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Area del termovalorizzatore di via Errera – Interrogazione al Mattm   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere – premesso che:

la conferenza di servizi istruttoria del sito di interesse nazionale di Trieste del 24 luglio 2015, al punto 7-b ha richiesto ad Hestambiente srl: «1) l’applicazione delle previsioni di cui all’articolo 41 ex legge 98/2013 per i materiali di riporto e 2) di procedere alla rimozione/messa in sicurezza permanente per i rifiuti rinvenuti in Sc, Sd e Sh degli stessi, l’adozione per gli stessi di idonei interventi di messa in sicurezza permanente, 3) misure di prevenzione per impedire che dalle fonti di contaminazione attive nel sito si diffondano sostanze inquinanti nelle acque sotterranee e nelle matrici ambientali circostanti ed ha infine chiesto, 4) con particolare riferimento al piezometro Pe a causa di perduranti valori superiori alle CSC per il parametro cloroformio, idonee misure di monitoraggio e prevenzione al fine di eliminare il rischio sanitario per i lavoratori e/o fruitori anche occasionali del sito»;

in seguito alle dichiarazioni dell’azienda a proposito della classificazione quali «rifiuti» dei materiali rinvenuti nei Sc, Sd e Sh e attestata l’impossibilità della loro rimozione, la conferenza di servizi ha ribadito «le necessità che per gli stessi siano adottati idonei interventi di messa in sicurezza permanente»;

nella conferenza di servizi istruttoria dell’11 aprile 2016, Hestambiente srl ha evidenziato solamente gli esiti delle analisi per il parametro cloroformio. Non risulta aver dato, invece, riscontro alle prescrizioni di cui al punto 1) e 2) sopra riportato;

la conferenza di servizi ha preso atto che l’azienda ha risposto solo parzialmente alle richieste della conferenza medesima del 24 luglio 2015 e ha chiesto l’esecuzione del test di cessione sui materiali di riporto; attesa la dichiarata impossibilità di rimozione dei rifiuti rinvenuti in Sc, Sd e Sh degli stessi, l’adozione per gli stessi di idonei interventi di messa in sicurezza permanente; l’aggiornamento dello stato delle acque complessivo in tutti i piezometri del sito alla fine di verificare gli effetti dovuti alla presenza di rifiuti, l’adozione di misure di prevenzione del piezometro Pe alla luce della perdurante superamento delle CSC per il parametro cloroformio;

Hestambiente, nel corso del 2016, ha condotto 4 campagne di verifica sulla qualità delle acque di falda;

con la delibera n. 1338 del 17 luglio 2017 la regione Friuli Venezia Giulia ha approvato la proposta di ridefinizione della perimetrazione del sito di interesse nazionale mediante l’esclusione delle aree prospicienti il canale industriale di Trieste. Tale delibera è stata esaminata dalla conferenza di servizi il 24 agosto 2017. Il comune di Trieste ha espresso parere favorevole alla ridefinizione della perimetrazione del sito di interesse nazionale e all’inclusione delle aree del termovalorizzatore di via Errera all’interno delle aree oggetto di stralcio, così come proposto da Hestambiente srl;

in seguito all’invio della proposta di riperimetrazione, inoltre, la regione Friuli Venezia Giulia ha ricevuto da Hestambiente srl l’istanza di esclusione dal sito di interesse nazionale per l’area del termovalorizzatore di via Errera e per quella ad esso adiacente;

la conferenza di servizi ha comunicato che per «tali aree sono necessari ulteriori approfondimenti istruttori, sebbene da una valutazione preliminare non sembrano rispondenti ai criteri generali adottati per la riperimetrazione e condivisi in sede di conferenza di servizi dal Ministero» ed ha richiesto un approfondimento istruttorio agli uffici della regione per tali aree;

con la successiva delibera regionale n. 1854 del 29 settembre 2017, dove sono state riprese sia la precedente delibera n. 1338 che la conferenza di servizi del 24 agosto 2017, l’area del termovalorizzatore risulta esclusa dalla lista delle particelle che la regione propone di escludere dal sito di interesse nazionale di Trieste;

