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Potenziare l’offerta digitale dei servizi turistici – Interrogazione al Mibact e al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che:

dal 12 al 14 ottobre 2017 si è tenuta, presso la Fiera di Rimini, la cinquantaquattresima edizione di TTG Incontri 2017, il principale marketplace del turismo B2B (business to business) in Italia;

durante la seconda giornata, è stato presentato lo studio elaborato dall’Osservatorio innovazione digitale nel turismo della School of management del Politecnico di Milano. Come riportato dall’articolo pubblicato il 14 ottobre 2017 da TTGItalia.com, «la ricerca ha analizzato i comportamenti nel web di chi cerca, sceglie e prenota un viaggio, ma anche di chi si occupa dell’offerta al consumatore, dai grandi player del settore ai piccoli esercenti»;

secondo la relazione, «a fine 2017 il mercato Travel italiano varrà oltre 55 miliardi di euro, con una crescita del 4 per cento rispetto al 2016. La crescita è generata principalmente proprio dalla componente digitale che, con un valore complessivo di quasi 11,2 miliardi di euro, rappresenta oltre un quinto del mercato e fa segnare un aumento del 9 per cento rispetto a dodici mesi fa (quando l’incremento annuale si era fermato all’8 per cento); mentre la componente tradizionale cresce del 3 per cento e raggiungerà quota 43,8 miliardi»;

Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio, ha spiegato che «il mercato dei viaggi in Europa vive un momento di ripresa e cresce grazie, anche, alle nuove opportunità offerte dal digitale agli attori tradizionali, e alla capacità delle Internet Company di espandere il proprio business. In Italia, dove il contesto competitivo è molto più frastagliato, il mercato comunque cresce del 3-4 per cento.
Per gli attori del sistema di offerta è quindi un momento propizio per costruire quelle reti digitali: big data analytics, intelligenza artificiale e realtà aumentata diventeranno sempre più centrali e la velocità con cui si sapranno comprendere e sfruttare questi nuovi fenomeni nei prossimi 3-5 anni stabilirà chi subirà l’innovazione rispetto a chi riuscirà a darsi un ruolo sul mercato»;

la ricerca ha delineato anche l’identikit del turista digitale italiano, mettendo in evidenza che «non esiste più una categoria omogenea di questo utente, piuttosto esistono macro-classi di viaggiatori che utilizzano Internet con intensità e scopi diversi». In merito, esistono i «voraci digitali», pari al 42 per cento che utilizzano prevalentemente internet per le prenotazioni come un marketplace, in cui i molteplici stimoli in logica di cross-buying fanno sì che l’acquisto di un prodotto traini altri. Nello specifico, questi utenti spendono più della media, fanno maggior uso del mobile e prenotano con maggior anticipo; i «selettivi digitali», pari al 58 per cento che invece prenotano last minute e utilizzano la Rete in modo meno intenso, soprattutto per ricerca e condivisione;

per quanto concerne l’offerta del sistema turistico italiano, il comparto nel quale la trasformazione digitale si è maggiormente sviluppata è quello delle «strutture ricettive, che si trovano in questo momento a gestire il passaggio dall’adozione degli strumenti digitali a un governo efficace degli stessi (…). Le strutture che riescono ad avere una percentuale maggiore di prenotazioni dirette sono quelle che puntano su una relazione stabile con il cliente e usano strumenti promozionali come email marketing verso i propri contatti»;

