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Controlli doganali sulle merci extraUe – Interrogazione al Mae   Leave a comment

​Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Per sapere – premesso che:

il 9 dicembre 2016, il Piccolo di Trieste ha riportato la notizia del sequestro, da parte della Guardia di Finanza di Gorizia, di un carico di 31.586 luci natalizie a led di fabbricazione cinese, provenienti dal porto di Capodistria (Slovenia) e destinate al mercato italiano. 

La merce sequestrata, il cui valore è stato stimato in un milione di euro, era priva delle dichiarazioni UE di conformità alla direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE. Le imprese coinvolte nel traffico internazionale di prodotti irregolari sono state inoltre denunciate per responsabilità amministrativa ai sensi dell’art. 25 bis 1 del dl 231/2007.

Il sito Logimar ha informato che “il sistema doganale ha acquisito un’importanza crescente, soprattutto all’interno dell’Unione Europea. La tutela di interessi primari della collettività, della sanità, della sicurezza e il rispetto delle normative fiscali deve coniugarsi con la necessità di una circolazione delle merci veloce, elemento essenziale per le aziende che operano nel commercio internazionale. Anche se le merci sono libere di circolare nei confini dell’Unione Europea, e nessun Stato membro può decidere se aumentare o diminuire i controlli, alcuni Paesi risultano più capaci di gestire i controlli doganali in maniera più rapida, attirando una quantità maggiore di traffici in entrata e in uscita”;

un articolo del quotidiano Città della Spezia, il 7 novembre 2016, ha spiegato che “esiste una disparità di efficienza tra le varie dogane europee, con il risultato che gli operatori tendono ad evitare il più possibile il passaggio delle proprie merci dagli scali più lenti, preferendo altre destinazioni, con tutte le perdite che ne conseguono per i consumatori e i lavoratori, per l’indotto e per l’erario (in seguito ai mancati dazi doganali).Ogni Stato membro dell’Unione Europea è libero di contrastare le violazioni alle norme doganali applicando il regime sanzionatorio che ritiene più appropriato. La questione delle dogane però non si riduce soltanto alla questione delle sanzioni, anche i controlli e le procedure dovrebbero essere armonizzati (…)”; 

il 1 maggio 2016 è entrato in vigore il Nuovo Codice doganale dell’Unione che favorisce  la modernizzazione della dogana europea ed introduce diverse semplificazioni procedurali. In particolare, il paragrafo 1 dell’articolo 42 CDU (Reg UE 952/13) al punto 1. riporta che “ciascuno Stato membro prevede sanzioni applicabili in caso di violazione della normativa doganale. Tali sanzioni devono essere: effettive, proporzionate e dissuasive”; mentre il punto 2. illustra come “in caso di applicazione di sanzioni amministrative, esse possono avere tra l’altro la forma di: a) un onere pecuniario imposto dalle autorità doganali, se del caso anche applicato in sostituzione di una sanzione penale; b) revoca, sospensione o modifica di qualsiasi autorizzazione posseduta dall’interessato.” Infine il punto 3. spiega che “gli Stati membri notificano alla Commissione, entro 180 giorni dalla data di applicazione del presente articolo, come stabilito a norma dell’articolo 288, paragrafo 2, le disposizioni nazionali vigenti di cui al paragrafo 1 del presente articolo e le notificano senza indugio ogni eventuale successiva modifica di dette disposizioni”;

“Il sistema dei controlli doganali in Italia, si basa sui controlli fisici, controlli di conformità, controlli in remoto. Ognuno di questi “assi di controllo” contribuisce a garantire un certo livello di sicurezza e ad avere un’analisi dei rischi abbastanza veritiera rispetto alle operazioni scorrette messe in atto. L’integrazione di tutte le tipologie di controlli tra di essi, innalza il sistema di “riscontro” generalizzato e permette di avere un esame dell’accertamento di quanto dovuto, in maniera completa”;

l’articolo 14 CDU inoltre obbliga le autorità doganali a fornire informazioni sull’applicazione della normativa doganale, ivi incluse la classificazione e l’origine delle merci. Infine, la realizzazione dello “Sportello unico doganale”, risulta uno strumento vantaggioso in termini di efficienza dei controlli, rapidità nel rilascio delle merci e di conseguente economicità. Tale sistema consente la richiesta, il controllo delle certificazioni, il nulla osta e le autorizzazioni per via telematica  e la digitalizzazione dell’intero processo di sdoganamento. 