il 14 novembre, nella risposta all’interrogazione 4-17869, il Governo ha spiegato che «(…) Hestambiente ha trasmesso, l’8 agosto 2017, la relazione sulle attività di monitoraggio svolte nel 2016» e che il «MATTM è in attesa della relazione di validazione dei risultati da parte di ARPA Friuli Venezia Giulia». Il 5 ottobre 2017, la regione Friuli Venezia Giulia ha trasmesso la delibera n. 1854 che modifica la precedente. Il MATTM, in data 6 ottobre 2017, ha richiesto «chiarimenti alla medesima Regione, in merito alle discrasie evidenziatesi tra la relazione tecnica e la cartografia allegate alla citata Delibera» –:

alla luce dei fatti esposti, se intenda chiarire le tempistiche previste, per il piano di messa in sicurezza dell’area riportata in premessa, così come richiesto dalla conferenza di servizi del 24 luglio 2015 e dell’11 aprile 2016;

come intenda intervenire, per quanto di competenza, nel caso Hestambiente srl non ottemperi alle richieste avanzate dalla conferenza di servizi.
(4-18775)

MATTM

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Pubblicato 12 dicembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Trieste

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Imposta municipale unica per i beni demaniali marittimi portuali – Interrogazione al Mef e al Mit   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

come riportato dal sito http://www.agenziaentrate.gov.it, «la legge istitutiva dell’Imu dispone che, nel caso di concessione su aree demaniali, il soggetto passivo dell’imposta sia il concessionario che è tenuto al pagamento dell’Imu. Il presupposto per l’applicazione dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati. Qualora le strutture portuali siano accatastate in categoria D/8, l’Imu dovrà essere assolta sulla base della rendita catastale attribuita. Se, viceversa, le strutture portuali sono accatastate in categoria E, l’Imu non è dovuta. Gli specchi acquei relativi al porto ed ai singoli posti barca non possono neppure essere censiti catastalmente e non costituiscono né fabbricato, né area fabbricabile, né terreno agricolo»;

la sentenza della Corte di cassazione 15198/2016 ha ribadito che «i posti barca in porti turistici, così come gli stabilimenti balneari, vanno classificati nella categoria catastale D, e precisamente nella categoria D/12, anziché nel gruppo E, e precisamente nella categoria E/9. Inoltre, lo specchio acqueo e il costo di costruzione del posto barca sono oggetto di valutazione, in quanto nel calcolo del valore catastale di un porto turistico vanno ricompresi anche gli specchi d’acqua antistanti al porto e ai singoli posti barca, i quali sono censibili catastalmente in ragione della loro stabile autonomia funzionale e reddituale»;

nel mese di gennaio 2017, come evidenziato da alcune fonti di stampa, i comuni di Duino Arusina e di Trieste hanno inoltrato una comunicazione alle società nautiche che operano sul litorale, chiedendo di «regolarizzare la situazione catastale ai sensi del comma 336 dell’articolo unico della legge 311/2004, provvedendo secondo le modalità di legge alla revisione del classamento delle unità immobiliari urbane secondo le norme in vigore, definite dall’Agenzia delle Entrate»;

secondo l’articolo del 14 maggio 2017 de il Piccolo di Trieste, «dopo la richiesta di accatastamento dei posti barca arrivata alle diverse società nautiche da parte dei Comuni citati, ora, con lo stesso obiettivo procede direttamente l’Agenzia delle entrate. Sulle migliaia di posti barca in Regione, quattromila nella sola provincia di Trieste, grava lo spettro dell’Imu.»;

i fatti sopra citati sono stati esposti nell’atto n. 4-16684 del 23 maggio 2017, ancora senza risposta, con il quale il primo firmatario del presente atto ha chiesto ai Ministri interrogati quali iniziative il Governo «intendesse assumere per chiarire 2017, ancora senza risposta, con la corretta applicazione della normativa in materia di Imu per gli specchi d’acqua destinati a ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di imbarcazioni e natanti da diporto nelle aree demaniali marittime»;

il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 29 ottobre 2017, ha dichiarato che «gli oltre quattromila diportisti triestini, sui quali pendeva l’incubo del pagamento Imu sul posto barca, possono tirare un grosso sospiro di sollievo. L’Agenzia delle Entrate rinuncia all’applicazione dell’Imu sugli ormeggi. Ad essere equiparati ai beni immobili saranno soltanto le strutture fisse, come i pontili e moli, di proprietà delle società nautiche e non dei singoli diportisti»;

Andrea Humar, assessore comunale con delega alle politiche del mare del comune di Duino Aurisina, ha affermato: «risulta chiaro che la richiesta di accatastamento riguarda soltanto i pontili e non gli specchi d’acqua adibiti all’attracco delle imbarcazioni da diporto. Un chiarimento che noi stessi avevamo chiesto e che abbiamo avuto il piacere di comunicare ai soci delle società nautiche del nostro territorio»;

