Archivio per la categoria ‘Comunicati stampa 2016

Tutela imprese vitivinicole Fvg – Interrogazione al Ministero delle Politiche Agricole    Leave a comment

Link Camera:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14913&ramo=CAMERA&leg=17
Testo:

Interrogazione a risposta scritta

Aris Prodani

Al  Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali

Per sapere – premesso che:
in data 8 aprile 2010 è stato sottoscritto a Verona il Protocollo d’intesa per la valorizzazione della nuova DOC Interregionale ‘PROSECCO’, tra il MIPAAF, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, le Organizzazioni agricole (Associazione Agricoltori – Kmečka zveza, Federazione Coldiretti Friuli Venezia Giulia, Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Confederazione Italiana Agricoltori), ed il Consorzio Tutela Vini Collio e Carso.

Lo scorso 12 aprile, lo scrivente ha depositato l’interrogazione n. 5-08380, sollecitata in data 17 giugno e 03 agosto 2016, ancora senza risposta, nella quale ha ricordato come “(…) a distanza di sei anni dalla firma del Protocollo ed in vista della sua scadenza, la Regione Fvg ha promosso un incontro con i rappresentanti del mondo vitivinicolo del Carso, dal quale è emersa la necessità di prolungare il Protocollo, aggiornandone i contenuti e coinvolgendo tutti i soggetti interessati”. A tal fine, al Ministro Maurizio Martina ha chiesto se intendesse attuare “una ricognizione, con il coinvolgimento della Regione Fvg e delle associazioni vitivinicole interessate, degli impegni assunti con il Protocollo del 2010 e se intendesse procedere, di concerto con la Regione Fvg, ad una rapido aggiornamento e prolungamento, insieme agli altri soggetti coinvolti, del Protocollo sul Prosecco Doc, venendo incontro alle esigenze ed alle necessità degli operatori del settore del Friuli Venezia Giulia”; 

Il Piccolo di Trieste, dopo la messa in onda di una inchiesta televisiva sulla produzione del prosecco durante una puntata della trasmissione Report, nell’articolo “Report infiamma la guerra del Prosecco” del 15 novembre 2016 ha spiegato che “l’inchiesta televisiva ha messo l’accento sull’accordo, quando cioè Ministero e Regione si impegnarono ad avviare una serie di iniziative per lo sviluppo agricolo delle aree del Carso triestino, come la sistemazione dei costoni e dei pastini e la promozione dei prodotti agricoli tipici della zona”; 

Franc Fabec, presidente dell’Associazione agricoltori-Kmecka Zveza, ha dichiarato che “ (…) quel protocollo, ci ha detto il ministro Martina, è scaduto ad aprile 2016 e non sarà rinnovato ma in tutti questi anni quel protocollo è rimasto praticamente lettera morta. Non è stato fatto quasi nulla di quello che ci era stato promesso. Solo la Regione Friuli Venezia Giulia, e bisogna dargliene atto, ha finanziato, per la sua parte, il Centro per la promozione dei prodotti del Carso in corso di realizzazione nella frazione di Prosecco. Ci sentiamo presi in giro diamo il nome del nostro territorio per tutelare e difendere un vino che vale miliardi e noi siamo rimasti a bocca asciutta. In tutti questi anni, sul Carso non è stato piantato un solo ettaro di Prosecco. Il nostro vino è stato e continua a essere la Glera”.

Secondo quanto si è appreso dal programma, nel 2015 ben 15mila aziende e 527 cantine presenti nelle province di Treviso, Padova, Vicenza, Belluno, Venezia, Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste hanno prodotto 438.698.000 bottiglie per un fatturato di due miliardi e 100 milioni di euro-:

quali iniziative il Ministro interrogato, di concerto con la Regione Friuli Venezia Giulia, intenda  attuare per lo sviluppo del settore vinicolo riportato in premessa e secondo quali modalità intenda far fronte alle esigenze e alle necessità degli operatori vitivinicoli del Friuli Venezia Giulia ed , in particolare, del territorio triestino.

