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Rally Valli della Carnia: tre triestine al via – TriestePrima    Leave a comment

Michela Cressi, Deborah Turk e Daniela Festa all’appuntamento ampezzano

Un equipaggio femminile tutto triestino nei rally, dopo diversi decenni, rappresenta una di quelle notizie che catalizzano l’interesse degli appassionati e degli addetti ai lavori.

Con la pubblicazione dell’elenco iscritti del 4° Rally Valli della Carnia, in programma ad Ampezzo nel fine settimana, è stata ufficializzata la partecipazione dell’equipaggio composto da Deborah Turk e Daniela Festa sulla AR147 preparata dalla M-Sport.

Deborah Turk, un curruculum che vanta una notevole esperienza e diversi allori nel Formula Driver, ha esordito nei rally l’anno scorso, giungendo terza nella categoria Racing Start all’Alpi Orientali.

Ad affiancarla Daniela Festa, abituale navigatrice di Cristian Marsic ed ancora fresca dall’incredibile avventura mondiale del Rally di Montecarlo.  

Il Carnia, valido per la Coppa Italia, vede anche il ritorno alle gare della “decana” delle navigatrici giuliane Michela Cressi, a bordo della Renault Twingo R1. Una storia sportiva iniziata nel 1981 ed una esperienza invidiabile che, per l’appuntamento ampezzano, la Cressi mette a disposizione di Corrado Rizza, esordiente assoluto nei rally. Un ruolo che ben le si addice, in virtù del curriculum sportivo come delle capacità che la vedono, da tempo, istruttrice di guida sicura e docente in molti corsi di avviamento alle competizioni.

Aris Prodani

Foto: Daniela Festa e Deborah Turk

Pubblicato 6 luglio 2017 da Aris Prodani in Articoli 2011

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Utenze Telecom fantasma – Interrogazione al MISE   Leave a comment

​Interrogazione a risposta scritta 4-16734

presentato da

PRODANI Aris

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

come riportato da un articolo pubblicato il 20 maggio 2017 sul sito online de La Repubblica, il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato, a fine 2016, un’indagine nei confronti di Telecom Italiana spa, da cui è emerso che numerose persone siano risultate intestatarie di utenze a loro insaputa; 

a far luce sulla vicenda è stato il reclamo di un abbonato inconsapevole che, nel 2011, ha scoperto che il suo codice fiscale era associato a 826 telefoni. Secondo la compagnia telefonica «il caso è imputabile al cambio di sistema gestionale avvenuto tra il 2003 e il 2004. Da allora il problema non è stato ancora risolto»; 

il 25 gennaio 2017, da un controllo a campione effettuato dall’Autorità sui codici fiscali associati a un numero di utenze di rete fissa maggiore o uguale a cinque «sono emersi errori su 644 clienti, complessivamente intestatari di oltre 7.000 linee»; 

inoltre, la negligenza di Telecom Italia spa si è estesa anche al «Rac», la banca dati giudiziaria interrogata per i tabulati e le intercettazioni, «sistema la cui delicatezza è di tutta evidenza essendo preordinato a consentire la corretta effettuazione di verifiche da parte di polizia e magistratura. Questo significa che nel caso in cui uno degli utenti risultasse indagato e quindi intercettato, le intercettazioni potrebbero essere erroneamente attribuite a numeri di telefono che l’indagato non utilizza. Tanto più che, secondo il Garante, quando qualche utente ha sollevato la questione, Telecom su reclamo ha aggiornato i dati reali, ma non ha tenuto conto dell’errore, lasciando così desumere la pregressa titolarità delle numerazioni in capo ai soggetti interessati dai disallineamenti»; 

pertanto, secondo l’Autorità, «la condotta negligente e omissiva tenuta dalla società evidenzia una poco attenta gestione dei sistemi che rappresentano i gangli vitali della propria infrastruttura informativa, interessando direttamente la clientela». Infine, ha già preannunciato sanzioni amministrative, oltre che l’obbligo di una «bonifica degli errori nel sistema informatico dato che sembrerebbe che le intestazioni non corrispondenti alla realtà riguardano un ampio novero di clienti. Anomalie di cui Telecom non è stata in grado di dare conto. La Società, ad ogni modo, ha fatto sapere di avere avviato specifiche azioni finalizzate a rafforzare i nuovi sistemi di gestione a favore della tutela dei dati personali dei propri clienti» –: 

se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti sopra esposti e se intenda adottare iniziative volte a rendere più stringente la normativa in materia per evitare il ripetersi di vicende simili a danno dei consumatori, garantendo l’effettiva tutela dei dati personali. (4-16734)