Fulvio Vecchiet, presidente del Diporto nautico di Sistiana, appresa con soddisfazione la notizia che il testo pervenuto al comune di Duino Aurisina esprime una scelta favorevole alle società nautiche, pone l’accento sulla necessità di individuare il firmatario dell’accatastamento dei pontili: «Non siamo noi i proprietari, perciò tale incombenza non dovrebbe arrivare in capo alle società nautiche. Conosco la situazione di altre società nautiche di Trieste che, già due anni fa, hanno predisposto l’accatastamento dei pontili, ma ancora aspettano di sapere a chi spetta la firma in calce» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Governo intenda chiarire definitivamente l’applicazione della normativa in materia di imposta municipale unica per i beni demaniali marittimi portuali.
(4-18452)

imu

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Pubblicato 10 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, FVG, Nautica, Trieste

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Ex depositi militari di Montedoro ed Aquilinia – Interrogazione al Ministero dell’Ambiente   Leave a comment

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in località Montedoro (Trieste), in un’area collinare che interessa i comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle – Dolina, il sottosuolo cela un sistema di depositi militari di combustibili attualmente dismessi e comprendente una ventina di cisterne, a cui si aggiungono gallerie blindate e condutture interrate e mimetizzate in superficie;
le aree in questione, inserite tra zone agricole abitualmente coltivate, zone residenziali e commerciali non incluse nel Sin (sito di interesse nazionale) di Trieste, risultavano appartenenti al demanio militare dello Stato;
il primo firmatario del presente atto si è più volte interessato alla questione, sia con l’atto di sindacato ispettivo n. 5-04303 con il quale ha chiesto al Governo di accertare lo stato di conservazione delle ex strutture militari e di provvedere all’eventuale messa in sicurezza, sia con la presentazione, il 21 febbraio 2015, di un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Trieste. Nell’istanza, ha chiesto un intervento urgente per accertare e valutare la situazione delle aree interessate, nonché individuare eventuali responsabilità ed omissioni;
nell’interrogazione n. 4-08323 il primo firmatario del presente atto ha illustrato, invece, una vicenda analoga, riguardante il complesso militare in disuso di Monte S. Giovanni, nella frazione di Aquilinia (Muggia), composto da cisterne sotterranee adibite a deposito di idrocarburi e collegate da un sistema di gallerie. Ai Ministri destinatari ha chiesto «di promuovere il monitoraggio delle cisterne interrate attivandosi per favorire, in breve tempo, la messa in sicurezza e la bonifica definitiva e non provvisoria della ex struttura militare»;
infine, nell’interrogazione a risposta scritta n. 4-14955, il primo firmatario del presente atto ha illustrato la relazione «Schede n. TSB0178 e TSB0213 ex depositi militari carburanti e lubrificanti loc. Montedoro e Aquilinia» trasmessa dalla direzione regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia del demanio a seguito delle risultanze delle indagini ambientali preliminari concluse il 30 dicembre 2015;
l’attività di indagine, esposta nel documento, è stata diretta a «verificare inizialmente eventuali presenze di potenziali elementi inquinanti nei depositi sotterranei inutilizzati ivi presenti». La ditta specializzata, incaricata di eseguire le ispezioni, ha compiuto le indagini di rischio del sito specificatamente previste per ricercare residui riconducibili ad attività di stoccaggio di idrocarburi;
infine, dalla relazione è emerso che «al fine di quantificare i fondi necessari da richiedere per le bonifiche, a complemento della relazione del piano preliminare di caratterizzazione dei siti sono state fornite indicazioni preventive di massima dei possibili costi degli interventi di bonifica da attuarsi a seguito delle indicazioni contenute nel piano in aggiunta a quelle che saranno indicate dalla Provincie» e si è previsto di incaricare «professionisti esperti della materia per la progettazione operativa di interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente dei serbatoi, per poter mettere a gara le suddette bonifiche e le pulizie»;
in risposta agli atti n. 4-08323 e n. 4-14955, il 7 settembre 2017, il Sottosegretario di Stato alla difesa Gioacchino Alfano ha evidenziato che «l’ex deposito lubrificanti “Aquilinia” e l’ex deposito carburanti “Montedoro” di Muggia a causa di una trascrizione errata erano stati intestati catastalmente alla Difesa, ma, di fatto, non erano stati consegnati dall’Amministrazione finanziaria a quella militare che, peraltro, non li ha mai utilizzati. (…) Relativamente ai necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei siti, si sottolinea che la Difesa non ha alcuna competenza al riguardo, considerato anche che gli stessi non rientrano nella disponibilità patrimoniale del Dicastero (…)» –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, se intendano chiarire a che punto sia l’iter delle azioni previste per l’ex deposito lubrificanti «Aquilinia» e l’ex deposito carburanti «Montedoro»;
quali iniziative abbia intenzione di adottare il Governo, per quanto di competenza e di concerto con gli enti locali, per attuare i necessari interventi di bonifica e di messa in sicurezza delle aree in questione. 
(4-17831)