Annunci

Rischio sismico Krsko – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

​Link Camera:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/10087&ramo=CAMERA&leg=17

Testo:

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

La centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, è situata ad un centinaio di chilometri dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in direzione del vento di Bora. Dopo la sua costruzione, gli studi effettuati hanno accertato che l’area risulta essere una delle più sismiche della Slovenia. Il sito è stato infatti epicentro di diversi terremoti: magnitudo Richter M tra 5 e 5,5 nel 1628 e nel 1924, M6 nel 1917, M4,2 nel 2015.  Nel 1989 un terremoto di magnitudo M3,9 ha impresso alla centrale una accelerazione già superiore a quella di progetto. L’attività sismica, quindi, è continua, in tutta l’area interessata.

Da anni l’associazionismo ambientalista e diversi esperti segnalano come l’inquietante presenza del sito nucleare possa costituire un pericolo per le popolazioni e per l’ambiente, dovuto alla sua localizzazione in zona sismica ed alla vetustà dell’impianto, già interessato da fuoriuscite di materiale radioattivo.

L’interrogante si è più volte interessato alla questione con numerosi atti di sindacato ispettivo. Il Ministro Galletti, nella risposta agli atti  4 – 00417, 4 – 01177 e  4 – 06140 del 22 giugno 2016, ha affermato che “(…)  secondo l’Agenzia slovena per la sicurezza nucleare, gli stress test confermano che la centrale di Krško è tra le più sicure d’Europa e che le misure adottate sono già adeguate per fronteggiare la maggior parte dei possibili disastri naturali (…)”.

Il 13 maggio 2016, Galletti, in risposta all’atto n. 2-01368,  ha dichiarato che “sono in corso di realizzazione interventi per fronteggiare eventi estremi quali un sisma d’intensità doppia (accelerazione 0,6) rispetto a quella di progetto”;

Lo scorso 11 ottobre 2016, nell’Audizione presso la commissione 13° del Senato della Repubblica sulla pericolosità sismica di Krsko,  il dott. Decker, il dott. Sirovich e il Prof. Suhadolc hanno affermato che “(…) a Krško possono ripresentarsi terremoti forti almeno quanto quello già verificatosi nel 1917, ma probabilmente anche ben più forti e potrebbero avere conseguenze gravissime (…). Non esiste comunque un’autorità scientifica super partes, che controlli i progetti; quindi essi rimangono affidati quasi esclusivamente ai consulenti che, ovviamente, tendono ad assecondare la committenza. Ci  sembra di avere capito che i Paesi aderenti all’Unione europea possono sottoporre i propri eventuali dubbi in fatto di normative nucleari, siti specifici, stress test  etc. alla conferenza europea ENSREG. In tale sede, l’Italia è rappresentata dall’ISPRA che ha il compito di veicolare anche le eventuali osservazioni dei cosiddetti portatori di interessi o di competenze (…)”;

i tre esperti hanno, inoltre, affermato che “(..) la differenze tra PGA 0,6 (valore ottimisticamente considerato di sicurezza) e il valore 0,8 (rottura del nocciolo, secondo gli stress test); non dà nessuna garanzia. Se si adotta come valore medio 0,6, c’è un’alta probabilità che si superi il valore di 0,8 (…)”;

Un articolo del 19 ottobre 2016 di TriestePrima ha riportato le dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente del Friuli Venezia Vito, che ha ricordato come l’impianto termonucleare di Krsko è tenuto ad ottemperare tutti gli accordi internazionali in materia di sicurezza degli impianti nucleari che prevedono precisi obblighi per l’ente gestore come quello di fornire puntuali informazioni, tramite l’ISPRA, sullo stato degli impianti a Stati e Regioni limitrofe.  L’articolo riporta, inoltre, che “le più recenti informazioni fornite dall’ISPRA consentono di affermare che l’impianto risponde agli standard di sicurezza vigenti a livello internazionali, anche per quanto riguarda il rischio sismico”;

