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Invito Albo d’Oro – Nota di replica   1 comment

Spett.


Gianni Torrenti
Assessore Cultura Sport e Solidarietà Regione FVG

E p.c.

Debora Serracchiani
Presidente Regione FVG

Lo scorso 12 aprile ho ricevuto dall’Ufficio del Cerimoniale FVG l’invito per la presentazione dell’iniziativa “ALBO D’ORO dei Caduti Onore ai Caduti per la Patria”, prevista il 2 maggio p.v. presso la sede di rappresentanza di Roma della Regione Friuli Venezia Giulia.

L’invito riporta, testualmente, la seguente dicitura: “L’Albo d’Oro prevede la lettura dei nomi dei 529.025 Caduti della Grande Guerra iscritti in 34 Libri.
Le Associazioni d’Arma della regione Friuli Venezia Giulia, nelle cerimonie che si svolgono sul territorio regionale negli anni dal 2014 al 2018, danno una prova concreta di riconoscenza verso le Forze Armate e al tributo di sangue versato da tutte le Famiglie Italiane sulla nostra Terra per l’unificazione della Patria.”

Ho in diverse occasioni fatto presente all’Assessorato l’inopportunità di una iniziativa che fornisca una visione parziale e stereotipata della storia. A maggior ragione, promosso da una Regione che dovrebbe ben conoscere la realtà storica di quella parte della popolazione che ha visto i propri antenati combattere per il proprio Paese dell’epoca e perire vestendo la divisa austro ungarica.

Una Regione, tra l’altro, che nel logo stesso delle iniziative sul centenario, ha inserito la specifica, seguente, dicitura: “In Friuli Venezia Giulia la Regione onora la memoria e promuove la conoscenza”.

A più di un secolo di distanza dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale credo che, da parte della Regione, sarebbe stata quantomai necessaria una promozione della conoscenza del passato dei nostri territori che si ponga come obiettivi il ricordo di tutte le vittime ed il ristabilimento, scevro da visioni ideologiche e predefinite, della verità storica.
 
L’ obiettivo dovrebbe essere rappresentato dalla Conoscenza, nella sua finalità di monito e di insegnamento alle nuove generazioni. 
Obiettivo che, a mio giudizio, viene tradito proprio dalla presentazione stessa dell’evento, quando si ribadiscono i sopra riportati concetti.

Pertanto, nel reputare che l’iniziativa non colmi affatto le lacune storiche che interessano i territori ed i residenti del Friuli Venezia Giulia ed, anzi, continui a fornire una visione univoca e parziale del nostro passato, con mio grandissimo dispiacere comunico che non prenderò parte alla cerimonia.

Aris Prodani
Parlamentare XVII Legislatura


 

Ritardo fondi minoranza italiana in Slovenia e Croazia – 07 luglio 2016   Leave a comment

Interrogazione a risposta in Commissione

Prodani Aris

Al Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro degli affari esteri e della Cooperazione Internazionale

— Per sapere – premesso che:

la Legge 21 marzo 2001, n. 73 “Interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 28 marzo all’art. 1, comma 2, illustra che: “ lo stanziamento a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia, di cui al comma 2 dell’articolo 14 della legge 9 gennaio 1991, n. 19, sarà utilizzato mediante convenzione da stipulare tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Unione italiana e l’Università popolare di Trieste, sentito il parere, da esprimere entro quarantacinque giorni dalla richiesta del Ministero degli Affari Esteri, della Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, o comunque delle singole associazioni. Detto stanziamento è finalizzato alla realizzazione di interventi ed attività, indicati dall’Unione in collaborazione con la regione Friuli – Venezia Giulia, da attuare nel campo scolastico, culturale, dell’informazione nonché, fino ad un massimo del 20 per cento dello stanziamento annuo previsto, nel campo socio – economico”;

in data 02 luglio 2015, Il sito online del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Slovenia e Croazia, nella nota stampa dal titolo “Firmata Convenzione a favore della minoranza italiana autoctona per il 2015” riporta la notizia della firma, a Roma, della Convenzione per il 2015 tra il Ministero degli Affari Esteri, l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana. Il trattato è stato firmato dal Direttore Generale per l’Unione Europea Giuseppe Buccino Grimaldi, per l’Università Popolare di Trieste dal presidente Fabrizio Somma, e per l’Unione Italiana dal presidente della Giunta esecutiva, Maurizio Tremul;