Contrastare il cybercrime nel settore turistico – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-16092

presentato da

PRODANI Aris

testo di

PRODANI — Al Ministro dell’interno, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il crimine informatico o cyber crime è un fenomeno che si caratterizza nell’abuso della tecnologia informatica, sia hardware che software, per la commissione di uno o più reati; 

la casistica e la tipologia sono piuttosto ampie: il sito webitmag.it, nell’articolo del 20 luglio 2016, ha riportato come siano «i viaggiatori, sia business sia leisure, le vittime «facili» delle infrazioni compiute on line, specie quando si trovano all’estero e non sono protetti abbastanza. Lo rivela l’ultima ricerca di Kaspersky Lab, che segnala come «(…) l’82 per cento dei viaggiatori si connetta ai wi-fi pubblici ovunque si trovi all’estero e, usando questa connessione potenzialmente pericolosa, che può essere intercettata e sfruttata dai cyber criminali, il 61 per cento degli utenti si dedica all’online banking e il 55 per cento fa shopping online. Inoltre, il 42 per cento degli utenti ammette che farebbe acquisti online usando la propria carta di credito quanto o più di quando si trova a casa. Senza una protezione appropriata, questo comportamento espone gli utenti a rischi inutili, ma solo il 34 per cento dei consumatori utilizza una connessione sicura (VPN) quando si collega a un wi-fi pubblico, mentre il 18 per cento afferma di non fare nulla per proteggersi»; 

in data 3 febbraio 2017, il sito http://www.helpconsumatori.it ha evidenziato come «(…) tra le imprese cresca la consapevolezza del rischio cyber. Lo specchio del problema emerge dall’annuale indagine promossa dall’Osservatorio Information Security e Privacy promosso dal Politecnico di Milano. I maggiori timori connessi al cybercrime sono il furto di dati dei clienti (27 per cento) seguiti da furti di denaro (15 per cento) e appropriazione dolosa dell’identità (12 per cento) (…)»; 

il quotidiano La Repubblica, nell’articolo del 2 marzo 2017, ha spiegato come «i virus informatici siano sempre più veloci grazie all’utilizzo di smartphone e tablet. (…) Al top i Trojan pubblicitari (virus che si intrufolano nei dispositivi mascherandosi da software legittimi) in grado di ottenere i diritti di «superutente», cioè in grado di installare furtivamente altre app dannose all’insaputa dell’utente (…)»; 

il sito online http://www.ttgitalia.com, nella medesima giornata, ha riportato che «(…) uno dei principali cybercrime, anche per quanto riguarda il business del turismo, è il furto di identità. E i canali attraverso cui agiscono i criminali della rete sono il device spoofing e l’identity spoofing, due tecniche fraudolente che consistono nel sostituirsi all’utente del dispositivo, anche per sottrarre dati come nomi utenti e relative password. Per quanto riguarda le tipologie di device, per il momento i computer desktop risultano più attaccati, mentre i dispositivi mobile sarebbero più sicuri. Ma il report avverte: il cybercrimine si sta attrezzando per colpire con più efficacia smartphone e tablet, anche con la creazione di app fraudolente che imitano in tutto e per tutto le applicazioni più diffuse, tanto da trarre in inganno anche gli utilizzatori abituali»; 

«Un altro settore che sta diventando terreno fertile per le attività disoneste è quello delle recensioni online, diventate ormai una parte integrante dell’esperienza di viaggio. Anche in questo caso entrano in gioco dei software in grado di scrivere e postare opinioni sui siti che ospitano i giudizi degli utenti»; 

In ultimo, «l’intromissione all’interno dei profili legati a programmi fedeltà. Il report ripreso da tnooz.com, infatti, sottolinea che i cybercriminali tentano di accedere ai loyalty program e trasferire i punti a un altro profilo, oppure effettuare direttamente transazioni o prenotazioni con i benefit maturati dall’utente truffato» –: 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa; 

quali iniziative intendano assumere per contrastare il cybercrime fenomeno in costante espansione nelle sue molteplici forme, in particolare nel settore turistico, e garantire la sicurezza degli utenti. (4-16092)

