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Inutilizzo fondi recupero Palmanova – Interrogazione Mibact   Leave a comment

​Venerdì 22 settembre 2017, seduta n. 856

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

in data 16 marzo 2016, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ed il sindaco di Palmanova Francesco Martines hanno firmato il protocollo d’intesa per la conservazione e la valorizzazione della Fortezza di Palmanova. Il comunicato stampa, pubblicato sul sito online della regione, ha evidenziato che «per gli interventi di conservazione e valorizzazione della Fortezza palmarina, lo Stato si impegna a mettere a disposizione un finanziamento di 3 milioni di euro nel triennio 2016-2017-2018 da destinare ai primi lavori di restauro, suddivisi in 500 mila euro nel 2016, 1,5 milioni nel 2017 e 1 milione nel 2018. Da parte sua la Regione dispone un finanziamento di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 (…)»;
«I cinque milioni complessivi, spalmati in tre anni, permetteranno la realizzazione degli interventi più urgenti, che riguardano le Caserme napoleoniche e i Bastioni. Per il Comune di Palmanova l’impegno è, da un lato, di supportare le azioni regionali e di attuare gli interventi del Protocollo, dall’altro di favorire l’intervento di soggetti privati e del mondo imprenditoriale nel progetto di valorizzazione e sviluppo di Palmanova, ampliando la ricerca anche alle risorse dei Fondi europei»;
Palmanova, situata in Friuli Venezia Giulia tra Udine e Aquileia, è uno dei più importanti modelli di architettura militare in età moderna. In particolare, durante la 41ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale a Cracovia, la città è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Si tratta delle «opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di terra – Stato di mare occidentale», un sito seriale transnazionale, presentato dall’Italia, insieme a Croazia e Montenegro;
a seguito delle abbondanti precipitazioni che hanno interessato il Friuli Venezia Giulia nei giorni passati, il 15 settembre 2017 il Gazzettino di Udine ha informato del crollo di «un altro pezzo delle mura di Palmanova. Alcuni metri delle mura, a lato di Porta Udine, sono stati danneggiati infatti da una frana»;
il quotidiano riporta l’intervento del sindaco Francesco Martines il quale ha denunciato le «grandi difficoltà nell’utilizzare i fondi messi a disposizione dallo Stato e della Regione Fvg. Cinque milioni di euro già stanziati, che però non possiamo utilizzare per le grandi difficoltà nel trovare l’accordo con il Segretariato regionale del Mibact per il Friuli. Sono davvero arrabbiato a vedere la nostra città, patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco, subire questa sorte. Basta burocrazia, bisogna agire subito perché i tempi per la progettazione e la concretizzazione sono di per sé lunghi»;
Martines ha, poi, affermato che «I cittadini non capiscono come sia possibile che un bene di tale valore storico possa subire questi danni. Io, in prima persona, come primo rappresentante del Comune ci metto la faccia e sento il malumore crescente delle gente a causa di questi crolli. Per questo continuo a chiedere al Ministero e Regione che nominino un commissario per velocizzare l’iter dei lavori e poterli far partire quanto prima. Già il crollo dell’ottobre 2016 ci è costato 250.000 euro per la sola messa in sicurezza. Altra soluzione sarebbe quella di girare tutti i fondi al Comune, attualmente 2 milioni sono in capo all’Amministrazione comunale mentre 3 sono di diretta gestione della Soprintendenza. Siamo pronti a farci carico della responsabilità dei lavori. Ma serve agire in fretta. Se io avessi avuto tutti i fondi, l’iter progettuale sarebbe già partito» –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire le motivazioni delle difficoltà denunciate dal sindaco Martines in relazione all’utilizzo dei fondi stanziati e della problematicità nel trovare un accordo tra il sottosegretariato regionale del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e il comune di Palmanova;
quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere per velocizzare l’iter dei lavori e permettere il recupero delle fortificazioni della città stellata. 

