Archivio per la categoria ‘FVG

Insufficienza personale del Mibact in Friuli Venezia Giulia – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che: 

il Castello di Miramare, sito turistico di primo piano per la città di Trieste, è meta tra le più visitate del Friuli Venezia Giulia. Ai sensi degli articoli 10, 11 e 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il «codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», il Castello ed il Parco di Miramare, essendo beni di interesse pubblico, sono soggetti al regime di tutela dei beni culturali; 

il decreto ministeriale 23 dicembre 2014 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha previsto, per i musei dotati di autonomia speciale, una struttura gestionale particolare, attribuita ad un direttore individuato attraverso un bando internazionale, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico con funzione consultiva; 

con il decreto Interministeriale n. 328 del 28 giugno 2016 «Conferimento dell’autonomia speciale agli istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale di cui all’articolo 6 del decreto ministeriale 23 gennaio 2016» il Castello ed il Parco di Miramare sono stati riconosciuti quali organismi dotati di autonomia; 

dopo la procedura di selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologici italiani prevista dalla seconda fase della «riforma Franceschini» il 22 giugno 2017, si è insediata la nuova direttrice del museo storico e del Castello e Parco di Miramare, Andreina Contessa; 

secondo la nota stampa del 4 luglio 2017 della Funzione pubblica, struttura di categoria della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) del Friuli Venezia Giulia, Contessa «eredita una situazione piuttosto complicata, che rende davvero arduo l’obiettivo del rilancio turistico del sito. La circolare 135/2017 sulla mobilità interna relativa al personale del Ministero dei Beni artistici e culturali, infatti, attesta che a Miramare mancano 41 lavoratori, a fronte dei 29 attualmente in servizio. Nel dettaglio risultano assenti 8 addetti alla vigilanza, 10 assistenti tecnici, 1 informatico, 9 amministrativi, 2 ausiliari, 4 architetti, 1 addetto alla promozione, 1 restauratore, 3 storici dell’arte e 2 addetti alle tecnologie. Quanto al personale attualmente in servizio, esso è composto, oltre alla dirigente, da 26 addetti alla vigilanza, 1 assistente tecnico e 2 figure in utilizzo parziale dal Polo Museale»; 

Donatella Sterrentino, della segretaria regionale FP della Cgil Friuli Venezia Giulia ha dichiarato: «ci chiediamo come possa funzionare una struttura che ha più carenze che persone in servizio, un Museo che oltretutto è riconosciuto come polo di attrazione di turisti provenienti da tutto il mondo. Ma questo, purtroppo, è il risultato di anni del blocco del turn over della pubblica amministrazione, che invece avrebbe bisogno dell’inserimento di giovani qualificati che, invece di contribuire al rilancio del Paese, che ha nel suo patrimonio artistico e culturale uno dei suoi grandi punti di forza, vanno a ingrossare le file già troppo numerose di disoccupati e sono costretti sempre più spesso, anche nella nostra regione, a cercare lavoro e fortuna all’estero»; 

Il Piccolo, nell’articolo «Trieste, Miramare dimezzato: alla pianta organica mancano 41 pedine» ha riportato la denuncia della Fp Cgil Friuli Venezia Giulia, sottolineando come sia «inutile quindi aspettarsi miracoli dalla direttrice arrivata da Gerusalemme e dall’autonomia concessa dal Ministro del Mibact Dario Franceschini con relativa pianta organica»; 

tuttavia, quello di Miramare non è l’unico caso di carenza di organico a livello regionale. «In Friuli Venezia Giulia mancano 11 addetti alla Soprintendenza archivistica, 9 al Polo museale Fvg, 5 al Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e 3 a quello di Aquileia. Le eccedenze di organico sono poca cosa. In Friuli Venezia Giulia arrivano in tutto a 27. Non bastano neppure a sanare il buco enorme del solo neonato Museo autonomo di Miramare» –: 

quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di ovviare alla grave carenza d’organico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, e secondo quali tempistiche; 

alla luce dei fatti sopra esposti in premessa, come intenda sopperire all’insufficienza di personale presente nei poli museali, nei musei e nelle soprintendenze del Friuli Venezia Giulia, al fine di garantire il buon andamento e lo sviluppo delle strutture menzionate. (5-11789)