Eleonora Lorenzini, dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano, ha spiegato come «nel mercato italiano, siano diversi i macro-trend trasversali che è importante non trascurare. Si stanno costruendo enormi flussi turistici digitali legati al business travel che vanno intercettati nel breve termine da parte dell’offerta. (…) Le attività in destinazione (come ristorazione, musei, parchi, escursioni) si stanno digitalizzando e la fisicità che comportano può garantire una difendibilità superiore rispetto ai servizi che i grandi player internet internazionali possono offrire con economie di scala impareggiabili». Infine, «alcune aziende esponenti del mondo tradizionale dei viaggi stanno iniziando a collaborare con startup e fornitori di tecnologia, anche se non sempre in modo efficace e con eccessiva rigidità da entrambe le parti. Questo percorso verso smart workingopen innovation e approccio basato sui dati dovrà continuare con costanza, mutuando esperienze che da anni sono state fatte in altri settori per evitare di commettere errori già visti» –:

se il Governo intenda definire chiaramente le strategie future volte a potenziare l’offerta digitale dei servizi turistici;

come si intenda sviluppare e rafforzare l’utilizzo degli strumenti digitali e tecnologicamente avanzati, con l’obiettivo di valorizzare e incrementare l’attività turistica italiana.
(4-18335)

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Pubblicato 6 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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Applicazioni videogiochi in ambito museale – Interrogazione al MIBACT   Leave a comment

PRODANI— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

secondo l’ultimo rapporto realizzato dall’Associazione editori sviluppatori videogiochi italiani (Aesvi) e presentato l’11 maggio 2017 a Milano, in occasione dell’evento «Videogiochi: una passione senza età», «in Italia il settore video ludico è caratterizzato da un pubblico di appassionati sempre più ampio, adulto e in continua crescita (…)»;
lo studio sottolinea che il mercato dei videogiochi in Italia «chiude il 2016 in positivo con un giro d’affari di oltre un miliardo di euro e un trend in crescita dell’8,2 per cento rispetto al 2015. Si registra inoltre una crescita nelle vendite in tutti i segmenti di mercato considerati, come software (+11,9 per cento), console (+2,3 per cento) e accessori (+3,7 per cento)»;
Il Piccolo di Trieste, il 21 marzo 2017, analizzando gli aspetti positivi dei videogiochi, ha riportato come possano «stimolare i processi mentali, come la memoria e la capacità di ragionare; ma anche la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità. I videogiochi faciliterebbero l’approccio alla cultura e al pensiero tecnologico, stimolano la creatività, migliorano la prontezza dei riflessi e soprattutto allontanano la noia»;
l’Agenzia giornalistica Italia (Agi), il 20 giugno 2017, ha informato come «il mondo dei videogame sia anche un campo di sperimentazione di tecnologie e strumenti applicabili in altri contesti, quali quelli della realtà virtuale utilizzabile ad esempio nel settore culturale. Di recente è stata aperta al pubblico la possibilità di visitare “l’Ara com’era”, un racconto multimediale, tra storia e tecnologia in una visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis, nella quale personaggi, gesti, divinità e animali si animano in 3d per illustrare, insieme al colore, le origini di Roma e della famiglia dell’imperatore Augusto»;
il 29 settembre 2017, in occasione dell’apertura della Milan Games Week, in un’intervista a Il Corriere della sera, il Ministro interrogato si è espresso riguardo al valore ed al patrimonio culturale dei videogiochi;
il Ministro ha dichiarato come il settore sia in grande espansione in Italia: «Un settore in grado di attirare le grandi produzioni internazionali e i talenti, che ha bisogno di crescere e che, tuttavia, finora ha ricevuto poche attenzioni dallo Stato. Oggi, grazie all’estensione del tax credit audiovisivo anche alle produzioni di videogame, c’è finalmente un primo importante riconoscimento. Ne seguiranno altri. La nuova Cinecittà, per esempio, avrà anche un ruolo di snodo nazionale per il settore con attività di ricerca e sviluppo, studi di produzione videoludica, formazione. In questo modo, si sfrutteranno al meglio le potenzialità connesse al rapporto tra le varie industrie e mestieri dell’audiovisivo: cinema, televisione, videogame. E si riuscirà a sostenere l’internazionalizzazione del settore e il rientro di tanti giovani talenti italiani ora impiegati con successo nelle grandi società di produzione mondiali»;
inoltre, «i videogame sono strumenti per la mediazione, la partecipazione, il coinvolgimento delle persone. Penso al ruolo crescente che avranno i giochi di simulazione reale o la realtà virtuale per le nostre società nel prossimo futuro. Chi visita un museo oggi vuole vivere un’esperienza piena, che spesso va oltre il tempo vero e proprio dedicato alla permanenza nelle sale (…)»;
il Ministro interrogato, ha affermato come i videogame e possano essere importanti per l’apprendimento: «Partiamo per esempio da Minecraft, che è un gioco dai risvolti differenti, in cui convivono insegnamenti di matematica, educazione civica, geometria e anche di filosofia. (…) Credo fortemente nella potenza del videogame. Lo stesso Piano Nazionale Scuola Digitale riconosce le potenzialità dell’apprendimento attraverso il gioco. Si pensi alle applicazioni nell’ambito delle politiche di integrazione, per lo studio linguistico o negli insegnamenti scolastici dei vari gradi»;
il Ministro ha concluso la sua intervista affermando che il videogioco «è un’arte che coinvolge nelle produzioni delle vere e proprie fabbriche di creativi: dai disegnatori ai pittori, dagli scultori 3D agli architetti fino a fisici e matematici, dimostrandosi tra l’altro un’arte con ottime prospettive occupazionali per molte di quelle professioni che, generalmente, hanno più difficoltà a collocarsi nel mercato del lavoro» –:
alla luce dei fatti esposti in premessa, se intenda spiegare chiaramente quali saranno i progetti futuri volti a favorire e sviluppare il settore video ludico;
se intenda assumere iniziative per stimolare i collegamenti tra l’ambito museale e quello dei videogiochi, finalizzati ad accrescere la visibilità del museo nei confronti di nuovi pubblici e a determinare una maggiore interazione con il visitatore. 
(4-18163)