Ferriera, Realizzazione Punto Programmatico n.9 – Richiesta al Comune di Trieste 20 ottobre 2016   Leave a comment

Spett.li

Roberto Dipiazza
Sindaco del Comune di Trieste


Luisa Polli
Assessore città territorio, urbanistica e ambiente
Comune di Trieste

In riferimento ai 10 Punti Programmatici orientati alla chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola da compiere nell’arco temporale dei primi 100 giorni di mandato, ed appreso che in data 30 settembre, durante una conferenza stampa, sia stata annunciato dal Sindaco il compimento di tutte le azioni previste, con la presente chiedo di ricevere da codesta Amministrazione, per fini istituzionali, informazioni sulle tempistiche relative al punto 9. “Redazione del Piano acustico comunale e rispetto delle normative”.

Certo di un Vostro gentile riscontro, invio cordiali saluti

Aris Prodani
Gruppo Misto
Camera dei Deputati

Pubblicato 20 ottobre 2016 da Aris Prodani in Articoli 2011

TAVOLO TECNICO SU INQUINAMENTO AREE VERDI A TRIESTE   Leave a comment

Trieste, 6 ottobre – Si è tenuta nei giorni scorsi la terza riunione del Tavolo tecnico, costituito dalla Regione Friuli Venezia Giulia per approfondire la tematica della contaminazione di alcune aree verdi a Trieste e composto da rappresentanti della stessa Regione, di Provincia e Comune, dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata (ASUI) e dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA FVG).


ARPA, come da incarico ricevuto, ha presentato i risultati di tutte le analisi eseguite sui campioni di terreno già prelevati nel periodo gennaio/maggio 2016. Il Tavolo ha preso atto che le analisi confermano la prima ipotesi della presenza di una contaminazione diffusa in ambito metropolitano. In altre parole, l’inquinamento rilevato non pare riconducibile a una singola sorgente, ma a una pluralità di cause (traffico, riscaldamento domestico, attività produttive, ecc.).

I dati hanno altresì evidenziato, e questa è una novità, la presenza di alcuni metalli, ascrivibile alle caratteristiche proprie e naturali del territorio triestino (per esempio: alluminio, ferro, cadmio, cromo) e ciò significa che non tutti i metalli trovati sono dovuti esclusivamente alle attività umane, almeno nella misura rilevata.

Il Tavolo ha dato atto che il quadro analitico conferma la congruità delle misure di precauzione adottate dal Comune e già esaminate nella precedente riunione del Tavolo stesso.

Infine, è stato preso atto con soddisfazione che l’Istituto Superiore di Sanità ha già confermato la disponibilità a portare il proprio contributo, per approfondire gli aspetti sanitari della vicenda. Inoltre, è stato comunicato che la Giunta regionale, nella seduta di venerdì scorso, ha incaricato l’Università di Trieste di fornire il proprio contributo tecnico-scientifico nella predisposizione del Piano di gestione dell’inquinamento diffuso.

I lavori sono stati aggiornati a metà novembre, quando sarà possibile avere la presenza a Trieste di un qualificato rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità.

Pubblicato 6 ottobre 2016 da Aris Prodani in Articoli 2011

Mika in concert – Trieste 28 luglio 2016   Leave a comment

Pubblicato 29 luglio 2016 da Aris Prodani in Articoli 2011

Contrasto all’abusivismo nel settore ricettivo – Interrogazione dd 09 giugno 2016   Leave a comment

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo

— Per sapere – premesso che:

il decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014 noto come «decreto Art Bonus», convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2014, all’articolo 10, comma 1, ha previsto disposizioni urgenti per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e per favorire l’imprenditorialità nel settore turistico. Il comma 5 ha disposto che «per le medesime finalità di cui al comma 1, nonché per promuovere l’adozione e la diffusione della “progettazione universale” e l’incremento dell’efficienza energetica, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con proprio decreto da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa intesa in sede di Conferenza unificata, aggiorna gli standard minimi, uniformi in tutto il territorio nazionale, dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture ricettive e delle imprese turistiche, ivi compresi i condhotel e gli alberghi diffusi, tenendo conto delle specifiche esigenze connesse alle capacità ricettiva e di fruizione dei contesti territoriali e dei sistemi di classificazione alberghiera adottati a livello europeo e internazionale»;

a quasi due anni dalla pubblicazione della legge summenzionata, al contrario dei tre mesi previsti, operatori ed utenti sono ancora in attesa dell’aggiornamento degli standard minimi delle strutture ricettive e della loro uniformità territoriale.