Rigassificatore Zaule: necessario conoscere la posizione del Governo – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il primo firmatario del presente atto nell’interrogazione 4-16981, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto «Trieste-Grado-Villesse», «se intendesse specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule» a Trieste; 

in occasione del summit dei Balcani occidentali, tenutosi nel capoluogo giuliano il 12 luglio 2017, il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, attraverso un comunicato stampa, ha riportato come ci siano ancora «dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori» e ha chiesto al Ministro interrogato, ospite dell’evento, di fornire chiarimenti sul quadro delle infrastrutture energetiche presenti nel Friuli Venezia Giulia; 

la nota ha evidenziato come «(…) resta ancora oscuro il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio 2017 si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule»; 

secondo quanto riportato, «La Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 giugno 2015 era stata rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto delineando il proprio parere sul gasdotto Trieste-Villesse. Il 14 giugno 2016 alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente della regione FVG Debora Serracchiani per sollecitare la presentazione del decreto. Il 15 giugno 2017 è stata dichiarata invece la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della vicenda è affidata alla Conferenza dei Servizi Decisoria che dovrà essere convocata dal Mise. Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente ? Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati»; 

il Comitato ha spiegato che attualmente «(…) nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU (Float storage and regassification unit). Occorre constatare che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, e che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico. Vorremmo che il Ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che in quella occasione esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti»; 

in ultimo, il Comitato ha sostenuto come «(…) anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva venga affidata al Consiglio dei ministri» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire definitivamente la posizione del Governo sulla costruzione del terminale per la rigassificazione di Gnl in località Zaule a Trieste e del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse». (5-11868)

Rigassificatore Zaule: tempistiche convocazione Conferenza dei Servizi – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16981

presentato da

PRODANI Aris

testo di

Venerdì 16 giugno 2017, seduta n. 815

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il Sottosegretario per lo sviluppo Economico delegato pro tempore, nella risposta scritta all’interrogazione n. 5-08938, pubblicata il 25 ottobre 2016 nell’allegato al bollettino in Commissione X (attività produttive), ha dichiarato che in merito «al procedimento di valutazione di impatto ambientale per il progetto «Metanodotto Trieste-Grado-Villesse», dal quale, rammentiamo, dipende la convocazione della Conferenza di Servizi ad opera del MISE, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) comunica di aver acquisito tutti i pareri degli Enti e delle Amministrazioni coinvolte nel procedimento e si è solo in attesa di un ultimo chiarimento in merito ad alcuni aspetti di natura tecnica da parte della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS»; 

in quella occasione il Governo ha specificato che, secondo il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, «la valutazione di impatto ambientale non si configura quale procedimento atto ad autorizzare la realizzazione dell’opera e, pertanto, sono fatte salve le acquisizioni di tutti i pareri, le autorizzazioni ed i nulla osta necessari, tra i quali possono essere annoverati anche quelli relativi alla bonifica ambientale del sito. Tali autorizzazioni e pareri saranno complessivamente considerati in sede di procedimento di autorizzazione del terminale di rigassificazione GNL, in corso, come accennato in precedenza, presso il Ministero dello Sviluppo Economico»; 

per quanto di competenza del Ministero dello sviluppo economico, invece, è stato ribadito che, «una volta emanato il decreto di VIA del metanodotto di collegamento «Trieste-Grado: Villesse: Sealine Trieste-Grado DN 800 (32») + Tratto Grado-Villese DN 1050 (42»)» e quindi completato l’iter istruttorio anche relativamente a quest’ultimo, lo stesso Ministero potrà convocare la conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore, ancora in corso»; 

sul sito online del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in data 12 giugno 2017, è stato pubblicato il decreto ministeriale relativo alla valutazione di impatto ambientale n. 0000148 nel quale, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è stata decretata la compatibilità ambientale, con prescrizioni, relativamente al progetto del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse» presentato dalla Società Rete Gas Spa –: 

se il Ministro interrogato, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto di cui in premessa, intenda specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule. (4-16981)

​”Er pasticciaccio brutto de Via Errera”   Leave a comment

#A. I costi iniziali della bonifica dell’area dell’ex discarica di Via Errera sono stati stimati dall’Autorità Portuale in 35 milioni. A salire.
#B. La relazione della Provincia sull’individuazione del soggetto responsabile dell’inquinamento è tombale. Oltre a confermare i livelli incredibili dell’inquinamento di falda e terreni ed il continuo dilavamento a mare, il responsabile ( per non aver fatto nulla di nulla in piu di 30 anni ) è il Comune di Trieste.