Termovalorizzatore di Via Errera – Interrogazione al Mattm   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere – premesso che:

il sito di interesse nazionale di Trieste è stato istituito con decreto n. 468 del 18 settembre 2001 e perimetrato con il decreto ministeriale del 24 febbraio 2003;

il comma 3 dell’articolo 36-bis della legge n. 134 del 2012 stabilisce che, su richiesta della regione interessata, con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e sentiti gli enti locali di riferimento, possa essere ridefinito il perimetro dei siti di interesse nazionale;

con nota protocollo n. 0031338/P del 21 luglio 2017, la regione Friuli Venezia Giulia ha trasmesso copia della delibera n. 1338 del 17 luglio 2017 con la quale la giunta regionale ha adottato la proposta di nuova perimetrazione del sito di interesse nazionale di Trieste. A tal fine, il 24 agosto 2017 presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stata convocata la conferenza di servizi;

a seguito dell’istanza presentata dall’autorità portuale e dall’Area Science Park sulla volontà di riperimetrare il sito di interesse nazionale, sono state escluse, da detto perimetro, le aree prospicienti il canale industriale di Trieste con l’obiettivo di delineare le strategie per attivare e potenziare insediamenti di industrie ad elevato contenuto tecnologico;

nel corso della conferenza di servizi, il rappresentante della regione Friuli Venezia Giulia ha comunicato di aver avviato l’istruttoria per la ridefinizione del perimetro del Sito di interesse nazionale: «I criteri utilizzati con i quali è stata valutata la proposta sono soddisfatti per tutte le aree tranne che per le aree demaniali e l’area Ezit»;

successivamente all’analisi degli elaborati presentati dalla regione, il comune di Trieste ha espresso parere favorevole, oltre ad esprimere «parere favorevole all’inclusione delle aree del Termovalorizzatore di via Errera all’interno delle aree oggetto di stralcio, così come proposto dalla azienda Hestambiente srl»;

la relazione della provincia di Trieste, dell’11 ottobre 2017, relativa all’individuazione del responsabile della contaminazione del sito «Ex discarica di via Errera», una delle zone maggiormente inquinate del sito di interesse nazionale triestino, indica che per le aree limitrofe alla discarica ad eccezione dell’area del termovalorizzatore, dell’area ex Esso e dalla ditta Calcestruzzi Trieste srl, le altre non sono state ancora caratterizzate e non è noto lo stato ambientale di terreno e falda;

per quanto concerne il sito del termovalorizzatore, la cui costruzione è stata avviata agli inizi degli anni ’90, la relazione ha evidenziato che «la caratterizzazione dell’area si è svolta in tre fasi, considerando distintamente l’area sede dell’impianto, l’area di banchina e l’area cortiliva. Ai fini di valutare l’eventuale apporto alla contaminazione della discarica sono stati presi in considerazione esclusivamente i risultati della caratterizzazione delle prime due aree, in posizione limitrofa alla discarica»;

in ultimo, «nell’area sede dell’impianto è stata riscontrata la presenza di rifiuti interrati (…) che devono essere oggetto di messa in sicurezza permanente, e la contaminazione circoscritta di un piezometro a valle (presenza di cloroformio). Sono in corso ancora delle verifiche sulla qualità della falda. Relativamente all’area di banchina, i terreni contaminati da idrocarburi pesanti e IPA sono stati asportati (nel 2004) e le acque, inizialmente contaminate da IPA e metalli, dopo la messa in sicurezza dei terreni sono risultate pulite. È da sottolineare che i numerosi interventi di messa in sicurezza dei terreni e delle acque, eseguite nell’area del termovalorizzatore a partire dal 2004, hanno ridotto fortemente il carico contaminante. Ne consegue che l’eventuale apporto alla contaminazione della discarica di Via Errera, se c’è stato, è da imputare principalmente al passato. L’eventuale contributo più recente potrà essere palesato dai risultati delle ulteriori indagini sulla qualità della falda che Hestambiente srl sta eseguendo (…)» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire se le azioni indicate dalla relazione della provincia nell’area sede del temovalorizzatore di via Errera siano state compiute e quali risultanze siano pervenute;

se, alla luce delle evidenze emerse, l’area interessata dal termovalorizzatore abbia le caratteristiche per essere esclusa dal sito di interesse nazionale.
(4-17869)