Il commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia Cañete, il 24 ottobre 2016 nella risposta ad una interrogazione che chiedeva alla Commissione Europea un approfondimento per rassicurare i cittadini sul rischio sismico della Centrale nucleare, ha riferito che gli stress test effettuati nel periodo 2011-2012 nell’ambito dell’ENSREG  per valutare la resistenza delle centrali nucleari a eventi esterni, hanno dimostrato che i margini di sicurezza sismica della centrale di Krško erano “sufficienti”-:

quali azioni il Ministro interrogato intenda intraprendere per chiarire  la preoccupante situazione e a quali esperti e istituzioni scientifiche intenda ricorrere per chiarire definitivamente la pericolosità sismica dell’area in questione; 

quali azioni intenda intraprendere di concerto con le autorità Slovene nella valutazione del rischio ambientale; 

se ritenga opportuno attivare in accordo con le autorità Slovene e gli organi competenti europei iniziative mirate a far luce sulla situazione citata in premessa; 

se, ed in quale modalità, intenda tener conto delle evidenze emerse dall’analisi dei ricercatori citati in premessa.

Messa in sicurezza ex depositi militari Aquilinia e Montedoro: a che punto siamo? – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

​Al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

Al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

 — Per sapere – premesso che:

le alture di Montedoro, a qualche chilometro di distanza da Trieste,  separano i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle – Dolina, digradando dal confine con la Slovenia al mare Adriatico;

nel sottosuolo nascondono un sistema di depositi militari per combustibili realizzato nel 1941, attualmente in stato di abbandono, che comprende una ventina di cisterne, a cui si aggiungono gallerie blindate e condutture interrate e mimetizzate in superficie;

Le aree in questione, inserite tra zone agricole abitualmente coltivate e zone residenziali e commerciali e non incluse nel S.I.N (Sito di Interesse Nazionale) di Trieste, risultano appartenenti al Demanio Militare dello Stato.

nell’atto n. 5-04303 del 17 dicembre 2014, lo scrivente ha illustrato la situazione di abbandono dei depositi militari di Montedoro ed ha chiesto ai Ministri interrogati di accertare lo stato di conservazione delle ex strutture militari e di provvedere alla eventuale messa in sicurezza;

il 21 febbraio 2015,  lo scrivente ha inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste per segnalare la pericolosità dovuta agli ex depositi sia per l’intersecazione con la rete dell’acquedotto sia per la prolungata assenza di manutenzione. Nell’istanza ha chiesto un intervento urgente per accertare e valutare la situazione delle aree interessate, nonché individuare eventuali responsabilità ed omissioni;

Nell’atto 4-08323 del 9 marzo 2015 l’interrogante ha illustrato una vicenda simile, riguardante il complesso militare in disuso di  Monte S. Giovanni, nella frazione di Aquilinia (Muggia), composto da cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di corridoi. Ai Ministri destinatari ha chiesto “di promuovere il monitoraggio delle cisterne interrate attivandosi per favorire, in breve tempo, la messa in sicurezza e la bonifica definitiva e non provvisoria della struttura militare dismessa”; 

il 29 gennaio 2016, la Direzione Regionale Fvg dell’Agenzia del Demanio, ha trasmesso la relazione “Schede n. TSB0178 e TSB0213 Ex Depositi militari carburanti e lubrificanti loc. Montedoro e Aquilinia”  a seguito delle risultanze delle indagini ambientali preliminari concluse il 30 dicembre 2015;
dal documento si evince che l’attività di indagine è stata “diretta inizialmente a verificare eventuali presenze di potenziali elementi inquinanti nei depositi sotterranei inutilizzati ivi presenti”;

