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Il Porto Franco di Trieste secondo il Ministero dell’Economia – Risposta interrogazione   Leave a comment

​Testo dell’intertogazione:

Interrogazione a risposta scritta 4-13721

Giovedì 7 luglio 2016, seduta n. 649

— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che: 

come riportato dal sito istituzionale dell’autorità portuale di Trieste «il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947», mentre negli articoli dall’1 al 20 del Memorandum di Londra del 1954 «sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti»; 

la legge 28 gennaio 1994, n. 84, sul «Riordino della legislazione in materia portuale», all’articolo 6, comma 12, fa salva la disciplina vigente per i punti franchi del porto di Trieste, demandando al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l’autorità portuale competente, il compito di stabilirne con un proprio decreto l’organizzazione amministrativa; 

a 22 anni di distanza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ancora emanato nessun decreto in materia, causando incertezza sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata ai punti franchi triestini e limitandone fortemente lo sviluppo; 

in conseguenza dell’articolo 1, commi 618 e 619, della legge 22 dicembre 2014 n. 190, in data 26 gennaio 2016, il commissario di Governo della regione Friuli Venezia Giulia ha decretato (Prot. n. 19/8-5/2016) il trasferimento del regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 nuove aree individuate come da proposta formulata dall’autorità portuale di Trieste; 

in data 1o luglio 2016, il sito online della regione Friuli Venezia Giulia, in un comunicato stampa dal titolo «Fiscalità: Serracchiani a Renzi, Porto Franco Ts diventi “no tax area” » informa di una missiva inviata dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi e per conoscenza anche al Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, per delineare le opportunità offerte in particolare dal Porto di Trieste nella prospettiva che possa concretizzarsi l’ipotesi di istituire alcune «no tax area» a seguito della cosiddetta «Brexit» (il 23 giugno 2016, a seguito del referendum indetto sulla «Brexit», il 51,9 per cento dei cittadini elettori britannici, ha votato per l’uscita dall’Unione europea); 

la nota stampa riporta quanto scritto dalla presidente ossia che: «l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea impegnerà gli Stati membri in un processo di straordinaria complessità, ulteriormente complicata da probabili riflessi sistemici sulle economie, al momento difficilmente misurabili. In questo scenario, desta particolare interesse la proposta (…) di istituire nel nostro Paese alcune “no tax area”, finalizzate ad attrarre investimenti». È in tale prospettiva, e con particolare riguardo all’individuazione geografica di tali aree, che Serracchiani, nello scambio epistolare con il Governo, individua un’opportunità nella regione del Friuli Venezia Giulia e in particolare a Trieste in quanto sede di un porto franco che «rappresenta un autentico unicum nell’ordinamento giuridico italiano e comunitario»; 

secondo Serracchiani «si tratta, in concreto, di uno strumento caratterizzato, essenzialmente, da due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o «extraterritorialità doganale») dove i vantaggi/benefici possono essere raggruppati in un gruppo di norme che assicurano la libertà di transito e la libera circolazione all’interno del porto franco. Con queste norme, ad esempio, i TIR provenienti dalla Turchia non sono sottoposti alle quote bilaterali tra Stati per cui il transito da e per il Porto di Trieste (Autostrada del Mare Trieste-Turchia) è libero»; 

per quanto concerne, invece, il corredo giuridico dell’extradoganalità, implicante tutta una serie di effetti favorevoli, Serracchiani ha ricordato nella lettera, a titolo di esempio, che «le merci provenienti dai Paesi non comunitari possono essere sbarcate e depositate (senza limiti di tempo) immuni da dazio o altra tassa, fino a quando non varcheranno i confini del punto franco, per essere importate all’interno del territorio doganale italiano/comunitario. Degno di nota – ha aggiunto – è che, per le merci in regime di deposito illimitato non è necessaria la prestazione di alcuna garanzia. Inoltre, poiché le merci unionali lasciano territorio dell’Unione non appena fatto il loro ingresso nel porto franco, l’esportazione non è soggetta ad IVA»; 