Overtourism e sviluppo sostenibile – Interrogazione al MIBACT   Leave a comment


Giovedì 26 ottobre 2017, seduta n. 879

PRODANI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
come riportato recentemente da diverse fonti di stampa italiane «il tema del sovraffollamento turistico, e delle diverse soluzioni intraprese dai territori, ha caratterizzato la cronaca estiva»;
secondo l’articolo del 12 ottobre 2017 pubblicato sul sito onlinewww.shoppingviaggi.com «(…), chi è stato a Venezia durante un week-end estivo ha avuto modo di constatare il fenomeno del cosiddetto overtourism, ossia il turismo selvaggio caratterizzato da un numero elevato di visitatori presenti nelle principali piazze delle città d’arte, nelle strutture e nei vari servizi turistici, tale da trasformare la permanenza in un luogo in una esperienza caratterizzata da stress, attesa, scarsa igiene, cattivi odori, caos e conseguenze ambientali arrecanti vera e propria esasperazione in seno ai residenti e difficoltà di gestione sia dal punto di vista pubblico e amministrativo, sia da quello dell’imprenditoria locale»;
l’articolo pubblicato sul sito http://www.officineturistica.com il 13 maggio 2017, ha sottolineato come «l’overtourism rischia di ridurre, se non distruggere il valore del capitale turistico, cioè i siti naturali e culturali alla base dell’attrazione di una località (…)»;
il sito http://www.linkiesta.it, l’8 agosto 2017, ha analizzato la tematica, evidenziando «come i segnali di nervosismo contro gli effetti collaterali del turismo mordi e fuggi siano giunti anche a Roma. La sindaca Virginia Raggi ha evidenziato la possibilità di introdurre dei limiti all’esercizio dei minimarket e fruttivendoli aperti 24 ore su 24 nel centro storico e incentivi per negozi, artigiani e librerie. Le limitazioni d’accesso in determinate aree del centro storico sono state richieste a Firenze e perfino in città balneari, da Capri alle Cinque Terre, da Laigueglia ad Alassio, dove il sindaco, per giorni si è dimostrato intenzionato a mettere un contapersone per l’accesso alla spiaggia libera, assediata da escursionisti rumorosi (…)»;
come evidenziato nell’articolo pubblicato dall’agenzia di stampa Adnkronos il 26 settembre 2017, «il tema dell’overtourism si inserisce nella sfera del confronto sul turismo sostenibile, cui è stata dedicata la Giornata mondiale del Turismo celebrata il 27 settembre scorso»;
in particolare, «Overtourism e la battaglia per lo sviluppo di un turismo sostenibile. Come migliorare la convivenza fra turisti e cittadini con idee e progetti di evoluzione e trasformazione urbana» è stato il tema del convegno svoltosi nella giornata del 12 ottobre a Ttg Incontri 2017, il principale marketplace del turismo B2B (Business to business in Italia);
nel corso dell’evento sono state affrontate alcune tematiche legate alle linee guida del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, orientate a promuovere un turismo sempre più sostenibile, analizzando l’evoluzione dei trend turistici e i problemi del sovra affollamento turistico;
al riguardo, il sito web http://www.Tttgitalia.com ha spiegato che per combattere il problema dell’overtourism il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha delineato «una strategia che miri alla valorizzazione delle nuove mete, come i cosiddetti centri minori, promuovendo esperienze innovative di turismo culturale e, soprattutto, distribuendo meglio i flussi turistici, piuttosto che pensare a soluzioni come chiusure delle città e nuove tassazioni» –:
se il Ministro interrogato intenda spiegare, nello specifico, quali iniziative e secondo quali tempistiche intenda assumere per risolvere la problematica del sovraffollamento nei punti critici delle grandi città d’arte italiane;
quali politiche di sviluppo turistico sostenibile intenda promuovere per la valorizzazione dei centri minori. 
(4-18308)