Nonostante siano previsti controlli stringenti, come confermato dalle notizie di cronaca, si registrano continui sequestri di prodotti vari, privi delle necessarie certificazioni, evidentemente importati in maniera irregolare;

appare evidente che nell’Unione Europea i controlli e le sanzioni doganali non siano applicati in maniera uniforme da tutti gli Stati membri-:

quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, in sede europea, affinchè vengano intensificati ed equiparati i livelli di controllo doganale delle merci provenienti da paesi extra europei;

quaIi misure necessarie intenda proporre per identificare i principali canali di ingresso di merci extracomunitarie prive delle necessarie certificazioni. 

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Pubblicato 18 gennaio 2017 da Aris Prodani in 2017, Cie Gradisca, Documenti Camera, FVG

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Completata pulizia delle scritte alla Caritas, Don Amodeo: «Razzismo si combatte con la cultura» TriestePrima 13 settembre 2015   Leave a comment

Circa una cinquantina di persone si sono presentate stamane davanti alla porta d’entrata Caritas per pulire le scritte razziste apparse una decina di giorni all’esterno della struttura di via dell’Istria, armati di tutti gli strumenti del caso, spugnette, pennelli e vernice

 

Armati di tutti gli strumenti del caso, spugnette, pennelli e vernice, i partecipanti sono messi al lavoro dopo le 9.

Don Amodeo, direttore della Caritas, riferisce che «Sono un po’ preoccupato dal clima di razzismo e intolleranza diffuso in città in questo periodo. Non passa giorno che non si sentano notizie allarmanti, come la creazione di gruppi di cittadini che si auto-creano contro l’accoglienza e contro i profughi stessi. Il tutto è destramente delicato e meriterebbero delle ulteriori riflessioni. Mi preoccupano queste persone che pensano di poter affiancare con tanta facilità le Forze dell’Ordine o farsi giustizia da soli, di fatto non rispettando spesso le vite di questi giovani richiedenti asilo che hanno già avuto nel corso della loro vita una notevole serie di disgrazie e che soprattutto, va detto, non verrebbero qui se stessero tanto bene a casa loro. Questo non è un orientamento serio che andrebbe in uno spirito civile di accoglienza, ma è un orientamento puramente atto a ergere barricate, creando paure finte e creando clima che non c’è, mi sembra un momento delicato».

A domanda se sia necessario un Concilio Vaticano straordinario su questa tematica, Don Amodeo è piuttosto chiaro «Il Concilio Vaticano II, fatto alla fine degli anni ‘60 ha già fatto amplissimo risalto a quello che è l’accoglienza ed il vivere cristiano nel mondo. Ulteriormente in questi ultimi 40 anni la Chiesa la sviluppato una linea di incontri e consulte che vogliono mettere in atto i principi del Concilio Vaticano II. Un nuovo Concilio Vaticano su tale argomento quindi, non è necessario. Semmai attuassimo in pienezze, in totalità tutto ciò che è stato deciso nel l’ultimo Concilio Vaticano, avremmo già fatto un grande lavoro. Ovviamente la Chiesa è anche figlia del suo tempo, vive e si sviluppa nel tempo. Il tempo dunque non è una cosa negativa ma è anche quel momento di crescita sia per la riflessione con le altre religioni che per quella inter-ecclesiale»

«Il futuro è questo, non esiste più la stabilità del luogo – conclude Don Amodeo – , abbiamo sempre vissuto nelle emigrazioni, i popoli si sono sempre mossi nella storia dell’umanità. A parte questi profughi che si muovono a piedi, ma pensiamo a quanti si muovono e si spostano in autobus, in treno, in aereo. È chiaro che il mondo cambia ed evolve, i trasporti hanno un costo sempre minori, i confini vengono sempre più ridotti, basti pensare che 40 anni per andare a Capodistria ci volevano 3 documenti e un’ora di fila alla frontiera, ora nulla: è l’evoluzione così come lo sono le persone della società»