la presidente ha poi evidenziato che «un’altra peculiarità del regime in parola, è che attività quali la manipolazione (imballaggio, etichettatura eccetera) e la trasformazione anche di carattere industriale delle merci avvengono in completa libertà da ogni vincolo doganale». E ancora, «con l’applicazione dell’istituto del cosiddetto “credito doganale”, le merci importate nel mercato comunitario attraverso i punti franchi godono di una dilazione del pagamento dei relativi dazi e imposte doganali fino a sei mesi dalla data dello sdoganamento, ad un tasso di interesse annuo particolarmente contenuto»; 

la presidente del Friuli Venezia Giulia ha fatto, infine, notare come «l’Autorità Portuale di Trieste, grazie ai provvedimenti di spostamento delle aree del punto franco di Porto Vecchio, conseguenti alle recenti norme nazionali sulla sdemanializzazione, abbia esteso i benefici del punto franco triestino ad alcune aree retro portuali: aree nelle quali potranno dunque essere collocate, con procedure semplificate, attività industriali e logistiche passibili di beneficiare dei vantaggi sopra descritti, in un habitat fiscale e doganale assolutamente unico nel panorama europeo»; 

in data 2 luglio 2016, il quotidiano Il Piccolo di Trieste, nell’articolo dal titolo «Soluzione strategica per i nostri Punti Franchi» riporta le dichiarazioni del commissario dell’autorità portuale, Zeno D’Agostino che ha affermato come la No tax area: «aprirebbe la possibilità di insediamento a Trieste non soltanto di aziende di logistica o manifatturiere, ma anche di aziende del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza –: 

come, e se il Governo intenda dare seguito agli impegni richiesti dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia nella missiva richiamata in premessa

Testo della risposta

Risposta scritta pubblicata Venerdì 31 marzo 2017

nell’allegato B della seduta n. 771

4-13721

Risposta. — Con il documento di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti, riprendendo i contenuti di una missiva inviata dal presidente della regione Friuli Venezia Giulia al presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l’istituzione di una «no tax area» nel Porto franco di Trieste, e avendone brevemente ricostruito il regime giuridico attuale, chiedono, anche al Ministro dell’economia e delle finanze, di conoscere le eventuali iniziative che il Governo intenda adottare per dar seguito agli impegni richiesti. Una soluzione siffatta, come dichiarato dal Commissario dell’autorità portuale, sul quotidiano «Il Piccolo di Trieste», in data 2 luglio 2016, costituirebbe una possibilità di insediamento strategico di aziende non solo di logistica o manifatturiere, ma anche del terziario, fornitrici di servizi e dell’ambito della finanza. 

Al riguardo, sentiti i competenti uffici dell’amministrazione finanziaria, si fa presente quanto segue. 

L’eventuale adozione di misure fiscali volte a favorire talune imprese o attività produttive o territori – che nella nota del presidente della regione autonoma Friuli – Venezia Giulia non sono descritte se non in termini generici e programmatici, che non consentono di esprimere specifiche valutazioni sotto un profilo meramente tecnico – devono, in ogni caso, tener conto dei limiti e delle condizioni posti dalla normativa comunitaria prevista dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. 

Quanto ai profili doganali, si ritiene indispensabile premettere che l’intera materia doganale applicabile nel territorio unionale è di competenza esclusiva degli organismi dell’Unione europea ed è, quindi, sottratta alla potestà del legislatore nazionale. 

Per quanto attiene al Porto Franco di Trieste, in particolare, si fa presente che lo stesso comprende attualmente 5 punti franchi, di cui tre destinati alle attività commerciali e due destinati ad attività di tipo industriale. Le norme che prevedono l’istituzione di un «porto franco» in alcune aree del porto di Trieste si ritrovano nel Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 (in particolare negli articoli 1-20 dell’Allegato VIII «Strumento relativo al Porto Franco di Trieste») e, successivamente, del Memorandum di Londra del 1954. I principi sanciti dal Trattato di pace e dal Memorandum summenzionati sono stati recepiti ed attuati nell’ordinamento giuridico italiano con i decreti del commissario generale del Governo n. 29 del 19 gennaio 1955 e n. 53 del 23 dicembre 1959. 