Pubblicato 5 novembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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Carenze pianta organica Museo Autonomo Miramare – Interrogazione Mibact   Leave a comment

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

la circolare n. 135 del 2017 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del 26 giugno 2017, relativa alla mobilità interna del personale, attesta che il Museo autonomo del parco e del castello di Miramare di Trieste, sia sotto organico di 41 figure, a fronte delle 29 attualmente in servizio. Nel dettaglio, risultano assenti «8 addetti alla vigilanza, 10 assistenti tecnici, 1 informatico, 9 amministrativi, 2 ausiliari, 4 architetti, 1 addetto alla promozione, 1 restauratore, 3 storici dell’arte e 2 addetti alle tecnologie». Quanto al personale attualmente in servizio, è composto, oltre che dalla dirigente, «da 26 addetti alla vigilanza, 1 assistente tecnico e 2 figure in utilizzo parziale dal Polo Museale»;
secondo la nota stampa del 4 luglio 2017 della Funzione pubblica, struttura di categoria della Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) del Friuli Venezia Giulia, la neodirettrice del museo storico e del parco del Castello di Miramare Andreina Contessa, «eredita una situazione piuttosto complicata, che rende davvero arduo l’obiettivo del rilancio turistico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare»;
Il Piccolo di Trieste, nell’articolo del 2 luglio 2017 «Trieste, Miramare dimezzato: alla pianta organica mancano 41 pedine», ha riportato la denuncia della Fp Cgil Friuli Venezia Giulia, sottolineando come sia «inutile aspettarsi miracoli dalla direttrice arrivata da Gerusalemme e dall’autonomia concessa dal Ministro del Mibact Dario Franceschini con relativa pianta organica»;
il primo firmatario del presente atto ha riportato i fatti sopraesposti nell’atto n. 5-11789, ancora senza risposta, con il quale ha chiesto al Ministro «quali iniziative intendesse assumere al fine di ovviare alla grave carenza d’organico del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare, e secondo quali tempistiche»;
Andreina Contessa, durante la tavola rotonda intitolata «Thinking Miramare», tenutasi a Trieste lo scorso 16 ottobre, dedicata al progetto di restauro e promozione del Parco di Miramare, ha affermato che «questo è il momento di pensare a un grande progetto e che non lo si può fare da soli, ma bisogna rivolgersi, oltre alle istituzioni locali, anche a quelle persone che hanno avuto esperienze simili e conoscono l’argomento»;
secondo quanto riportato da Il Piccolo di Trieste nell’articolo del 17 ottobre 2017, «per iniziare concretamente i lavori e dare un nuovo volto a quella che fu la residenza di Massimiliano d’Asburgo ci vuole però che il Ministero mandi il personale. All’appello, dopo il distacco del sito dal Polo museale ora divenuto autonomo, mancano 46 posti, per iniziare a mettersi all’opera. La stesura del progetto durerà un anno, mentre per i lavori ci vorrà qualche annetto» –:
se intenda chiarire, nello specifico, il numero e le competenze mancanti nella pianta organica del museo storico e del parco del Castello di Miramare, condizione fondamentale per dare avvio ai lavori di valorizzazione delle strutture menzionate, e secondo quali tempistiche si intenda ovviare a tale carenza. (4-18264)