#C. Per due anni il Ministero dello Sviluppo e quello dell’Ambiente hanno risposto alle mie numerose interrogazioni sostenendo che il giudizio sul rigassificatore di Zaule ( il cui progetto insiste su parte dell’area di Via Errera ) fosse legato  al parere di compatibilità ambientale sul metanodotto Trieste – Grado – Villesse. Senza quello non era possibile convocare la Conferenza dei Servizi Decisoria.

#D. Il 13 giugno viene pubblicato il Decreto favorevole ( con prescrizioni ) del Ministero dell’Ambiente al metanodotto. Quindi, finalmente, è possibile convocare la Conferenza  dei Servizi Decisoria, dove gli enti coinvolti potranno portare le proprie motivazioni.

Questi i fatti. Ora è sufficiente attendere la Conferenza dei Servizi. 
Dove tutti potranno ( e dovranno ) scoprire le proprie carte.

Pubblicato 15 giugno 2017 da Aris Prodani in 2017, FVG, Rigassificatore, Trieste

Taggato con , ,

Pagamento Imu posti barca – Interrogazione al MEF   Leave a comment

​Interrogazione a risposta scritta 4-16684

presentato da

PRODANI Aris

— Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che: 

come riportato dal sito http://www.agenziaentrate.gov.it «la legge istitutiva dell’Imu dispone che, nel caso di concessione su aree demaniali, il soggetto passivo dell’imposta sia il concessionario che è tenuto al pagamento dell’Imu. Il presupposto per l’applicazione dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati. Qualora le strutture portuali siano accatastate in categoria D/8, l’Imu dovrà essere assolta sulla base della rendita catastale attribuita. Se, viceversa, le strutture portuali sono accatastate in categoria E, l’Imu non è dovuta. Gli specchi acquei relativi al porto ed ai singoli posti barca non possono neppure essere censiti catastalmente e non costituiscono né fabbricato, né area fabbricabile, né terreno agricolo»; 

la sentenza della Corte di cassazione 15198/2016 ha ribadito che «i posti barca in porti turistici, così come gli stabilimenti balneari, vanno classificati nella categoria catastale D, e precisamente nella categoria D/12, anziché nel gruppo E, e precisamente nella categoria E/9. Inoltre, lo specchio acqueo e il costo di costruzione del posto barca sono oggetto di valutazione, in quanto nel calcolo del valore catastale di un porto turistico vanno ricompresi anche gli specchi d’acqua antistanti al porto e ai singoli posti barca, i quali sono censibili catastalmente in ragione della loro stabile autonomia funzionale e reddituale»; 

gli interroganti hanno analizzato la questione in merito al pagamento dell’Imu sui posti barca nell’atto n. 4-15477, ancora senza risposta; 

secondo quanto è stato riportato da Il Piccolo nell’articolo del 14 maggio 2017, «Dopo la richiesta di accatastamento dei posti barca arrivata alle diverse società nautiche da parte dei Comuni di Trieste e di Duino Aurisina ora con lo stesso obiettivo procede direttamente l’Agenzia delle entrate. Sulle migliaia di posti barca in Regione, quattromila nella sola provincia di Trieste, grava lo spettro dell’Imu»; 

