Archivio per la categoria ‘Futuro Trieste

Prodani rinuncia alla corsa a sindaco di Trieste – Il Piccolo 08 settembre 2015   Leave a comment

Prodani rinuncia alla corsa a sindaco di Trieste

Il deputato di Alternativa Libera, ex M5S, si è dimesso da Futuro Trieste: «Credo di essere più utile in Parlamento che in Comune». Storia di un’associazione mai decollata di Fabio Dorigo

TRIESTE «Mi sono dimesso. Credo di poter essere più utile in Parlamento che in Consiglio comunale». La corsa a sindaco di Aris Prodani termina senza mai essere mai cominciata. Il parlamentare triestino di Alternativa Libera (ex Cinque Stelle) si è dimesso dall’associazione politica Futuro Trieste che aveva fondato nel marzo scorso assieme all’ex grillina Barbara Belluzzo (presidente), all’etno blogger Andrea Rodriguez, alle sentinelle “sedute” Igor Longhi e Alen Domancic. Anche gli ultimi due sono dimissionari per divergenze rispetto alla gestione del movimento. Il laboratorio politico, che si era presentato alla città a fine maggio in un incontro pubblico al Caffé San Marco, non è mai davvero decollato. Una media di dieci persone presenti agli incontri settimanali, dibattiti complessi e soprattutto uno statuto che fa concorrenza al non statuto dei Cinque Stelle. Ogni decisione andava presa all’unanimità dei cinque soci fondatori. «Era per evitare la nascita di correnti interne» spiega Rodriguez. Il che ha reso invece quasi impossibile la vita ai fondatori. Ora che Futuro Trieste è retto da una diarchia (Belluzzo e Rodriguez) l’unanimità sarà più facile da conseguire

Resta il problema della partecipazione. Qualche giorno fa la presidente Belluzzo ha convocato una riunione per organizzare una manifestazione in piazza sulla Ferriera e si sono ritrovati in tre. «Abbiamo una decina di iscritti e oltre 700 like sulla pagina Facebook», spiega Belluzzo. Un po’ poco per metterla in pratica in politica e tentare un’avventura elettorale. «Il fatto di sfociare in una lista civica e in una mia candidatura era solo una delle possibilità che ci eravamo dati fin dall’inizio. Non era una certezza», aggiunge Prodani che non vuole polemizzare con i compagni di questo naufragio politico. «Non è che non ci parliamo più. Assieme con Andrea, Igor e Alen parteciperò all’iniziativa del 13 settembre per pulire le scritte razziste alla sede della Caritas. In ogni caso se Futuro Trieste farà una lista darò il mio supporto pur restando fuori», aggiunge il deputato di Alternativa libera.

«Igor e Alen hanno deciso di dimettersi dal direttivo, in parte per motivi personali, in parte perché in disaccordo con le modalità con cui sono state portate avanti alcune iniziative di carattere individuale – chiarisce la presidente – . Quasi contemporaneamente c’è stato un confronto con Aris sull’opportunità della sua candidatura: secondo lui il progetto stava interferendo con il suo lavoro di parlamentare e rischiava di compromettere la riuscita di alcune azioni forti: l’analisi delle polveri della Ferriera per citare l’ultimo caso in cui è stato accusato di adoperarsi a soli fini elettorali. Secondo noi questo tipo di strumentalizzazione era prevedibile e non doveva rappresentare un ostacolo, ma per Aris in questo momento è più importante dedicarsi in maniera svincolata e totale all’attività parlamentare». E quindi? «Ne consegue che senza un candidato “forte”, Futuro Trieste ha rivalutato i suoi obiettivi. Rimangono tuttavia sempre attuali le ragioni della sua fondazione: unire le persone spinte da ideali e valori comuni, rivoluzionare il modo verticistico con cui normalmente si fa politica, contribuire al dibattito politico in città e creare un’alternativa in vista delle prossime elezioni. Abbiamo provato a mettere in piedi una struttura in cui le decisioni sono prese all’unanimità» . E quindi? «Futuro Trieste non è sparita. Viviamo un po’ alla giornata. Restiamo un laboratorio politico – aggiunge Belluzzo -. Ci stiamo adattando alle nuove condizioni, ragionando sull’attuale scenario e facendo cose vere». Futuro Trieste, insomma, ricomincia da due. All’unanimità ovviamente.

