Archivio per la categoria ‘FVG

Ferriera di Servola: realizzazione delle opere di copertura dei parchi e di mitigazione degli spolveramenti – Interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere – premesso che:

nell’articolo 9, comma 1, dell’accordo di programma sulla Ferriera di Servola siglato il 30 gennaio 2014, viene prevista «la pavimentazione, il confinamento e la copertura delle aree di messa a parco», propedeutica al rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale;

il 21 novembre 2014 è stato firmato l’accordo di programma per l’attuazione del «Progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell’area della Ferriera di Servola», tra il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con la regione Friuli Venezia Giulia, e l’Autorità portuale di Trieste;

l’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata il 27 gennaio 2016 dalla regione Friuli Venezia Giulia con decreto n. 96 del 2016 a Siderurgica Triestina ha stabilito la presentazione, entro 9 mesi dal rilascio dell’Autorizzazione, del «progetto di confinamento e copertura delle aree a parco, corredato da un cronoprogramma di attuazione dello stesso»;

il 26 maggio 2017 si è tenuta la conferenza servizi per la valutazione del progetto di copertura dei parchi presentato da Siderurgica Triestina il 24 novembre 2016. La conferenza ha stabilito «come la prescrizione Aia relativa alla copertura dei parchi non sia stata adempiuta perché l’elaborato presentato era privo dei requisiti sufficienti per essere definito un progetto»;

il 7 marzo 2017, la regione Friuli Venezia Giulia ha formalmente diffidato Siderurgica Triestina a presentare entro 4 mesi il progetto di confinamento e copertura. La Regione ha disposto che, nelle more della realizzazione del progetto di copertura dei parchi, la società adotti ulteriori misure di mitigazione dello spolveramento utili per il contenimento delle emissioni diffuse;

in relazione ai pericolosi fenomeni di sollevamento delle polveri dei parchi minerali della Ferriera di Servola che hanno interessato vaste aree della città nel mese di giugno e luglio 2017, secondo la regione Friuli Venezia Giulia «appare sempre più urgente la realizzazione della copertura dei parchi stessi, quale unica soluzione in grado di evitare il ripetersi di questi eventi»;

il 18 agosto 2017 si è tenuta la conferenza di servizi, chiamata ad esaminare il nuovo progetto di Acciaieria Arvedi Spa. L’azienda ha chiesto di verificare se il progetto debba essere sottoposto a procedura di screening di valutazione di impatto ambientale. Il servizio valutazioni ambientali ha chiesto al proponente la verifica delle variazioni degli impatti dello stabilimento, determinate dalla realizzazione delle coperture delle aree a parco, attraverso gli elementi della check listministeriale di cui alla nota del 15 gennaio 2015;

il 26 ottobre 2017 si è tenuta la seduta della conferenza di servizi, nella quale è stato valutato il progetto di fattibilità tecnica ed economica sviluppato dal gruppo Arvedi. La conferenza ha stabilito che «il progetto passi al vaglio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La Regione Friuli Venezia Giulia ha imposto all’azienda la presentazione entro 90 giorni di un piano d’intervento per contenere gli spolveramenti»;

dopo aver valutato il progetto, la conferenza ha considerato «come adempiute le prescrizioni imposte dall’Aia, rimarcando però che i tempi per la progettazione e la realizzazione dell’intervento devono essere ridotti rispetto a quelli previsti dal cronoprogramma dell’azienda siderurgica», dal quale si evince la previsione di ultimazione dei lavori a metà 2022;

il dottor Patussi di Asuits nel corso della conferenza, ha confermato l’importanza della copertura dei parchi. Ha sottolineato come sia importante esaminare diversi aspetti, il primo riguarda i tempi lunghissimi di realizzazione della copertura, e di conseguenza bisogna conoscere in tempi rapidissimi gli ulteriori interventi di mitigazione che dovranno essere predisposti. Un altro aspetto è legato alla necessità di valutare il rischio per la salute dei lavoratori che opereranno all’interno delle strutture di copertura. (…) Un ultimo aspetto è quello del rapporto costi/benefìci che riguarda solo l’ambiente (…);