il quotidiano ha informato che la ASD Nautisport Club Trieste, concessionaria di una porzione di specchio acqueo prospiciente il molo Martello, è stata la prima a ricevere una lettera da parte dell’Agenzia con la quale comunicava che il 14 giugno prossimo dei suoi funzionari dovranno accedere all’immobile. Nello specifico, «poiché è decorso inutilmente il termine di 90 giorni previsto dall’articolo 1 comma 336 della legge 311/2004, l’ufficio provvederà alla predisposizione degli atti di aggiornamento catastale in surroga, così come stabilito dalla citata legge, con un addebito di oneri e spese a carico dell’obbligato»; 

la stessa Agenzia ha riferito all’Associazione che «fino ai tre giorni precedenti il 14 giugno potrà produrre autonomamente gli atti di aggiornamento in catasto» e che «per il ritardato accatastamento sono previste sanzioni comprese da un minimo di 1.032 ad un massimo di 8.264 euro. L’importo della sanzione dipende da quanto tempo è trascorso dalla data di scadenza dei termini per l’accatastamento a quella di espletamento dell’aggiornamento catastale»; 

Paolo Volli, legale di Nautisport, e al quale, per la medesima situazione, si sono rivolte altre realtà nautiche triestine, ha specificato che «la particella catastale alla quale l’Agenzia delle Entrate fa riferimento per l’accatastamento si riferisce al Molo Martello, ma Nautisport ha in concessione solo lo specchio acqueo, il molo invece è del Demanio e in gestione dall’Autorità Portuale»; 

a tal proposito, l’avvocato si è chiesto in che modo sarà applicabile una tassa municipale come l’Imu ad uno specchio acqueo, sottolineando come «le sentenze della Cassazione su cui fanno leva i Comuni di Trieste e Duino Aurisina fanno riferimento a porti turistici come definiti nel decreto del Presidente della Repubblica n. 509 del 1997: nella nostra provincia ne esistono solo due, Portopiccolo e Porto San Rocco. La Commissione Tributaria Provinciale di Trieste, per l’accatastamento degli specchi acquei e dell’area scoperta del porto turistico Porto San Rocco, ha stabilito che questi devono essere accatastati in classe E/1 anziché D/8, quindi esenti da imposte municipali»; 

Volli, in ultimo, ha dichiarato come «i posti barca nel Comune di Trieste siano «punti di ormeggio», cioè aree demaniali marittime e specchi d’acqua dotati di strutture tali da non comportare impianti di difficile rimozione, destinati all’ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di imbarcazioni e natanti da diporto» –: 

se il Governo intenda assumere iniziative per chiarire, con urgenza, la corretta applicazione della normativa in materia di Imu per gli specchi d’acqua destinati a ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di imbarcazioni e natanti da diporto nelle aree demaniali marittime. (4-16684)

Invito Albo d’Oro – Nota di replica   1 comment

Spett.


Gianni Torrenti
Assessore Cultura Sport e Solidarietà Regione FVG

E p.c.

Debora Serracchiani
Presidente Regione FVG

Lo scorso 12 aprile ho ricevuto dall’Ufficio del Cerimoniale FVG l’invito per la presentazione dell’iniziativa “ALBO D’ORO dei Caduti Onore ai Caduti per la Patria”, prevista il 2 maggio p.v. presso la sede di rappresentanza di Roma della Regione Friuli Venezia Giulia.

L’invito riporta, testualmente, la seguente dicitura: “L’Albo d’Oro prevede la lettura dei nomi dei 529.025 Caduti della Grande Guerra iscritti in 34 Libri.
Le Associazioni d’Arma della regione Friuli Venezia Giulia, nelle cerimonie che si svolgono sul territorio regionale negli anni dal 2014 al 2018, danno una prova concreta di riconoscenza verso le Forze Armate e al tributo di sangue versato da tutte le Famiglie Italiane sulla nostra Terra per l’unificazione della Patria.”

Ho in diverse occasioni fatto presente all’Assessorato l’inopportunità di una iniziativa che fornisca una visione parziale e stereotipata della storia. A maggior ragione, promosso da una Regione che dovrebbe ben conoscere la realtà storica di quella parte della popolazione che ha visto i propri antenati combattere per il proprio Paese dell’epoca e perire vestendo la divisa austro ungarica.

Una Regione, tra l’altro, che nel logo stesso delle iniziative sul centenario, ha inserito la specifica, seguente, dicitura: “In Friuli Venezia Giulia la Regione onora la memoria e promuove la conoscenza”.