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/09/08/news/prodani-rinuncia-alla-corsa-a-sindaco-di-trieste-il-deputato-di-alternativa-libera-ex-m5s-si-e-dimesso-da-futuro-trieste-credo-di-essere-piu-utile-in-parlamento-che-in-comune-1.12054109?ref=search

L’atteso “derby tra Roberti” che stenta a decollare – Il Piccolo 29 agosto 2015   Leave a comment

Al sindaco manca l’investitura di Serracchiani e l’ex non scioglie ancora le riserve Il leghista è l’unico blindato mentre i grillini non escludono le primarie online

Vota Roberto! Vota Roberto! Vota Roberti! Le amministrative 2016 di Trieste rischiano di risolversi in un solo nome magari declinato al plurale come cognome. C’è già chi l’ha definita la disfida dei Roberti. Ma l’unico davvero in corsa, al momento, è al momento Pierpalo Roberti, il segretario leghista che è stato candidato ufficialmente a gennaio dai vertici del Carroccio. E che proprio in questi giorni ha ricevuto l’appoggio della lista civica di Fabio Tuiach, il pugile che si appresta a salire sul ring della politica cittadina, in nome della sicurezza.

Gli altri Roby, Roberto Cosolini (centrosinistra) e Roberto Dipiazza (centrodestra), sono ancora dei possibili candidati. Il derby, evocato non senza malizia dall’ex senatore Giulio Camber, non è ancora in calendario. Il sindaco uscente Cosolini (come l’apostrafa Roberti in ogni comunicato) non fa mistero di aspirare a un secondo mandato per non lasciare a metà dell’opera la sua “Grande Trieste” promessa nella prima campagna elettorale. Il Pd provinciale l’ha già ricandidato, come pure le liste civiche e “metà” di Sel (l’altra metà non è così convinta). Manca però l’investitura più importante: quella di Debora Serracchiani. La governatrice del Friuli Venezia Giulia e vicesegretario del Pd a livello nazionale non si è ancora espressa (come pure la segretaria regionale e assessore comunale Antonella Grim). E così, aspettando… Debora, sebbene ci sia chi giuri che l’attesa non sarà troppo lunga, il totocandidati non si ferma: tra i nomi che circolano ci sono quelli del presidente della Barcolana Mitja Gialuz, dell’ex assessore e commissario della Coop Operaie Maurizio Consoli e dello “sdemanializzatore” Francesco Russo che resterà orfano di Palazzo Madama. Ma il senatore pd, dopo le fughe in avanti sulla città metropolitana, secondo molti si è giocato il credito che aveva con la governatrice.

Neppure l’altro Roberto, ovvero Dipiazza (ora consigliere regionale di Autonomia responsabile), ha sciolto le riserve sul suo ritorno alla guida del Municipio (già sindaco per due mandati per il centrodestra più uno d’apprendistato a Muggia). Dipiazza ha incassato l’appoggio di quasi tutto il centrodestra spaccato (Lega esclusa, ovviamente). A benedire il suo ritorno persino Giulio Camber dopo che l’ex sindaco, lasciato fuori dalle nomine per il Porto di Trieste, voleva “decamberizzare” la città. C’è anche l’ex assessore Franco Bandelli (Un’Altra Trieste) pronto a riabbracciarlo dopo essere stato cacciato dalla seconda giunta Dipiazza. E non basta. A sostegno della candidatura c’è l’ex ministro Corrado Passera con la sua creatura Italia Unica dove si è accasata (come coordinatrice provinciale) la nuova fidanzata Claudia D’Atri. E c’è anche l’ex governatore Renzo Tondo. Sarà difficile per l’ex sindaco dire di no al ritorno a Palazzo Cheba visto che lo stesso “Dipi” ritiene «un imperativo morale» riconquistare la città dopo il «malgoverno» della sinistra.