Risposta scritta pubblicata Giovedì 30 novembre 2017 nell’allegato B della seduta n. 894, 4-17869

Risposta. — Con riferimento all’interrogazione in esame, sulla base degli elementi acquisiti dalla competente direzione generale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, si rappresenta quanto segue.
In merito ai rifiuti presenti nell’area del termovalorizzatore di via Errera, la conferenza di servizi dell’11 aprile 2016 ha richiesto all’azienda Hestambiente «attesa la dichiarata impossibilità di rimozione dei rifiuti rinvenuti in Sc, Sd e Sh degli stessi, l’adozione per gli stessi di idonei interventi di messa in sicurezza permanente».
Nel corso dell’incontro del 20 giugno 2017 tenutasi presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con rappresentanti della Hestambiente è stata ribadita la necessità di presentazione di un progetto degli interventi da effettuare sui rifiuti rinvenuti nel sottosuolo dell’area.
In merito alle verifiche sulla qualità delle acque di falda, l’azienda Hestambiente ha trasmesso, in data 8 agosto 2017, la relazione sulle attività di monitoraggio (4 campagne a cadenza trimestrale) svolte nel 2016.
Ad oggi, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è in attesa della relazione di validazione dei risultati da parte di ARPA Friuli Venezia Giulia.
In relazione agli aspetti inerenti la perimetrazione del sito di interesse nazionale, si evidenzia che l’area del termovalorizzatore non risulta inclusa nell’elenco delle aree che la regione propone di escludere dal SIN «Trieste» con la delibera n. 1854 del 29 settembre 2017 avente ad oggetto «decreto legislativo n. 83/2012, articolo 36-
bis, comma 3. Proposta di ridefinizione del perimetro del Sito di Interesse Nazionale di “Trieste” – Area del canale industriale. Modifica della DGR 1338/2017».
Il tema della riperimetrazione dei siti di interesse nazionale è regolato dall’articolo 36-
bis, comma 3, del decreto legislativo n. 83 del 2012, secondo il quale «su richiesta della Regione interessata, con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti gli Enti locali interessati, può essere ridefinito il perimetro dei siti di interesse nazionale, fermo restando che rimangono di competenza regionale le necessarie operazioni di verifica ed eventuale bonifica della porzione di siti che, all’esito di tale ridefinizione, esuli dal sito di interesse nazionale».
Nel caso di specie, la regione Friuli Venezia Giulia ha presentato una prima istanza di ridefinizione del perimetro del SIN «Trieste» con delibera n. 1338 del 17 luglio 2017 della giunta regionale autonoma Friuli Venezia Giulia, per la quale la conferenza di servizi del 24 agosto 2017 ha richiesto un approfondimento istruttorio agli uffici della regione relativamente alle aree Italcementi, Seastock e termovalorizzatore.
Con nota del 5 ottobre 2017 la regione ha trasmesso la citata delibera di giunta regionale n. 1854 del 29 settembre 2017 che modifica la precedente DGR n. 1338.
In riscontro, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in data 6 ottobre 2017, ha richiesto chiarimenti alla medesima regione, in particolare in merito alle discrasie evidenziatesi tra la relazione tecnica e la cartografia allegate alla citata delibera.
Ad oggi, pertanto, in merito alla ridefinizione del perimetro del SIN, questo Ministero è in attesa di un riscontro da parte della regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
Alla luce delle informazioni esposte, per quanto di competenza, questo Ministero continuerà a svolgere un’attività di monitoraggio, nonché a tenersi informato anche attraverso gli altri enti istituzionali competenti.

Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare: Gian Luca Galletti.