Guide turistiche: sospendere il rilascio di nuove abilitazioni per lo svolgimento della professione – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Per sapere – premesso che:

la figura delle guide turistiche è fondamentale per la valorizzazione del turismo. Il primo firmatario del presente atto si è interessato al corretto riconoscimento della professione di guida ed ha analizzato la tematica nei seguenti atti di sindacato ispettivo e d’indirizzo: n. 8-00052, n. 7-00116, n. 5-01674, n. 4-15315, n. 5-03992 e ordine del giorno n. 9/02426-A/80;

nell’interrogazione n. 4-16388 ha riportato la sentenza n. 2831/2017 del 24 febbraio 2017, con la quale il Tar del Lazio ha annullato i due decreti ministeriali, rispettivamente del 7 aprile 2015, riguardante l’Individuazione dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione per lo svolgimento della professione di guida turistica, e dell’11 dicembre 2015, che subordina l’esercizio della professione di guida, in determinati siti al possesso di una specifica abilitazione. Nella stessa giornata il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha annunciato il deposito dell’impugnativa alla sentenza del Tar sui decreti ministeriali che istituiscono le guide turistiche specialistiche. Il Consiglio di Stato, in data 16 marzo 2017, ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dal Ministero. Con l’interrogazione menzionata il primo firmatario del presente atto ha chiesto al Ministro se intendesse assumere «iniziative per avviare una revisione organica e complessiva della disciplina relativa all’esercizio della professione di guida turistica»;

nell’interrogazione n. 4-17623 è stata richiamata la sentenza 3859/2017 del Consiglio di Stato che ha confermato definitivamente l’annullamento dei decreti ministeriali sopracitati;

come riportato da diverse fonti di stampa, alcune regioni italiane rilasciano l’abilitazione all’esercizio della professione di guida turistica che, pur basandosi su di un esame riguardante argomenti di carattere provinciale o regionale, permettono di operare su tutto il territorio nazionale;

l’Associazione nazionale guide turistiche (ANGT), nella nota stampa del 5 ottobre 2017, ha espresso «la ferma contrarietà al comportamento delle Regioni, che continuano a bandire sessioni di esame, ad autorizzare corsi di formazione e a rilasciare impropriamente abilitazioni nazionali all’esercizio dell’attività di guida turistica. Infatti, numerosi corsi di formazione e i relativi esami per l’abilitazione all’esercizio della professione sono stati portati a compimento e continuano regolarmente in regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna, la Sardegna, la Sicilia e la Puglia»;

la presidente di Angt Adina Persano ha evidenziato come «la materia appartenga al legislatore statale (…). Fino a quando lo Stato centrale non detterà una disciplina uniforme riguardante le condizioni, i requisiti e le modalità di accertamento degli stessi per il rilascio delle abilitazioni per lo svolgimento della professione di guida turistica, le Regioni non possono ritenersi legittimate a rilasciare nuove ed ulteriori abilitazioni»;