E gli altri? Il derby dei Roby potrebbe non essere decisivo. E soprattutto non escludere il ballottaggio. Tra gli outsider, però, stando agli ultimi dati elettorali, solo il Movimento 5 stelle può ambire alla zona ballottaggio. I grillini, forti del duro lavoro svolto in questi cinque anni dai banchi comunali da Paolo Menis e Stefano Patuanelli, sono pronti a mandare avanti una donna: l’architetto trentenne Paola Sabrina Sabia rimasta fuori dal consiglio regionale nel 2013 per un pugno di voti. Ma non è la sola. In un meet up si è reso disponibile anche Sergio Degli Innocenti, classe 1964, un passato nelle file di Forza Italia. La scelta, alla fine, potrebbe essere demandata alle primarie online.

Un candidato potrebbe arrivare anche dall’associazione politica “Futuro Trieste” fondata da Aris Prodani, Andrea Rodriguez e l’ex grillina Barbara Belluzzo. Il deputato Prodani non ha escluso la sua corsa a sindaco magari appoggiato anche da qualche lista indipendentista. In corsa anche la Lista “Liberazione Triestina” messa in campo dagli indipendentisti di Territorio Libero di Vito Potenza. Il nome del candidato sindaco non è stato reso noto. Ma non è sicuramente quello di Giorgio Marchesich (Fronte per l’indipendenza) che si è autocandidato e che ha persino prenotato una messa in piazza Venezia il 13 settembre a sostegno della sua vocazione “mariana”. A celebrare sarà il rettore del santuario di Monte Grisa. (fa.do

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/08/29/news/l-atteso-derby-tra-roberti-che-stenta-a-decollare-1.12008411?ref=search

Ferriera Servola: sopralluogo ed audizioni – 20 luglio 2015   Leave a comment

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Ferriera: rilevamenti qualità dell’aria 04 luglio 2015   Leave a comment

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Se al 184° giorno siamo a 77 sforamenti sui 35 annui permessi,  continuando così, a fine anno arrivare a 152 sarà uno scherzo…

Ferriera: rilevazioni qualità dell’aria – 01 luglio 2015   Leave a comment

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Ferriera: rilevazioni qualità dell’aria 29 giugno 2015   Leave a comment

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Prodani: Ici/Imu Porto di Trieste, mozione depositata – 30 giugno 2015   Leave a comment