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Pubblicato 27 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, FVG, X Commissione

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Mancate nomine struttura gestionale Museo Autonomo Miramare – Interrogazione Mibact   Leave a comment

​— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

il castello ed il parco storico di Miramare, siti turistici di primo piano per la città di Trieste, sono una delle mete tra le più visitate del Friuli Venezia Giulia;
ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ed ai sensi della legge 6 luglio 2002, n. 137» il castello ed il parco di Miramare, essendo beni di interesse pubblico, sono soggetti al regime di tutela dei beni culturali;
con il decreto interministeriale n. 328 del 28 giugno 2016 «Conferimento dell’autonomia speciale agli istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale di cui all’articolo 6 del decreto ministeriale 23 gennaio 2016» il castello ed il parco di Miramare sono stati riconosciuti quali organismi dotati di autonomia speciale;
il decreto ministeriale 23 dicembre 2014 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha previsto, per i musei dotati di autonomia speciale, una struttura gestionale particolare, attribuita ad un direttore individuato attraverso un bando internazionale, un consiglio di amministrazione ed un comitato scientifico con funzione consultiva. Lo statuto è adottato dal consiglio di amministrazione del museo e approvato con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su proposta del direttore generale per i musei. Lo statuto è approvato entro sei mesi dal conferimento dell’incarico al direttore del polo museale regionale competente e/o al direttore del museo;
secondo l’articolo 9, comma 1, del decreto menzionato «sono organi dei musei dotati di autonomia speciale: a) il Direttore; b) il Consiglio di amministrazione; c) il Comitato scientifico; d) il Collegio dei revisori dei conti». Il comma 2 recita che «(…) spetta agli organi di cui al comma 1: a) garantire lo svolgimento della missione del museo; b) verificare l’economicità, l’efficienza, e l’efficacia dell’attività del museo; c) verificare la qualità scientifica dell’offerta culturale e delle pratiche di conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni in consegna al museo.» In ultimo, secondo il comma 3 «la composizione degli organi collegiali di cui al comma 1 è determinata nel rispetto della normativa vigente in materia di equilibrio tra i generi»;
l’articolo 12, invece, prevede specifiche funzioni in relazione al Comitato scientifico. In particolare, il comma 2 riporta che: «il Comitato scientifico è composto dal direttore dell’istituto, che lo presiede, e da un membro designato dal Ministro, un membro designato dal Consiglio superiore “Beni culturali e paesaggistici”, un membro designato dalla Regione e uno dal Comune ove ha sede il museo. I componenti del Comitato sono individuati tra professori universitari di ruolo in settori attinenti all’ambito disciplinare di attività dell’istituto o esperti di particolare e comprovata qualificazione scientifica e professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali» Secondo il comma 3, invece, «(….) i componenti del Comitato Scientifico sono nominati con decreto del Mibact per una durata di cinque anni e possono essere confermati una sola volta (…)»;
dopo la procedura di selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologi italiani, avviata il 27 maggio 2016 dalla seconda fase del decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014, convertito dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, come riportato da Il Piccolo di Trieste del 22 giugno 2017, si è insediata la storica dell’arte e curatrice museale Andreina Contessa, quale nuova direttrice del museo storico e del parco del castello di Miramare;
ad oggi, non risulta ancora pubblicato il decreto ministeriale di nomina riguardante il conferimento dell’incarico di funzione dirigenziale di direttrice del museo storico e del parco del Castello del Miramare ad Andreina Contessa. Tale situazione rende, di fatto, ancora incompleta la struttura organizzativa prevista, priva sia del consiglio di amministrazione che del comitato scientifico, senza contare che la mancata nomina posticipa ulteriormente i termini di approvazione dello statuto –:
alla luce dei fatti sopraesposti, quali siano i motivi del ritardo nella pubblicazione del decreto ministeriale relativo alla nomina della nuova direttrice del museo storico e del parco del Castello di Miramare e secondo quali tempistiche si intenda procedere;
quali siano le tempistiche relative alla costituzione del comitato scientifico. (4-17909)