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Pubblicato 20 settembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, FVG, Trieste

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Trieste: criticità scuole – Interrogazione al Miur   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Per sapere – premesso che:

il 4 luglio 2017, nel corso di una conferenza stampa, la Ministra interrogata ha annunciato come «(…) quest’anno saranno 52.000 i posti disponibili per le assunzioni, compresi i 15.100 in più previsti dalla Legge di Bilancio grazie alla trasformazione di una parte dell’organico di fatto in organico di diritto.». La Ministra ha assicurato che «le procedure per le assunzioni si concluderanno entro il 14 agosto, con decorrenza dei contratti dal primo settembre. Lo scorso anno si chiusero il 15 settembre»;

inoltre, «grazie all’intesa siglata con le organizzazioni sindacali il 21 giugno scorso, le assegnazioni provvisorie si concluderanno entro il 31 agosto»;

la Ministra ha evidenziato infine «tempi più rapidi anche per l’assegnazione delle supplenze annuali: verranno effettuate entro la metà di settembre, in corrispondenza dell’inizio delle lezioni, garantendo alle ragazze e ai ragazzi continuità didattica e rispetto del diritto allo studio. L’anno scorso le procedure si conclusero ad ottobre. In più, grazie alle nuove assunzioni, il numero delle supplenti e dei supplenti si ridurrà di almeno 15.000 unità»;

con il decreto ministeriale n. 522 del 26 luglio 2017, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha autorizzato i contingenti delle assunzioni docenti 2017/2018. Nello specifico, il provvedimento prevede «la copertura di 51.773 posti di lavoro nella scuola. Le assunzioni per insegnanti saranno effettuate a valere sulle graduatorie dei concorsi per docenti, per titoli ed esami, attualmente vigenti, e sulle graduatorie ad esaurimento (GAE). Gli inserimenti del personale docente saranno effettuati a tempo indeterminato per il prossimo anno scolastico»;

come riportato da Il Sole 24 Ore il 27 luglio 2017, «il DM emanato con quasi un mese di anticipo, grazie anche alla rapidità con cui si sono svolte le procedure di mobilità, metterà gli uffici scolastici territoriali e le segreterie nelle condizioni di accelerare. Questi inserimenti saranno resi possibili grazie all’intesa raggiunta, lo scorso 9 maggio, dal Miur con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per attuare la Legge di Bilancio. Lo scopo è quello di garantire un avvio ordinato del prossimo anno scolastico, affinché studentesse e studenti possano avere i docenti in cattedra fin da subito (…)»;

in merito alla riapertura del nuovo anno scolastico in Friuli Venezia Giulia, Il Piccolo di Trieste nell’articolo del 10 settembre 2017 ha informato che «(…) 23.950 studenti triestini tra i 3 ai 18 anni faranno il loro ingresso in classe.» Tuttavia, secondo i sindacati, il mondo della scuola a Trieste presenta ancora criticità evidenti. Donato Lamorte, segretario generale della Cisl scuola Friuli Venezia Giulia, ha spiegato come «nella scuola primaria manchino ormai da tempo docenti di sostegno specializzato. Non ce ne sono a sufficienza e molti posti andranno a chi non ha i requisiti richiesti. Purtroppo il Ministero non ha ancora attivato nuovi percorsi formativi adeguati, pur essendo forte l’esigenza.»;

Lamorte ha sottolineato che «sono stati concessi in deroga sul sostegno in Regione più di 590 posti, ma mancano gli insegnanti. Ciò significa che alcuni bambini con difficoltà saranno seguiti da persone che si attiveranno al meglio per fornire un supporto concreto, pur non avendo una specializzazione in quel determinato campo»; inoltre, «risulta assente il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario statale (Ata). Le scuole hanno difficoltà a coprire tutte le esigenze di un determinato istituto, in termini di collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, servono, dunque, posti aggiuntivi oltre a quelli concessi. Gli istituti scolastici sono in sofferenza.»;

in ultimo, si rilevano criticità anche nelle scuole pubbliche di secondo grado. Clementina Frescura, preside dell’istituto tecnico statale Alessandro Volta di Trieste, ha spiegato come sia «arrivata tardi la conferma dell’organico e, di conseguenza, l’indicazione del numero di insegnanti e delle classi autorizzate. Grazie al grande lavoro di questi giorni partiremo comunque anche se, come accade ormai 7 da anni, manca ancora qualche docente. Ormai siamo abituati a situazioni simili e riusciremo a gestirle anche quest’anno» –:

se il Ministro interrogato ritenga di dover assumere iniziative al fine di verificare le criticità riportate in premessa;

se e quali iniziative intenda assumere per garantire agli alunni disabili della scuola primaria il diritto ad un percorso educativo adeguato attraverso la presenza di docenti di sostegno specializzati;

quali iniziative intenda assumere affinché sia incrementato il corpo docenti ed il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, necessari a garantire la corretta gestione degli istituti;

se intenda fornire chiarimenti sul ritardo della conferma dell’organico 2017/2018 previsto per gli istituti superiori di secondo grado.
(4-17827)

scuola

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Pubblicato 18 settembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Trieste

