Archivio per la categoria ‘Ambiente

Rigassificatore Zaule: necessario conoscere la posizione del Governo – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il primo firmatario del presente atto nell’interrogazione 4-16981, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto «Trieste-Grado-Villesse», «se intendesse specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule» a Trieste; 

in occasione del summit dei Balcani occidentali, tenutosi nel capoluogo giuliano il 12 luglio 2017, il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, attraverso un comunicato stampa, ha riportato come ci siano ancora «dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori» e ha chiesto al Ministro interrogato, ospite dell’evento, di fornire chiarimenti sul quadro delle infrastrutture energetiche presenti nel Friuli Venezia Giulia; 

la nota ha evidenziato come «(…) resta ancora oscuro il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio 2017 si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule»; 

secondo quanto riportato, «La Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 giugno 2015 era stata rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto delineando il proprio parere sul gasdotto Trieste-Villesse. Il 14 giugno 2016 alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente della regione FVG Debora Serracchiani per sollecitare la presentazione del decreto. Il 15 giugno 2017 è stata dichiarata invece la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della vicenda è affidata alla Conferenza dei Servizi Decisoria che dovrà essere convocata dal Mise. Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente ? Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati»; 

il Comitato ha spiegato che attualmente «(…) nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU (Float storage and regassification unit). Occorre constatare che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, e che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico. Vorremmo che il Ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che in quella occasione esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti»; 

in ultimo, il Comitato ha sostenuto come «(…) anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva venga affidata al Consiglio dei ministri» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire definitivamente la posizione del Governo sulla costruzione del terminale per la rigassificazione di Gnl in località Zaule a Trieste e del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse». (5-11868)

Georeferenziazione dati oncologici – Interrogazione al Ministero della Salute   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-17163

presentato da PRODANI Aris

— Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che: 

a partire dalla fine degli anni ’80 ad oggi si è assistito al crescente aumento di interesse nei confronti dei dati riferiti al territorio e in particolare dei dati a livello locale. Questo anche grazie allo sviluppo contemporaneo di strumenti informatici, quali i sistemi informativi geografici (Geographical Information Systems — GIS), in grado di gestire questo tipo di informazione; 

secondo quanto riportato dal rapporto «Indagine sulla georeferenziazione dei dati nella statistica ufficiale» della Presidenza del Consiglio dei ministri e la Commissione per garanzia dell’Informazione statistica «con il termine georeferenziazione si intende la procedura mediante la quale le unità statistiche sono localizzate con precisione sul territorio mediante coordinate relative ad un sistema di riferimento predefinito. Tali procedure richiedono di acquisire le coordinate puntuali delle unità statistiche oggetto di studio o ricorrendo in fase di rilevazione, ad esempio, a strumenti quali i GPS o effettuando «ex post» procedure di associazione con archivi elettronici da cui siano identificabili, con un adeguato livello di precisione, le coordinate territoriali dell’unità statistica coinvolta»; 

nello specifico, la georeferenziazione tramite associazioni con archivi di indirizzi (address matching) richiede una fase di predisposizione degli archivi elettronici mirata alla normalizzazione, in base a formati standard, preliminare a quella di record linkage. È, inoltre, di fondamentale importanza la correttezza e l’aggiornamento dei dati toponomastici rilevati, nonché la qualità della base territoriale in termini di accuratezza posizionale; 

la possibilità di disporre di informazioni georeferenziate risulta di fondamentale importanza per affrontare analisi quantitative di fenomeni connessi con la qualità dell’ambiente e individuare le interazioni presenti fra i fenomeni ambientali e le attività umane. In tal modo, la valutazione epidemiologica potrà rappresentare lo scenario in cui ricercare i fattori di rischio per la salute collettiva e individuale; 