alla ditta specializzata, incaricata di eseguire le ispezioni, è stata anche commissionata “la completa interdizione del compendio TSB0178, ripristinando la recinzione lungo la strada pubblica  e la sigillatura dei chiusini dei boccaporti aperti dei serbatoi per evitare sia problemi di sicurezza, sia che entri acqua piovana nei medesimi”; l’11/12/2015 è stato consegnato alla ditta il servizio di indagini per l’analisi di rischio sito specifica per la caratterizzazione dei cespiti citati;

l’impresa incaricata ha compiuto le indagini di rischio del sito specificatamente previste per ricercare residui riconducibili ad attività di stoccaggio di idrocarburi; “le ispezioni, però, non hanno riguardato solo i depositi interrati compresi in entrambi i compendi demaniali, ma sono stati effettuati anche i sopralluoghi dei rimanenti manufatti ivi insistenti, incluso l’esame dei soprassuoli della boscaglia all’interno dei siti per ricercare altre possibili fonti o tracce di inquinanti (…)” 

infine, dalla relazione è emerso che “al fine di quantificare i fondi necessari da richiedere per le bonifiche, a complemento della relazione del piano preliminare di caratterizzazione dei siti sono state fornite indicazioni preventive di massima dei possibili costi degli interventi di bonifica da attuarsi a seguito delle indicazioni contenute nel piano in aggiunta a quelle che saranno indicate dalla Provincie” e si è previsto di incaricare “professionisti esperti della materia per la progettazione operativa di interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente dei serbatoi, per poter mettere a gara le suddette bonifiche e le pulizie”;

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se intenda spiegare con chiarezza e secondo quali modalità saranno articolati gli interventi riguardanti previsti dalla relazione dell’Agenzia del demanio;

quali iniziative intenda intraprendere, di propria competenza e di concerto con gli enti locali, per attuare i necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza degli ex depositi militari.

Tutelare settore trasporto pullman turistici – Interrogazione Ministero dei Trasporti   Leave a comment

Link Camera:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/10107&ramo=CAMERA&leg=17
Testo:

​Interrogazione a risposta scritta

Aris PRODANI

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro degli affari esteri

Per sapere – premesso che:

in data 4 novembre 2016, presso l’Hotel Holiday Inn a Roma, si è tenuta la prima assemblea nazionale degli Operatori Trasporto passeggeri mediante Autobus Turistici, durante il quale sono intervenuti  i rappresentanti delle principali associazioni di categoria e molti operatori del settore. Nel corso del dibattito sono state affrontate le problematiche del settore che, anche acuite dalla crisi economica, stanno penalizzando il settore del trasporto persone, nonchè le gravi criticità generate dalla pratica del cabotaggio.

Federnoleggio (Federazione Italiana delle Imprese di Noleggio Auto e Autobus con Conducente) di Napoli ha dichiarato che, senza un reale supporto alle aziende italiane, “l’introduzione di questa pratica, ha avuto conseguenze drammatiche per le imprese che subiscono le conseguenze di una turbativa di mercato da parte di vettori provenienti dal resto d’Europa, in particolar modo dei paesi dell’est che, in quanto soggetti ad un regime fiscale vantaggioso, stanno erodendo il mercato italiano”;

la Federazione, il 10 novembre 2016, ha promosso l’invio, da parte degli operatori, di una segnalazione indirizzata alle Istituzioni con la quale sono state avanzate diverse istanze. Oltre all’istituzione delle “dovute procedure di controllo” nei confronti dei vettori stranieri, la missiva richiede una politica di interventi finalizzati a “mettere le aziende italiane in condizione di competitività con i vettori dei paesi membri”.

In particolare, le proposte prevedono di  “recuperare le accise sui carburanti, bene avente funzione di materia prima per lo svolgimento delle attività ” come già avviene per altri settori, “incentivare le innovazioni in materia di sicurezza stradale, salvaguardia ambientale, introducendo la rottamazione anche per gli autobus G.T. così come avviene per il trasporto merci e il TPL (…), consentire alle aziende di poter accedere ai fondi europei, riservati in Italia al turismo e al trasporto pubblico locale ma non al trasporto passeggeri mediante autobus a noleggio con conducente (…)”.