il comunicato spiega, inoltre, come: “Il valore della Convenzione 2015 è pari a 3.132.217 Euro dedicati agli interventi previsti nel corso dell’anno corrente, in favore della Comunità italiana autoctona nelle Repubbliche di Slovenia e Croazia, come precedentemente approvati dal Comitato di Coordinamento, presieduto dal Ministero degli Affari Esteri. Del Comitato fanno parte anche le rappresentanze diplomatico-consolari italiane in Slovenia e Croazia, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Università Popolare di Trieste, l’Unione Italiana e Federesuli, quest’ultima con stato consultivo. (…) Una parte importante del finanziamento, pari a 1.050.194  andrà a beneficio delle scuole e degli asili con lingua d’insegnamento italiana in Slovenia e Croazia – che hanno complessivamente circa 4000 alunni – per consentire interventi per finanziare le attività didattiche e di supporto, nonché per la fornitura di arredi e mezzi didattici”.

“Per quanto riguarda infine la realizzazione di attività culturali, socio-economiche, sportive e artistiche, a favore di Istituzioni, Enti e Istituti che operano nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana – concludono i rappresentanti dell’U.I. e dell’UPT nella nota stampa – sono stati stanziati 2.032.072 Euro che serviranno a finanziare un ampio programma di attività, assistito anche da autofinaziamento. In tale ambito vi saranno in particolare iniziative nel settore universitario, del sostegno allo start-up di imprenditoria giovanile, alla trasmissione in Croazia dei programmi italiani di TV Capodistria sul digitale terrestre ed ad un importante raduno dei giovani connazionali che si terrà a Pola il prossimo settembre”.

in data 15 dicembre 2015, il Piccolo di Trieste, nell’articolo “Legge di Stabilità, 5,8 milioni di euro per le minoranze italiane”, riporta come: “la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato lo stanziamento nella Legge di stabilità di 5,8 milioni di euro all’anno a favore delle tradizioni storiche, culturali e linguistiche delle comunità giuliano dalmate e a sostegno delle minoranze italiane in Slovenia e Croazia. (…) I fondi andranno al finanziamento di due leggi: quella a favore delle tradizioni storiche, culturali e linguistiche delle comunità giuliano dalmate (in riferimento alla Legge 72/2001 è autorizzata la spesa la spesa di 2,3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e  2018 ) e quella a sostegno delle minoranze italiane in Slovenia e Croazia (in riferimento alla Legge 73/2001 e’ autorizzata  la spesa di 3,5 milioni di euro per ciascuno degli anni  2016,  2017  e 2018)”;

In data 03 luglio 2016 il quotidiano, Il Piccolo di Trieste, in un articolo dal titolo «Non arrivano i fondi l’Unione Italiana ora rischia la paralisi» illustra le difficoltà della Comunità nazionale italiana e riporta la dichiarazione del Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che in apertura dei lavori dell’esecutivo presso la Comunità di Levade-Gradigne, nell’Istria centrale, ha affermato: «Purtroppo i regolari fondi da Roma e dal Friuli Venezia Giulia non arrivano e non ricordo una situazione precedente come questa, neanche negli anni più difficili per gli Italiani». La nota stampa spiega che: “Tremul ha ricordato che le relative convenzioni non sono state ancora firmate e che finora il Comitato di coordinamento per le attività in favore della Comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia non si è ancora espresso sulla programmazione relativa al 2016.”;

Il Presidente ha, inoltre, dichiarato come: « (..) l’Assemblea dell’Unione Italiana ha accolto nel febbraio scorso il Programma di lavoro e il Piano finanziario redatto già nel dicembre scorso e successivamente in parte modificato in seguito a una soluzione di compromesso raggiunta con l’Università Popolare di Trieste». «In questo momento – ha evidenziato Tremul – le Comunità degli Italiani e le altre nostre istituzioni sono venute a trovarsi con l’acqua alla gola e praticamente non dispongono più di risorse per portare avanti l’attività ordinaria e per la copertura delle spese di gestione». Alla fine sconfortato ha dichiarato: «Non ho una spiegazione, non capisco il motivo e non vedo una ragione per questa situazione.»;

se i  Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;

se intendano spiegare le cause del ritardo della firma delle previste Convenzioni e fornire i dovuti chiarimenti sulle tempistiche necessarie;

se intendano fornire i chiarimenti sulle tempistiche necessarie per l’erogazione delle risorse destinate alle spese di gestione e dell’attività ordinaria della Comunità nazionale italiana.