MOZIONE
La Camera
premesso che:
in occasione della scadenza al 16 giugno  dei termini per i pagamenti ICI/IMU relativi ai beni demaniali del Porto di Trieste assentiti in concessione agli operatori del porto, è stato  nuovamente sollevato dagli operatori portuali interessati il problema inerente alla corretta applicazione della normativa in materia;
la disciplina ICI/IMU relativa ai beni demaniali ha subito una sostanziale modifica a seguito dell’entrata in vigore della legge 30 dicembre 2000, n. 388, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (legge finanziaria 2001): l’articolo 18, in modifica all’art. 3, comma 2 del D.Lgs del 30 dicembre 1992 n. 504, in materia di “Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell’articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 42”, ha stabilito che, in caso di concessione di aree doganali, il soggetto passivo sia il concessionario;
in base all’art. 7, comma 1, lettera b) del D.Lgs n. 504 del 1992 sono da considerarsi esenti dall’Imposta ICI/IMU i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;
l’articolo 2, comma 40 e seguenti, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 28, ha dettato norme in materia di classificazione degli immobili ed in particolare delle unità immobiliari polifunzionali censite nelle categorie catastali del “Gruppo E”, stabilendo che “Nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale o reddituale”;
il comma 41 del medesimo art. 2 stabilisce che “Le unità immobiliari che per effetto del criterio stabilito nel comma 40 richiedono una revisione della qualificazione e quindi della rendita devono essere dichiarate in catasto da parte dei soggetti intestatari, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. In caso di inottemperanza, gli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio provvedono, con oneri a carico dell’interessato, agli adempimenti previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle Finanze 19 aprile 1994, n. 701” successivamente specificando le sanzione previste;
l’Agenzia del Territorio con circolare 4/T del 13.04.2007 ha definito alcuni aspetti introdotti dalla legge n . 262 del 2006 e dettato le linee guida per individuare le aree demaniali classificabili nelle categorie catastali esenti d’ imposta;
infatti, secondo tale circolare, le aree demaniali che fanno parte di un compendio destinato a traffico marittimo o ad operazioni strettamente collegate e necessarie all’attività portuale vanno inserite nelle unità immobiliari censite al Catasto Edilizio Urbano nella categoria E/1;
la risoluzione interpretativa del Ministero dell’Economia e Finanze n. 3/DF del 10 agosto 2009 relativa “all’Imposta comunale sugli immobili (ICI) e relativa disciplina delle aree portuali oggetto di concessione demaniali” ha stabilito: “In particolare, in ordine al concetto di “area demaniale”, si precisa che essa è esente da ICI – ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera b), del D.Lgs n. 504 del 1992 – qualora faccia parte di un compendio destinato al traffico marittimo e/o ad operazioni strettamente necessarie alle attività portuali e, come tale, vada incorporata in un’unità immobiliare censita al Catasto Edilizio Urbano nella categoria E/1 …”;
inoltre specifica: “Qualora, invece, all’interno dell’ “area demaniale” si realizzino interventi od opere non destinate agli usi suddetti ed aventi caratteristiche tali da far assumere all’area, o a porzione di essa, natura di un’autonoma unità immobiliare ai sensi del D.M. 2 gennaio 1998, n. 28, si deve procedere alla presentazione delle dichiarazioni in catasto, rappresentando le variazioni intervenute. Dette unità immobiliari potrebbero, quindi, essere assoggettate al pagamento dell’ICI nell’eventualità in cui venissero accertate in una categoria diversa da quelle richiamate nel gruppo “E” del quadro di qualificazione catastale.”;
a ben vedere, tuttavia, la gran parte delle aree del porto di Trieste sono assentite in concessione ai sensi del combinato disposto degli artt. 16 e 18 della Legge n. 84 del 1994. I concessionari di aree e banchine devono, infatti, ottenere anche l’autorizzazione ex art. 16 della Legge n. 84 del 1994 mediante la quale vengono autorizzati a svolgere le operazioni portuali di sbarco, imbarco, carico, scarico trasbordo, deposito e movimentazione in genere delle merci in ambito portuale previste;
la disponibilità della suddetta autorizzazione allo svolgimento delle operazioni portuali rappresenta l’indefettibile presupposto per l’ottenimento prima ed il mantenimento poi della concessione demaniale marittima che consente di disporre delle aree portuali de quo. L’art. 18 della Legge n. 84 del 1994 (rubricato “Concessione di aree e banchine”) stabilisce, infatti, che le Autorità Portuali “danno in concessione le aree demaniali e le banchine comprese nell’ambito portuale alle imprese di cui all’articolo 16, comma 3, per l’espletamento delle operazioni portuali, fatta salva l’utilizzazione degli immobili da parte di amministrazioni pubbliche per lo svolgimento di funzioni attinenti ad attività marittime e portuali”;
