ragioni per l’attribuzione di un identico effetto sui tre saldi di finanza pubblica pur in presenza di una spesa in conto capitale per infrastrutture – si legge ancora nelle note della Camera –, solitamente caratterizzata da una dinamica di cassa più diluita nel tempo rispetto agli effetti stimati sul bilancio dello Stato». «Sono parole che non stoppano l’emendamento infilato nella legge di Stabilità – sostiene il deputato triestino del Movimento 5 Stelle Aris Prodani –, ma di certo chiariscono il valore “una tantum” dei 130 milioni previsti nel 2014-15. Come dire che ci si rende conto che con quella cifra non si riuscirà a concretizzare nulla di determinante per un’opera che vale venti volte di più». Prodani rilancia peraltro altre due questioni. La prima è quella dell’ordinanza che nel 2008 (governo Berlusconi) istituì la gestione commissariale. In quel testo, ricorsa il deputato grillino, «si dice a chiare lettere che il costo di realizzazione dell’intervento verrà sostenuto in completo autofinanziamento dalla concessionaria Autovie Venete». E va inoltre sciolto un altro nodo, sempre secondo Prodani: «Non si capisce come la Regione possa pensare di utilizzare i 130 milioni per un aumento di capitale della sua partecipata, posto che nel decreto del Fare da cui tutto ha origine si prevede che le risorse vengano attribuite all’amministrazione Fvg vincolandole alla realizzazione della terza corsia, proprio al fine di consentire l’attuazione dell’ordinanza del presidente del Cdm del settembre 2008, quando, dopo ripetute richieste, l’infrastruttura si vide riconoscere la gestione commissariale». Era stato il vicecommissario Pietro Del Fabbro (nominato una settimana fa alla presidenza di Friulia), commentando l’annuncio del ministro Lupi sui fondi in arrivo dallo Stato per la terza corsia, a ipotizzare la ricapitalizzazione. Richiamando la manovra estiva 2012 che autorizza la Regione «a prestare ogni forma di garanzia, nel limite massimo di 150 milioni, a favore delle società di Friulia coinvolte nell’attuazione dell’intervento, al fine del reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione delle opere», Del Fabbro sostenne che con una ricapitalizzazione di Autovie, e il conseguente riequilibrio del piano finanziario, si può aprire la strada per ridurre l’onerosità delle garanzie regionali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato 18 dicembre 2013 da Aris Prodani in 2013, Articoli 2013, Autostrada A4, FVG

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Manovra, M5s-Sel-Pd-Fi sottoscrivono emendamento su e-cig: tasse illogiche – Conferenza stampa dd 12 dicembre 2013   Leave a comment