Inoltre, le richieste mirano a determinare“una connotazione precisa all’attività di trasporto passeggeri mediante autobus  a noleggio con conducente, in quanto,  con la definizione “Altri trasporti terrestri”, attualmente ha una identificazione di attività economica (ATECO) molto vaga e allo stesso tempo non prevista in nessuna tipologia di interventi”;

Gli operatori propongono di tutelare il settore degli autobus turistici dalle elevate tasse d’ingresso, presenti in molte città italiane, e tali da limitare l’ingresso nei centri storici dei turisti che giungono in autobus G.T., nati per il contenimento delle emissioni e tramutati in un semplice balzello. 

Come segnalato dall’interrogante, nell’atto n. 4-05882 del 07 agosto 2014, la disomogeneità della disciplina tariffaria delle ZTL può costituire un grave ostacolo e un freno al turismo nazionale e internazionale. Nell’atto ha chiesto infatti al Governo quali iniziative intenda adottare per garantire una disciplina omogenea e razionale delle ZTL che non ostacoli i flussi turistici nell’accesso ai centri delle città, e se intenda intervenire per evitare che l’imposta di soggiorno possa costituire una inaccettabile duplicazione degli oneri a carico dei turisti che utilizzano l’autobus come mezzo di trasporto. 

In ultimo, la segnalazione chiede di fare chiarezza “sulle omologazioni dei Fap/filtri antiparticolato che per il ministero dei Trasporti adeguano i veicoli a classi di emissioni meno inquinanti, ma non vengono riconosciuti dai comuni che in palese contrasto con quanto riportato sulla carta di circolazione, applicano tariffe di ingresso nelle città, riportando la classe di emissione a quella originaria (…);

lo scrivente ha analizzato il fenomeno del cabotaggio terrestre in alcuni atti di sindacato ispettivo, ancora senza risposta. Nell’atto n. 4 – 05730 del 30 luglio 2014 ha chiesto ai Ministeri competenti di adottare “misure urgenti per promuovere ed incentivare controlli mirati e azioni coordinate tra forze di polizia, prefetture e motorizzazione per garantirne l’efficacia”. Mentre, con l’atto n. 4 – 05274, del 25 giugno 2014 ha richiesto al Governo se intenda rivolgersi presso la Commissione dell’Unione Europea per l’adozione della clausola di salvaguardia sul cabotaggio terrestre, proprio in considerazione delle distorsioni del mercato in atto.

il 7 ottobre 2015, in sede di discussione e approvazione del disegno di Legge per la Concorrenza presso la Camera, il Governo ha accolto l’ordine del giorno n. 9/03012-A/00  presentato dallo scrivente, il cui impegno ha previsto di valutare l’istituzione di un gruppo di lavoro interministeriale con il compito di individuare i fenomeni distorsivi ed irregolari presenti nel settore del trasporto persone e ad elaborare delle proposte operative a tutela degli operatori nazionali-:

quali provvedimenti, in relazione alle criticità presenti nel settore dei trasporti e al recente appello degli operatori riportato in premessa, i Ministri interrogati intendano attuare per rendere operativi gli impegni assunti nell’ordine del giorno n. 9/03012-A/004;

se, e secondo quali modalità e tempistiche, intendano dar seguito alle proposte avanzate dagli operatori del settore. 