A più di un secolo di distanza dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale credo che, da parte della Regione, sarebbe stata quantomai necessaria una promozione della conoscenza del passato dei nostri territori che si ponga come obiettivi il ricordo di tutte le vittime ed il ristabilimento, scevro da visioni ideologiche e predefinite, della verità storica.
 
L’ obiettivo dovrebbe essere rappresentato dalla Conoscenza, nella sua finalità di monito e di insegnamento alle nuove generazioni. 
Obiettivo che, a mio giudizio, viene tradito proprio dalla presentazione stessa dell’evento, quando si ribadiscono i sopra riportati concetti.

Pertanto, nel reputare che l’iniziativa non colmi affatto le lacune storiche che interessano i territori ed i residenti del Friuli Venezia Giulia ed, anzi, continui a fornire una visione univoca e parziale del nostro passato, con mio grandissimo dispiacere comunico che non prenderò parte alla cerimonia.

Aris Prodani
Parlamentare XVII Legislatura


 

Il Porto Franco di Trieste secondo il Ministero dell’Economia – Risposta interrogazione   Leave a comment

​Testo dell’intertogazione:

Interrogazione a risposta scritta 4-13721

Giovedì 7 luglio 2016, seduta n. 649

— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che: 

come riportato dal sito istituzionale dell’autorità portuale di Trieste «il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947», mentre negli articoli dall’1 al 20 del Memorandum di Londra del 1954 «sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti»; 

la legge 28 gennaio 1994, n. 84, sul «Riordino della legislazione in materia portuale», all’articolo 6, comma 12, fa salva la disciplina vigente per i punti franchi del porto di Trieste, demandando al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l’autorità portuale competente, il compito di stabilirne con un proprio decreto l’organizzazione amministrativa; 

a 22 anni di distanza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ancora emanato nessun decreto in materia, causando incertezza sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata ai punti franchi triestini e limitandone fortemente lo sviluppo; 

in conseguenza dell’articolo 1, commi 618 e 619, della legge 22 dicembre 2014 n. 190, in data 26 gennaio 2016, il commissario di Governo della regione Friuli Venezia Giulia ha decretato (Prot. n. 19/8-5/2016) il trasferimento del regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 nuove aree individuate come da proposta formulata dall’autorità portuale di Trieste; 

in data 1o luglio 2016, il sito online della regione Friuli Venezia Giulia, in un comunicato stampa dal titolo «Fiscalità: Serracchiani a Renzi, Porto Franco Ts diventi “no tax area” » informa di una missiva inviata dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi e per conoscenza anche al Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, per delineare le opportunità offerte in particolare dal Porto di Trieste nella prospettiva che possa concretizzarsi l’ipotesi di istituire alcune «no tax area» a seguito della cosiddetta «Brexit» (il 23 giugno 2016, a seguito del referendum indetto sulla «Brexit», il 51,9 per cento dei cittadini elettori britannici, ha votato per l’uscita dall’Unione europea); 

la nota stampa riporta quanto scritto dalla presidente ossia che: «l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea impegnerà gli Stati membri in un processo di straordinaria complessità, ulteriormente complicata da probabili riflessi sistemici sulle economie, al momento difficilmente misurabili. In questo scenario, desta particolare interesse la proposta (…) di istituire nel nostro Paese alcune “no tax area”, finalizzate ad attrarre investimenti». È in tale prospettiva, e con particolare riguardo all’individuazione geografica di tali aree, che Serracchiani, nello scambio epistolare con il Governo, individua un’opportunità nella regione del Friuli Venezia Giulia e in particolare a Trieste in quanto sede di un porto franco che «rappresenta un autentico unicum nell’ordinamento giuridico italiano e comunitario»; 

secondo Serracchiani «si tratta, in concreto, di uno strumento caratterizzato, essenzialmente, da due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o «extraterritorialità doganale») dove i vantaggi/benefici possono essere raggruppati in un gruppo di norme che assicurano la libertà di transito e la libera circolazione all’interno del porto franco. Con queste norme, ad esempio, i TIR provenienti dalla Turchia non sono sottoposti alle quote bilaterali tra Stati per cui il transito da e per il Porto di Trieste (Autostrada del Mare Trieste-Turchia) è libero»; 