«La Conferenza ha richiesto che il termine per la consegna degli elaborati del progetto venga fissata in 60 giorni rispetto ai 140 proposti da Arvedi e che quella per gli elaborati esecutivi a 40 giorni contro 130 previsti dall’azienda». Il progetto, «del valore di 38 milioni di euro, prevede la realizzazione di due capannoni alti 40 metri e lunghi circa 280 metri, per progettare i quali e ottenere le autorizzazioni alla costruzione Arvedi stima un periodo di circa 2 anni, che si aggiungono ai 2 anni necessari alla realizzazione dell’opera» –:

se, alla luce dei continui rinvii relativi alla realizzazione della copertura dei parchi, si intendano convocare i soggetti firmatari dell’Accordo di programma ed esaminare la questione nel dettaglio;

se, il Governo nel caso non fosse possibile garantire tempi certi per la realizzazione delle opere di copertura dei parchi e di mitigazione degli spolveramenti, intenda adottare le opportune iniziative di competenza, di concerto con la regione Friuli Venezia Giulia, a tutela della salute di lavoratori e cittadinanza.
(4-18868)

Ferriera_002

Link Sito Camera

Annunci

Pubblicato 20 dicembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Ferriera di Servola

Taggato con , ,

Arginare fenomeni distorsivi ed irregolari presenti nel settore del trasporto – Interrogazione al Mit   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

la regione Friuli Venezia Giulia, con la pubblicazione della nota stampa del 31 ottobre 2017, ha informato della missiva inoltrata dalla presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al Ministro interrogato, nella quale ha sottolineato il «grande disagio della categoria dell’autotrasporto che, in particolar modo in Friuli Venezia Giulia, patisce da molto tempo (…) una concorrenza sleale da parte di società prevalentemente dell’est Europa»;

in relazione alla stesura delle nuove norme che l’Unione europea dovrà stabilire con il pacchetto stradale, e in vista della riunione dei Ministri dei trasporti dell’Unione europea che è attesa per l’inizio di dicembre 2017, la presidente ha auspicato che «la posizione dell’Italia andrà nella direzione di favorire la creazione di condizioni omogenee, prima di assecondare le spinte verso una maggiore liberalizzazione»;

riferendosi alle posizioni di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che hanno proclamato tre giorni di sciopero, il 27, 30 e 31 ottobre 2017, e a quelle dei sindacati datoriali dell’autotrasporto (Unatras Anita), contrari al «fenomeno del distacco internazionale», Serracchiani ha fatto esplicito riferimento all’accordo firmato nei giorni scorsi dai Ministri europei del lavoro che «ha sancito un compromesso sulla riforma del distacco internazionale dei lavoratori, che però esclude proprio il trasporto stradale»;

in proposito, pur non entrando nel merito delle «logiche internazionali che hanno portato a una decisione che vede ancora una volta soddisfatte in primo luogo le richieste dei Paesi che praticano più assiduamente il cabotaggio e da cui viene attinto personale remunerato a basso costo», la presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato «le conseguenze negative che il mantenimento di tali prerogative genera sul tessuto imprenditoriale della Regione del Friuli Venezia Giulia»;

ha precisato come «a differenza dei lavoratori degli altri settori che operano in regime di distacco internazionale, infatti, gli autisti dell’autotrasporto internazionale continueranno a operare con l’attuale Direttiva del 1996, ossia senza una disciplina comunitaria sul salario minimo, e lavoreranno così con quello del Paese di provenienza. In sostanza, con l’esclusione degli autotrasportatori dal principio “per lavoro uguale, salario uguale”, alte rimangono le barriere che impediscono alle nostre imprese di competere con successo sul nostro stesso territorio»;

al Ministro interrogato, la presidente Serrachiani ha chiesto che «siano recepite le necessità di una categoria che rappresenta uno dei pilastri della filiera della logistica in Italia, oggi in grave difficoltà»;