«Per combattere il razzismo – conclude Don Amodeo –  l’arma più forte è la cultura: leggere, viaggiare, confrontarsi, parlare e purtroppo questo manca perché il razzismo ha come fondamento la non cultura, la non conoscenza ed una paure che non è fine a se stessa ma alimentata dall’ignoranza. Coloro che ergono muri o suscitano paure nei confronti dei cittadini in fondo in fondo sono persone che non hanno costruito nulla su di loro. Il confronto può essere pericolo e delicato, però su questo Voltaire è stato piuttosto significato ed emblematico con una sua celebre frase “Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. La società civile, dunque è la società che si confronta, che cerca, che sperimenta, che studia nuove strade, Oggi vediamo molto spesso che tutto questo non accade, per cui penso che la cultura possa essere un antidoto fondamentale all’ignoranza».

Tra i presenti il parlamentare triestino Aris Prodani che riferisce «è importante che la cittadinanza replichi all’increscioso atto compiuto presso la sede della Caritas che, va ricordato, da un servizio non solo agli immigrati ma a tutti coloro che ne hanno necessità, triestini compresi. Il gesto compiuto è intollerabili per cui è giusto essere presenti oggi a manifestare la propria contrarietà con un gesto attivo come lo è quello di pulire le scritte».

Andrea Rodriguez, che con Alen Domancic e Igor Longhi hanno creato questa iniziativa riferisce che «la manifestazione di oggi era importante sia per pulire le scritte odiose, ma aveva anche un significato simbolico di presa di distanza della cittadinanza dall’increscioso atto. Di concreto ulteriormente c’è la raccolta di vestiti, indumenti e alimenti non deperibili che sta andando piuttosto bene. L’iniziativa è nata per caso, in quanto sia io che Alen (Domancic) avevamo pensato di proporre un evento per dimostrare la nostra contrarietà a quanto successo, ma al contempo realizzare una manifestazione che desse un contributo effettivo, come poi lo è la pulizia delle scritte e la raccolta per i più bisognosi».

Tra i presenti, alcuni esponenti della Casa delle Culture, l’avvocato Alberto Kostoris a titolo personale e diversi cittadini, venuti a conoscenza dell’iniziativa tramite Facebook.

http://www.triesteprima.it/cronaca/completata-pulizia-scritte-caritas-13-settembre-2015.html

Aris Prodani – “Riepilogo” al 25 maggio 2014   Leave a comment

Aris Prodani
Atti a prima firma
2 disegni di legge
5 mozioni
43 interrogazioni a risposta scritta
49 interrogazioni in commissione
5 risoluzioni
Presenza 94,35%
41.243,78 € restituiti al fondo Pmi
3.618,31 € rinuncia indennità di carica di commissione

Questo il populismo di cui parlano 🙂

https://arisprodani.wordpress.com/

http://parlamento17.openpolis.it/parlamentare/aris-prodani-movimento-5-stelle/686262

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Aris Prodani : un anno in Parlamento   Leave a comment

In allegato il report della mia attività parlamentare dal marzo 2013 al febbraio 2014. Buona lettura!

Aris

Attivita_Prodani_I

Attività_Prodani II

Roma studia la riapertura del Cie di Gradisca- Il Piccolo 07 dicembre 2013   Leave a comment