Successivamente, l’articolo 169 del decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973 (testo unico delle leggi doganali) ha stabilito che, per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste previsti nell’allegato VIII del Trattato di pace, debbano restare ferme, in deroga a quanto stabilito negli articoli precedenti del medesimo testo unico delle leggi doganali le «vigenti disposizioni più favorevoli». Da ultimo il regime vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste è stato fatto salvo dall’articolo 7, comma 12 del decreto legislativo n. 169 del 2016, di modifica della legge n. 84 del 1994 in materia portuale. 

Si fa presente che, a favore della competitività dello scalo e del suo territorio, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha predisposto una bozza di decreto attuativo concernente il regolamento amministrativo del porto franco internazionale di Trieste, la cui adozione stabilisce l’organizzazione amministrativa della gestione dei punti franchi di Trieste. 

Ciò premesso occorre fin da subito chiarire che qualora si intendesse istituire una zona di fiscalità agevolata nel comune di Trieste attraverso l’esclusione del suo territorio da quello doganale comunitario, tale soluzione non risulterebbe consentita dall’attuale quadro normativo comunitario. 

Ai sensi dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 952/2013 (codice doganale comunitario) il territorio del porto di Trieste fa parte integrante del territorio doganale comunitario, restandone esclusi tassativamente solo quelli Livigno e di Campione d’Italia. 

Inoltre, l’articolo 6 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006, recepito nella normativa nazionale, all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, esclude dal campo di applicazione i.v.a. espressamente solo i territori di Livigno e Campione d’Italia. 

Per completezza si precisa che, sebbene non appaia risolto il problema della corretta individuazione delle norme sovrannazionali applicabili al porto di Trieste, può ritenersi nei confronti dello stesso vigente un regime di massima libertà di accesso e transito, come regolato dal citato allegato VIII recante, fatto salvo dall’articolo 1 paragrafo 1 del predetto codice doganale comunitario e dell’articolo 351 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. 

Tuttavia, tenuto conto che la zona franca è una parte del territorio comunitario, per le merci consumate sono dovuti i dazi e gli altri diritti doganali. 

In via residuale, si osserva che nel caso in cui si intendesse invece creare una zona franca urbana sarebbe necessario che ricorressero gli specifici limiti e condizioni richieste dalla normativa comunitaria e nazionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 342, della legge n. 296 del 2006, atteso che loro obiettivo prioritario è quello di favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse. 

La Sottosegretaria di Stato per l’economia e le finanze: Paola De Micheli.

Note dal sito internet dell’APT

http://www.porto.trieste.it/ita/il-porto/porto-franco

Il Porto Franco di Trieste è territorio politico dello Stato italiano. Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione. Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

[…..]

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo giuliano godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

[…..]

In virtù della cosiddetta clausola di salvaguardia di cui all’art. 307, Trattato UE, il Porto Franco di Trieste, inteso come sommatoria dei suoi “Punti Franchi”, è l’unica zona franca situata nella UE ma che gode di un regime speciale, più favorevole rispetto a quello più restrittivo posto dal Codice Doganale Comunitario per le zone e depositi franchi.

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Amianto nei terreni della Piattaforma Logistica – Interrogazione al Ministero della Salute   Leave a comment

​Link Camera http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14982&ramo=CAMERA&leg=17

Testo:

Interrogazione  a risposta scritta

Aris Prodani

Al Ministro della Salute

Per sapere – premesso che:

la legge 257 del 1992 stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto a causa della sua pericolosità per la salute pubblica, dovuta alla natura fibrosa che, anche se a bassissime concentrazioni, può provocare patologie gravi che interessano prevalentemente l’apparato respiratorio come l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma; 

in data 12 ottobre 2016, presso il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, si è svolta una riunione tecnica nell’ambito del SIN (Sito di interesse Nazionale) di Trieste, in video conferenza dalla sede della Regione Friuli Venezia Giulia, su quanto comunicato dall’Autorità Portuale di Trieste(A.P.T.) con nota prot. n. 6872/P del 6.10.2016;

l’A.P.T , nell’ambito del progetto “Piattaforma logistica tra lo Scalo Legnami e l’ex Italsider – Hub portuale di Trieste – I Stralcio” approvato con delibera CIPE n. 57/2012, ha evidenziato che “sono stati rinvenuti frammenti di MCA (materiali contenti amianto) e amianto in fibre sparse in prossimità del  limite nord dell’area in concessione”.

