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Prodani, inquinamento grotte Trebiciano: basta scaricabarili – Interrogazione 13 giugno 2015   Leave a comment

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
Prodani
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
– per sapere
– premesso che: 

nella frazione triestina di Trebiciano, sul Carso, è stata in funzione  tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘70 una discarica di rifiuti solidi urbani a cielo aperto. Dopo  la sua dismissione i rifiuti sono stati coperti da uno strato di riporti provenienti da demolizioni e scavi effettuati nella città di Trieste. Tale strato è ormai  eroso dagli agenti atmosferici  e dalle acque di ruscellamento;
l’ex discarica di Trebiciano per l’elevata carsificabilità dell’area e per la mancanza di impermeabilizzazione del fondo, costituisce una grave fonte di inquinamento non solo per il terreno ma anche per le acque sotterranee carsiche; 
a circa 500 metri dall’ex discarica si trova l’Abisso di Trebiciano, una delle grotte visitabili più note della zona, nelle cui profondità scorre il fiume sotterraneo Timavo che drena le acque filtrate dalla zona sovrastante ed alimenta poi le sorgenti di S. Giovanni di Duino, nei pressi del mare. Negli ultimi anni durante prolungati periodi di siccità si è reso necessario  attingere  le acque del fiume per fornire la Provincia di Trieste;
dal 1990, infatti, il Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino (CAT) ha avviato una campagna d’informazione sulle grotte inquinate, ostruite e distrutte di cui ha regolarmente aggiornato l’elenco, inviato successivamente al Catasto competente; 
> attualmente il catasto regionale delle grotte comprende circa 7500 cavità censite e rilevate, 25 delle quali assoggettate a tutela paesaggistica in virtù delle eccezionali caratteristiche di interesse geologico, preistorico e storico, ai sensi del dlgs n. 490 del 1999 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali). Alcune di queste 25 cavità sono prossime alla ex discarica di Trebiciano; 
il 3 luglio del 2000, la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in missione a Trieste per far luce sul regolare funzionamento delle discariche regionali, ha ascoltato in audizione rappresentanti delle autorità locali e delle imprese interessate nonchè il Prefetto, il Questore, il Procuratore distrettuale antimafia e i rappresentanti delle forze dell’ordine del capoluogo giuliano; 
nel corso delle audizioni, sia il Prefetto che il Questore hanno ridimensionato il fenomeno di infiltrazioni delinquenziali nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, mentre  il Procuratore distrettuale antimafia,  Nicola Maria Pace, ha dichiarato che “la zona di Gorizia, così come quella di Trieste e il Carso in generale, per la loro conformazione geologica costituiscono un luogo ideale per forme di smaltimento clandestine”; 
la Commissione, ricostituita nella XIV Legislatura, ha inviato nuovamente  a Trieste nel novembre del 2002 una delegazione che ha ascoltato rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle associazioni ambientaliste; 
“durante le audizioni – si legge nel documento finale della Commissione – è stato osservato sia dai componenti della Commissione parlamentare, sia da associazioni ambientaliste il grave inquinamento delle cavità naturali dell’altopiano carsico della provincia di Trieste. L’assessore all’ambiente della provincia di Trieste, in merito, ha evidenziato la determinazione dell’amministrazione nell’affrontare, in modo responsabile, questa delicata emergenza ambientale, ribadendo che, effettivamente, esistono delle vere e proprie discariche nelle grotte del Carso. Negli scorsi decenni, nelle grotte carsiche, è stato scaricato di tutto, dall’olio combusto, durante il periodo del governo militare alleato, a materiale di ogni tipo, anche di natura bellica. [….] Con la Regione, l’amministrazione provinciale ha attivato le necessarie procedure amministrative per definire specifiche convenzioni, anche con associazioni di speleologi, per acquisire ulteriori elementi di valutazione sul reale stato di inquinamento che consentano gli indifferibili interventi mirati, che comunque non potranno prescindere dal diretto coinvolgimento del ministero dell’ambiente” ;
il 21 gennaio 2014  l’interrogante ha presentato una interrogazione, la n. 5-01930, in cui  si evidenziava il rischio reale di inquinamento delle falde acquifere del fiume Timavo sottostante all’Abisso di Trebiciano,  riportando  anche il lavoro svolto dalla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti  conclusosi con l’impegno dell’Assessore all’Ambiente della provincia di Trieste di voler affrontare tale emergenza ambientale;
da un articolo del Piccolo del 2 febbraio 2014, di poco successivo al deposito dell’interrogazione di cui sopra, si apprendeva che l’Assessore all’Ambiente del  Comune di Trieste,   Umberto Laureni, a seguito di un incontro avutosi alla presenza del personale  del Comune, dell’ Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, dell’Acegas e dell’Azienda Sanitaria, avesse annunciato che non fosse stata rinvenuta  nessuna traccia  di inquinamento nelle acque del Timavo collegabili all’ex discarica di Trebiciano e che i controlli fossero costantemente eseguiti;
da un recentissimo articolo de Il Piccolo dell’11 giugno 2015,  si apprende che in una grotta nei pressi della Caverna detta “Abisso di Trebiciano”, situata  proprio sopra le acque del Timavo, sia catalogata un’altra grotta nella quale il fondo è ricoperto da un lago vischioso di colore nero dovuto alla presenza di idrocarburi,  da  cui emergerebbero pneumatici e bidoni;
fino a tempo fa,  i camion potevano accedere all’interno della grotta  e scaricare direttamente i residui oleosi;
a portare nuovamente l’attenzione sul problema è stati il Presidente della federazione speleologica triestina, Furio Premiani; 
inoltre, il presidente Premiani, non solo  avrebbe espresso timori per le infiltrazioni delle sostanze tossiche presenti nel terreno e probabilmente anche  nelle acque sottostanti, ma avrebbe anche denunciato che il Comune di Trieste, pur avendo iscritti al bilancio  30 mila euro  per censire altre 50 cavità e programmare ulteriori interventi di bonifica, non avrebbe mai avviato le procedure per l’utilizzo dei fondi;
sempre dall’articolo, si apprende che l’Arpa, dapprima accusata di inerzia dall’assessore all’ambiente del Comune di Trieste,  abbia annunciato, nei giorni scorsi, la propria disponibilità ad effettuare in laboratorio la caratterizzazione dei campioni eventualmente prelevati nelle cavità, confermando di non essere, però, in grado, di effettuare materialmente i prelievi dei campioni di materiale inquinante e di rifiuti all’interno delle cavità, dove sarebbe possibile la presenza di esplosivi, sostanze asfissianti o tossiche. 