infine Persano ha segnalato che «in alcune parti del territorio nazionale in cui sono state sospese correttamente ulteriori sessioni degli esami di abilitazione, al pari dei corsi di formazione abilitanti, aumentano casi in cui amministrazioni regionali e locali competenti continuano a svolgere gli esami per il rilascio di nuove abilitazioni, consentendo l’attivazione da parte di agenzie formative private dei relativi corsi abilitanti. In molti casi, ai candidati, al fine di incentivarne la partecipazione alle prove di esame e ai corsi abilitanti, viene comunicato che per quanto le abilitazioni verranno loro rilasciate, previo svolgimento di esami basati su conoscenze riferite agli ambiti provinciali o regionali, le stesse comunque consentiranno di svolgere da subito la professione in ambito nazionale (…)»;

l’Angt ha invitato e diffidato, quindi le regioni «a voler sospendere ogni ulteriore proposta di corsi ed esami ancor più alla luce delle recenti sentenze del TAR e del Consiglio di Stato». E ha ribadito come «tali comportamenti (…) costituiscano una palese violazione del quadro normativo vigente inerente una, professione regolamentata come quella di guida turistica» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, quali iniziative intenda assumere, il Ministro interrogato al fine di delineare una disciplina uniforme riguardante le condizioni, i requisiti e le relative modalità di accertamento in ordine ai corsi di formazione per il rilascio delle abilitazioni per lo svolgimento della professione di guida turistica;

quali iniziative intenda intraprendere ai fini del riesame della disciplina della professione di guida turistica;

se e secondo quali modalità intenda intervenire, in accordo con le regioni, per sospendere il rilascio di nuove abilitazioni per la professione di guida turistica.
(4-18166)

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Pubblicato 16 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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Sviluppo e-commerce – Interrogazione al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che:

il presidente di Netcomm Roberto Liscia, in occasione del Netcomm Forum 2017, ha spiegato che in Italia è «in atto un cambiamento sistemico di acquisto e offerta che coinvolge alcuni fattori importanti del commercio elettronico. Il digitale (…) intride moltissimi aspetti della vita quotidiana del consumatore. Nel 2016 sono stati acquistati nel mondo beni e servizi online per circa 2.600 miliardi di euro, registrando una crescita del 17 per cento rispetto al 2015 e i consumatori che acquistano online hanno raggiunto la quota di 1,4 miliardi»;

la rivista online Wired.it, nell’articolo del 3 maggio 2017, ha riportato il quadro emerso dai dati presentati dall’Osservatorio eCommerce B2C (School of managementdel Politecnico di Milano e Netcomm) nell’ultima edizione del Forum menzionato, e ha evidenziato come in Italia «(…) tra il 2015 e il 2016 le vendite online siano aumentate». Tuttavia, «confrontando la situazione con le abitudini di acquisto di altri paesi europei, emerge che il commercio elettronico in Italia non è ancora così diffuso»;

il sito http://www.insidemarketing.it ha evidenziato come «le cause del ritardo italiano siano molteplici e tutte legate ad un ecosistema digitale poco sviluppato. I sistemi di eCommerce, infatti, sono diffusi soprattutto in paesi con un alto tasso di ricerca e sviluppo, un elevato numero di brevetti e competenze digitali molto avanzate. Inoltre, bisogna tener conto che in Italia esiste un contesto legale e fiscale poco incentivante (…)»;

durante l’11° Consumer & Retail Summit de Il Sole24Ore svoltosi a Milano il 3 ottobre 2017, analisti ed esperti del settore hanno delineato il quadro sull’andamento del retail 4.0;