appare a questo punto evidente che la vigente normativa prevede due sole ipotesi di utilizzo delle aree facenti parte del demanio portuale: l’utilizzo diretto da parte di amministrazioni pubbliche e l’utilizzo uti singuli da parte di concessionari privati che assicurino di utilizzare le suddette porzioni di demanio marittimo al fine di svolgervi le operazioni portuali e garantiscano “l’incremento dei traffici e della produttività del porto” (art. 18, comma 6 lett. a, legge n.  84 del 1994);
il legislatore ha ritenuto a tal punto rilevante il corretto utilizzo delle aree portuali nel senso sopra indicato, che ha introdotto nella normativa portuale una serie di disposizioni volte ad attribuire alle Autorità Portuali un potere sanzionatorio nel caso in cui gli operatori portuali concessionari ex art. 18 ed autorizzati ex art. 16 non movimentassero i volumi di merce preventivati. In proposito si osserva, innanzitutto, che le modalità con cui l’Autorità Portuale è tenuta a rilasciare le autorizzazioni ex art. 16 L. 84/94 ed a vigilare sullo svolgimento delle operazioni portuali sono dettate dal D.M. 585 del 1995: l’art. 3, lettera f), del D.M. 585/95 pone, quale presupposto per il rilascio dell’autorizzazione ex art. 16, la presentazione da parte dell’operatore portuale di “un programma operativo non inferiore ad un anno con un piano di investimenti […] e di prospettive di traffici”. L’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi preventivati nel programma operativo comporta la sospensione o la revoca dell’autorizzazione allo svolgimento delle operazioni portuali (art. 7 lett. c, DM 585/95). Anche l’art. 18, comma 9, della L. 84/94 stabilisce che in caso di “mancato raggiungimento degli obiettivi indicati nel programma di attività, di cui al comma 6 lettera a), senza giustificato motivo, l’Autorità portuale, o laddove non istituita, l’Autorità marittima, revocano la concessione”. Nel caso specifico l’Autorità Portuale pretende dai concessionari del Porto di Trieste delle precise garanzie relative ai volumi di merce movimentata presso le aree assentite in concessione. In particolare le autorizzazioni rilasciate dall’Autorità Portuale di Trieste prevedono normalmente che “l’impresa autorizzata, essendo anche concessionaria di aree demaniali e banchine comprese nell’ambito portuale, è tenuta a presentare, ai sensi dell’art. 18, comma 6, Legge n. 84/1994 […] idonea garanzia fideiussoria in favore dell’Autorità Portuale di Trieste, irrevocabilmente e senza condizioni, con riferimento specifico alla movimentazione annuale, per operazioni di sbarco/imbarco svolte nel proprio terminale, di cui al programma operativo presentato con istanza di rinnovo/rilascio”. Il tenore letterale dei titoli autorizzativi e concessori rilasciati dall’Autorità Portuale in favore dei concessionari, così come il complesso delle norme che disciplinano il rilascio e la revoca delle concessioni di aree e banchine in ambito portuale consentono, dunque, di concludere che le aree detenute in concessione dalla odierna ricorrente rappresentano per loro stessa natura “un compendio destinato al traffico marittimo e/o ad operazioni strettamente necessarie alle attività portuali”, ovvero che si tratta di luoghi destinati al traffico marittimo e/o ad operazioni strettamente necessarie alle attività portuali;
l’impostazione sopra prospettata è stata condivisa anche dalla Commissione Tributaria di Trieste, espressasi a seguito di un contenzioso in materia, che ha stabilito con Sent. 16 gennaio 2012 (30 novembre 2011) n. 1: “Gli immobili dati in concessione dall’autorità portuale a un soggetto privato devono essere accatastati nella categoria del gruppo «E», con conseguente esenzione da ICI, oggi IMU, in quanto comunque destinati al perseguimento dell’utilità pubblica. Non si può, infatti, parlare di utilizzazione del bene demaniale dal punto di vista commerciale, poiché il suo uso particolare mediante atto di concessione deve essere rivolto esclusivamente allo svolgimento delle funzioni marittime e portuali, considerato che anche in questo modo l’autorità portuale amministra i beni demaniali a lei affidati per promuovere l’attività del porto, svolgendo attività di controllo e coordinamento di tutti i servizi portuali.”;
tuttavia, solo alcuni beni demaniali portuali dello scalo triestino sono stati registrati in categoria catastale E/1, mentre altri sono stati accatastati con categorie diverse ed altri ancora non registrati, con conseguente notifica degli avvisi di accertamento ai soli soggetti concessionari di beni demaniali iscritti a catasto con categoria diversa dalla E/1;