– se sia a conoscenza della problematica espressa in premessa e quali nuovi elementi abbia in suo possesso;
– se  e come intenda agire di fronte ad una situazione sempre più allarmante di inquinamento di un patrimonio  naturalistico importantissimo quale le grotte del Carso;
– se ritenga urgente, anche alla luce della documentazione depositata della Commissione bicamerale di inchiesta,  avviare dei tavoli di lavoro per organizzare una serie di interventi mirati  di bonifica e di salvaguardia dell’ambiente e delle falde acquifere  sottostanti alle cavità e alle grotte carsiche di cui in premessa;
– se,  proprio per il ruolo attribuito al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio  e del mare anche dalla Commissione bicamerale, intenda farsi promotore, di concerto con la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trieste, i Comuni interessati e le associazioni di speleologi, di speciali convenzioni per acquisire ulteriori elementi di valutazione sul reale stato di inquinamento delle grotte carsiche

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M5S, la crisi CoopCa finisce in Parlamento – MV dd 12 dicembre 2014   Leave a comment

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Cooperative, Prodani (M5S): «Indagine conoscitiva sempre più urgente» 11 dicembre 2014   Leave a comment

«Il marcio e il malaffare scoperchiati negli ultimi giorni a Roma, intorno alla Cooperativa 29 giugno, rendono ancor più urgente un’indagine conoscitiva da parte del Parlamento». Ad affermarlo è il deputato triestino del Movimento 5 stelle Aris Prodani, segretario della commissione Attività produttive di Montecitorio.

A sostegno dell’apertura di un’indagine congiunta delle commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera sullo stato delle società cooperative e sul rafforzamento dei poteri di vigilanza, Prodani cita il numero crescente di casi di cronaca giudiziaria che ha per protagoniste proprio le aziende cooperative, spesso al centro di gravi irregolarità, i cui effetti ricadono drammaticamente su lavoratori e risparmiatori.