Alessio Agostinelli, partner e managing director di The Boston Consulting group (BCG), nel corso dell’evento, ha affermato «l’era digitale è un’opportunità per i retailer tradizionali. L’onda del commercio elettronico viene alimentata anche dall’evoluzione tecnologica. Oggi in Italia il peso dei commercio online è solo il 2,8 per cento del totale ma si stima che arrivi al 7,3 per cento entro il 2021»;

le aziende italiane, nonostante stiano sperimentando sempre di più le vendite online, risultano limitate rispetto ai Paesi europei. Nello specifico «il Regno Unito si colloca al 15,5 per cento per quanto riguarda il peso delle vendite online, la Francia al 10,2 per cento, la Germania al 9,9 per cento. Prima dell’Italia, ci sono anche la Spagna al 4,2 per cento e la Grecia al 3,5 per cento. Tuttavia la frammentazione della rete commerciale, con 750 mila negozi in sede fissa e oltre 200 mila ambulanti, giustificano il “ritardo” italiano, soprattutto nel settore alimentare»;

grazie all’utilizzo del digitale si accorciano, inoltre, i tempi per coinvolgere un numero elevato di utenti. A riguardo il report di Bcg ha spiegato che «alcune aziende importanti del web hanno raggiunto 50 milioni di utenti con una rapidità elevata. Facebook, ad esempio, ha impiegato 3,5 anni, Aol 2,5 anni e Whatsapp meno di 2 anni. Il dato diventa significativo se paragonato ai 75 anni impiegati dalle compagnie telefoniche o ai 38 di quelle televisive per raggiungere lo stesso identico risultato»;

inoltre, in Italia l’e-commerce appare un fenomeno trasversale che non coinvolge tutti i settori allo stesso modo. «Se nell’ambito dei prodotti alimentari lo scetticismo prevale sulla curiosità, nel settore dell’elettronica, invece, si registrano aumenti significativi»;

tuttavia, «un aumento delle vendite online non sempre equivale a maggiori ricavi. Un caso esemplificativo è quello che riguarda MediaWorld: nel primo semestre dell’anno fiscale 2016/17 i prodotti acquistati online sono cresciuti del 45 per cento mentre quelli venduti nel negozio fisico sono diminuiti del 3 per cento. Dati che si tramutano in un -1,5 per cento dei ricavi complessivi. (…) Le aziende, per avere successo, devono trovare la giusta combinazione tra l’offerta virtuale e offerta fisica (…)» –:

quali iniziative intenda promuovere per garantire e incrementare lo sviluppo dell’e-commerce;

quali strumenti intenda utilizzare per ridurre il digital divide tra l’Italia e i Paesi europei e consentire lo sviluppo nel commercio elettronico delle aziende italiane.
(4-18162)

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Pubblicato 16 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, X Commissione

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Turismo montano – Interrogazione al Mise, al Mibact, al Mipaaf   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Per sapere – premesso che:

come riportato nel Manuale del turismo montano, pubblicato dalla Touring University Press nel 2002, «Il turismo per alcune aree di montagna ha rappresentato una fondamentale attività economica in grado di evitare il completo spopolamento e di garantire alla popolazione possibilità di lavoro e di reddito. Dopo il boom degli anni passati, oggi per le destinazioni turistiche montane è necessario rivedere le proprie strategie di sviluppo e di posizionamento sul mercato»;

Giorgio Daidola, docente di economia e gestione delle imprese turistiche all’università degli studi di Trento, nell’articolo de Il Fatto Quotidiano del 5 settembre 2014, ha dichiarato come occorra rivedere «il modello del turismo invernale, altrimenti si rischia di sprecare altri soldi pubblici. (…) In seguito alla diminuzione dei flussi, tutto il turismo invernale è in crisi. In Val di Fassa e a Madonna di Campiglio, per esempio, il tasso di occupazione delle camere alberghiere durante l’anno ormai è del 30-35 per cento e buona parte degli alberghi è in perdita»;