Ex depositi militari di Montedoro ed Aquilinia – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in località Montedoro (Trieste), in un’area collinare che interessa i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle – Dolina, il sottosuolo cela un sistema di depositi militari di combustibili attualmente dismessi e comprendente una ventina di cisterne, a cui si aggiungono gallerie blindate e condutture interrate e mimetizzate in superficie;
le aree in questione, inserite tra zone agricole abitualmente coltivate, zone residenziali e commerciali non incluse nel Sin (sito di interesse nazionale) di Trieste, risultavano appartenenti al demanio militare dello Stato;
il primo firmatario del presente atto si è più volte interessato alla questione, sia con l’atto di sindacato ispettivo n. 5-04303 con il quale ha chiesto al Governo di accertare lo stato di conservazione delle ex strutture militari e di provvedere all’eventuale messa in sicurezza, sia con la presentazione, il 21 febbraio 2015, di un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Trieste. Nell’istanza, ha chiesto un intervento urgente per accertare e valutare la situazione delle aree interessate, nonché individuare eventuali responsabilità ed omissioni;
nell’interrogazione n. 4-08323 il primo firmatario del presente atto ha illustrato, invece, una vicenda analoga, riguardante il complesso militare in disuso di Monte S. Giovanni, nella frazione di Aquilinia (Muggia), composto da cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di gallerie. Ai Ministri destinatari ha chiesto «di promuovere il monitoraggio delle cisterne interrate attivandosi per favorire, in breve tempo, la messa in sicurezza e la bonifica definitiva e non provvisoria della ex struttura militare»;
infine, nell’interrogazione a risposta scritta n. 4-14955, il primo firmatario del presente atto ha illustrato la relazione «Schede n. TSB0178 e TSB0213 ex depositi militari carburanti e lubrificanti loc. Montedoro e Aquilinia» trasmessa dalla direzione regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia del demanio a seguito delle risultanze delle indagini ambientali preliminari concluse il 30 dicembre 2015;
l’attività di indagine, esposta nel documento, è stata diretta a «verificare inizialmente eventuali presenze di potenziali elementi inquinanti nei depositi sotterranei inutilizzati ivi presenti». La ditta specializzata, incaricata di eseguire le ispezioni, ha compiuto le indagini di rischio del sito specificatamente previste per ricercare residui riconducibili ad attività di stoccaggio di idrocarburi;
infine, dalla relazione è emerso che «al fine di quantificare i fondi necessari da richiedere per le bonifiche, a complemento della relazione del piano preliminare di caratterizzazione dei siti sono state fornite indicazioni preventive di massima dei possibili costi degli interventi di bonifica da attuarsi a seguito delle indicazioni contenute nel piano in aggiunta a quelle che saranno indicate dalla Provincie» e si è previsto di incaricare «professionisti esperti della materia per la progettazione operativa di interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente dei serbatoi, per poter mettere a gara le suddette bonifiche e le pulizie»;
in risposta agli atti n. 4-08323 e n. 4-14955, il 7 settembre 2017, il Sottosegretario di Stato alla difesa Gioacchino Alfano ha evidenziato che «l’ex deposito lubrificanti “Aquilinia” e l’ex deposito carburanti “Montedoro” di Muggia a causa di una trascrizione errata erano stati intestati catastalmente alla Difesa, ma, di fatto, non erano stati consegnati dall’Amministrazione finanziaria a quella militare che, peraltro, non li ha mai utilizzati. (…) Relativamente ai necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei siti, si sottolinea che la Difesa non ha alcuna competenza al riguardo, considerato anche che gli stessi non rientrano nella disponibilità patrimoniale del Dicastero (…)» –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, se intendano chiarire a che punto sia l’iter delle azioni previste per l’ex deposito lubrificanti «Aquilinia» e l’ex deposito carburanti «Montedoro»;
quali iniziative abbia intenzione di adottare il Governo, per quanto di competenza e di concerto con gli enti locali, per attuare i necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza delle aree in questione. 
(4-17831)

Gite scolastiche: criteri di scelta societá di trasporto – Interrogazione al MIUR   Leave a comment

​Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

— Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che: 

il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nella conferenza stampa del 2 marzo 2017, ha ricordato la collaborazione con la polizia di Stato in merito all’iniziativa congiunta denominata «gite scolastiche in sicurezza»; 

in quella occasione, il Ministero e la polizia di Stato hanno diramato informazioni utili alle istituzioni scolastiche «per l’organizzazione in sicurezza delle gite, con indicazioni basilari sulla scelta e la regolarità delle imprese di trasporto, sull’idoneità del conducente e sulle condizioni generali dei veicoli, al fine di garantire un sereno svolgimento dei viaggi d’istruzione»; 

nel corso della conferenza stampa, sono stati presentati anche i risultati dei controlli dello scorso anno. «Nel 2016 la Polizia Stradale ha impiegato 10.615 pattuglie per il controllo di 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole), pari al 15 per cento circa del parco veicolare in Italia, rilevando irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole). Le principali violazioni accertate hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti ecc. (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36)»; 

i controlli effettuati nell’anno in corso hanno già dato i primi risultati. «A Siena è stato multato un conducente che percorreva ad alta velocità il tratto di strada tra Siena e Firenze, viaggiando a 100 chilometri orari dove il limite di velocità imposto da un cantiere era di 40 chilometri orari. A Reggio Emilia, durante i controlli prima di una partenza, sono state riscontrate irregolarità che hanno portato alla sostituzione dell’autobus: uscite di sicurezza inefficienti, cinture di sicurezza non regolari, vetro parabrezza incrinato»; 

il sottosegretario Gabriele Toccafondi ha osservato che «i numeri registrati lo scorso anno ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita. Dobbiamo fare un’azione positiva di sicurezza per le studentesse e gli studenti e far comprendere loro l’importanza di questo tema continuando anche con l’educazione stradale, ad esempio attraverso il progetto Icaro che abbiamo realizzato in collaborazione sempre con la Polizia Stradale. Progetto che ha portato ad una reale sensibilizzazione e responsabilizzazione delle ragazze e dei ragazzi (…)»; 

Il Fatto Quotidiano, nell’articolo del 27 luglio 2017, ha riportato i dati presentati dal Ministero e le dichiarazioni di Roberto Sgalla, direttore centrale delle specialità della polizia stradale, secondo il quale «le operazioni di controllo, avviate sui pullman dimostrano che è ancora alto il livello di illegalità e di mancanza di rispetto delle principali norme della circolazione. Reprimere i comportamenti illeciti, sensibilizzando insegnanti e genitori, in un sinergico ruolo di vigilanza e monitoraggio, ha fatto raggiungere risultati significativi nella sicurezza delle gite scolastiche» –: 

se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative volte ad escludere le imprese responsabili di gravi infrazioni dal prendere parte ai trasporti relativi ai viaggi di istruzione scolastici; 

se il Ministro intenda assumere iniziative affinché, nei criteri di selezione adottati dagli istituti scolastici, sia accordata preferenza per le offerte economiche più vantaggiose e per le società di trasporto che garantiscano elevati standard di sicurezza e comfort. (4-17625)

Pubblicato 16 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera

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Trasparenza e diffusione informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni – Interrogazione dd 12 settembre 2017   Leave a comment

​Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

— Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
l’8 giugno 2016 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 97 del 2016, recante «Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza,» correttivo della legge n. 190 del 2012 e del decreto-legge n. 33 del 2013, ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 124 del 2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche; 

la rivista online di diritto amministrativo http://www.giurdanella.it, nell’articolo del 9 giugno 2016, ha spiegato come il decreto «introduca anche in Italia il Freedom Information Act (FOIA), una nuova forma di accesso civico ai dati e ai documenti pubblici, equivalente a quella presente nei sistemi anglosassoni. Questa nuova forma di accesso prevede che chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, può accedere a tutti i dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, nel rispetto di alcuni limiti tassativamente indicati dalla legge; 

si tratta, dunque, di un regime di accesso più ampio di quello previsto dalla versione originaria dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 33 del 2013, in quanto consente di accedere anche ai dati e ai documenti per i quali non esiste l’obbligo di pubblicazione e che l’amministrazione deve quindi fornire al richiedente»; 