la relazione menzionata ha illustrato come «in base all’utilizzo di tale procedura, si possono identificare diverse tipologie di studi quali: esami mirati alla mappatura di indicatori ambientali, ivi comprese variabili ambientali legate alla manifestazione di fenomeni meteorologici, fisici e geologici; studi mirati alla stima delle esposizioni degli individui a fattori inquinanti o ambientali; identificazione dei cluster di fenomeni ambientali; pianificazione di rilevazioni campionarie e definizione di reti di monitoraggio ambientale. In particolare, la necessità di costruire mappe tematiche di indicatori ambientali è legata essenzialmente ad esigenze di monitoraggio relativo, ad esempio, alla qualità dell’aria o delle acque. Inoltre, questa attività di monitoraggio permette di conoscere le stime sulla quantità di sostanza presente nel terreno o sulla quantità di inquinante a cui è esposto un individuo residente in una determinata porzione di territorio o la popolazione presente in una determinata area, oppure le stime sulla numerosità della popolazione che vive entro una certa distanza dalla rete stradale o dalle traiettorie di decollo e atterraggio degli aerei ed è quindi esposta ad un determinato livello di rumore possono fornire un’informazione rilevante sia da un punto di vista epidemiologico o economico ma anche ai fini normativi»; 

nel territorio nazionale esistono esperienze e progetti attuati attraverso l’utilizzo del sistema di georeferenziazione dei dati oncologici, ossia di strumenti finalizzati a studiare le relazioni dei casi di tumore correlati con l’ambiente di riferimento nel quale vive un individuo, per rispondere a richieste da parte di decisori pubblici, istituzioni ed associazioni del territorio –: 

alla luce di quanto esposto in premessa, se il Governo intenda, con la collaborazione delle aziende sanitarie locali, adottare un sistema informatizzato e integrato ambientale-sanitario georeferenziato. (4-17163)

Modifiche alla procedura di VIA – Interrogazione al MATTM   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture

Aris Prodani


Per sapere premesso che:

La Ministra per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 114/2015, il 20 marzo 2017, ha trasmesso all’Assemblea lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2014/52/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, a cui gli Stati membri devono conformarsi entro il 16 maggio 2017;


Lo schema di decreto, redatto dal MATTM, è stato sottoposto al parere dalle Commissioni Ambiente della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica entro il termine del 25 aprile 2017;

il testo dello schema di decreto legislativo modifica la disciplina e le modalità di svolgimento della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA). Tali modifiche includono: la ridefinizione dei contenuti della VIA; l’elaborazione di strumenti ulteriori finalizzati alla valutazione in oggetto; la revisione dell’ambito di applicazione; la ridefinizione del riparto tra competenze statali e competenze regionali; la revisione della composizione della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale e l’introduzione di un Comitato tecnico; la revisione delle modalità di svolgimento della VIA e l’introduzione del Provvedimento unico ambientale. In ultimo, le modifiche prevedono la ridefinizione delle modalità di monitoraggio, la revisione del sistema sanzionatorio e la ridefinizione delle tariffe a carico dei proponenti.


In attesa che lo schema del Dlgs VIA venga esaminato dal Consiglio dei Ministri per il varo definitivo (dopo i pareri di Regioni e Consiglio di Stato), il 12 aprile 2017 le associazioni ambientaliste hanno scritto una lettera al Ministro dell’Ambiente Galletti, e per conoscenza al Ministro Delrio e al Presidente Anac Cantone, per mettere in luce le criticità del testo.


Nello specifico, Greenpeace Italia, Legambiente, WWF e altre 17 associazioni hanno chiesto un riesame dello schema di decreto, spiegando come  “il modello seguito nell’AG n. 401 nella modifica delle procedure di VIA vigenti ricalca per molti versi l’impostazione dalla normativa speciale per le infrastrutture strategiche derivante dalla legge Obiettivo, ricompresa nel vecchio Codice Appalti (DLgs n. 163/2006), che sia la legge delega 11/2016, che il nuovo Codice Appalti (DLgs n. 50/2016) hanno inteso espressamente superare considerati i danni provocati dal 2001 al 2015 (…). Il Governo aveva assunto il solenne impegno di chiudere con le opache procedure accelerate e semplificate derivanti dalle legge Obiettivo, che tanti danni hanno creato alle casse dello Stato e all’ambiente, e invece torna a riproporle, estendendole, non più solo alle infrastrutture strategiche, ma a tutte le opere”.


le Associazioni hanno osservato come “l’impostazione attuale del DLgs non consenta né di indirizzare gli interventi verso le migliori soluzioni, né di contenere più semplicemente le ricadute sull’ambiente degli interventi, marginalizzando lo stesso ruolo del Ministero”. 