secondo quanto è stato dichiarato da Giuliano Tonarelli, albergatore di Cutigliano, in provincia di Pistoia, è opinione comune pensare solo alla neve, 3 massimo 4 mesi, credendo che sia la panacea dei problemi, e non si pensa nemmeno lontanamente alla primavera, all’estate e all’autunno, ossia gli altri 8-9 mesi. Al suo albergo e agli alberghi montani sono più di vent’anni che non danno un contributo. Eppure anche gli alberghi fanno turismo. Al momento sono tutti, o quasi tutti, vecchi, obsoleti e non offrono più quello che il turista chiede;

a giudizio degli interroganti per le imprese montane si segnalano perduranti criticità di bilancio in quanto le circa 100 giornate invernali e le 15/20 estive non permettono di ottenere una redditività soddisfacente. La scarsità di utile di esercizio ostacola i nuovi investimenti, impoverendo conseguentemente l’offerta infrastrutturale complessiva e spostando le popolazioni locali verso attività più redditizie;

ad esempio, secondo l’articolo del 30 gennaio 2015 pubblicato sul Messaggero Veneto, «in 23 anni, ossia dal censimento del 1991 agli ultimi dati ufficiali Istat, si sono persi all’interno del comprensorio dell’Alto Friuli, caratterizzato da 63 comuni tra Gemonese, Carnia, Val Canale-Canal del Ferro e zona collinare, ben 6.425 abitanti. Non sono ancora scomparsi dalle cartine, ma il destino per questi territori appare inesorabile.»;

il rapporto «La montagna perduta» del 9 febbraio 2016, curato dal Centro Europa Ricerche (CER) e dalla Trentino School of Management (TSM), ha illustrato come in Italia «la popolazione montana sia crollata dal 42 al 26 per cento in 60 anni», nonostante rappresentino il 43 per cento della superficie italiana, i territori montani subiscono un progressivo e silenzioso spopolamento verso le pianure. La relazione evidenzia che «la responsabilità non è tanto da attribuire all’orografia quanto a scelte politiche sbagliate. Tanto è vero che, dove i decisori pubblici hanno saputo mettere in campo policy pubbliche lungimiranti, i dati sono in netta controtendenza, fino a rappresentare delle vere e proprie best practice per l’intero Paese»;

il curatore dello studio, Gianfranco Cerea, economista dell’università di Trento, ha sottolineato che «avere meno popolazione significa avere meno peso politico, minore domanda di servizi e un’organizzazione più difficile con una conseguente maggiore propensione all’emigrazione in pianura»;

il sito http://www.montagna.tv nell’articolo dell’8 luglio 2016 ha riportato il rapporto della Coldiretti il quale ha evidenziato come, negli ultimi vent’anni, «il 53 per cento degli agricoltori abbia abbandonato la montagna provocando il raddoppio della superficie boschiva, che, se sfruttata adeguatamente, potrebbe fornire ben 35 mila posti di lavoro». Inoltre, «l’assenza dell’attività umana espone il territorio al dissesto idrogeologico. In Italia i comuni interessati sono 7.145, di cui più della metà è a rischio» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se, e secondo quali modalità, i Ministri interrogati, di concerto con l’Enit, con gli enti regionali e con i maggiori stakeholdernazionali interessati al comparto montano, intendano promuovere la risorsa montana italiana nei suoi utilizzi complessivi, nella sua accezione storica, culturale, sociale, naturalistica, economica e turistica;

quali iniziative strategiche e di management intendano intraprendere affinché il turismo montano possa continuare a rappresentare per le comunità alpine una fonte economica sostenibile, oltre a valorizzarne le peculiarità socioculturali e naturali;

se intendano attivare un centro studi, che analizzi le nuove tendenze del mercato montano, finalizzato a valutare il potenziale turistico di un territorio;

quali iniziative intendano assumere per evitare lo spopolamento delle aree montane;

se intendano promuovere campagne di comunicazione atte a diffondere il prodotto turistico montano e contribuire alla destagionalizzazione della domanda.
(4-18056)

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Pubblicato 6 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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