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Ritiro medaglia a Collotti: sollecito interrogazione dd 28 novembre 2014 – 29 giugno 2016   Leave a comment

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Al Servizio Assemblea
Sindacato Ispettivo
S E D E

Oggetto: Richiesta sollecito risposta interrogazione n.4-07061

Spett. Servizio,
con la presente nota si sollecita la risposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri all’ interrogazione in oggetto, presentata dal sottoscritto in data 28.11.14

Cordiali saluti  
Aris Prodani
Roma, 29/06/2016

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-07061 presentato da PRODANI Aris testo di Venerdì 28 novembre 2014, seduta n. 340
— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell’interno
— Per sapere – premesso che: sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana di sabato 16 gennaio 1954, è stato pubblicato il provvedimento del Ministero della difesa che assegna la medaglia di bronzo al valor militare alla memoria al vice commissario aggiunto dell’ispettorato speciale di pubblica sicurezza per la Venezia Giulia Gaetano Collotti; la motivazione della ricompensa al valor militare risale a un’azione antipartigiana da lui condotta nell’aprile del 1943, quindi in pieno regime fascista, ed è la seguente: «in qualità di vice commissario di PS, incaricato di procedere ad alcuni arresti di partigiani di una località del goriziano, venuto a conoscenza del probabile passaggio di elementi partigiani nemici in località prossima, accompagnato da pochi agenti, predisponeva un appostamento. Successivamente, rimasto solo, ne affrontava coraggiosamente alcuni armati, riuscendo ad ucciderne uno, a catturarne un altro ed a ferirne un terzo che si dava alla fuga unitamente ad altro piccolo gruppo posto in agguato nelle vicinanze. Tolmino (Gorizia) 10 aprile 1943»; il vice commissario aggiunto Collotti dopo l’armistizio dell’8 settembre ha aderito alla Repubblica Sociale Italiana, dando vita a un gruppo di agenti di polizia — noto come «banda Collotti» — che aveva come fine la lotta contro gli oppositori del regime fascista, principalmente a Trieste; sono numerose le fonti storiche che testimoniano i metodi brutali operati dalla banda Collotti che spesso ricorreva alla tortura durante gli interrogatori, come riportato da documenti e testimonianze di cui è in possesso l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia; verso la fine della guerra Collotti ha tentato la fuga con un carico di beni sottratti alle sue vittime ma è stato catturato dai partigiani ad un posto di blocco organizzato a Olmi di San Biagio di Callalta (TV) e successivamente fucilato insieme ad altri; il conferimento postumo di una medaglia al valor militare a un soggetto che si è macchiato di crimini e nefandezze nei confronti della comunità, in questo caso quella triestina, pone una seria ipoteca sulla validità di questo riconoscimento; sull’opportunità di revocare la medaglia a Collotti sono state presentate anche interrogazioni parlamentari, come quella al Senato presentata nel 1956 da Ambrogio Donini (PCI), e la successiva depositata alla Camera dei deputati nel 1973 da Corrado Belci (DC); in proposito, inoltre, sono stati compiuti in passato gesti eclatanti: il rifiuto della commenda al merito della Repubblica da parte del vice comandante militare del CLN (Comitato di liberazione nazionale) di Trieste, Ercole Miani, che fu torturato da Collotti; esposti al Presidente della Repubblica ed al Governo (25 novembre 1954 e 16 febbraio 1956) da parte degli esponenti della Resistenza triestina Ercole Miani, Carlo Schiffrer, Giovanni Tanasco, Giovanni Paladin e Raimondo Visintin; un esposto del consiglio comunale di Trieste del 1 o dicembre 1954 al Presidente della Repubblica; affinché l’onore e il significato del riconoscimento della medaglia d’oro non vengano meno, e il nome di coloro che giustamente la portano non vengano offesi, è bene che essa non sia affidata a quanti compirono crimini contro le Istituzioni e la collettività tutta

– se s’intendano assumere tutti gli atti necessari per procedere al ritiro della medaglia al valor militare conferita a Collotti, in modo da adeguare i riconoscimenti dello Stato alla reale conoscenza storica degli eventi.