Un articolo del 26 novembre 2014 di Travelling Interline International, nell’affrontare il fenomeno dell’abusivismo nel ricettivo, ha riportato un intervento di Bernabò Bocca, secondo il quale, in Italia, “gli esercizi ricettivi regolari ospitano ogni anno circa 103 milioni di turisti, tra italiani e stranieri, per 360 milioni di pernottamenti, e danno lavoro a più di 230mila lavoratori. Non esistono cifre ufficiali che censiscano i flussi in strutture abusive e semiabusive, ma possiamo stimare che il fenomeno valga almeno 100 milioni di pernottamenti all’anno e bruci la possibilità di creare 70mila nuovi posti di lavoro per i nostri giovani. Per questo motivo, insieme ai sindacati dei lavoratori, Federalberghi ha ufficialmente richiesto che tali attività siano soggette ad un efficace sistema di controlli”;

sul sito on line di Repubblica dello scorso 30 novembre, l’articolo “Turismo sommerso. Il lato oscuro della sharing economy” ha analizzato il fenomeno riportando che, secondo Federalberghi, il turismo sommerso in Italia stia dilagando mettendo a rischio i ricavi delle imprese e la sicurezza dei cittadini. «Concorrenza sleale e turismo sommerso – dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – sono arrivati a un livello insopportabile. (…) Federalberghi ha messo a disposizione il suo database che contiene le strutture ricettive extralberghiere (B&B, case vacanze, affittacamere, case per ferie) per permettere alle autorità controlli incrociati utili a stanare i “furbetti” dell’hotel in nero e fai-da te. I numeri smentiscono la favoletta del gestore che accoglie l’ospite in casa propria – dice Bocca- Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela della salute e della sicurezza. Né può essere sottaciuta la responsabilità delle piattaforme online, che adottano una posizione pilatesca e fanno finta di non vedere il traffico sospetto che transita attraverso i propri canali (…)»;

in data 18 maggio 2016, il sito Ansa.it ha riportato i risultati dell’operazione “Venice Journey” condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Municipale di Venezia, che ha individuato la presenza di decine di bed and breakfast e appartamenti abusivi in affitto per turisti nella città lagunare. L’indagine, iniziata nel settembre 2015, ha portato alla scoperta di ricavi non dichiarati per 2 milioni di euro, in aggiunta più di 200mila euro di Iva e  120mila euro per mancato versamento dell’ imposta di soggiorno. Secondo quanto riferito i titolari dei b&b, italiani e stranieri, potrebbero aver beneficiato della legge Speciale per Venezia ma, soprattutto, avrebbero omesso le segnalazioni di legge alla Questura per l’antimafia e il terrorismo;

il sito on line Webitmag.it, in un articolo del 22 maggio 2015, ha illustrato come, a livello nazionale, solo 370 strutture su mille risultassero in regola e, a inizio 2015, Federalberghi avrebbe stimato 5000 strutture abusive solo a Roma città. Sempre a Roma, secondo il Prefetto Franco Gabrielli, 4 B&b su 5 sarebbero abusivi: “ l’annuncio del Giubileo straordinario infatti è un’occasione ghiotta per i proprietari di appartamenti a uso b&b, magari non proprio in regola, dato che nel 2000 l’incremento del turismo dovuto al Giubileo arrivò a 331,43 milioni di presenze, con una crescita del 6% nel numero di arrivi e del 7,4% nel numero di giornate di presenza (…) Secondo i dati del Dipartimento turismo del Comune sono almeno 300 mila all’anno i turisti non regolarmente registrati poiché ospitati in strutture abusive”;