secondo quanto riportato dal sito online Key4biz nell’articolo del 31 luglio 2017, alcuni componenti dell’iniziativa del gruppo Facebook «Trasparenza siti web pubblica amministrazione», impegnati nel promuovere il rispetto delle norme sulla trasparenza amministrativa, hanno presentato un ricorso nei confronti del Ministero della giustizia, presso la prima sezione del Tar Lazio; 

l’avvocato Andrea Lisi, esperto in diritto dell’informatica e anch’egli componente del gruppo, ha spiegato che la ricorrente Carmela Pace ha avviato l’iniziativa, presentando ricorso al Tar, in seguito alla sua istanza di accesso civico presentata per ottenere dal Ministero la pubblicazione in formato aperto, come la normativa prevede, delle tabelle relative all’albo degli amministratori giudiziari, secondo modalità idonee alla indicizzazione, alla rintracciabilità tramite motori di ricerca web e al riutilizzo; 

la sentenza n. 9076 del 28 luglio 2017, «ha riconosciuto l’inadempimento da parte del Ministero agli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, trasgredendo, in particolare, al disposto dell’articolo 15-ter del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (cosiddetto FOIA) e condannandolo a riscontrare l’istanza di accesso e/o a provvedere alla pubblicazione dell’albo degli amministratori giudiziari entro 30 giorni dalla notifica della sentenza»; 

Lisi ha sottolineato, nell’articolo del Fatto Quotidiano pubblicato sul sito il 31 luglio 2017, come sia «assurdo che proprio il Ministero della Giustizia vada a violare una legge che viene invece definita rivoluzionaria dai suoi stessi propugnatori. (…) Inoltre, non si possono sottovalutare gli aspetti economici che invece finiscono con il limitare fortemente le concrete possibilità dei cittadini di vedere riconosciuto il loro diritto a ricevere informazioni dettagliate e trasparenti sulla gestione della cosa pubblica»; 

in ultimo, «occorre considerare che non è facile esperire azioni a tutela dei diritti all’informazione e alla trasparenza dell’agire amministrativo, nonostante siano diritti della collettività. I costi di un giudizio innanzi al Tar, infatti, rimangono elevati anche per far valere innanzi al giudice tali fondamentali diritti. Oltre a tale aspetto, la complessità e la scarsa chiarezza dell’attuale normativa (come modificata con l’introduzione del Foia) finiscono con il disorientare non solo i cittadini, ma talvolta confondono anche gli stessi giudici che, come in questo caso, decidono di compensare le spese di giudizio, considerata la novità e delicatezza della questione. Anche questo rappresenta di fatto un deterrente di natura economica per l’esercizio del diritto alla trasparenza e all’informazione sull’operato della pubblica amministrazione» –: 

alla luce dei fatti sopraesposti, quali iniziative si intendano assumere affinché siano garantiti, da parte della pubblica amministrazione, la trasparenza e l’accesso alle informazioni in conformità alla normativa in materia; 

se, e secondo quali modalità, si ritenga di intervenire al fine di rendere accessibile le informazioni della pubblica amministrazione ai cittadini, senza dover sostenere degli oneri sproporzionati e gravosi anche in sede giudiziale per far valere tale diritto. (4-17624)

Pubblicato 16 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera

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Tagli del FUS al Teatro Verdi – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