Dal resoconto della riunione si evince come “i suddetti materiali, sebbene non previsti dal progetto di bonifica, sono stati gestiti e smaltiti secondo la normativa vigente presso impianti autorizzatori. Successivamente, in data 13 settembre 2016 in aree vicine agli insediamenti industriali siderurgici sono stati rinvenuti ulteriori elementi in MCA deteriorato e in fibre.”

L’A.P.T “ritiene che i volumi di MCA ritrovati non cambiano l’analisi di rischio alla base del progetto di bonifica e che i residui di MCA, rinvenibili oltre le quote di fondo scavo possono non essere rimossi in quanto le opere eseguite hanno caratteristiche per cui i residui di MCA nel terreno sono isolati permanentemente dall’ambiente circostante e dall’uomo. Ogni diversa azione darebbe luogo a  maggiori rischi ambientali e sanitari e a costi non sostenibili per l’esecuzione del progetto”;

sulla profondità dei MCA rinvenuti e dei materiali di riporto l’A.P.T ha comunicato che “i MCA si trovano ubicati in area vicina alla costa, tra le opere di palanconlato e del CSM (Cutter Soil Mixing); la profondità del palancolato e del CSM in alcuni punti arriva fino a – 20 m; i MCA interessano una percentuale significativa degli scavi effettuati; i materiali di riporto sono presenti fino a profondità di c.a. – 10 m.”;
il ritrovamento di MCA comporta “una modifica delle condizioni alla base del progetto di bonifica approvato in quanto si aggiunge una nuova tipologia di contaminante che, trattandosi di amianto, segue una normativa a sè stante e implica una integrazione delle tecnologie di bonifica previste”-:

Secondo quale modalità il Ministro interrogato, di concerto con le istituzioni territoriali,  intenda intervenire per accertare eventuali conseguenze sanitarie a carico dei lavoratori che hanno operato nelle prescritte aree e a carico dei residenti delle zone residenziali contermini.

Ripristino Tramway PortoVecchio: sollecito richiesta al Comune – 08 settembre 2016   Leave a comment

Gent.li

Roberto Dipiazza – Sindaco di Trieste

Maurizio Bucci – Assessore Turismo e Promozione del territorio, Sviluppo Economico, Progetti europei, Partecipate e Avvocatura


Con la presente in riferimento alla mail inviata lo scorso 11 agosto, di cui si allega copia, sollecito una Vostra risposta in merito alla richiesta in oggetto.


Certo di un Vostro cenno di riscontro, Le invio cordiali saluti.


Aris Prodani

Gruppp Misto

X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo

Camera dei Deputati


Testo inviato in data 11 agosto 2016

 Stessi destinatari 

Con la presente, a seguito della recente interruzione del servizio Tramway TPV ed alla conseguente disponibilità alla continuità del servizio manifestata dall’Autorità Portuale di Trieste, all’iniziativa promossa da Ferstoria con l’indizione di una raccolta firme che in pochi giorni ha raggiunto cifre considerevoli, nonchè alla proposta del gestore dello spettacolo Luci e Suoni apparsa nell’edizione di ieri de Il Piccolo, chiedo di valutare in tempi brevi la riapertura della tratta in oggetto.

Il grave disservizio recato a numerosi turisti già nel primo fine settimana di sospensione (ampiamente documentato sui social network e dagli operatori) e le negative conseguenze relative all’immagine turistica della città, meriterebbero una approfondita valutazione.

Il primo bilancio, sia sul numero dei passeggeri trasportati che sull’ottimo riscontro rilevato, possono indubbiamente portare a considerare il Tramway una iniziativa di notevole successo ma, soprattutto, dalle enormi potenzialità in termine di attrattività, di immagine e di futuri sviluppi (prolungamento fino a Barcola e trasporti durante la Barcolana, per esempio).