il fenomeno dell’abusivismo nel ricettivo è stato sollevato dall’interrogante con diversi atti di sindacato ispettivo; in particolare, nell’interrogazione 5-04325 del 18 dicembre 2014, ha chiesto al Ministro quali iniziative intenda adottare per regolarizzare e regolamentare il settore delle nuove strutture ricettive in modo da tutelare gli utenti, oltre agli operatori in regola. Nella risposta del 28 gennaio 2015, la Sottosegretaria di Stato dei beni e delle attività culturali e del turismo Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua, ha espresso particolare attenzione sulla questione menzionata, sottolineando l’intenzione di dare “finalmente uno sbocco positivo e definito a quello dell’uniformità degli standard alberghieri”, e ha prospettato “l’ipotesi di aprire un tavolo tra Ministero, regioni e associazioni per affrontare il tema dell’extralberghiero al fine di rendere omogenea la tipizzazione delle imprese turistiche su base nazionale”;

nell’interrogazione n. 5-04732 dell’11 febbraio 2015, l’interrogante ha già evidenziato come, nel 2014, la crescita del settore alberghiero in Italia sia stata inferiore alla media europea con un conseguente e sensibile calo dell’occupazione nel settore causato anche dalla concorrenza di strutture ricettive abusive o semiabusive.

Nella risposta del 21 aprile 2015 all’interrogazione, la Sottosegretaria ai Beni e alle attività culturali e del turismo, Francesca Barracciu, ha ribadito «che è in fase di ultimazione la bozza del decreto di classificazione alberghiera a seguito di un serrato confronto con le Regioni e le categorie interessate, nel corso del quale sono emerse notevoli difficoltà, talune resistenze all’innovazione e al cambiamento ed una significativa diversità di approccio e di punti di vista, anche all’interno delle diverse rappresentanze di categoria e tra le regioni. Il Ministero è dunque impegnato nel tentativo, non facile, di compiere una sintesi (per quanto possibile condivisa) tra le diverse posizioni emerse, al fine di ammodernare il sistema delle classificazioni alberghiere e di metterlo al passo con le migliori pratiche dei Paesi competitori europei e internazionali. Si concorda con la necessità di implementare le attività di controllo per garantire le imprese che quotidianamente lavorano nel rispetto della legalità soprattutto per assicurare la sicurezza ed il benessere della clientela»;

il problema della classificazione delle strutture ricettive è stato nuovamente affrontato dallo scrivente nell’interrogazione 5-06078 del 16 luglio 2015, ancora senza risposta, con la quale è stato chiesto al Ministero a che punto sia l’iter del decreto di classificazione alberghiera, quali iniziative intenda adottare per contrastare il fenomeno dell’abusivismo alberghiero e per avviare controlli finalizzati alla tutela degli operatori regolari e della clientela;

la concorrenza sleale da parte delle strutture abusive reca inevitabilmente un danno significativo all’economia italiana, alla qualità dei servizi erogati e a coloro che gestiscono correttamente le proprie strutture. Le segnalazioni del Prefetto Gabrielli per quanto concerne Roma e le risultanze delle indagini promosse a Venezia confermano la necessità di una serie di interventi urgenti che coinvolgano il Ministero, le Regioni e gli enti locali, articolati in un intensificazione dei controlli da parte degli organi deputati e in una campagna informativa che valorizzi le strutture regolari-:

se intenda fornire gli opportuni chiarimenti sulle tempistiche dell’atteso decreto relativo alla classificazione alberghiera già previsto dalla legge 106/2014;

quali iniziative concrete intenda adottare il Governo, di concerto con le Regioni e le amministrazioni locali,  per contrastare il fenomeno dell’abusivismo alberghiero e per avviare controlli mirati al fine di tutelare gli operatori regolari e gli utenti;

quali iniziative siano state individuate e predisposte per migliorare la qualità dell’offerta turistica italiana, in particolare in relazione alle professionalità impiegate, alla classificazione delle strutture ricettive e al contrasto all’abusivismo;

se il Ministero abbia valutato e accolto le proposte relative ad un efficiente e verificabile metodo di classificazione e valutazione delle strutture che abbia come obiettivi l’esclusione di recensioni false ed il quotidiano rilevamento in tempo reale delle presenze turistiche e delle motivazioni;

se reputi opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione, in accordo con le organizzazioni di settore, che valorizzi le strutture condotte regolarmente e contrasti l’abusivismo.

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Pubblicato 9 giugno 2016 da Aris Prodani in Articoli 2011