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Realizzazione della copertura delle aree a parco della Ferriera di Servola – Interrogazione al Ministro della salute, al Mattm e al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico 

Per sapere – premesso che:
nell’accordo di programma sulla Ferriera di Servola del 30 gennaio 2014, siglato dal Governo con la regione Friuli Venezia Giulia, nonché la provincia e il comune di Trieste all’articolo 9, comma 1 viene prevista «la pavimentazione, il confinamento e la copertura delle aree di messa a parco», propedeutica al rinnovo del autorizzazione integrata ambientale;
l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla regione Friuli Venezia Giulia con decreto 96/2016 il 27 gennaio 2016 a Siderurgica Triestina, ha stabilito al punto 6.1.1. la presentazione, entro 9 mesi, del «progetto di confinamento e copertura delle aree a parco, corredato da un cronoprogramma di attuazione dello stesso»;
la conferenza di servizi, convocata il 26 gennaio 2017 per la valutazione e l’approvazione del progetto, ha stabilito che il documento presentato non abbia i requisiti sufficienti per soddisfare la prescrizione;
la direzione centrale ambiente Friuli Venezia Giulia ha evidenziato come la relazione non contenga elaborati grafici, né soprattutto il cronoprogramma e il quadro economico degli interventi da effettuare. E, in particolare, che l’azienda ha sottolineato che «la copertura, seppur astrattamente possibile, non sarebbe tecnicamente realizzabile»;
in data 7 marzo 2017, la regione Friuli Venezia Giulia ha formalmente diffidato l’Acciaieria Arvedi s.p.a. «a presentare entro 4 mesi il progetto di confinamento e copertura delle aree a parco. Nella diffida sono indicati i contenuti minimi del progetto. La regione ha inoltre disposto che nelle more della realizzazione del progetto di copertura dei parchi, la Società adotti ulteriori misure di mitigazione dello spolveramento utili per il contenimento delle emissioni diffuse»;
secondo Trieste Prima, nell’articolo del 4 luglio 2017, «il Gruppo Arvedi ha presentato il progetto di copertura dei parchi minerari della Ferriera di Servola e ha comunicato di aver ridotto la produzione di ghisa dell’impianto». «Facendo seguito alla diffida della regione del 28 giugno 2017, l’azienda ha comunicato di aver ridotto la marcia dell’altoforno entro il limite prescritto di 34.000 tonnellate mensili di ghisa, con la contestuale limitazione a 290 colate al mese. (…) L’azienda ha inoltre presentato alla regione il progetto di fattibilità tecnica ed economica della copertura dei parchi minerari dell’impianto, la cui realizzazione rientra tra le migliorie all’impianto previste dall’accordo di programma quadro e dall’AIA», che, secondo l’Azienda richiederebbe un iter autorizzativo di almeno due anni e mezzo prima della fase edificatoria;
il 6 luglio 2017, l’azienda ha informato che «in accordo con Arpa Fvg è in fase di attuazione la nuova modalità operativa di irrorazione e filmatura dei materiali in fase di stoccaggio per la gestione del parco fossile e del parco minerali al fine di evitare spolveramenti»;
in seguito ai pericolosi fenomeni di sollevamento delle polveri dei parchi minerali della Ferriera che hanno interessato vaste aree della città, verificatisi il 25 giugno, il 15 luglio, ben due il 24 luglio e infine il 25 luglio 2017, la regione Friuli Venezia Giulia ha dichiarato che «alla luce dell’intensificarsi della frequenza con cui si producono tali eventi, appare sempre più urgente la realizzazione della copertura dei parchi stessi, quale unica soluzione in grado di evitare il ripetersi di questi eventi» –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere, alla luce dei pericoli sanitari, sopra evidenziati, a tutela della salute pubblica;
se il Governo non intenda convocare i soggetti firmatari degli accordi di programma in relazione all’efficacia, a tutela della salute, degli interventi previsti;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, di concerto con le istituzioni locali, al fine di agevolare la realizzazione della copertura delle aree a parco della Ferriera, come previsto nel citato accordo di programma, ed evitare il ripetersi degli eventi citati in premessa. (4-17565)