Prodani: sì al trenino in PortoVecchio – Il Piccolo 12 agosto 2016   Leave a comment

Transalpina operativa entro la fine del 2017 – Il Piccolo 3 agosto 2016   Leave a comment

Regolamento Punti Franchi: quando la firma? – Interrogazione al Ministero dei Trasporti 01 agosto 2016   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

Prodani Aris

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che: 

Come riportato dal sito istituzionale dell’Autoritá Portuale di Trieste, ” il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947″ mentre negli articoli dall’1 al 20 del Memorandum di Londra del 1954 “sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti”;

la legge 28 gennaio 1994, n. 84, sul «Riordino della legislazione in materia portuale», all’articolo 6, comma 12, fa salva la disciplina vigente per i punti franchi del porto di Trieste, demandando al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita l’autorità portuale competente, il compito di stabilirne con un proprio decreto l’organizzazione amministrativa;

a 22 anni di distanza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ancora emanato nessun decreto in materia, causando incertezza sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata ai punti franchi triestini e limitandone fortemente lo sviluppo;

il 17 luglio 2015, nella seduta n. 464, è stato accolto l’Ordine del Giorno 9/3098-A/92 presentato dall’interrogante durante la discussione in Aula del Disegno di Legge 1577 ( Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche ) con il quale si impegnava il Governo a “ prevedere, in fase di riorganizzazione e semplificazione delle autorità portuali, misure per la salvaguardia dei  principi sanciti dai trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, che conferiscono ai punti franchi compresi nella zona del Porto Franco di Trieste un particolare regime giuridico e fiscale”;

in conseguenza dell’art 1, commi 618 e 619, della Legge 22 dicembre 2014 n.190, lo scorso 26 gennaio 2016 il Commissario di Governo della Regione Friuli Venezia Giulia ha decretato (Prot. n.19/8-5/2016) il trasferimento del regime giuridico internazionale di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 nuove aree individuate come da proposta formulata dall’Autorità Portuale di Trieste; 

un articolo dello scorso 15 Luglio 2016 del blog Faq Trieste illustra la presentazione pubblica, da parte del Comitato Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste, di una bozza del decreto concernente il regime del Porto Franco Internazionale di Trieste;

la bozza attribuisce all’Autorità Portuale di Trieste poteri articolati, tra i quali, autorizzare la manipolazione delle merci e alla produzione di beni e servizi, anche a carattere industriale, coordinare le  attività svolte dalle pubbliche amministrazioni, adottare i provvedimenti necessari per assicurare la rapidità ed il buon andamento del traffico da e per i punti franchi, fornire l’assistenza tecnica agli investitori. 

E al Presidente dell’Autorità Portuale conferisce i poteri del “Direttore del porto franco” previsti dalle norme di cui agli art. da 1 a 20 dell’Allegato VIII “Strumento relativo al Porto Franco di Trieste” al Trattato di Pace di Parigi e del successivo Memorandum di Londra ;
Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 16 luglio 2016 “La bozza è pronta. All’Authority ampi poteri di gestione e autorizzazione degli investimenti. La firma attesa a luglio”, afferma come: “(…)per ora si tratta di una bozza, elaborata dallo Studio Zunarelli per conto del Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, alla cui stesura ha collaborato l’Authority, che ha coordinato le posizioni di diversi attori, fra cui le Dogane e il Coordinamento dei lavoratori portuali. Il testo è arrivato da alcuni giorni sui tavoli delle parti. Una volta che ciascuna avrà apportato eventuali osservazioni, e rispedito il testo al dicastero, il provvedimento sarà pronto per la firma del Ministro Graziano Delrio.”;