PRODANI Aris

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

il fondo unico per lo spettacolo (Fus) istituito dalla legge n. 163 del 1985 costituisce il principale strumento di sostegno al settore dello spettacolo dal vivo e della cinematografia da parte dello Stato;
le finalità del Fus consistono nel sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché nella promozione e nel sostegno di manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza nazionali da svolgere in Italia o all’estero;
i contributi alle fondazioni lirico-sinfoniche sono assegnati con i criteri e le procedure indicate nel decreto ministeriale 3 febbraio 2014;
il 26 luglio 2017, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha approvato l’integrazione del piano di risanamento per il triennio 2016-2018 per quanto concerne la Fondazione Teatro Lirico «Giuseppe Verdi» di Trieste;
come riportato nella nota stampa della Fondazione, pubblicata nella medesima giornata sul proprio sito online «il Decreto di approvazione, sottoscritto dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, di fatto riconosce alla Fondazione una posizione di eccellenza tra gli Enti impegnati a sostenere il percorso di risanamento, stabilendo due primati: quella triestina è la prima ad avere pienamente superato tutte le scadenze del primo Piano (2013/2016) ed è la prima a vedere approvato il nuovo Piano di adeguamento fino al 2018 (previsto dal decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, in particolare articolo 24 “Misure urgenti per il patrimonio e le attività culturali”), interamente redatto grazie a risorse interne, in un’ottica di contenimento dei costi. (…) L’approvazione del nuovo Piano si affianca ai successi della stagione appena conclusa, che ha registrato, per il secondo anno consecutivo, un incremento di pubblico, pari a +17 per cento per le attività 2016-2017»;
in merito, il sovrintendente della Fondazione Stefano Pace, nell’intervista pubblicata da Il Piccolo di Trieste il 31 luglio 2017, ha commentato: «speriamo che non ci siano sorprese da parte del Fondo Unico dello Spettacolo. Abbiamo fatto un passo importante per la messa in sicurezza del Verdi (…). Siamo stati i primi a ottenere questo risultato superando l’esame a pieni voti»;
secondo un articolo del 9 settembre 2017 pubblicato dal suddetto quotidiano triestino, il Consiglio di indirizzo del Teatro citato ha chiesto «un incontro con la Presidente della Regione Fvg Debora Serracchiani e con il Ministro Franceschini riguardo il taglio di 890 mila euro da parte del FUS nei confronti del Verdi di Trieste. (…) Come evidenziato nella nota diffusa dalla Fondazione, dopo la riunione del Consiglio di Indirizzo, sono state analizzate le diverse voci e i punteggi della ripartizione, in attesa degli incontri presso le competenti sedi istituzionali (…). La soluzione positiva dovrebbe prevedere il recupero dei quasi novecento mila euro assegnati quest’anno, indispensabili per garantire il pareggio di bilancio (obiettivo imprescindibile del piano di risanamento)»;
inoltre, «si rileva una vera e propria emorragia di risorse del Fus, a decorrere dal 2012, visto che da 11 milioni di stanziamento previsti per il primo piano, si è progressivamente passati a 7,8 per l’anno 2017. La RSU non nasconde la preoccupazione per la situazione. Negli anni, rinunciando per esempio al premio di produzione, i sindacati hanno sempre perseguito azioni per mantenere i posti di lavoro e evitare esuberi. Il Verdi occupa attualmente 240 persone. Sotto accusa, da parte dei sindaci, è stata la scelta del ministero di non prorogare l’attribuzione del 5 per cento del Fus alle Fondazioni virtuose, ovvero quelle che hanno chiuso il bilancio in attivo per tre esercizi consecutivi (è il caso del Verdi). Per questo anche la Rsu, in modo unitario, ha chiesto un incontro urgente alla presidente della regione Serracchiani» –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di evitare i tagli ai fondi per la Fondazione teatro lirico «Giuseppe Verdi» di Trieste;
quali iniziative intenda inoltre attuare al fine di scongiurare possibili ripercussioni per i lavoratori. 

Statuti Coni e Federazioni Sportive – Odg approvato   Leave a comment

C 3960-A

Ordine del giorno

Aris Prodani


La Camera premesso che:

il provvedimento in esame, composto da 6 articoli, contiene norme per la limitazione del rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI); 

è stabilito, all’articolo 1, che gli organi del CONI restino in carica 4 anni, e che il Presidente e gli altri organi della giunta nazionale non possano svolgere più di tre mandati;

l’art. 2 dispone che gli statuti delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline sportive associate prevedano le procedure per l’elezione del Presidente e dei membri degli organi direttivi, che restano in carica 4 anni e non possono svolgere più di 3 mandati;

non è esplicitato, all’interno del provvedimento, alcun riferimento agli eventuali conflitti di interesse incompatibili con gli incarichi nelle Federazioni Sportive-:


impegna il Governo


a valutare l’introduzione di opportune disposizioni normative finalizzate a stabilire le incompatibiltà per le elezioni e le nomine degli organi elettivi del Coni, delle altre Federazioni Nazionali e delle Discipline sportive associate.

 

Pubblicato 14 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera

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