si rammenta, inoltre, che il particolare regime giuridico al quale sono assoggettati i punti franchi del Porto Franco di Trieste, inclusi i beni demaniali, è ancora oggi rappresentato dagli artt. da 1 a 20 dell’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 reso esecutivo con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430, ratificato con legge 25 novembre 1952, n. 3054, dal Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954, dai decreti del Commissario generale del Governo per il Territorio di Trieste n. 29/1955 e n. 53 del 23 dicembre 1959 e, per quanto non in contrasto con le disposizioni sopra citate, dal D.M. 20.12.1925 n. 1693. La normativa speciale testé menzionata è destinata, proprio perché rappresenta il recepimento di un obbligo internazionalmente assunto dall’Italia, a prevalere sulle norme nazionali o comunitarie con essa eventualmente contrastanti. La perdurante vigenza delle citate fonti normative, oltre che essere suffragata da varie pronunce giurisprudenziali (cfr., fra le altre, Tribunale di Trieste, 13.05.1997, in Dir. Trasp., 1998, con nota di R. Longobardi, pag. 761), appare confermata dall’inequivocabile tenore di precise disposizioni normative emanate dal legislatore nazionale. Ad esempio l’art. 6 del D.P.R. 2 ottobre 1978 n. 714, emanato in attuazione del Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, conferma che “i limiti dei punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste sono quelli risultanti dalle tabelle A, B, C allegate …” (trattasi di planimetrie riportanti gli ambiti ed i confini fisici dei punti franchi portuali). La medesima norma sopra richiamata ribadisce, inoltre, che “restano in vigore tutte le speciali disposizioni riguardanti lo stato giuridico, l’esercizio o l’amministrazione dei punti franchi del porto di Trieste”. Si evidenzia, inoltre, che anche la vigente legge n. 84/1994, recante la riforma dell’ordinamento portuale, all’art. 6, comma 12, prevede che “è fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste”. Si è più sopra accennato come la giurisprudenza abbia costantemente rilevato che la particolare natura delle fonti che disciplinano il regime giuridico del Porto Franco di Trieste permetta di affermare che lo Stato italiano è internazionalmente obbligato a mantenere in vigore il regime giuridico cui sono assoggettati i punti franchi del porto di Trieste. Con l’ordinanza collegiale dd. 13.05.1997 (cit.) il Tribunale di Trieste ha, ad esempio, riconosciuto che, poiché la normativa speciale che disciplina il Porto Franco di Trieste rappresenta l’attuazione di un obbligo internazionalmente assunto dall’Italia con il Trattato di Pace del 1947, tali norme sono destinate a prevalere rispetto alla normativa (anche di carattere comunitario) eventualmente contrastante. Nel caso specifico il Tribunale ha, conseguentemente, ordinato ex art. 700 c.p.c. al Ministero delle Finanze di astenersi dall’applicare, nell’ambito del Porto Franco di Trieste, il regolamento doganale comunitario;
nello specifico, per quanto concerne i contenuti degli obblighi assunti dall’Italia con le norme in esame, si richiama l’attenzione sull’art. 5 dell’allegato VIII del Trattato di Pace del 1947, con il quale si stabilisce che: “le navi mercantili e le merci di tutti i paesi godranno di un completo libero accesso nel Porto Franco per carico e scarico, sia per beni in transito, sia per beni destinati o provenienti dal Territorio Libero. Le Autorità del Territorio Libero (ora della Repubblica italiana, a seguito della sottoscrizione del Memorandum di Londra del 1954) non percepiranno sulle merci di importazione, in esportazione od in transito attraverso il Porto Franco né dazi doganali, né altri gravami, che non siano in corrispettivo dei servizi prestati.”;
come è noto, l’ICI/IMU è un’imposta che grava sugli immobili la cui quantificazione prescinde da qualsivoglia correlazione fra entità dell’imposta e servizi resi dal Comune al contribuente (peraltro, nell’ambito portuale triestino il Comune non rende alcun servizio a favore dei concessionari). Dato che nell’ambito del Porto Franco di Trieste i beni demaniali in concessione sono tutti destinati ad attività concernenti il transito delle merci in arrivo o partenza dal Porto Franco stesso, l’introduzione di un’imposta sulle infrastrutture portuali destinate al transito delle merci verrà necessariamente a riversarsi sui costi praticati dal concessionario per la movimentazione delle merci e, dunque, si traduce di fatto in un maggior onere a carico delle merci in transito per il Porto Franco di Trieste. Il che è evidentemente in contrasto con la sopra richiamata normativa speciale, la quale impone che sulle merci in transito per il Porto Franco di Trieste non siano applicati “né dazi doganali, né altri gravami, che non siano in corrispettivo dei servizi prestati”-:

