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Degrado dei territori nei siti “Natura 2000” del FVG – risposta del Ministero dell’Ambiente – 15 settembre 2015   Leave a comment

  • Testo dell’interrogazione del giugno 2013

Interrogazione a risposta scritta 4-00850

Presentato da PRODANI Aris testo di Giovedì 13 giugno 2013, seduta n. 33

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che: «Natura 2000», istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE «Habitat» e recepita dal Regolamento contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997 n.357 e successive modifiche, è una rete ecologica dell’Unione europea per la conservazione della biodiversità; questa rete è costituita da Siti di interesse comunitario (SIC) – individuati dai singoli Stati membri e successivamente designati come zone speciali di conservazione (ZSC) – e comprende anche le Zone di protezione speciale (ZPS) istituite ai sensi della direttiva 2009/147/CE «Uccelli» sulla conservazione dei volatili selvatici, recepita nel nostro ordinamento dalla legge n.157 del 1992 sulle norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio; le aree che costituiscono parte integrante di «Natura 2000» non sono riserve protette dove le attività umane sono escluse: la direttiva «Habitat», infatti, garantisce la protezione della natura tenendo anche «conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali» (articolo 2).

Quindi soggetti privati possono essere proprietari dei siti «Natura 2000», assicurandone però una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico, ed è prevista una valutazione d’incidenza (articolo 6) per gli interventi umani, demandata alle competenti autorità statali (nel caso italiano alle regioni); la valutazione è il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente considerato insieme ad altri piani e progetti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso;

il 3 giugno 2013 WWF Italia e Lipu-BirdLife Italia hanno trasmesso alla Commissione europea un dossier di «denuncia trasversale», cioè che non interessa un singolo sito ma la quasi totalità delle aree, in cui si segnalano con reportage fotografici gli interventi, autorizzati e non, che hanno provocato la distruzione o il degrado della biodiversità in numerose zone italiane della rete «Natura 2000»; tra le segnalazioni del dossier figurano anche due casi che riguardano il territorio del Friuli Venezia Giulia, cioè quelli della Baia di Sistiana e della Val Rosandra;

per la Baia di Sistiana, la denuncia riguarda l’escavazione di un ex cava finalizzata ad opere edili per il turismo nel sito «Carso triestino e Goriziano» che ha comportato la distruzione di « habitat prioritario», mentre il precedente reclamo delle due associazioni relativo alla difformità della valutazione d’incidenza della sua realizzazione, non è stato accolto dagli organi comunitari;

il caso di Val Rosandra riguarda, invece, l’operazione «Alvei puliti 2012» della Protezione Civile, realizzata senza la necessaria valutazione d’incidenza e che ha portato al taglio indiscriminato di vegetazione riparia in molti tratti di corsi d’acqua in tutta la regione, e in particolar modo in Val Rosandra, all’interno della Zona di protezione speciale It3341002 e del Sito di interesse comunitario It3340006, dove l’intervento ha portato alla pressoché totale distruzione dell’ habitat preesistente; le due associazioni ambientaliste, senza mezzi termini, chiedono all’organo comunitario di avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia «per garantire il pieno rispetto della direttiva comunitaria habitat, tutelando adeguatamente la rete Natura 2000 italiana in progressivo degrado e rilanciando il monitoraggio dei siti di importanza comunitaria e delle Zone di protezione di speciale»–:

se il Governo sia a conoscenza della grave condizione di degrado dei territori compresi nella rete «Natura 2000» e se intenda assumere iniziative immediate, in accordo con le regioni interessate, in modo da evitare l’avvio di una procedura di infrazione comunitaria che metterebbe il nostro Paese sotto una cattiva luce per non aver rispettato gli impegni assunti a favore della conservazione della biodiversità. (4-00850)

  • Testo della risposta

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Prodani, inquinamento grotte Trebiciano: basta scaricabarili – Interrogazione 13 giugno 2015   Leave a comment