per quanto concerne, invece, il corredo giuridico dell’extradoganalità, implicante tutta una serie di effetti favorevoli, Serracchiani ha ricordato nella lettera, a titolo di esempio, che «le merci provenienti dai Paesi non comunitari possono essere sbarcate e depositate (senza limiti di tempo) immuni da dazio o altra tassa, fino a quando non varcheranno i confini del punto franco, per essere importate all’interno del territorio doganale italiano/comunitario. Degno di nota – ha aggiunto – è che, per le merci in regime di deposito illimitato non è necessaria la prestazione di alcuna garanzia. Inoltre, poiché le merci unionali lasciano territorio dell’Unione non appena fatto il loro ingresso nel porto franco, l’esportazione non è soggetta ad IVA»; 

la presidente ha poi evidenziato che «un’altra peculiarità del regime in parola, è che attività quali la manipolazione (imballaggio, etichettatura eccetera) e la trasformazione anche di carattere industriale delle merci avvengono in completa libertà da ogni vincolo doganale». E ancora, «con l’applicazione dell’istituto del cosiddetto “credito doganale”, le merci importate nel mercato comunitario attraverso i punti franchi godono di una dilazione del pagamento dei relativi dazi e imposte doganali fino a sei mesi dalla data dello sdoganamento, ad un tasso di interesse annuo particolarmente contenuto»; 

la presidente del Friuli Venezia Giulia ha fatto, infine, notare come «l’Autorità Portuale di Trieste, grazie ai provvedimenti di spostamento delle aree del punto franco di Porto Vecchio, conseguenti alle recenti norme nazionali sulla sdemanializzazione, abbia esteso i benefici del punto franco triestino ad alcune aree retro portuali: aree nelle quali potranno dunque essere collocate, con procedure semplificate, attività industriali e logistiche passibili di beneficiare dei vantaggi sopra descritti, in un habitat fiscale e doganale assolutamente unico nel panorama europeo»; 

in data 2 luglio 2016, il quotidiano Il Piccolo di Trieste, nell’articolo dal titolo «Soluzione strategica per i nostri Punti Franchi» riporta le dichiarazioni del commissario dell’autorità portuale, Zeno D’Agostino che ha affermato come la No tax area: «aprirebbe la possibilità di insediamento a Trieste non soltanto di aziende di logistica o manifatturiere, ma anche di aziende del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza –: 

come, e se il Governo intenda dare seguito agli impegni richiesti dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia nella missiva richiamata in premessa

Testo della risposta

Risposta scritta pubblicata Venerdì 31 marzo 2017

nell’allegato B della seduta n. 771

4-13721

Risposta. — Con il documento di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti, riprendendo i contenuti di una missiva inviata dal presidente della regione Friuli Venezia Giulia al presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l’istituzione di una «no tax area» nel Porto franco di Trieste, e avendone brevemente ricostruito il regime giuridico attuale, chiedono, anche al Ministro dell’economia e delle finanze, di conoscere le eventuali iniziative che il Governo intenda adottare per dar seguito agli impegni richiesti. Una soluzione siffatta, come dichiarato dal Commissario dell’autorità portuale, sul quotidiano «Il Piccolo di Trieste», in data 2 luglio 2016, costituirebbe una possibilità di insediamento strategico di aziende non solo di logistica o manifatturiere, ma anche del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza. 

Al riguardo, sentiti i competenti uffici dell’amministrazione finanziaria, si fa presente quanto segue. 

L’eventuale adozione di misure fiscali volte a favorire talune imprese o attività produttive o territori – che nella nota del presidente della regione autonoma Friuli – Venezia Giulia non sono descritte se non in termini generici e programmatici, che non consentono di esprimere specifiche valutazioni sotto un profilo meramente tecnico – devono, in ogni caso, tener conto dei limiti e delle condizioni posti dalla normativa comunitaria prevista dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. 