il primo firmatario del presente atto con l’interrogazione n. 4-05274 del 25 giugno 2014 ha delineato la presenza continua dei pullman con targa slovena prevalentemente in Friuli Venezia Giulia. Ai Ministri interrogati è stato quindi chiesto se «intendessero assumere misure urgenti per far fronte a questa situazione lesiva di una disposizione comunitaria e in grado di ridurre considerevolmente il gettito dell’imposta generale sui consumi, avvantaggiando alcune imprese degli Stati membri e costituendo un grave precedente che, con il continuo allargamento dell’Unione europea, potrà coinvolgere altri autotrasporti comunitari»; successivamente, con l’interrogazione n. 5-05653 del 20 maggio 2015, il primo firmatario del presente atto ha segnalato l’aumento costante del fenomeno, diffusosi in maniera capillare nel vicino Veneto, richiedendo l’adozione di provvedimenti urgenti a difesa degli operatori nazionali;

in data 7 ottobre 2015 in sede di discussione approvazione in Aula a Montecitorio del disegno di legge concorrenza, il primo firmatario del presente atto ha presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo pro tempore, con cui lo impegnava a valutare l’opportunità di istituire un gruppo di lavoro con il compito di individuare i fenomeni distorsivi presenti nel settore del trasporto persone ed elaborare delle proposte operative a tutela degli operatori nazionali;

infine, con l’interrogazione n. 5-06643 è stato chiesto al Governo «di quantificare il danno subito dai vettori italiani del settore trasporto persone e se ci siano in corso strategie e controlli per evitare che gli operatori stranieri contravvengano la normativa vigente in materia» –:

in riferimento ai fatti esposti, se, e secondo quali modalità, il Ministro intenda accogliere la richiesta della presidente della regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani;

quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare gli operatori nazionali ed arginare fenomeni distorsivi ed irregolari presenti nel settore del trasporto.
(4-18523)

trasporti

Link Sito Camera

Pubblicato 17 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, FVG, Trasporti

Taggato con , ,

Imposta municipale unica per i beni demaniali marittimi portuali – Interrogazione al Mef e al Mit   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

come riportato dal sito http://www.agenziaentrate.gov.it, «la legge istitutiva dell’Imu dispone che, nel caso di concessione su aree demaniali, il soggetto passivo dell’imposta sia il concessionario che è tenuto al pagamento dell’Imu. Il presupposto per l’applicazione dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati. Qualora le strutture portuali siano accatastate in categoria D/8, l’Imu dovrà essere assolta sulla base della rendita catastale attribuita. Se, viceversa, le strutture portuali sono accatastate in categoria E, l’Imu non è dovuta. Gli specchi acquei relativi al porto ed ai singoli posti barca non possono neppure essere censiti catastalmente e non costituiscono né fabbricato, né area fabbricabile, né terreno agricolo»;

la sentenza della Corte di cassazione 15198/2016 ha ribadito che «i posti barca in porti turistici, così come gli stabilimenti balneari, vanno classificati nella categoria catastale D, e precisamente nella categoria D/12, anziché nel gruppo E, e precisamente nella categoria E/9. Inoltre, lo specchio acqueo e il costo di costruzione del posto barca sono oggetto di valutazione, in quanto nel calcolo del valore catastale di un porto turistico vanno ricompresi anche gli specchi d’acqua antistanti al porto e ai singoli posti barca, i quali sono censibili catastalmente in ragione della loro stabile autonomia funzionale e reddituale»;

nel mese di gennaio 2017, come evidenziato da alcune fonti di stampa, i comuni di Duino Arusina e di Trieste hanno inoltrato una comunicazione alle società nautiche che operano sul litorale, chiedendo di «regolarizzare la situazione catastale ai sensi del comma 336 dell’articolo unico della legge 311/2004, provvedendo secondo le modalità di legge alla revisione del classamento delle unità immobiliari urbane secondo le norme in vigore, definite dall’Agenzia delle Entrate»;