Il segretario generale dell’Autorità Portuale di Trieste, Mario Sommariva, nella nota stampa osserva: «queste norme sono collegate al decreto legislativo che definirà le autorità portuali di sistema. L’auspicio è che la firma del Ministro sia posta entro metà luglio». “La nuova normativa sulla gestione e la regolamentazione dei punti franchi si applicherà alle aree del Porto nuovo e ai punti franchi creati di recente con lo spostamento di parte del Punto franco vecchio a Fernetti, Prosecco, al Canale navigabile, alle Noghere e all’area Teseco”. In proposito, Sommariva sottolinea che il decreto all’art.3, comma 4 , dando al Presidente dell’Authority i poteri di direttore del porto franco (previsto dall’Allegato VIII del Trattato di pace) «va oltre la legge 84/94 e regolamenta la gestione in punto franco delle aree retro-portuali».  Sommariva, in ultimo, conclude dichiarando: «(…) stiamo lavorando intensamente per attrarre investitori internazionali. È una nuova visione del porto franco come collettore di investimenti che si integrano con i traffici.»;

Nell’articolo de Il Piccolo, inoltre, il Segretario del Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste, Stefano Puzzer, rimarca che: «dopo lo sciopero dell’agosto 2015 (organizzato dai lavoratori portuali per richiedere l’applicazione dell’Allegato VIII all’interno dello scalo triestino) l’Autorità Portuale (…) ha rispettato l’impegno di creare una commissione di studio sull’Allegato VIII, alla quale ha preso parte il nostro legale Nicola Sponza (…). Il primo risultato è questa bozza del decreto attuativo del regime di porto franco». «Si aprono grandi potenzialità per il porto – ha rilevato a sua volta Sponza – l’Authorithy avrà la piena potestà sul porto franco, autorizzando e gestendo gli investimenti»;

la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani nell’ articolo pubblicato da il Piccolo  il 17 giugno 2016 ha dichiarato che: «con questo decreto l’antica disciplina del porto franco, che ha reso grande questa città, può rientrare a pieno titolo nel futuro industriale e logistico che stiamo costruendo a Trieste (…)».

La nota stampa spiega come: “le prerogative dei punti franchi di Trieste erano già state preservate nella riforma della portualità nazionale e ora con questo documento, su cui si è cominciato a lavorare più di un anno fa, i traffici portuali si potranno evolvere ispirandosi alle più avanzate esperienze europee”. Nei fatti il Porto Franco giuliano possiede prerogative relative al deposito ed al transito delle merci che sono antecedenti ai trattati europei e da questi sempre fatti salvi (…).” -:

se intenda definire chiaramente le tempistiche per la firma del decreto concernente il regolamento amministrativo dei punti franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste, a garanzia della chiarezza normativa necessaria per il pieno sviluppo della portualità triestina. 

 

Museo Ferroviario di Campo Marzio – Question time X Commissione 27 luglio 2016   Leave a comment

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/09290

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 663 del 27/07/2016
Firmatari
Primo firmatario: PRODANI ARIS 
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 27/07/2016

Commissione assegnataria
Commissione: X COMMISSIONE (ATTIVITA’ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
Ministero destinatario:
MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO delegato in data 27/07/2016

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-09290
presentato da
PRODANI Aris
testo di
Mercoledì 27 luglio 2016, seduta n. 663
Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che: 