ROMA (Public Policy) – “Tassazione illogica, eccessiva e depressiva nei confronti di un settore nato da poco in Italia”. Sono le parole del deputato Sel Fabio Lavagno, dette durante una conferenza stampa alla Camera in merito in merito al settore delle sigarette elettroniche e della tassazione al 58,5% introdotta con il decreto Lavoro-Iva di giugno scorso. Parole che riassumono anche le posizioni dei deputati Aris Prodani (M5s), Sabrina Capozzolo (Pd) eIgnazio Abrignani (Fi) presenti alla conferenza stampa. Sulla tassazione del settore – aggiunge Lavagno – “sono stati molti gli emendamenti presentati nei vari decreti che abbiamo esaminato negli ultimi mesi, ma tutti sono stati bocciati”. A riguardo, anche alla legge di Stabilità è stata presentata una proposta di modifica che riguarda le e-cig: l’emendamento, a firma Aris Prodani ma che sarà sottoscritto anche da Pd, Fi e Sel, prevede un’imposta di fabbricazione sui liquidi delle sigarette elettroniche pari a 20 centesimi per millilitro. Tra le proposte – ha annunciato in conferenza stampa la deputata Sabrina Capozzolo – una mozione per chiedere al Governo di introdurre un altro tipo di tassazione. “Sottoscriverò anch’io – ha aggiunto – l’emendamento Prodani, c’è bisogno di modificare la tassazione, altrimenti rischiamo di far chiudere il settore”. “Non deve essere – ha precisato Prodani (M5s) – una battaglia di bandiera, perché la politica deve dare risposte al mondo imprenditoriale che deve creare le condizioni per lo sviluppo per un settore che sta crescendo. Chi vuole fare impresa deve avere delle regole chiare e semplici”. TASSAZIONE AL 58,5% PER LE E-CIG L’attuale legislazione in materia di sigarette elettroniche prevede una tassazione del 58,5% del prezzo di vendita delle e-cig (introdotta con il decreto Iva-Lavoro di giugno), comprese le parti di ricambio (batterie, ricariche batterie, vaporizzatori, ecc.) e i liquidi o ricariche. A fronte dell’imposta “del 58,5% – si legge nella relazione tecnica al dl Iva-Lavoro – il gettito previsto è di 117 milioni di euro”. IL RITARDO DEL DECRETO ATTUATIVO Il decreto ministeriale sulla commercializzazione delle sigarette elettroniche è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 9 dicembre scorso. Come anticipato da Public Policy, il provvedimento attua le nuove norme sulla tassazione e la vendita delle cosiddette delle e-cig: con il provvedimento viene specificato l’iter per richiedere l’autorizzazione al commercio e l’aumento della tassazione al 58,5%, prevista anche per i produttori dell’Unione europea che vendono i loro prodotti in Italia. Il decreto attuativo era atteso per fine ottobre, ma è stato predisposto dal ministero dell’Economia il 16 novembre scorso. Sul ritardo si è espressa anche laCorte dei conti, più precisamente l’ufficio per il Controllo sugli atti del ministero dell’Economia, che in una nota ha scritto: “L’adozione del decreto attuativo così a ridosso dell’entrata in vigore delle disposizioni (prevista per il 1° gennaio 2014; Ndr), ha limitato drasticamente lo svolgimento del controllo preventivo di legittimità da parte dell’ufficio che non ne ha potuto effettuare i necessari approfondimenti”. Il decreto attuativo è composto da 9 articoli che chiariscono “l’abito applicativo” e le “definizioni” contenute all’articolo 11 del decreto Lavoro-Iva (che ha aumentato la tassazione), introducendo alcune norme per la richiesta delle autorizzazioni alla commercializzazione delle ‘bionde’ elettroniche, sulle tariffe di vendita, il sistema di stoccaggio, la regolamentazione per i depositi, il versamento delle imposte e alcune norme per la vendita in Italia dei prodotti “succedanei ai tabacchi” provenienti dall’estero. (Public Policy) 

Roma studia la riapertura del Cie di Gradisca- Il Piccolo 07 dicembre 2013   Leave a comment

Il governo non intende rinunciare ai Cie, strutture ritenute ancora necessarie per l’identificazione dei clandestini, ma ritiene che «possano essere riviste alcune modalità di funzionamento per assicurare condizioni di maggiore vivibilità e nel rispetto dei tempi strettamente funzionali all’identificazione». È quanto si legge nella risposta scritta del sottosegretario Domenico Manzione all’interrogazione presentata dal deputato Aris Prodani dopo i gravi disordini verificatisi un mese fa al Cie di Gradisca. Il sottosegretario, dopo aver ricordato la decisione di svuotare il centro reso inagibile, ha sottolineato che è ancora in corso da parte della Prefettura la perizia per quantificare i danni. Il governo comunque riconosce che vanno rivisti alcuni criteri di gestione dei Cie a partire dagli appalti. Le gare d’asta, sostiene Manzione, dovranno essere modulate in base al numero delle presenze e anche riducendo il numero dei servizi. Ma anche sugli immigrati da inviare ai Cie il governo intende apportare delle modifiche. «Ulteriori iniziative – afferma Manzione – saranno attentamente valutate come la necessità di rafforzare già in carcere l’espletamento delle procedure di identificazione, poichè il numero di persone che entrano nei Cie e che hanno già scontato la pena è elevatissimo». Sulla durata della permanenza nei Cie, la cui durata massima oggi è di 18 mesi, l’esponente del governo sostiene che «è necessario un percorso normativo di più ampio respiro, che richiede un sostanziale contributo parlamentare considerata la particolarità della materia, che incide sul delicato equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali delle persone». (fra.fem.)

Pubblicato 8 dicembre 2013 da Aris Prodani in 2013, Articoli 2013, Cie Gradisca, FVG

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