Quanto ai profili doganali, si ritiene indispensabile premettere che l’intera materia doganale applicabile nel territorio unionale è di competenza esclusiva degli organismi dell’Unione europea ed è, quindi, sottratta alla potestà del legislatore nazionale. 

Per quanto attiene al Porto Franco di Trieste, in particolare, si fa presente che lo stesso comprende attualmente 5 punti franchi, di cui tre destinati alle attività commerciali e due destinati ad attività di tipo industriale. Le norme che prevedono l’istituzione di un «porto franco» in alcune aree del porto di Trieste si ritrovano nel Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 (in particolare negli articoli 1-20 dell’Allegato VIII «Strumento relativo al Porto Franco di Trieste») e, successivamente, del Memorandum di Londra del 1954. I principi sanciti dal Trattato di pace e dal Memorandum summenzionati sono stati recepiti ed attuati nell’ordinamento giuridico italiano con i decreti del commissario generale del Governo n. 29 del 19 gennaio 1955 e n. 53 del 23 dicembre 1959. 

Successivamente, l’articolo 169 del decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973 (testo unico delle leggi doganali) ha stabilito che, per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste previsti nell’allegato VIII del Trattato di pace, debbano restare ferme, in deroga a quanto stabilito negli articoli precedenti del medesimo testo unico delle leggi doganali le «vigenti disposizioni più favorevoli». Da ultimo il regime vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste è stato fatto salvo dall’articolo 7, comma 12 del decreto legislativo n. 169 del 2016, di modifica della legge n. 84 del 1994 in materia portuale. 

Si fa presente che, a favore della competitività dello scalo e del suo territorio, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha predisposto una bozza di decreto attuativo concernente il regolamento amministrativo del porto franco internazionale di Trieste, la cui adozione stabilisce l’organizzazione amministrativa della gestione dei punti franchi di Trieste. 

Ciò premesso occorre fin da subito chiarire che qualora si intendesse istituire una zona di fiscalità agevolata nel comune di Trieste attraverso l’esclusione del suo territorio da quello doganale comunitario, tale soluzione non risulterebbe consentita dall’attuale quadro normativo comunitario. 

Ai sensi dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 952/2013 (codice doganale comunitario) il territorio del porto di Trieste fa parte integrante del territorio doganale comunitario, restandone esclusi tassativamente solo quelli Livigno e di Campione d’Italia. 

Inoltre, l’articolo 6 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006, recepito nella normativa nazionale, all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, esclude dal campo di applicazione i.v.a. espressamente solo i territori di Livigno e Campione d’Italia. 

Per completezza si precisa che, sebbene non appaia risolto il problema della corretta individuazione delle norme sovrannazionali applicabili al porto di Trieste, può ritenersi nei confronti dello stesso vigente un regime di massima libertà di accesso e transito, come regolato dal citato allegato VIII recante, fatto salvo dall’articolo 1 paragrafo 1 del predetto codice doganale comunitario e dell’articolo 351 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. 

Tuttavia, tenuto conto che la zona franca è una parte del territorio comunitario, per le merci consumate sono dovuti i dazi e gli altri diritti doganali. 

In via residuale, si osserva che nel caso in cui si intendesse invece creare una zona franca urbana sarebbe necessario che ricorressero gli specifici limiti e condizioni richieste dalla normativa comunitaria e nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 342, della legge n. 296 del 2006, atteso che loro obiettivo prioritario è quello di favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse. 

La Sottosegretaria di Stato per l’economia e le finanze: Paola De Micheli.

Note dal sito internet dell’APT

http://www.porto.trieste.it/ita/il-porto/porto-franco

Il Porto Franco di Trieste è territorio politico dello Stato italiano. Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione. Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

[…..]

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo giuliano godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

[…..]

In virtù della cosiddetta clausola di salvaguardia di cui all’art. 307, Trattato UE, il Porto Franco di Trieste, inteso come sommatoria dei suoi “Punti Franchi”, è l’unica zona franca situata nella UE ma che gode di un regime speciale, più favorevole rispetto a quello più restrittivo posto dal Codice Doganale Comunitario per le zone e depositi franchi.