la Fondazione FS Italiane è stata costituita nel 2013 da Ferrovie dello Stato Italiane, Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana (RFI) allo scopo di valorizzare e preservare il patrimonio storico, tecnico, ingegneristico e industriale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane; 
con una nota stampa congiunta dell’11 aprile 2015, Fondazione Fs Italiane e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno comunicato la nascita di «una piattaforma di nuove strategie per un turismo sostenibile, motore di crescita sociale, economica e culturale, con un progetto che vedrà il Mibact insieme alla Fondazione FS Italiane, nella promozione e valorizzazione di una parte del patrimonio culturale per lo più sconosciuto al turismo di massa. Obiettivo prioritario del progetto è quello di valorizzare e promuovere, attraverso l’emozione concreta di un viaggio su binari d’altri tempi, l’affascinante scoperta di un territorio, con i suoi incantevoli borghi, parchi, castelli, itinerari inconsueti da raggiungere in treno (…)»; 
in data 16 dicembre 2015, Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha svolto presso la commissione trasporti della Camera dei deputati un’audizione nell’ambito dell’esame in sede referente della proposta di legge recante «Disposizioni per l’istituzione di ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico». Il Ministro ha affermato che: «siamo disponibili a dare il nostro contributo e il nostro sostegno in tutte le forme possibili. Questo è un tema centrale nelle strategie del Mibact per lo sviluppo di un turismo lento e sostenibile e il fatto che ci sia una proposta di legge sul riuso di quasi 800 chilometri di linee ferroviarie dismesse in posti incantevoli del nostro Paese è davvero un fatto importante»; 
per perseguire tale obiettivo, il 3 dicembre 2015 il Ministero dei beni e della attività culturali e del turismo ha concluso il percorso d’ingresso all’interno della Fondazione Ferrovie dello Stato. Gli obiettivi principali vedono come protagonista lo sviluppo del turismo ferroviario con treni d’epoca sulle linee ferroviarie più paesaggistiche della Penisola, la valorizzazione del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, il riordino del fondo degli archivi delle Ferrovie in Italia dall’800 ad oggi; 
il museo ferroviario di Campo Marzio a Trieste è dedicato alla storia delle ferrovie del Friuli e della Venezia Giulia e ai relativi mezzi di locomozione, personale, sistemi di manutenzione e gestione. Il numero degli oggetti esposti, inizialmente limitato, è aumentato con le donazioni di reperti da parte di appassionati della storia delle ferrovie, fino a giungere a una collezione che, per quantità e qualità, rappresenta una vera «testimonianza storica» di un periodo che va dalla prima metà dell’800 alla prima metà del ’900; 
il museo, ospitato nella ex stazione ferroviaria di Campo Marzio, venne aperto al pubblico nel 1984 su iniziativa dei volontari del Dopolavoro Ferroviario, che ne curano ancora oggi la gestione, la manutenzione e la fruibilità. Più volte, nel corso degli anni, il museo ha corso il rischio di chiusura e la contestuale dispersione delle raccolte. Di recente, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia ha imposto tre vincoli che hanno sancito stazione e museo quali beni indissolubili: il vincolo architettonico per l’edificio, il vincolo sulla collezione e sul mantenimento dei legame con contesto in cui si trova attualmente e il vincolo sui binari che collegano il museo con la rete ferroviaria; 
da un articolo del Il Piccolo del 3 gennaio 2016, l’ingegnere Roberto Carollo, direttore del museo ferroviario, ha dichiarato che «nel 2015 abbiamo registrato oltre 6 mila visitatori, un record assoluto, considerando che l’anno prima erano stati circa 5 mila. Sono numeri importanti, visto che – sottolinea – il museo si regge grazie al lavoro dei volontari e per questo è aperto solo tre mezze giornate a settimana, ma l’impegno è davvero grande e riusciamo a organizzare visite guidate, open day, pubblicazioni, mostre e altri eventi in grado di far conoscere sempre più il museo (…)»; 
pertanto, risulta evidente come il museo, opportunamente supportato e promosso, potrebbe rafforzare la propria attrattività turistica e portare a positive ricadute economiche sul complesso del territorio; 
il 28 febbraio 2016, una nota stampa della regione Friuli Venezia Giulia ha riportato l’esito di un incontro tra la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il direttore della Fondazione FS Luigi Cantamessa e l’ex sindaco di Trieste Roberto Cosolini; l’incontro era finalizzato a «riqualificare il Museo ma anche utilizzare i binari, mantenendoli allacciati alla rete, a scopo turistico, in particolare per quanto concerne il collegamento ferroviario con il polo Museale Miramare, come già ipotizzato anche con Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, andando nel contempo a valorizzare la suggestiva stazione voluta a ridosso del parco dallo stesso Massimiliano d’Asburgo»; 
nella stessa giornata, un articolo de Il Piccolo riporta le parole di Roberto Cosolini, al tempo sindaco di Trieste, secondo il quale: «(…) la priorità sembra essere quella di individuare un progetto di riutilizzo dell’intera area (…); i tempi per la realizzazione di un protocollo di intesa con la Regione e le Ferrovie dovrebbero essere brevi. Abbiamo davanti un interlocutore forte, che per la prima volta ha dimostrato di credere nella valorizzazione e nello sviluppo di Campo Marzio» –: 
se intenda fornire dei chiarimenti e maggiori informazioni circa l’iter e le tempistiche del protocollo di intesa sulla stazione di Campo Marzio tra Fondazione FS, Regione Friuli Venezia Giulia e comune di Trieste annunciato il 28 febbraio e come intenda valorizzare la struttura, secondo quale formula e secondo quale tipologia gestionale. (5-09290)