Tra le numerose modifiche le organizzazioni contestano: “la scelta contenuta nell’AG n. 401 di effettuare la valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità, invece che su quello definitivo, con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di VIA nelle fasi successive di progettazione, sottrae informazioni fondamentali al pubblico (sul dettaglio tecnico del progetto e sugli impatti sull’ambiente e sulle aree a vario titolo vincolate) e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente, con il rischio concreto (come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo) che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relativi impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie. 

E ogni variazione è in grado di far lievitare i costi delle opere provocando un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunità”.


Per questo le associazioni ambientaliste hanno chiesto  al Ministro Galletti “un serio e radicale ripensamento su molte delle disposizioni dell’AG n. 401 che, invece di costituire quel passo avanti, atteso e perseguito dal legislatore comunitario, costituiscono un passo indietro anche rispetto allo stesso testo vigente del DLgs n. 152/2006 (Testo Unico sull’Ambiente)”-:


alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda accogliere le richieste delle associazioni ambientaliste.


Tutela imprese vitivinicole Fvg – Interrogazione al Ministero delle Politiche Agricole    Leave a comment

Link Camera:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14913&ramo=CAMERA&leg=17
Testo:

Interrogazione a risposta scritta

Aris Prodani

Al  Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali

Per sapere – premesso che:
in data 8 aprile 2010 è stato sottoscritto a Verona il Protocollo d’intesa per la valorizzazione della nuova DOC Interregionale ‘PROSECCO’, tra il MIPAAF, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, le Organizzazioni agricole (Associazione Agricoltori – Kmečka zveza, Federazione Coldiretti Friuli Venezia Giulia, Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Confederazione Italiana Agricoltori), ed il Consorzio Tutela Vini Collio e Carso.

Lo scorso 12 aprile, lo scrivente ha depositato l’interrogazione n. 5-08380, sollecitata in data 17 giugno e 03 agosto 2016, ancora senza risposta, nella quale ha ricordato come “(…) a distanza di sei anni dalla firma del Protocollo ed in vista della sua scadenza, la Regione Fvg ha promosso un incontro con i rappresentanti del mondo vitivinicolo del Carso, dal quale è emersa la necessità di prolungare il Protocollo, aggiornandone i contenuti e coinvolgendo tutti i soggetti interessati”. A tal fine, al Ministro Maurizio Martina ha chiesto se intendesse attuare “una ricognizione, con il coinvolgimento della Regione Fvg e delle associazioni vitivinicole interessate, degli impegni assunti con il Protocollo del 2010 e se intendesse procedere, di concerto con la Regione Fvg, ad una rapido aggiornamento e prolungamento, insieme agli altri soggetti coinvolti, del Protocollo sul Prosecco Doc, venendo incontro alle esigenze ed alle necessità degli operatori del settore del Friuli Venezia Giulia”; 

Il Piccolo di Trieste, dopo la messa in onda di una inchiesta televisiva sulla produzione del prosecco durante una puntata della trasmissione Report, nell’articolo “Report infiamma la guerra del Prosecco” del 15 novembre 2016 ha spiegato che “l’inchiesta televisiva ha messo l’accento sull’accordo, quando cioè Ministero e Regione si impegnarono ad avviare una serie di iniziative per lo sviluppo agricolo delle aree del Carso triestino, come la sistemazione dei costoni e dei pastini e la promozione dei prodotti agricoli tipici della zona”; 