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Insufficienza personale del Mibact in Friuli Venezia Giulia – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che: 

il Castello di Miramare, sito turistico di primo piano per la città di Trieste, è meta tra le più visitate del Friuli Venezia Giulia. Ai sensi degli articoli 10, 11 e 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il «codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», il Castello ed il Parco di Miramare, essendo beni di interesse pubblico, sono soggetti al regime di tutela dei beni culturali; 

il decreto ministeriale 23 dicembre 2014 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha previsto, per i musei dotati di autonomia speciale, una struttura gestionale particolare, attribuita ad un direttore individuato attraverso un bando internazionale, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico con funzione consultiva; 

con il decreto Interministeriale n. 328 del 28 giugno 2016 «Conferimento dell’autonomia speciale agli istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale di cui all’articolo 6 del decreto ministeriale 23 gennaio 2016» il Castello ed il Parco di Miramare sono stati riconosciuti quali organismi dotati di autonomia; 

dopo la procedura di selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologici italiani prevista dalla seconda fase della «riforma Franceschini» il 22 giugno 2017, si è insediata la nuova direttrice del museo storico e del Castello e Parco di Miramare, Andreina Contessa; 

secondo la nota stampa del 4 luglio 2017 della Funzione pubblica, struttura di categoria della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) del Friuli Venezia Giulia, Contessa «eredita una situazione piuttosto complicata, che rende davvero arduo l’obiettivo del rilancio turistico del sito. La circolare 135/2017 sulla mobilità interna relativa al personale del Ministero dei Beni artistici e culturali, infatti, attesta che a Miramare mancano 41 lavoratori, a fronte dei 29 attualmente in servizio. Nel dettaglio risultano assenti 8 addetti alla vigilanza, 10 assistenti tecnici, 1 informatico, 9 amministrativi, 2 ausiliari, 4 architetti, 1 addetto alla promozione, 1 restauratore, 3 storici dell’arte e 2 addetti alle tecnologie. Quanto al personale attualmente in servizio, esso è composto, oltre alla dirigente, da 26 addetti alla vigilanza, 1 assistente tecnico e 2 figure in utilizzo parziale dal Polo Museale»; 

Donatella Sterrentino, della segretaria regionale FP della Cgil Friuli Venezia Giulia ha dichiarato: «ci chiediamo come possa funzionare una struttura che ha più carenze che persone in servizio, un Museo che oltretutto è riconosciuto come polo di attrazione di turisti provenienti da tutto il mondo. Ma questo, purtroppo, è il risultato di anni del blocco del turn over della pubblica amministrazione, che invece avrebbe bisogno dell’inserimento di giovani qualificati che, invece di contribuire al rilancio del Paese, che ha nel suo patrimonio artistico e culturale uno dei suoi grandi punti di forza, vanno a ingrossare le file già troppo numerose di disoccupati e sono costretti sempre più spesso, anche nella nostra regione, a cercare lavoro e fortuna all’estero»; 

Il Piccolo, nell’articolo «Trieste, Miramare dimezzato: alla pianta organica mancano 41 pedine» ha riportato la denuncia della Fp Cgil Friuli Venezia Giulia, sottolineando come sia «inutile quindi aspettarsi miracoli dalla direttrice arrivata da Gerusalemme e dall’autonomia concessa dal Ministro del Mibact Dario Franceschini con relativa pianta organica»; 

tuttavia, quello di Miramare non è l’unico caso di carenza di organico a livello regionale. «In Friuli Venezia Giulia mancano 11 addetti alla Soprintendenza archivistica, 9 al Polo museale Fvg, 5 al Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e 3 a quello di Aquileia. Le eccedenze di organico sono poca cosa. In Friuli Venezia Giulia arrivano in tutto a 27. Non bastano neppure a sanare il buco enorme del solo neonato Museo autonomo di Miramare» –: 

quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di ovviare alla grave carenza d’organico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, e secondo quali tempistiche; 

alla luce dei fatti sopra esposti in premessa, come intenda sopperire all’insufficienza di personale presente nei poli museali, nei musei e nelle soprintendenze del Friuli Venezia Giulia, al fine di garantire il buon andamento e lo sviluppo delle strutture menzionate. (5-11789)