Relazione inquinanti territorio nazionale: pubblicazione e azioni conseguenti – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

Link Camera: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/10080&ramo=CAMERA&leg=17
Testo:

​Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

in data 27 luglio 2015, sono stati presentati i dati relativi ad un’indagine di microscopia elettronica effettuata su alcuni campioni di polvere depositatasi in due diverse zone del rione di Servola (Trieste) in prossimità dell’omonima Ferriera. La dott.ssa Gatti, nel presentare i risultati, ha affermato che «Non ci sono dubbi che le particelle rilevate a Servola abbiano origine dalla Ferriera. La loro composizione è piuttosto costante e gli elementi chimici che compaiono sono del tutto compatibili con i minerali trattati nell’impianto»;

alla luce dell’acclarata pericolosità delle polveri, il Comune di Trieste, con il documento “Deposizioni di polveri. Norme comportamentali nelle operazioni di pulizia domestica” del 29 dicembre 2015  ha comunicato che “(…) vanno adottate, nelle operazioni di pulizia domestica precauzioni analoghe a quelle già indicate dall’A.A.S. n. 1 Triestina nella nota dell’1.9.2015. Si raccomanda pertanto vengano utilizzati idonei sistemi aspiranti (…) dotati di filtro HEPA e (…) l’utilizzo di guanti in gomma e maschere per polveri di tipo uso e getta”;

dai dati sulle Pm10 pubblicati dal sito di ArpaFvg relativi alla rete di monitoraggio si evince come le centraline posizionate in Via Svevo e Via Carpineto, nel 2015 hanno misurato il superamento dei valori medi giornalieri consentiti per più di 35 giornate, mentre la centralina più prossima all’impianto siderurgico, posta in via S.Lorenzo in Selva, ha raggiunto le 142 giornate di superamento dei limiti.

Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 23 gennaio 2016 ha riportato che “da agosto il benzo(a)pirene rilevato dalla centralina di via San Lorenzo in Selva si è mantenuto sotto il limite di un nanogrammo per metro cubo”. Tuttavia, “a causa delle concentrazioni dei primi mesi fino a tutto novembre la media annuale ha superato il limite di legge, attestandosi a 1,2 nanogrammi”;

A seguito dei risultati di due diverse campagne di analisi dei terreni superficiali in diverse aree pubbliche, il Comune di Trieste ha disposto, attraverso due distinte ordinanze sindacali di aprile e giugno 2016, la precauzionale limitazione all’accesso di alcuni spazi verdi pubblici, tra cui i giardini di due scuole; 

il 2 agosto 2016 il Commissario europeo per l’ambiente, Vella, nella risposta all’atto n. E-004494/2016 ha dichiarato che “in riferimento alla concentrazione di inquinanti registrata nel 2015, gli Stati membri hanno l’obbligo di informare la Commissione entro la fine di settembre 2016 e pertanto la Commissione non è ancora in grado di verificare i fatti in questione relativi al 2015 sulla base delle relazioni ufficiali redatte dallo Stato membro. Per il 2014, le autorità italiane hanno riferito di non aver superato il valore limite di PM10, né il valore-obiettivo B(a) nella zona di qualità dell’aria pertinente, mentre il PM2,5 era ancora oggetto di un valore-obiettivo. La Commissione riesaminerà la situazione alla luce della relazione annuale 2015, attesa per settembre 2016.”;

Il 22 novembre il sito online del Comune di Trieste  ha riportato la presentazione, del report “Servola: cosa ci dicono le segnalazioni dei cittadini e primi riscontri oggettivi” elaborato dal prof. Barbieri per conto del Comune di Trieste. “Il prof Barbieri ha esposto l’analisi approfondita effettuata sui dati relativi alle segnalazioni pervenute dalla popolazione all’Amministrazione, (…) su alterazioni e impatti ambientali, attraverso vari canali (email, telefono, a voce). Dati che sono stati riportati, per tramite del Servizio Ambiente ed Energia del Comune, anche dalle raccolte mensili delle segnalazioni ambientali giunte alla Polizia Municipale da gennaio 2009 a settembre 2016, per un totale complessivo di 4716 segnalazioni ambientali”.