Prima Guerra nel Litorale e nel Tirolo – Interrogazione Ministero della Difesa del 20 ottobre 2015 – Sollecito risposta dd 29 giugno 2016   Leave a comment

Al Servizio Assemblea
Sindacato Ispettivo
S E D E

Oggetto: Richiesta sollecito risposta interrogazione n. 4-10859

Spett. Servizio,
con la presente nota si sollecita la risposta del Ministro della Difesa all’ interrogazione in oggetto, presentata dal sottoscritto in data 23.10.15

Cordiali saluti  
Aris Prodani
Roma, 29/06/2016

Interrogazione a risposta scritta 4-10859
presentato da
PRODANI Aris
testo di
Venerdì 23 ottobre 2015, seduta n. 509
Al Ministro della difesa, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.
— Per sapere
– premesso che:
dopo l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia avvenuto a Sarajevo, il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia; l’Imperatore Francesco Giuseppe, con il successivo proclama «Ai miei Popoli» del 31 luglio 1914, mobilitò le forze armate austro ungheresi, alla cui chiamata risposero i nativi del Litorale, del Tirolo e della Valcanale (parte degli attuali Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige/Sud Tirol); 
il 97o Reggimento di Trieste partì per il fronte orientale l’11 agosto 1914 con destinazione Leopoli dove, durante gli scontri con le formazioni russe, subì perdite pesantissime, pari ad oltre il 50 per cento degli effettivi impiegati; il reggimento fu ricostituito più volte con riserve e nuovi arruolati; 
numerosi altri reparti imperiali, come i famosi Kaiserjäger del Tirolo, la Marina imperiale e le formazioni dell’Esercito nazionale austriaco fecero il loro dovere con abnegazione e non con odio verso l’Austria come tramandato dalla vulgata nazionalista. Ad esempio, il 97o Reggimento KuK di Trieste che, secondo la propaganda sarebbe stato un reparto di disertori e lavativi, collezionò, in realtà, più di 3000 decorazioni al valore; 
a seguito della dichiarazione di guerra del Regno d’Italia ai due Stati di Austria ed Ungheria, gli avi del circa 1 milione e mezzo di attuali cittadini italiani delle province sopracitate, combatterono in difesa dei loro confini dalla nuova invasione; 
i volontari tirolesi germanofoni e neoromanzi del Tirolo, in numeri stimati da varie fonti dai 5 mila ai 7 mila 500, furono arruolati negli Standschützen dell’Esercito nazionale austriaco, con età non ricomprese in quella di leva, dai 14 agli 80 anni. Combatterono ad Ala la prima battaglia delle Dolomiti e tennero la linea difensiva, da soli, fino all’arrivo di altri reparti dal fronte russo, continuando a battersi in seguito, fino alla fine della guerra; 
mentre i volontari delle altre zone costituirono un battaglione di Marina da Trieste, un battaglione di terra dalla Contea di Gorizia, un battaglione di terra dall’Istria ed almeno una compagnia dalla Valcanale; 
per la Marina imperiale, il 20 per cento circa degli arruolati erano neoromanzi ed avevano studiato l’italiano a scuola come prima lingua. Più volte lodati dai comandi e dagli ufficiali, anch’essi in parte neoromanzi, furono decorati con diverse medaglie d’oro e con la medaglia al valore dell’ordine di Maria Teresa, massima onoreficenza dell’Austria Ungheria; 
i reparti dell’Esercito imperiale, come il X Marschbattalion del 97oreggimento di Trieste, ebbe più di 800 perdite sul Monte San Michele nelle prime battaglie dell’Isonzo. Lo stesso dicasi per diversi altre formazioni, come ad esempio il 47o reggimento che combatté lungamente sul Fronte dell’Isonzo, oppure i Kaiserschützen ed i Kaiserjäger che effettuarono azioni determinanti nel contrattacco di Kobarid-Krafreit-Caporetto ed in vari scontri sulle Dolomiti. Tutti questi ed altri reparti, vedevano la presenza dei nonni e bisnonni di una parte consistente di attuali cittadini italiani; 
il numero totale dei combattenti del Tirolo, Litorale e Valcanale viene stimato in oltre 100.000 unità, oltre a migliaia di volontari. La presenza di volontari delle stesse terre sul fronte opposto era meno significativa: recenti ricerche hanno dimostrato che i «volontari giuliani» di Trieste del 1915 furono qualche centinaio, mentre i volontari della «legione trentina» non sembrano, per analogia e vari indizi, stimabili in numeri maggiori; 
Lorenzo Baratter, storico e direttore del centro documentazione Luserna, nella ricostruzione storica pubblicata sul sito web I Recuperanti.it, narra le sorti dei quasi 60.000 trentini che combatterono per l’esercito nazionale austriaco ed imperiale austro-ungherese durante la Grande Guerra. Nel dopoguerra, a seguito del bando emesso il 16 novembre 1918 dalle nuove autorità italiane, dovettero affrontare lunghe prigionie e furono «esclusi de jure dal Governo italiano, in quanto ex-nemici, dai benefici assistenziali organizzati per gli ex combattenti, per i mutilati e per le altre categorie di vittime della guerra»; 