Risposta  pubblicata Giovedì 28 luglio 2016
nell’allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-09290

L’Onorevole interrogante, dopo aver correttamente ricordato l’impegno manifestato dal MIBACT e dalla Fondazione FS (di cui il Ministero è entrato a far parte) per la promozione e la valorizzazione del patrimonio storico ferroviario, anche a fini di promozione culturale e turistica del territorio, e richiamata la situazione del Museo ferroviario di Campo Marzio a Trieste, di cui sottolinea la rilevanza e le potenzialità, chiede in particolare come il Ministero intenda valorizzarlo. 
Al riguardo, ricordo in primo luogo la situazione proprietaria: la società FS Italiane è proprietaria del Museo Trieste Campo Marzio, mentre RFI-Rete Ferroviaria Italiana è l’ente proprietario e gestore della linea ferroviaria Trieste Campo Marzio – Villa Opicina – Trieste centrale. Invece parte dei rotabili storici presenti nel Museo sono di proprietà della Fondazione FS. 
La linea ferroviaria menzionata è attualmente interrotta a causa dell’esecuzione di alcuni urgenti lavori, relativi alle gallerie e al binario, la cui realizzazione è a cura della stessa RFI-Rete Ferroviaria Italiana e – riferisce l’ente responsabile – sarà ripristinata, compatibilmente con la disponibilità finanziaria, entro e non oltre la fine del 2017. Tale riattivazione consentirà la riapertura anche del servizio turistico cosiddetto «Rondò di Trieste». 
Non vi ha dubbio sul fatto che la linea tra Campo Marzio e Trieste centrale si presti ottimamente ad un traffico ferroviario turistico, che è di interesse tanto del MIBACT quanto della Fondazione FS promuovere e sostenere, anche attraverso l’utilizzo di treni storici e che tale linea, come ricordato anche nell’interrogazione, sia suscettibile di concorrere a valorizzare ulteriormente il Castello di Miramare, il quale è dotato di un’apposita stazione, di pregio storico architettonico. 
Per quanto riguarda la auspicata – e condivisa dal Ministero – riqualificazione del museo, la Fondazione FS ha già redatto un progetto da cui si evince la fattibilità e l’onere, il cui costo è stato quantificato in 12,5 milioni di euro, somma che nel suo totale ammontare esula dalle disponibilità della sola Fondazione. Occorre quindi pensare al convergere di più enti e istituzioni verso tale obiettivo, così da ripartire in termini congrui l’onere. Proprio al fine di verificare fattibilità e compatibilità finanziarie, è stato quindi avviato lo studio di un protocollo di intesa, che potrebbe essere sottoscritto dalla Regione Friuli, dal Comune di Trieste, dal Gruppo FS Italiane e dalla Fondazione FS, cui potrebbe aggiungersi il Mibact. Le relative attività istruttorie hanno avuto una sospensione in relazione allo svolgimento delle recenti elezioni amministrative nel comune di Trieste; assicuro comunque l’Onorevole interrogante che il Ministero è disponibile a partecipare al confronto e a concorrere al buon esito dell’iniziativa per quanto di competenza, pur dovendo chiarire che, al momento, non è prevista l’assegnazione di fondi per tale finalità. Tale obiettivo potrebbe tuttavia rientrare nei futuri atti di programmazione finanziaria. 
Ricordo infine che uno dei poli della recente riforma del MIBACT è costituito dalla valorizzazione del sistema museale nazionale. In tale contesto, sono stati creati i poli museali regionali, i cui direttori hanno specifici compiti di coordinamento e valorizzazione anche con riferimento ai musei non statali, quale è il Museo di Campo Marzio. Il Museo potrebbe quindi, una volta risolto il nodo dei finanziamenti, ottenere l’accreditamento per entrare a far parte del sistema museale regionale.