Franc Fabec, presidente dell’Associazione agricoltori-Kmecka Zveza, ha dichiarato che “ (…) quel protocollo, ci ha detto il ministro Martina, è scaduto ad aprile 2016 e non sarà rinnovato ma in tutti questi anni quel protocollo è rimasto praticamente lettera morta. Non è stato fatto quasi nulla di quello che ci era stato promesso. Solo la Regione Friuli Venezia Giulia, e bisogna dargliene atto, ha finanziato, per la sua parte, il Centro per la promozione dei prodotti del Carso in corso di realizzazione nella frazione di Prosecco. Ci sentiamo presi in giro diamo il nome del nostro territorio per tutelare e difendere un vino che vale miliardi e noi siamo rimasti a bocca asciutta. In tutti questi anni, sul Carso non è stato piantato un solo ettaro di Prosecco. Il nostro vino è stato e continua a essere la Glera”.

Secondo quanto si è appreso dal programma, nel 2015 ben 15mila aziende e 527 cantine presenti nelle province di Treviso, Padova, Vicenza, Belluno, Venezia, Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste hanno prodotto 438.698.000 bottiglie per un fatturato di due miliardi e 100 milioni di euro-:

quali iniziative il Ministro interrogato, di concerto con la Regione Friuli Venezia Giulia, intenda  attuare per lo sviluppo del settore vinicolo riportato in premessa e secondo quali modalità intenda far fronte alle esigenze e alle necessità degli operatori vitivinicoli del Friuli Venezia Giulia ed , in particolare, del territorio triestino.

Rischio sismico Krsko – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

​Link Camera:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/10087&ramo=CAMERA&leg=17

Testo:

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

La centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, è situata ad un centinaio di chilometri dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in direzione del vento di Bora. Dopo la sua costruzione, gli studi effettuati hanno accertato che l’area risulta essere una delle più sismiche della Slovenia. Il sito è stato infatti epicentro di diversi terremoti: magnitudo Richter M tra 5 e 5,5 nel 1628 e nel 1924, M6 nel 1917, M4,2 nel 2015.  Nel 1989 un terremoto di magnitudo M3,9 ha impresso alla centrale una accelerazione già superiore a quella di progetto. L’attività sismica, quindi, è continua, in tutta l’area interessata.

Da anni l’associazionismo ambientalista e diversi esperti segnalano come l’inquietante presenza del sito nucleare possa costituire un pericolo per le popolazioni e per l’ambiente, dovuto alla sua localizzazione in zona sismica ed alla vetustà dell’impianto, già interessato da fuoriuscite di materiale radioattivo.

L’interrogante si è più volte interessato alla questione con numerosi atti di sindacato ispettivo. Il Ministro Galletti, nella risposta agli atti  4 – 00417, 4 – 01177 e  4 – 06140 del 22 giugno 2016, ha affermato che “(…)  secondo l’Agenzia slovena per la sicurezza nucleare, gli stress test confermano che la centrale di Krško è tra le più sicure d’Europa e che le misure adottate sono già adeguate per fronteggiare la maggior parte dei possibili disastri naturali (…)”.

Il 13 maggio 2016, Galletti, in risposta all’atto n. 2-01368,  ha dichiarato che “sono in corso di realizzazione interventi per fronteggiare eventi estremi quali un sisma d’intensità doppia (accelerazione 0,6) rispetto a quella di progetto”;