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
Prodani
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
– per sapere
– premesso che: 

nella frazione triestina di Trebiciano, sul Carso, è stata in funzione  tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘70 una discarica di rifiuti solidi urbani a cielo aperto. Dopo  la sua dismissione i rifiuti sono stati coperti da uno strato di riporti provenienti da demolizioni e scavi effettuati nella città di Trieste. Tale strato è ormai  eroso dagli agenti atmosferici  e dalle acque di ruscellamento;
l’ex discarica di Trebiciano per l’elevata carsificabilità dell’area e per la mancanza di impermeabilizzazione del fondo, costituisce una grave fonte di inquinamento non solo per il terreno ma anche per le acque sotterranee carsiche; 
a circa 500 metri dall’ex discarica si trova l’Abisso di Trebiciano, una delle grotte visitabili più note della zona, nelle cui profondità scorre il fiume sotterraneo Timavo che drena le acque filtrate dalla zona sovrastante ed alimenta poi le sorgenti di S. Giovanni di Duino, nei pressi del mare. Negli ultimi anni durante prolungati periodi di siccità si è reso necessario  attingere  le acque del fiume per fornire la Provincia di Trieste;
dal 1990, infatti, il Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino (CAT) ha avviato una campagna d’informazione sulle grotte inquinate, ostruite e distrutte di cui ha regolarmente aggiornato l’elenco, inviato successivamente al Catasto competente; 
> attualmente il catasto regionale delle grotte comprende circa 7500 cavità censite e rilevate, 25 delle quali assoggettate a tutela paesaggistica in virtù delle eccezionali caratteristiche di interesse geologico, preistorico e storico, ai sensi del dlgs n. 490 del 1999 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali). Alcune di queste 25 cavità sono prossime alla ex discarica di Trebiciano; 
il 3 luglio del 2000, la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in missione a Trieste per far luce sul regolare funzionamento delle discariche regionali, ha ascoltato in audizione rappresentanti delle autorità locali e delle imprese interessate nonchè il Prefetto, il Questore, il Procuratore distrettuale antimafia e i rappresentanti delle forze dell’ordine del capoluogo giuliano; 
nel corso delle audizioni, sia il Prefetto che il Questore hanno ridimensionato il fenomeno di infiltrazioni delinquenziali nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, mentre  il Procuratore distrettuale antimafia,  Nicola Maria Pace, ha dichiarato che “la zona di Gorizia, così come quella di Trieste e il Carso in generale, per la loro conformazione geologica costituiscono un luogo ideale per forme di smaltimento clandestine”; 
la Commissione, ricostituita nella XIV Legislatura, ha inviato nuovamente  a Trieste nel novembre del 2002 una delegazione che ha ascoltato rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle associazioni ambientaliste; 
“durante le audizioni – si legge nel documento finale della Commissione – è stato osservato sia dai componenti della Commissione parlamentare, sia da associazioni ambientaliste il grave inquinamento delle cavità naturali dell’altopiano carsico della provincia di Trieste. L’assessore all’ambiente della provincia di Trieste, in merito, ha evidenziato la determinazione dell’amministrazione nell’affrontare, in modo responsabile, questa delicata emergenza ambientale, ribadendo che, effettivamente, esistono delle vere e proprie discariche nelle grotte del Carso. Negli scorsi decenni, nelle grotte carsiche, è stato scaricato di tutto, dall’olio combusto, durante il periodo del governo militare alleato, a materiale di ogni tipo, anche di natura bellica. [….] Con la Regione, l’amministrazione provinciale ha attivato le necessarie procedure amministrative per definire specifiche convenzioni, anche con associazioni di speleologi, per acquisire ulteriori elementi di valutazione sul reale stato di inquinamento che consentano gli indifferibili interventi mirati, che comunque non potranno prescindere dal diretto coinvolgimento del ministero dell’ambiente” ;
il 21 gennaio 2014  l’interrogante ha presentato una interrogazione, la n. 5-01930, in cui  si evidenziava il rischio reale di inquinamento delle falde acquifere del fiume Timavo sottostante all’Abisso di Trebiciano,  riportando  anche il lavoro svolto dalla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti  conclusosi con l’impegno dell’Assessore all’Ambiente della provincia di Trieste di voler affrontare tale emergenza ambientale;
da un articolo del Piccolo del 2 febbraio 2014, di poco successivo al deposito dell’interrogazione di cui sopra, si apprendeva che l’Assessore all’Ambiente del  Comune di Trieste,   Umberto Laureni, a seguito di un incontro avutosi alla presenza del personale  del Comune, dell’ Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, dell’Acegas e dell’Azienda Sanitaria, avesse annunciato che non fosse stata rinvenuta  nessuna traccia  di inquinamento nelle acque del Timavo collegabili all’ex discarica di Trebiciano e che i controlli fossero costantemente eseguiti;
da un recentissimo articolo de Il Piccolo dell’11 giugno 2015,  si apprende che in una grotta nei pressi della Caverna detta “Abisso di Trebiciano”, situata  proprio sopra le acque del Timavo, sia catalogata un’altra grotta nella quale il fondo è ricoperto da un lago vischioso di colore nero dovuto alla presenza di idrocarburi,  da  cui emergerebbero pneumatici e bidoni;
fino a tempo fa,  i camion potevano accedere all’interno della grotta  e scaricare direttamente i residui oleosi;
a portare nuovamente l’attenzione sul problema è stati il Presidente della federazione speleologica triestina, Furio Premiani; 
inoltre, il presidente Premiani, non solo  avrebbe espresso timori per le infiltrazioni delle sostanze tossiche presenti nel terreno e probabilmente anche  nelle acque sottostanti, ma avrebbe anche denunciato che il Comune di Trieste, pur avendo iscritti al bilancio  30 mila euro  per censire altre 50 cavità e programmare ulteriori interventi di bonifica, non avrebbe mai avviato le procedure per l’utilizzo dei fondi;
sempre dall’articolo, si apprende che l’Arpa, dapprima accusata di inerzia dall’assessore all’ambiente del Comune di Trieste,  abbia annunciato, nei giorni scorsi, la propria disponibilità ad effettuare in laboratorio la caratterizzazione dei campioni eventualmente prelevati nelle cavità, confermando di non essere, però, in grado, di effettuare materialmente i prelievi dei campioni di materiale inquinante e di rifiuti all’interno delle cavità, dove sarebbe possibile la presenza di esplosivi, sostanze asfissianti o tossiche. 