secondo l’articolo del 14 maggio 2017 de il Piccolo di Trieste, «dopo la richiesta di accatastamento dei posti barca arrivata alle diverse società nautiche da parte dei Comuni citati, ora, con lo stesso obiettivo procede direttamente l’Agenzia delle entrate. Sulle migliaia di posti barca in Regione, quattromila nella sola provincia di Trieste, grava lo spettro dell’Imu.»;

i fatti sopra citati sono stati esposti nell’atto n. 4-16684 del 23 maggio 2017, ancora senza risposta, con il quale il primo firmatario del presente atto ha chiesto ai Ministri interrogati quali iniziative il Governo «intendesse assumere per chiarire 2017, ancora senza risposta, con la corretta applicazione della normativa in materia di Imu per gli specchi d’acqua destinati a ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di imbarcazioni e natanti da diporto nelle aree demaniali marittime»;

il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 29 ottobre 2017, ha dichiarato che «gli oltre quattromila diportisti triestini, sui quali pendeva l’incubo del pagamento Imu sul posto barca, possono tirare un grosso sospiro di sollievo. L’Agenzia delle Entrate rinuncia all’applicazione dell’Imu sugli ormeggi. Ad essere equiparati ai beni immobili saranno soltanto le strutture fisse, come i pontili e moli, di proprietà delle società nautiche e non dei singoli diportisti»;

Andrea Humar, assessore comunale con delega alle politiche del mare del comune di Duino Aurisina, ha affermato: «risulta chiaro che la richiesta di accatastamento riguarda soltanto i pontili e non gli specchi d’acqua adibiti all’attracco delle imbarcazioni da diporto. Un chiarimento che noi stessi avevamo chiesto e che abbiamo avuto il piacere di comunicare ai soci delle società nautiche del nostro territorio»;

Fulvio Vecchiet, presidente del Diporto nautico di Sistiana, appresa con soddisfazione la notizia che il testo pervenuto al comune di Duino Aurisina esprime una scelta favorevole alle società nautiche, pone l’accento sulla necessità di individuare il firmatario dell’accatastamento dei pontili: «Non siamo noi i proprietari, perciò tale incombenza non dovrebbe arrivare in capo alle società nautiche. Conosco la situazione di altre società nautiche di Trieste che, già due anni fa, hanno predisposto l’accatastamento dei pontili, ma ancora aspettano di sapere a chi spetta la firma in calce» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Governo intenda chiarire definitivamente l’applicazione della normativa in materia di imposta municipale unica per i beni demaniali marittimi portuali.
(4-18452)

imu

Link Sito Camera

Pubblicato 10 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, FVG, Nautica, Trieste

Taggato con , , ,

San Dorligo della Valle: origine inquinamento olfattivo – Interrogazione al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere – premesso che:

il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 10 agosto 2017, ha informato che «a San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste, dopo mesi di attesa caratterizzati dalle proteste di centinaia di residenti, in particolare di coloro che vivono nei pressi dei serbatoi dell’azienda Siot e dello stabilimento della Wärtsilä, si è insediato il tavolo tecnico che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Sandy Klun, ha proposto di instaurare con la collaborazione dell’Arpa Fvg»;

l’istituzione del tavolo «è stata la prima risposta concreta alla raccolta di firme promossa dai residenti. Klun, fin dall’inizio del mandato, ha istituito differenti commissioni consiliari, fra esse, anche quella che si occupa dell’ambiente. Nello specifico, l’organo consiliare si è occupato del fenomeno delle molestie olfattive. Con l’apporto dei suoi componenti e la collaborazione di un gruppo di cittadini ha effettuato una raccolta dati per sei mesi, che ha ulteriormente evidenziato la vasta diffusione del fenomeno, giudicato insopportabile da molti residenti»;