Il governo non intende rinunciare ai Cie, strutture ritenute ancora necessarie per l’identificazione dei clandestini, ma ritiene che «possano essere riviste alcune modalità di funzionamento per assicurare condizioni di maggiore vivibilità e nel rispetto dei tempi strettamente funzionali all’identificazione». È quanto si legge nella risposta scritta del sottosegretario Domenico Manzione all’interrogazione presentata dal deputato Aris Prodani dopo i gravi disordini verificatisi un mese fa al Cie di Gradisca. Il sottosegretario, dopo aver ricordato la decisione di svuotare il centro reso inagibile, ha sottolineato che è ancora in corso da parte della Prefettura la perizia per quantificare i danni. Il governo comunque riconosce che vanno rivisti alcuni criteri di gestione dei Cie a partire dagli appalti. Le gare d’asta, sostiene Manzione, dovranno essere modulate in base al numero delle presenze e anche riducendo il numero dei servizi. Ma anche sugli immigrati da inviare ai Cie il governo intende apportare delle modifiche. «Ulteriori iniziative – afferma Manzione – saranno attentamente valutate come la necessità di rafforzare già in carcere l’espletamento delle procedure di identificazione, poichè il numero di persone che entrano nei Cie e che hanno già scontato la pena è elevatissimo». Sulla durata della permanenza nei Cie, la cui durata massima oggi è di 18 mesi, l’esponente del governo sostiene che «è necessario un percorso normativo di più ampio respiro, che richiede un sostanziale contributo parlamentare considerata la particolarità della materia, che incide sul delicato equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali delle persone». (fra.fem.)

Pubblicato 8 dicembre 2013 da Aris Prodani in 2013, Articoli 2013, Cie Gradisca, FVG

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Cie Gradisca : testo dell’ interrogazione e della risposta del Ministero dell’Interno – 06 dicembre 2013   Leave a comment

TESTO DELL’INTERROGAZIONE ( depositata l’11 novembre 2013 )
Interrogazione a risposta scritta  
PRODANI.
– Al Ministro dell’Interno. 
– Per sapere
– premesso che:  
il 6 novembre c. a gli ultimi otto immigrati ospitati nel Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) sono stati trasferiti a Milano o rimpatriati su decisione del Ministero dell’Interno per l’inagibilità della struttura: erano rimasti fruibili solo 18 posti letto su 268;  
l’8 novembre scorso Il Piccolo, quotidiano triestino, ha pubblicato un articolo in cui si riferisce che non è stata fissata una data d’inizio dei lavori di ristrutturazione del CIE, riportando la dichiarazione di Giuseppe Donadio, capo di gabinetto della Prefettura di Gorizia: “Ad oggi non abbiamo comunicazioni ufficiali sull’inizio dei lavori e sulla loro durata né sappiamo se l’eventuale riapertura avverrà a blocchi o bisognerà attendere che tutte e tre le sezioni siano ripristinate”;   questa situazione di incertezza è condivisa da altri CIE italiani, visto che nei mesi scorsi hanno chiuso temporaneamente i centri di Brindisi, Bologna, Modena e Crotone, mentre altre otto strutture operative registrano ogni giorno la chiusura di alcuni padiglioni a causa delle rivolte degli ospiti, legate alle dure condizioni in cui sono costretti a vivere;  
sulla presunta utilità del Centro in provincia di Gorizia si sono espressi numerosi consiglieri regionali tra cui Ilaria Dal Zovo (M5S) secondo la quale le condizioni di trattenimento degli immigrati erano ormai oscene  “non per colpa degli operatori e delle forze dell’ordine che anzi hanno operato in condizioni difficili e alle quali va la nostra solidarietà. Ma è giunto il tempo di una totale revisione della normativa sull’immigrazione”;  
è in corso un’inchiesta della Procura di Gorizia sul consorzio Connecting people che gestisce la struttura a seguito di un contenzioso giudiziario con la società che originariamente si era classificata prima nell’ultima gara di appalto. Le indagini svolte nei confronti di alcuni amministratori del consorzio riguardano i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di frode nelle pubbliche forniture;
con una prima interrogazione, la 4-00825, si è chiesto al Ministero dell’Interno di revocare l’appalto vinto dal consorzio Connecting people e di affidare le attività che ne sono oggetto al personale militare di stanza presso la Caserma «Ugo Polonio»;
nella risposta pervenuta il 18 ottobre c. a., il Sottosegretario di Stato per l’interno Domenico Manzione ha ricordato che la commissione composta dalla Prefettura di Gorizia, dalla Questura e dalle organizzazioni umanitarie (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, Croce Rossa Italiana, Organizzazione internazionale delle migrazioni) ha effettuato due visite nel CIE di Gradisca d’Isonzo il 12 aprile e il 12 luglio 2013;  
a seguito di queste ispezioni si è riscontrata l’esigenza di rivedere alcune modalità di funzionamento, “al fine di assicurare migliori standard di accoglienza e un maggiore livello di sicurezza, sia per gli ospiti che per gli operatori”; sotto il profilo amministrativo, sostiene il Sottosegretario, “si potrà intervenire sui criteri posti a base d’asta per l’aggiudicazione degli appalti, anche modificando l’elenco dei servizi previsti dall’attuale capitolato unico, affinché i centri per l’immigrazione siano gestiti con la massima trasparenza ed efficienza, nel pieno rispetto delle condizioni igienico-sanitarie”
-: se s’intendano avviare i lavori di ristrutturazione del CIE di Gradisca D’Isonzo o se la struttura è stata chiusa in via definitiva;
– se s’intenda rivedere l’organizzazione dei centri di accoglienza per evitare disagi insopportabili per gli ospiti e situazioni critiche per le forze dell’ordine deputate alla vigilanza;
– se a livello amministrativo si sia effettivamente intervenuto sui criteri alla base dell’asta per l’aggiudicazione degli appalti, in modo da garantirne la massima trasparenza.
PRODANI