– se sia a conoscenza della problematica espressa in premessa e quali nuovi elementi abbia in suo possesso;
– se  e come intenda agire di fronte ad una situazione sempre più allarmante di inquinamento di un patrimonio  naturalistico importantissimo quale le grotte del Carso;
– se ritenga urgente, anche alla luce della documentazione depositata della Commissione bicamerale di inchiesta,  avviare dei tavoli di lavoro per organizzare una serie di interventi mirati  di bonifica e di salvaguardia dell’ambiente e delle falde acquifere  sottostanti alle cavità e alle grotte carsiche di cui in premessa;
– se,  proprio per il ruolo attribuito al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio  e del mare anche dalla Commissione bicamerale, intenda farsi promotore, di concerto con la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trieste, i Comuni interessati e le associazioni di speleologi, di speciali convenzioni per acquisire ulteriori elementi di valutazione sul reale stato di inquinamento delle grotte carsiche

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Sollecito risposta interrogazione Trebiciano – 12 giugno 2015   Leave a comment

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Il testo dell’interrogazione depositata il 22 gennaio 2014
https://arisprodani.wordpress.com/2014/01/22/prodani-inquinamento-ex-discarica-di-trebiciano-interrogazione-dd-22-gennaio-2014/

Esposto di Prodani su depositi di idrocarburi abbandonati – Il Piccolo 22 febbraio 2015   Leave a comment

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“Montedoro, gallerie da bonificare” Il Piccolo 18 dicembre 2014   Leave a comment

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“Bomba ambientale” a Montedoro, Prodani: «Bonificare le strutture militari sotterranee dismesse» 17 dicembre 2014   1 comment

«Vanno messe in sicurezza le strutture militari sotterranee dismesse presenti nelle colline del Montedoro, alture che separano i Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle e che si trovano a qualche chilometro di distanza da Trieste. Va fatto un monitoraggio delle cisterne interrate e delle altre infrastrutture, attivando, nel minor tempo possibile, l’iter per bonificare l’intera area. I rischi per le persone, le cose e l’ambiente sembrano essere gravissimi in caso di incendio o di esplosione dei carburanti ancora presenti». La denuncia è del deputato del MoVimento 5 Stelle Aris Prodani che sull’argomento ha presentato una interrogazione in Parlamento.