Il quotidiano triestino, il 21 ottobre 2017, ha riportato il preoccupante dato dell’inquinamento olfattivo presente nel territorio, specificando che è «ben oltre i limiti di legge, in misura superiore al 2 per cento». Tale dato è emerso «nel corso della prima riunione ufficiale sul caso “odori” in scia al tavolo tecnico organizzato dal Comune e promosso dalla Commissione consiliare per l’Ambiente. Nel corso della riunione, è stato sottolineato che (…) il problema è grave, sussiste da tempo, da più di dieci anni per essere precisi, e, davanti alle proteste della cittadinanza, è ferma intenzione dell’amministrazione fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per contenere e ridurre il fenomeno. Il dato dell’inquinamento da odore olfattivo è stato analizzato dai rappresentanti dell’Arpa Fvg che, nei primi mesi di quest’anno ha effettuato le rilevazioni, con il coinvolgimento dei residenti»;

nello specifico, Alessandra Pillon, collaboratore tecnico professionale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato come «esiste un disagio olfattivo conclamato a San Dorligo della Valle perché, seguendo le linee guida predisposte dalla regione Lombardia e adottate in tutta Italia, il limite del parametro che lo configura è fissato al 2 per cento e in questo Comune siamo ben al di sopra»;

Luciano Agapito, Direttore regionale del Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico della Direzione centrale ambiente ed energia, ha ribadito che «anche in Friuli Venezia Giulia vigono le regole applicate dalla regione Lombardia». «Le sorgenti della “molestia” sono molto probabilmente individuabili nell’ambito delle attività produttive delle aziende che operano nel territorio. A conferma della generale situazione di disagio per le persone residenti, Alessio Lilli direttore della Siot, ha confermato che il problema dei disturbi olfattivi è recepito anche all’interno della Siot da parte dei dipendenti, ricordando che negli ultimi 10 anni, comunque, l’azienda “ha investito più di un milione e 600 mila euro per la mitigazione degli odori, affidando anche uno specifico studio alla locale Università”. Il direttore ha infine precisato che “talvolta le segnalazioni riguardano emissioni che non provengono dalla Siot stessa”» –:

quali siano gli orientamenti del Governo in relazione i fatti esposti e ritenga opportuno, di concerto con la regione Friuli Venezia Giulia, assumere iniziative, per il tramite dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e l’Istituto superiore di sanità, al fine di contribuire ad individuare con precisione l’origine dell’inquinamento olfattivo, e quali iniziative di competenza intenda attuare a tutela della salute pubblica.
(4-18415)

image 3

Link Sito Camera

Carenze pianta organica Museo Autonomo Miramare – Interrogazione Mibact   Leave a comment

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

la circolare n. 135 del 2017 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del 26 giugno 2017, relativa alla mobilità interna del personale, attesta che il Museo autonomo del parco e del castello di Miramare di Trieste, sia sotto organico di 41 figure, a fronte delle 29 attualmente in servizio. Nel dettaglio, risultano assenti «8 addetti alla vigilanza, 10 assistenti tecnici, 1 informatico, 9 amministrativi, 2 ausiliari, 4 architetti, 1 addetto alla promozione, 1 restauratore, 3 storici dell’arte e 2 addetti alle tecnologie». Quanto al personale attualmente in servizio, è composto, oltre che dalla dirigente, «da 26 addetti alla vigilanza, 1 assistente tecnico e 2 figure in utilizzo parziale dal Polo Museale»;
secondo la nota stampa del 4 luglio 2017 della Funzione pubblica, struttura di categoria della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) del Friuli Venezia Giulia, la neodirettrice del museo storico e del parco del Castello di Miramare Andreina Contessa, «eredita una situazione piuttosto complicata, che rende davvero arduo l’obiettivo del rilancio turistico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare»;
Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 2 luglio 2017 «Trieste, Miramare dimezzato: alla pianta organica mancano 41 pedine», ha riportato la denuncia della Fp Cgil Friuli Venezia Giulia, sottolineando come sia «inutile aspettarsi miracoli dalla direttrice arrivata da Gerusalemme e dall’autonomia concessa dal Ministro del Mibact Dario Franceschini con relativa pianta organica»;
il primo firmatario del presente atto ha riportato i fatti sopraesposti nell’atto n. 5-11789, ancora senza risposta, con il quale ha chiesto al Ministro «quali iniziative intendesse assumere al fine di ovviare alla grave carenza d’organico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, e secondo quali tempistiche»;
Andreina Contessa, durante la tavola rotonda intitolata «Thinking Miramare», tenutasi a Trieste lo scorso 16 ottobre, dedicata al progetto di restauro e promozione del Parco di Miramare, ha affermato che «questo è il momento di pensare a un grande progetto e che non lo si può fare da soli, ma bisogna rivolgersi, oltre alle istituzioni locali, anche a quelle persone che hanno avuto esperienze simili e conoscono l’argomento»;
secondo quanto riportato da Il Piccolo di Trieste nell’articolo del 17 ottobre 2017, «per iniziare concretamente i lavori e dare un nuovo volto a quella che fu la residenza di Massimiliano d’Asburgo ci vuole però che il Ministero mandi il personale. All’appello, dopo il distacco del sito dal Polo museale ora divenuto autonomo, mancano 46 posti, per iniziare a mettersi all’opera. La stesura del progetto durerà un anno, mentre per i lavori ci vorrà qualche annetto» –:
se intenda chiarire, nello specifico, il numero e le competenze mancanti nella pianta organica del museo storico e del parco del Castello di Miramare, condizione fondamentale per dare avvio ai lavori di valorizzazione delle strutture menzionate, e secondo quali tempistiche si intenda ovviare a tale carenza. (4-18264)