Dall’elaborato è stato rilevato che “le molestie olfattive sono la tipologia di odori più indicati in tutti gli anni, in particolare nel 2015, l’anno con il maggior numero di segnalazioni come “irritazioni, difficoltà, malessere, nonché deposizioni e impatto acustico (…)”-: 

se intenda pubblicizzare la relazione annuale relativa alla concentrazione di inquinanti sul territorio nazionale inoltrata alla Commissione Europea;

quali iniziative, alla luce dei delle criticità emerse, intenda adottare a tutela della salute pubblica. 

Inquinamento aree a mare Sin di Trieste – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

Link Camera: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14964&ramo=CAMERA&leg=17%C2%A0
Testo:

​Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che: 

nella Conferenza dei servizi istruttoria del 25 novembre 2015 relativa al SIN di Trieste,  sono stati presentati i “Risultati piano di caratterizzazione dell’area marina costiera prospiciente il sito di Trieste”, 

durante la prima fase “(…) per la caratterizzazione ambientale dell’area marino costiera del SIN di Trieste sono stati eseguiti 66 sondaggi a diverse profondità e dalle analisi sui campioni di sedimento si è riscontrata una contaminazione diffusa per quanto riguarda i metalli pesanti (…)”. 

Le aree ad elevata compromissione ambientale  risultano essere “quelle con pressioni industriali (in particolar modo le aree antistanti lo stabilimento di Servola) e quelle a vocazione cantieristica. (…) Le aree con caratteristiche portuali presentano situazioni di inquinamento evidente dovuto alle attività di movimentazione marittima passate e presenti (…). Per tali aree si deve evidenziare un inquinamento indotto derivante da attività e lavorazioni  in aree limitrofe con particolare riferimento agli IPA”;

Inoltre, si evince che “l’inquinamento in buona parte dello specchio acqueo del SIN risulta sensibile nello strato di sedimenti superficiali con una rapida decrescita all’aumentare della profondità, questo a meno delle aree di accumulo site in area industriale/cantieristica i cui frequenti apporti e rimescolamenti fanno riscontrare situazioni di inquinamento più profonde”;

La seconda fase riporta i risultati della caratterizzazione integrativa dell’area marino-costiera antistante il litorale di Muggia: “è stata eseguita una campagna di 23 sondaggi, disposti lungo il litorale di Muggia spinti fino alla profondità di 3 metri; (…) inoltre sono stati individuati 12 sondaggi per i quali, nella precedente campagna del 2013, erano stati riscontrati superamenti dei valori degli analiti nell’ultimo livello analizzato, e si è proceduto con l’analisi del livello successivo. Sono stati, infine, eseguiti 24 sondaggi per mezzo di box corer. Tali indagini (….) sono state  integrate dalle valutazioni eco tossicologiche e geo-biochimiche volte alla valutazione della qualità della colonna d’acqua e dei sedimenti superficiali”.

L’ ISS, nel parere istruttorio richiesto dal MATTM, ha riportato che “è stata definita ed approvata la nuova procedura per la derivazione dei valori di riferimento in aree marine e salmastre” interne alla perimetrazione dei SIN, così come previsto dall’Art. 5-bis c. 2 lett. d) della Legge 28 gennaio 1994, n. 84.

Tale procedura, valida esclusivamente nell’ambito dei SIN, è stata approvata dal MATTM con il Decreto Direttoriale n.351 dell’08.06.2016 e  prevede che ” il superamento dei valori chimici di riferimento (…) potrebbe comportare un’elevata probabilità di effetti tossici per le comunità bentoniche e rischi per la salute umana in caso di consumo di prodotti ittici provenienti da tale area (bioaccumulo)”;

A riguardo, l’ISS ha evidenziato che la procedura “prevede di valutare la presenza “di alcuni contaminanti chimici bioaccumulabili in organismi acquatici prevalentemente stanziali e di compararli con limiti normativi previsti dalla legislazione europea corrente (…). Alcuni dei contaminati bioaccumulabili previsti (…) sono stati riscontrati diffusamente nei sedimenti nel SIN di Trieste in particolare negli strati superficiali (…)”.