«Non possiamo dimenticare che in questa zona, ora classificata come agricola, è presente nel sottosuolo una parte dell’acquedotto comunale di Muggia, circostanza che rende ancora più evidente la necessità di procedere a una bonifica – sottolinea il segretario della Commissione Attività produttive -. Nel sottosuolo le colline nascondono, infatti, un sistema di depositi militari, realizzati nel 1941, legati prima alla seconda guerra mondiale e successivamente alla guerra fredda e infine utilizzati quali depositi per rifiuti industriali, che comprendono una ventina di cisterne da almeno 30 milioni di litri di combustibili, a cui si aggiungono gallerie blindate, condutture interrate e mimetizzate in superficie».

«Si tratta di una vera e propria “bomba ambientale” che va messa in sicurezza quanto prima anche perché – conclude Prodani – la zona non è mai stata oggetto di manutenzione: i pozzetti e le gallerie sono facilmente accessibili, emergono tubature e strutture dal terreno e da alcuni pozzetti continuano a fuoruscire vapori da idrocarburi».

Interrogazione a risposta in commissione

PRODANI. — Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della Difesa. — Per sapere – premesso che:

le alture di Montedoro sono colline che separano i Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle, a qualche chilometro di distanza da Trieste, digradando dal confine con la Slovenia al mare Adriatico;

nel sottosuolo le colline nascondono un sistema di depositi militari – realizzati nel 1941, legati prima alla seconda guerra mondiale e successivamente alla guerra fredda  e infine  utilizzati quali depositi per rifiuti industriali – che comprendono una ventina di cisterne da almeno 30 milioni di litri di combustibili, a cui si aggiungono gallerie blindate, condutture interrate e mimetizzate in superficie;

secondo quanto denunciato dall’associazione Greenaction Transnational già nel 2011 – ripresa poi dal quotidiano Il Piccolo di Trieste del 22 maggio 2011 – queste infrastrutture militari ormai dismesse non sono state soggette a procedure di bonifica, circostanza che le renderebbe delle vere e proprie “bombe ambientali”;

come riportato da prove documentali video di Greenaction Transnational, i siti – di cui nessuno vanta la proprietà – non sono stati messi in sicurezza e l’assenza di manutenzione ne evidenzia la pericolosità: i pozzetti e le gallerie sono facilmente accessibili, emergono tubature e strutture dal terreno e da alcuni pozzetti continuano a fuoruscire vapori da idrocarburi;

i rischi per le persone, le cose e l’ambiente sembrano essere gravissimi in caso di incendio o di esplosione dei carburanti ancora presenti. Inoltre in questa zona, ora classificata come agricola, è presente nel sottosuolo una parte dell’acquedotto comunale di Muggia (Trieste), circostanza che rende ancora più evidente la necessità di procedere a una bonifica -:

quali e quante siano nello specifico  le strutture militari sotterranee dismesse, da mettere in sicurezza e bonificare, presenti nelle colline del Montedoro;

se i ministri interrogati, in necessario raccordo con gli enti locali, intendano promuovere un monitoraggio delle cisterne interrate a Montedoro e delle altre infrastrutture militari dismesse, attivandosi per favorire nel minor tempo possibile, e nel rispetto delle proprie competenze, le necessarie bonifiche.

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Inquinamento grotte carsiche – Risposta del Ministero dell’Ambiente 07 luglio 2014   Leave a comment

Testo dell’interrogazione del 26 novembre 2013:
https://arisprodani.wordpress.com/2013/11/26/tutela-grotte-carsiche-interrogazione-del-26-novembre-2013/

Testo della risposta del Ministero dell’Ambiente

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