City Sport – Pagina Motori 23 ottobre 2017   Leave a comment

Emissioni dalla “Livarna” – Interrogazione al MATTM   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-17972

— Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
come comunicato sul sito online dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia, tale agenzia e l’Arso (Agencija Republike Slovenije za okolje – Agenzia per l’Ambiente Slovena) hanno siglato, in data 11 ottobre 2016, un Protocollo d’intesa transfrontaliero;

l’accordo «si pone l’obiettivo di consolidare la collaborazione già in atto tra ARPA e ARSO allargandola a nuovi campi di attività di comune interesse quali l’idrosfera, la biodiversità e la protezione del suolo. Vuole inoltre favorire lo scambio transfrontaliero di informazioni sull’ambiente in modo da raggiungere un miglioramento sostanziale nei servizi offerti, nonché una più ampia diffusione di informazioni alla popolazione. La collaborazione consentirà di avviare importanti attività, come ad esempio quelle finalizzate alla valutazione dello stato ecologico, della qualità chimica e biologica delle acque superficiali, profonde e marine, i monitoraggi e la modellizzazione dello stato di qualità dell’aria, i cambiamenti climatici, le pressioni sul suolo e la carica di nutrienti»;

Il Piccolo di Trieste, nell’articolo pubblicato il 17 settembre 2017, ha riportato la notizia delle pesanti emissioni provenienti dalla fonderia «Livarna», situata a Salcano, nel comune di Nova Gorica a poca distanza dal confine italo-sloveno;

le esalazioni emesse dall’impianto, durante i processi di fusione, investono, soprattutto, il territorio di Montesanto, situato a nord-est della città di Gorizia;
il portavoce del Comitato contro l’inquinamento transfrontaliero Gianni Marega ha dichiarato come «il problema, di fatto, non sia stato mai risolto (…) Vogliamo capire perché dalla Slovenia è giunta un’ondata così forte di cattivissimo odore. Vorremmo ci spiegassero se c’è stato un guasto, se i filtri si sono intasati o quant’altro. Vorremmo anche capire se è aumentata la produzione a causa di qualche nuova commessa. Fatto sta che l’aria era irrespirabile e pesante.» I residenti della zona nord della città, preoccupati per la loro salute, hanno chiesto «chiarimenti sul monitoraggio transfrontaliero della qualità dell’aria (…) e di conoscere quali sono i flussi di produzione dell’attività industriale slovena» –:
se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
di quali elementi disponga il Ministro interrogato, per quanto di competenza circa i fatti riportati in premessa, e se non intenda promuovere, per il tramite del Comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente, una verifica sullo stato dei luoghi e sui fattori di inquinamento che sarebbero stati riscontrati. 

Pubblicato 3 ottobre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, FVG

Taggato con , , , ,