molti degli imprigionati e deportati a guerra terminata, con particolare riferimento ai volontari ed ai cosiddetti «austriacanti», tornarono alle proprie case solo nel 1920, mentre altri non vi fecero più ritorno, in quanto deceduti per cause sanitarie durante la prigionia; 
nel 1921 il decreto del prefetto Guadagnini ordinò di cancellare le parole «Tirolo» e «tirolesi» da qualsiasi supporto scritto, comprese le lapidi ed i monumenti ai caduti dei territori conquistati, e di trasferire le tombe dei caduti in luoghi anonimi. Iniziative analoghe avvennero nel Litorale e nella Valcanale; 
la storia dei soldati nativi del Tirolo, del Litorale e della Valcanale che hanno combattuto e sono caduti indossando le divise austriache ed austro-ungariche, è stata tenuta in sordina e nascosta dalla propaganda politica, già dall’Italia parlamentare del 1918 ma ancora di più dalla successiva Italia fascista, che del mito della «Vittoria mutilata» e di Vittorio Veneto fecero dei cavalli di battaglia ideologici, omettendo volutamente il racconto di questi avvenimenti; 
successivamente, la storiografia ufficiale italiana ha proseguito la narrazione classica, restando legata ad una visione «patriottica» e «liberatrice», spesso trascesa in un vero e proprio nazionalismo assimilatore, atta ad esaltare l’epopea dell’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale e continuando a trasmetterne i miti. Solo negli ultimi anni si è assistito ad un approfondimento delle «storie nascoste» grazie ad una maggior attenzione ed una diversa sensibilità di ricerche storiche e pubblicazioni, quasi tutte ad opera di eredi di quegli uomini condannati alla «damnatio memoriae»; 
il recupero storico delle radici di tanti cittadini italiani è tuttavia ostacolato dalla scarsa disponibilità di fonti archivistiche, distrutte e/o disperse dopo la fine della guerra. Negli anni ’20-30 del secolo scorso fu istituito lo «Schedario degli italiani delle nuove province già militari nell’esercito austro-ungarico, morti in seguito alla guerra». Si tratta di un documento, dapprima custodito presso l’ambasciata italiana a Vienna, utilizzato durante il fascismo per la gestione delle pratiche di pensione che l’Italia riconosceva alle vedove dei circa 30.000 soldati caduti, poi segretato dalla politica di propaganda di allora; 
tale documento, ancora oggi, non risulta essere stato reso pubblico; l’accesso allo schedario potrebbe essere utile per compilare l’elenco dei soldati dei territori conquistati dall’Italia, morti per la loro Patria precedente e, soprattutto, apporterebbe un forte contributo al lavoro di ricostruzione dei fatti e delle vicende legati alle sorti dei militari e delle popolazioni delle terre conquistate; 
in sede di approvazione alla Camera dei deputati della proposta di legge A.C. 2741, contenente «Disposizioni concernenti i militari ai quali è stata irrogata la pena capitale durante la prima Guerra Mondiale», l’interrogante ha presentato, il 21 maggio 2015, l’ordine del giorno n. 9/2741-A/1 con cui ha impegnato il Governo ad adottare le opportune iniziative per ricordare in modo degno il sacrificio di quei soldati nativi dei nuovi territori italiani caduti combattendo e indossando la divisa delle forze armate austro-ungariche; 
secondo l’interrogante, appare quantomai opportuna la proposta di costituzione di una Commissione mista di storici italiani e dei Paesi eredi dell’Austria Ungheria che videro gli avi degli attuali loro cittadini coinvolti sul fronte italiano della Prima Guerra Mondiale; 
l’obiettivo sarebbe di proporre una storia condivisa da tutte le popolazioni oggi unite dai legami comunitari, anche alla luce della risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2009 che, contro alcune interpretazioni storiche distorte in senso nazionalista da parte dei Paesi membri, raccomandava di lasciare la ricerca storica ai professionisti, capaci di «utilizzare strumenti scientifici per studiare il passato sforzandosi di essere quanto più possibile imparziali» –: 
se si intenda reperire e pubblicare lo «Schedario degli italiani delle nuove province, già militari nelle forze armate austriache ed austro ungariche, morti in seguito alla guerra» in maniera da agevolare le ricerche e la compilazione dell’elenco di costoro; 
quali iniziative intendano adottare, anche di concerto con le regioni Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, per incentivare lo studio e le ricerche dei documenti relativi ai fatti accaduti nei territori divenuti italiani e promuovere la conoscenza anche di questa parte della storia; 
se intendano adoperarsi per promuovere la costituzione di una Commissione mista di storici che abbia l’obiettivo di approfondire il periodo in questione e giungere alla proposizione di una storia quanto più possibile obbiettiva e condivisa