lnfine, la Conferenza dei servizi ha chiesto all’ISPRA e all’ISS, e di concerto con ARPA FVG, “di definire i valori di riferimento secondo la nuova procedura al fine di stabilire le eventuali ulteriori azioni da intraprendere”-:

Se il Ministro interrogato, in relazione alla procedura per la derivazione dei valori di riferimento, intenda specificarne i contenuti e comunicare le eventuali evidenze emerse

alla luce dei risultati ottenuti, quali azioni intenda predisporre.

Amianto nei terreni della Piattaforma Logistica – Interrogazione al Ministero della Salute   Leave a comment

​Link Camera http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14982&ramo=CAMERA&leg=17

Testo:

Interrogazione  a risposta scritta

Aris Prodani

Al Ministro della Salute

Per sapere – premesso che:

la legge 257 del 1992 stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto a causa della sua pericolosità per la salute pubblica, dovuta alla natura fibrosa che, anche se a bassissime concentrazioni, può provocare patologie gravi che interessano prevalentemente l’apparato respiratorio come l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma; 

in data 12 ottobre 2016, presso il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, si è svolta una riunione tecnica nell’ambito del SIN (Sito di interesse Nazionale) di Trieste, in video conferenza dalla sede della Regione Friuli Venezia Giulia, su quanto comunicato dall’Autorità Portuale di Trieste(A.P.T.) con nota prot. n. 6872/P del 6.10.2016;

l’A.P.T , nell’ambito del progetto “Piattaforma logistica tra lo Scalo Legnami e l’ex Italsider – Hub portuale di Trieste – I Stralcio” approvato con delibera CIPE n. 57/2012, ha evidenziato che “sono stati rinvenuti frammenti di MCA (materiali contenti amianto) e amianto in fibre sparse in prossimità del  limite nord dell’area in concessione”.

Dal resoconto della riunione si evince come “i suddetti materiali, sebbene non previsti dal progetto di bonifica, sono stati gestiti e smaltiti secondo la normativa vigente presso impianti autorizzatori. Successivamente, in data 13 settembre 2016 in aree vicine agli insediamenti industriali siderurgici sono stati rinvenuti ulteriori elementi in MCA deteriorato e in fibre.”

L’A.P.T “ritiene che i volumi di MCA ritrovati non cambiano l’analisi di rischio alla base del progetto di bonifica e che i residui di MCA, rinvenibili oltre le quote di fondo scavo possono non essere rimossi in quanto le opere eseguite hanno caratteristiche per cui i residui di MCA nel terreno sono isolati permanentemente dall’ambiente circostante e dall’uomo. Ogni diversa azione darebbe luogo a  maggiori rischi ambientali e sanitari e a costi non sostenibili per l’esecuzione del progetto”;

sulla profondità dei MCA rinvenuti e dei materiali di riporto l’A.P.T ha comunicato che “i MCA si trovano ubicati in area vicina alla costa, tra le opere di palanconlato e del CSM (Cutter Soil Mixing); la profondità del palancolato e del CSM in alcuni punti arriva fino a – 20 m; i MCA interessano una percentuale significativa degli scavi effettuati; i materiali di riporto sono presenti fino a profondità di c.a. – 10 m.”;
il ritrovamento di MCA comporta “una modifica delle condizioni alla base del progetto di bonifica approvato in quanto si aggiunge una nuova tipologia di contaminante che, trattandosi di amianto, segue una normativa a sè stante e implica una integrazione delle tecnologie di bonifica previste”-:

Secondo quale modalità il Ministro interrogato, di concerto con le istituzioni territoriali,  intenda intervenire per accertare eventuali conseguenze sanitarie a carico dei lavoratori che hanno operato nelle prescritte aree e a carico dei residenti delle zone residenziali contermini.