Lo scorso 11 ottobre 2016, nell’Audizione presso la commissione 13° del Senato della Repubblica sulla pericolosità sismica di Krsko,  il dott. Decker, il dott. Sirovich e il Prof. Suhadolc hanno affermato che “(…) a Krško possono ripresentarsi terremoti forti almeno quanto quello già verificatosi nel 1917, ma probabilmente anche ben più forti e potrebbero avere conseguenze gravissime (…). Non esiste comunque un’autorità scientifica super partes, che controlli i progetti; quindi essi rimangono affidati quasi esclusivamente ai consulenti che, ovviamente, tendono ad assecondare la committenza. Ci  sembra di avere capito che i Paesi aderenti all’Unione europea possono sottoporre i propri eventuali dubbi in fatto di normative nucleari, siti specifici, stress test  etc. alla conferenza europea ENSREG. In tale sede, l’Italia è rappresentata dall’ISPRA che ha il compito di veicolare anche le eventuali osservazioni dei cosiddetti portatori di interessi o di competenze (…)”;

i tre esperti hanno, inoltre, affermato che “(..) la differenze tra PGA 0,6 (valore ottimisticamente considerato di sicurezza) e il valore 0,8 (rottura del nocciolo, secondo gli stress test); non dà nessuna garanzia. Se si adotta come valore medio 0,6, c’è un’alta probabilità che si superi il valore di 0,8 (…)”;

Un articolo del 19 ottobre 2016 di TriestePrima ha riportato le dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente del Friuli Venezia Vito, che ha ricordato come l’impianto termonucleare di Krsko è tenuto ad ottemperare tutti gli accordi internazionali in materia di sicurezza degli impianti nucleari che prevedono precisi obblighi per l’ente gestore come quello di fornire puntuali informazioni, tramite l’ISPRA, sullo stato degli impianti a Stati e Regioni limitrofe.  L’articolo riporta, inoltre, che “le più recenti informazioni fornite dall’ISPRA consentono di affermare che l’impianto risponde agli standard di sicurezza vigenti a livello internazionali, anche per quanto riguarda il rischio sismico”;

Il commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia Cañete, il 24 ottobre 2016 nella risposta ad una interrogazione che chiedeva alla Commissione Europea un approfondimento per rassicurare i cittadini sul rischio sismico della Centrale nucleare, ha riferito che gli stress test effettuati nel periodo 2011-2012 nell’ambito dell’ENSREG  per valutare la resistenza delle centrali nucleari a eventi esterni, hanno dimostrato che i margini di sicurezza sismica della centrale di Krško erano “sufficienti”-:

quali azioni il Ministro interrogato intenda intraprendere per chiarire  la preoccupante situazione e a quali esperti e istituzioni scientifiche intenda ricorrere per chiarire definitivamente la pericolosità sismica dell’area in questione; 

quali azioni intenda intraprendere di concerto con le autorità Slovene nella valutazione del rischio ambientale; 

se ritenga opportuno attivare in accordo con le autorità Slovene e gli organi competenti europei iniziative mirate a far luce sulla situazione citata in premessa; 

se, ed in quale modalità, intenda tener conto delle evidenze emerse dall’analisi dei ricercatori citati in premessa.

Messa in sicurezza ex depositi militari Aquilinia e Montedoro: a che punto siamo? – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

​Al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

Al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

 — Per sapere – premesso che:

le alture di Montedoro, a qualche chilometro di distanza da Trieste,  separano i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle – Dolina, digradando dal confine con la Slovenia al mare Adriatico;

nel sottosuolo nascondono un sistema di depositi militari per combustibili realizzato nel 1941, attualmente in stato di abbandono, che comprende una ventina di cisterne, a cui si aggiungono gallerie blindate e condutture interrate e mimetizzate in superficie;

Le aree in questione, inserite tra zone agricole abitualmente coltivate e zone residenziali e commerciali e non incluse nel S.I.N (Sito di Interesse Nazionale) di Trieste, risultano appartenenti al Demanio Militare dello Stato.

nell’atto n. 5-04303 del 17 dicembre 2014, lo scrivente ha illustrato la situazione di abbandono dei depositi militari di Montedoro ed ha chiesto ai Ministri interrogati di accertare lo stato di conservazione delle ex strutture militari e di provvedere alla eventuale messa in sicurezza;

il 21 febbraio 2015,  lo scrivente ha inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste per segnalare la pericolosità dovuta agli ex depositi sia per l’intersecazione con la rete dell’acquedotto sia per la prolungata assenza di manutenzione. Nell’istanza ha chiesto un intervento urgente per accertare e valutare la situazione delle aree interessate, nonché individuare eventuali responsabilità ed omissioni;