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Stabili Via Margherita: sollecito alla Provincia – 20 aprile 2016   Leave a comment

Gent.le Presidente,

con la presente, facendo riferimento alla mail inviata lo scorso 15 aprile, al momento senza risposta, si chiede un sollecito riguardante la richiesta per avere dei chiarimenti sugli stabili di Via Margherita.

Cordiali saluti

Aris Prodani

Di seguito il link con il testo della mail sollecitata:

https://arisprodani.wordpress.com/2016/04/15/stabili-di-via-margherita-lettera-alla-provincia-15-aprile-2016/

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Prima Guerra: medaglie ricordo caduti con la divisa austro ungarica- Chiarimento alla RegioneFvg 11 aprile 2016   Leave a comment

Gent.
Assessore alla Cultura, Sport e solidarietà Regione FVG
Gianni Torrenti

E  p.c.

Gent.
Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Debora Serracchiani

OGGETTO: Chiarimenti logo Medaglie Ricordo “Albo d’Oro”

Gentile Assessore,
il progetto Medaglie Ricordo “Albo d’Oro”, presentato quale “memoriale per tutte le famiglie italiane” si colloca nell’ambito delle commemorazioni che la Regione Friuli Venezia Giulia dedica al Centenario della Grande Guerra.

Già da qualche tempo, durante le Cerimonie, che si tengono a cura delle Associazioni d’Arma, vengono letti in modo solenne tutti i nomi dei Caduti iscritti all’Albo d’Oro (529.025 persone) e vengono consegnate le Medaglie Commemorative ai famigliari dei caduti appartenenti al Regio Esercito.

Da una comunicazione ricevuta dal Coordinamento Albo d’Oro Grande Guerra, si apprende che, in occasione di uno degli eventi programmati a Trieste in Piazza dell’Unità il prossimo 16 aprile, “saranno consegnate le Medaglie Commemorative dalle Autorità Istituzionali alle famiglie dei Caduti sia con il Regio Esercito, sia con l’esercito austro-ungarico “.

Per l’importanza rivestita da tale evento ed, in particolare, dallo sforzo di superare la retorica che ha pervaso la narrazione della Prima Guerra da quasi un secolo, riconoscendo anche i caduti con uniforme austro-ungarica nativi dei territori della zona del Litorale e della Val Canale ( attualmente nella Regione FVG ), il sottoscritto, nei giorni scorsi, ha contattato l’associazione Albo D’Oro per avere dei chiarimenti circa il logo presente sulle Medaglie e la modalità di richiesta del riconoscimento.