impegna il Governo

– ad intervenire con atti e provvedimenti mirati e idonei al fine di  chiarire ineludibilmente e definitivamente  l’esatta classificazione catastale nella categoria E/1 “Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei” dei beni demaniali marittimi portuali assentiti in concessione per lo sviluppo dei traffici marittimi;

– a chiarire ed uniformare definitivamente l’applicazione della normativa in materia di ICI/IMU per i beni demaniali marittimi portuali costituenti “Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei”;
in relazione alla peculiarità del Porto Franco di Trieste, a porre in essere azioni urgenti e utili in proposito, nel rispetto dei principi dettati dall’Allegato VIII al Trattato di Parigi del 1947, accolti dall’ordinamento dello Stato Italiano, nelle modalità considerate più utili al perseguimento del fine;

– ad individuare  e rendere pubblici i  motivi per i quali  gli Organi statali competenti non siano intervenuti efficacemente nel fornire agli uffici periferici interessati la corretta e uniforme  interpretazione normativa in merito alla materia espressa in premessa, fatto che ha causato inevitabilmente contenziosi, con danni diretti e indiretti per i privati cittadini, poiché oltre ai costi sostenuti per ottenere giustizia da parte dei singoli vi è stato il danno per l’intera collettività rappresentato dall’ulteriore rallentamento dei tempi di lavoro della magistratura competente, allungando conseguentemente i tempi necessari per ottenere una pronuncia giurisdizionale, non certo giustizia perché essa la si ottiene solo in presenza di una risposta celere al quesito posto al magistrato circa la liceità o meno di un atto o fatto accaduto, e quindi a porre  in essere tutte le misure sufficienti e necessarie per evitare il ripetersi di altri analoghi casi che generano insicurezza, in violazione del principio della certezza del diritto in base al quale ogni persona deve essere posta in condizione di valutare e prevedere, in base alle norme generali dell’ordinamento, le conseguenze giuridiche della propria condotta,  valore al quale lo Stato deve necessariamente tendere per garantire la libertà dell’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, previsione resa impossibile proprio da chi dovrebbe salvaguardare la prevedibilità delle conseguenze del proprio comportamento e che  tanto danno arrecano sia agli operatori portuali che agli Enti interessati, ma soprattutto allo sviluppo della portualità italiana mediante il mancato rispetto dello stato costituzionale di diritto, principale strumento di autoregolazione di una società pluricentrica, pluralistica e iperconflittuale, posto a garanzia della  salvaguardia della supremazia del diritto e quindi della legge, innanzitutto quella costituzionale e delle connesse libertà dell’uomo.

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