Nell’atto 4-08323 del 9 marzo 2015 l’interrogante ha illustrato una vicenda simile, riguardante il complesso militare in disuso di  Monte S. Giovanni, nella frazione di Aquilinia (Muggia), composto da cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di corridoi. Ai Ministri destinatari ha chiesto “di promuovere il monitoraggio delle cisterne interrate attivandosi per favorire, in breve tempo, la messa in sicurezza e la bonifica definitiva e non provvisoria della struttura militare dismessa”; 

il 29 gennaio 2016, la Direzione Regionale Fvg dell’Agenzia del Demanio, ha trasmesso la relazione “Schede n. TSB0178 e TSB0213 Ex Depositi militari carburanti e lubrificanti loc. Montedoro e Aquilinia”  a seguito delle risultanze delle indagini ambientali preliminari concluse il 30 dicembre 2015;
dal documento si evince che l’attività di indagine è stata “diretta inizialmente a verificare eventuali presenze di potenziali elementi inquinanti nei depositi sotterranei inutilizzati ivi presenti”;

alla ditta specializzata, incaricata di eseguire le ispezioni, è stata anche commissionata “la completa interdizione del compendio TSB0178, ripristinando la recinzione lungo la strada pubblica  e la sigillatura dei chiusini dei boccaporti aperti dei serbatoi per evitare sia problemi di sicurezza, sia che entri acqua piovana nei medesimi”; l’11/12/2015 è stato consegnato alla ditta il servizio di indagini per l’analisi di rischio sito specifica per la caratterizzazione dei cespiti citati;

l’impresa incaricata ha compiuto le indagini di rischio del sito specificatamente previste per ricercare residui riconducibili ad attività di stoccaggio di idrocarburi; “le ispezioni, però, non hanno riguardato solo i depositi interrati compresi in entrambi i compendi demaniali, ma sono stati effettuati anche i sopralluoghi dei rimanenti manufatti ivi insistenti, incluso l’esame dei soprassuoli della boscaglia all’interno dei siti per ricercare altre possibili fonti o tracce di inquinanti (…)” 

infine, dalla relazione è emerso che “al fine di quantificare i fondi necessari da richiedere per le bonifiche, a complemento della relazione del piano preliminare di caratterizzazione dei siti sono state fornite indicazioni preventive di massima dei possibili costi degli interventi di bonifica da attuarsi a seguito delle indicazioni contenute nel piano in aggiunta a quelle che saranno indicate dalla Provincie” e si è previsto di incaricare “professionisti esperti della materia per la progettazione operativa di interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente dei serbatoi, per poter mettere a gara le suddette bonifiche e le pulizie”;

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se intenda spiegare con chiarezza e secondo quali modalità saranno articolati gli interventi riguardanti previsti dalla relazione dell’Agenzia del demanio;

quali iniziative intenda intraprendere, di propria competenza e di concerto con gli enti locali, per attuare i necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza degli ex depositi militari.

Relazione inquinanti territorio nazionale: pubblicazione e azioni conseguenti – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

Link Camera: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/10080&ramo=CAMERA&leg=17
Testo:

​Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

in data 27 luglio 2015, sono stati presentati i dati relativi ad un’indagine di microscopia elettronica effettuata su alcuni campioni di polvere depositatasi in due diverse zone del rione di Servola (Trieste) in prossimità dell’omonima Ferriera. La dott.ssa Gatti, nel presentare i risultati, ha affermato che «Non ci sono dubbi che le particelle rilevate a Servola abbiano origine dalla Ferriera. La loro composizione è piuttosto costante e gli elementi chimici che compaiono sono del tutto compatibili con i minerali trattati nell’impianto»;

alla luce dell’acclarata pericolosità delle polveri, il Comune di Trieste, con il documento “Deposizioni di polveri. Norme comportamentali nelle operazioni di pulizia domestica” del 29 dicembre 2015  ha comunicato che “(…) vanno adottate, nelle operazioni di pulizia domestica precauzioni analoghe a quelle già indicate dall’A.A.S. n. 1 Triestina nella nota dell’1.9.2015. Si raccomanda pertanto vengano utilizzati idonei sistemi aspiranti (…) dotati di filtro HEPA e (…) l’utilizzo di guanti in gomma e maschere per polveri di tipo uso e getta”;

dai dati sulle Pm10 pubblicati dal sito di ArpaFvg relativi alla rete di monitoraggio si evince come le centraline posizionate in Via Svevo e Via Carpineto, nel 2015 hanno misurato il superamento dei valori medi giornalieri consentiti per più di 35 giornate, mentre la centralina più prossima all’impianto siderurgico, posta in via S.Lorenzo in Selva, ha raggiunto le 142 giornate di superamento dei limiti.

Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 23 gennaio 2016 ha riportato che “da agosto il benzo(a)pirene rilevato dalla centralina di via San Lorenzo in Selva si è mantenuto sotto il limite di un nanogrammo per metro cubo”. Tuttavia, “a causa delle concentrazioni dei primi mesi fino a tutto novembre la media annuale ha superato il limite di legge, attestandosi a 1,2 nanogrammi”;

A seguito dei risultati di due diverse campagne di analisi dei terreni superficiali in diverse aree pubbliche, il Comune di Trieste ha disposto, attraverso due distinte ordinanze sindacali di aprile e giugno 2016, la precauzionale limitazione all’accesso di alcuni spazi verdi pubblici, tra cui i giardini di due scuole; 

il 2 agosto 2016 il Commissario europeo per l’ambiente, Vella, nella risposta all’atto n. E-004494/2016 ha dichiarato che “in riferimento alla concentrazione di inquinanti registrata nel 2015, gli Stati membri hanno l’obbligo di informare la Commissione entro la fine di settembre 2016 e pertanto la Commissione non è ancora in grado di verificare i fatti in questione relativi al 2015 sulla base delle relazioni ufficiali redatte dallo Stato membro. Per il 2014, le autorità italiane hanno riferito di non aver superato il valore limite di PM10, né il valore-obiettivo B(a) nella zona di qualità dell’aria pertinente, mentre il PM2,5 era ancora oggetto di un valore-obiettivo. La Commissione riesaminerà la situazione alla luce della relazione annuale 2015, attesa per settembre 2016.”;

Il 22 novembre il sito online del Comune di Trieste  ha riportato la presentazione, del report “Servola: cosa ci dicono le segnalazioni dei cittadini e primi riscontri oggettivi” elaborato dal prof. Barbieri per conto del Comune di Trieste. “Il prof Barbieri ha esposto l’analisi approfondita effettuata sui dati relativi alle segnalazioni pervenute dalla popolazione all’Amministrazione, (…) su alterazioni e impatti ambientali, attraverso vari canali (email, telefono, a voce). Dati che sono stati riportati, per tramite del Servizio Ambiente ed Energia del Comune, anche dalle raccolte mensili delle segnalazioni ambientali giunte alla Polizia Municipale da gennaio 2009 a settembre 2016, per un totale complessivo di 4716 segnalazioni ambientali”.

Dall’elaborato è stato rilevato che “le molestie olfattive sono la tipologia di odori più indicati in tutti gli anni, in particolare nel 2015, l’anno con il maggior numero di segnalazioni come “irritazioni, difficoltà, malessere, nonché deposizioni e impatto acustico (…)”-: 

se intenda pubblicizzare la relazione annuale relativa alla concentrazione di inquinanti sul territorio nazionale inoltrata alla Commissione Europea;

quali iniziative, alla luce dei delle criticità emerse, intenda adottare a tutela della salute pubblica.