RISPOSTA DEL MINISTERO DELL’INTERNO in Jpg ( 06 dicembre 2013 )

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Cie di Gradisca, il MoVimento 5 Stelle: «È il fallimento totale dei partiti. Solidarietà alle persone detenute in condizioni disumane e a chi è costretto ad operare in situazioni di grave difficoltà»Comunicato stampa del 14 agosto 2013   Leave a comment

«Era prevedibile che il Cie di Gradisca diventasse per l’ennesima volta teatro di episodi di violenza e di disperazione. Fino ad oggi non si è fatto nulla per risolvere la situazione. Al governo Letta non interessano minimamente né le persone trattenute in modo disumano nel Centro né gli agenti di custodia costretti a operare in situazioni di grande difficoltà». Il MoVimento 5 Stelle esprime tutta la sua solidarietà verso chi è coinvolto nella triste vicenda del Cie di Gradisca attraverso le parole dei deputati Walter Rizzetto e Aris Prodani e del consigliere regionale Ilaria Dal Zovo.

«In una Paese civile – aggiunge Rizzetto – non è ammissibile che delle persone vengano detenute di fatto fino a 18 mesi in condizioni estreme. Un lasso di tempo enorme per questi migranti che molto spesso, privi di documenti validi, non possono nemmeno fare ritorno nei loro paesi di origine».

«L’intero quadro normativo va riformato – propone Prodani -. Quanto sta accadendo è la dimostrazione lampante del fallimento di politiche oscurantiste e fuori da tempo. È evidente che le situazioni che si vengono a creare nei centri di identificazione sono solo la punta dell’iceberg di un problema, quello dell’immigrazione, che bisognerebbe affrontare e risolvere una volta per tutte, non limitandosi ai semplici proclami – ribadisce Prodani -. È necessario implementare la convenzione di Dublino e renderla pienamente efficace, ed evitare, con il supporto della diplomazia europea, che l’ Italia resti ostaggio di alcuni paesi nordafricani, che utilizzano i disperati in partenza da quelle coste come merce di scambio».

«Come se la situazione non fosse abbastanza critica, il Ministro dell’Interno ha inoltre pensato bene di emanare un decreto che istituisce a Gradisca d’Isonzo un Centro di accoglienza (Cda) – ricorda Ilaria Dal Zovo -. Si tratta di persone sbarcate per lo più sulle coste del sud Italia. Il rischio molto serio è che in regione arrivino almeno 500 immigrati al mese, destinati ad aumentare a dismisura il numero dei clandestini presenti nel Friuli Venezia Giulia. È una situazione insostenibile, anche per le forze dell’ordine continuamente sotto organico, che va avanti da anni nell’indifferenza totale della politica. Crediamo – aggiunge – si debba prendere in seria considerazione la chiusura della struttura di Gradisca».