Nel colloquio intercorso, oltre ad avere una conferma dell’impossibilità di verifica dei dati forniti dai famigliari delle vittime in quanto gli elenchi dei caduti austriaci non sono nella disponibilità italiana, si è chiesto all’Associazione in questione se, oltre al logo governativo ufficiale previsto per le celebrazioni del Centenario, si fosse pensato a un immagine differente dall’attuale, sull’altra faccia, ( che attualmente riproduce la statua del Cimitero degli Eroi di Aquileia ), adatta all’occasione di cui sopra, visto che verrebbe consegnata ai parenti di soldati caduti con una uniforme diversa dall’italiana combattendo per il proprio paese: un simbolo di pacificazione, che potesse accomunare le diverse storie senza  prevaricare o forzare le memorie.

Alla mia osservazione, ho ricevuto una risposta che intendo condividere con Voi e chiedere, a riguardo, dei chiarimenti. Al sottoscritto è stato riferito che le medaglie proposte dalla Regione Friuli Venezia Giulia siano prodotte nello stesso modo e non prevedono differenziazioni. Coloro i quali desiderassero ricevere la Medaglia possono farne richiesta, mentre coloro che non reputassero la medaglia adatta a commemorare i propri caduti, possono esimersi dal richiederla.

Successivamente al colloquio intercorso, nel quale ho osservato come, a mio parere, i testi proposti dal sito http://www.albodorograndeguerra.it/ non fossero corrispondenti alla finalità della Legge Regionale di riferimento e fosse assente un rimando alla possibilità di richiedere la Medaglia Commemorativa anche per i caduti con la uniforme austro ungarica, è stata inserita la seguente dicitura “La Medaglia Commemorativa è anche per i Caduti Austriaci di lingua Italiana che hanno perso la vita con il “Kaiserlich und Königlich” per ricordare alle loro Famiglie il loro sacrificio in una visione di Europa Unita e per un messaggio di Pace tra i Popoli.” Mi rammarico far notare che, nonostante la mia osservazione sia stata presa in considerazione, il testo inserito riporti delle gravi inesattezze alle quali sarebbe necessario porre rimedio.

La complessità degli eventi storici che hanno attraversato i nostri territori dovrebbero, a mio giudizio, tenere conto di sensibilità che potrebbero addirittura non essere comprese agli occhi di chi ne ignori le dinamiche. Ma proprio dalla nostra Regione dovrebbe partire un’opera di riconoscimento della realtà storica che restituisca dignità a tutti i protagonisti del nostro passato.

Onorare la memoria di tutti i caduti nella Grande Guerra attraverso un riconoscimento simbolico e la partecipazione delle famiglie, soprattutto dei giovani, che hanno avuto un proprio congiunto tra i soldati morti nella carneficina della Prima Guerra Mondiale è un segno importante e doveroso nei confronti di chi ha perso la vita per il proprio Paese, prescindendo dal colore della propria uniforme.

Pertanto, con la presente, richiedo se la Regione abbia valutato con attenzione la questione sopraesposta e se intenda considerare la possibilità di utilizzo, nell’ambito del “progetto Medaglie Ricordo Albo d’Oro“, di un riconoscimento differente da quello attualmente previsto, per i famigliari di coloro che, nativi del Litorale o della Val Canale, caddero indossando l’uniforme austro-ungarica.

Certo di un positivo riscontro porgo,

I miei cordiali saluti

Aris Prodani

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Provincia di Trieste: sollecito risposta Ministero Interni – 10 aprile 2016   Leave a comment

Interrogazione a risposta in commissione 5-04888 depositata martedì 3 marzo 2015, seduta n. 384
Destinatario: Ministero Interno

Quesiti:
Il Governo chiarisca in maniera definitiva, sulla base degli atti depositati, la natura e l’iter normativo, giuridico e costituzionale riguardante l’ente provincia di Trieste e, ove così non fosse, fornisca delle informazioni sulle conseguenze della sua mancata istituzione.

Link sito Camera:
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/04888&ramo=C&leg=17

SOLLECITO : 08 APRILE 2016

P.s. per questa interrogazione il Ministero è già stato sollecitato due volte

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