«Un caso emblematico – spiega Prodani – è quello delle Cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli che si sono salvate in extremis dal fallimento, grazie al concordato preventivo concesso dal Tribunale competente. Nella cooperativa sono infatti venuti a mancare 130 milioni di euro, mettendo a serio rischio il posto di lavoro di 600 dipendenti (oltre ai lavoratori e i fornitori dell’indotto), nonché i risparmi versati da 17 mila soci. E restando nella stessa regione – continua il deputato triestino – si è recentemente assistito alla richiesta del concordato preventivo anche da parte della Coop Carnica con il conseguente congelamento dei 30 milioni di euro di risparmi dei 3 mila soci».

«I recenti scandali non solo minacciano l’esistenza di questa particolare tipologia di società, ma hanno anche messo in mostra delle falle normative da colmare, in particolare per quanto riguarda la mancata vigilanza sul “prestito soci”. Le conseguenze sociali non sono francamente accettabili e – conclude Prodani – bisogna intervenire subito, prima che si aggravi ulteriormente la situazione».

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Cooperative, Prodani: “Necessaria indagine conoscitiva in Parlamento. Basta abusi e violazioni” 28 novembre 2014   Leave a comment

“Le aziende cooperative sono una forma di impresa con scopo mutualistico che dovrebbe coinvolgere in un ciclo virtuoso i soci, spesso lavoratori, costituendo una valida alternativa finalizzata alla realizzazione di una nuova idea imprenditoriale. I recenti scandali non solo minacciano l’esistenza di questa topologia di società ma hanno messo in mostra solo una minima parte delle falle normative da colmare”.

Lo ha sostenuto oggi il deputato triestino del movimento 5 stelle Aris Prodani, segretario della commissione Attività produttive di Montecitorio, preannunciando in ufficio di presidenza la propria iniziativa per avviare un’indagine conoscitiva, probabilmente congiunta con la commissione Finanze, sullo stato delle società cooperative e sul rafforzamento dei poteri di vigilanza.

“Le cooperative operano in numerosi settori dell’economia e del sociale – ha continuato Prodani – costituendo spesso un punto di aggregazione di notevole interesse per le forze attive del Paese. Lo scopo mutualistico non può essere compromesso da criticità come la copertura con fidejussione bancaria di solo il 30% del capitale investito dai soci, la difficoltà di individuare il patrimonio reale della società, meccanismi statutari che spesso concedono carta bianca a chi ricopre le cariche di vertice, oltre a lacune relative ai sistemi di vigilanza.”

Il deputato triestino ha quindi puntato il dito proprio sui numerosi gli episodi che hanno coinvolto aziende cooperative sottoposte a indagini per gravi irregolarità, che non hanno risparmiato la maggior parte delle Regioni del Paese e che stanno scuotendo in particolare il Friuli Venezia Giulia.

“Sulle lacune della normativa vigente – sottolinea il deputato – costituisce un caso paradigmatico quello che sta avvenendo alle cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli oltre alla Coop Carnica, tutte legate alla grande distribuzione. Per le prime tre la Procura competente ha avviato la procedura di fallimento a causa di una ammanco di 103 milioni di euro, circostanza che pone a rischio il posto di lavoro di 600 dipendenti, oltre al relativo indotto, e che vede la società priva dei risparmi versati da ben 17mila soci. Nel caso della  Coop Carnica, invece, il consiglio di amministrazione a fine novembre ha chiesto il concordato preventivo, congelando l’eventuale restituzione del prestito sociale, spesso essenziale per finanziare le attività societarie.”

Queste vicende, ha concluso il deputato triestino, rivelano l’urgenza di individuare le opportune correzioni legislative, almeno riguardo l’assetto societario materia di competenza della commissione parlamentare di sua appartenenza, in modo da evitare che si possa aggravare la situazione attuale e che si possa verificare un effetto domino su tutte le cooperative coinvolte.

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“Le Coop cambino il sistema di vigilanza” Il Piccolo 28 novembre 2014   Leave a comment

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