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Inutilizzo fondi recupero Palmanova – Interrogazione Mibact   Leave a comment

​Venerdì 22 settembre 2017, seduta n. 856

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

in data 16 marzo 2016, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ed il sindaco di Palmanova Francesco Martines hanno firmato il protocollo d’intesa per la conservazione e la valorizzazione della Fortezza di Palmanova. Il comunicato stampa, pubblicato sul sito online della regione, ha evidenziato che «per gli interventi di conservazione e valorizzazione della Fortezza palmarina, lo Stato si impegna a mettere a disposizione un finanziamento di 3 milioni di euro nel triennio 2016-2017-2018 da destinare ai primi lavori di restauro, suddivisi in 500 mila euro nel 2016, 1,5 milioni nel 2017 e 1 milione nel 2018. Da parte sua la Regione dispone un finanziamento di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 (…)»;
«I cinque milioni complessivi, spalmati in tre anni, permetteranno la realizzazione degli interventi più urgenti, che riguardano le Caserme napoleoniche e i Bastioni. Per il Comune di Palmanova l’impegno è, da un lato, di supportare le azioni regionali e di attuare gli interventi del Protocollo, dall’altro di favorire l’intervento di soggetti privati e del mondo imprenditoriale nel progetto di valorizzazione e sviluppo di Palmanova, ampliando la ricerca anche alle risorse dei Fondi europei»;
Palmanova, situata in Friuli Venezia Giulia tra Udine e Aquileia, è uno dei più importanti modelli di architettura militare in età moderna. In particolare, durante la 41ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale a Cracovia, la città è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Si tratta delle «opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di terra – Stato di mare occidentale», un sito seriale transnazionale, presentato dall’Italia, insieme a Croazia e Montenegro;
a seguito delle abbondanti precipitazioni che hanno interessato il Friuli Venezia Giulia nei giorni passati, il 15 settembre 2017 il Gazzettino di Udine ha informato del crollo di «un altro pezzo delle mura di Palmanova. Alcuni metri delle mura, a lato di Porta Udine, sono stati danneggiati infatti da una frana»;
il quotidiano riporta l’intervento del sindaco Francesco Martines il quale ha denunciato le «grandi difficoltà nell’utilizzare i fondi messi a disposizione dallo Stato e della Regione Fvg. Cinque milioni di euro già stanziati, che però non possiamo utilizzare per le grandi difficoltà nel trovare l’accordo con il Segretariato regionale del Mibact per il Friuli. Sono davvero arrabbiato a vedere la nostra città, patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco, subire questa sorte. Basta burocrazia, bisogna agire subito perché i tempi per la progettazione e la concretizzazione sono di per sé lunghi»;
Martines ha, poi, affermato che «I cittadini non capiscono come sia possibile che un bene di tale valore storico possa subire questi danni. Io, in prima persona, come primo rappresentante del Comune ci metto la faccia e sento il malumore crescente delle gente a causa di questi crolli. Per questo continuo a chiedere al Ministero e Regione che nominino un commissario per velocizzare l’iter dei lavori e poterli far partire quanto prima. Già il crollo dell’ottobre 2016 ci è costato 250.000 euro per la sola messa in sicurezza. Altra soluzione sarebbe quella di girare tutti i fondi al Comune, attualmente 2 milioni sono in capo all’Amministrazione comunale mentre 3 sono di diretta gestione della Soprintendenza. Siamo pronti a farci carico della responsabilità dei lavori. Ma serve agire in fretta. Se io avessi avuto tutti i fondi, l’iter progettuale sarebbe già partito» –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire le motivazioni delle difficoltà denunciate dal sindaco Martines in relazione all’utilizzo dei fondi stanziati e della problematicità nel trovare un accordo tra il sottosegretariato regionale del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e il comune di Palmanova;
quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere per velocizzare l’iter dei lavori e permettere il recupero delle fortificazioni della città stellata. 

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Pubblicato 27 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera, FVG, X Commissione

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Gite scolastiche: criteri di scelta societá di trasporto – Interrogazione al MIUR   Leave a comment

​Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

— Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che: 

il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nella conferenza stampa del 2 marzo 2017, ha ricordato la collaborazione con la polizia di Stato in merito all’iniziativa congiunta denominata «gite scolastiche in sicurezza»; 

in quella occasione, il Ministero e la polizia di Stato hanno diramato informazioni utili alle istituzioni scolastiche «per l’organizzazione in sicurezza delle gite, con indicazioni basilari sulla scelta e la regolarità delle imprese di trasporto, sull’idoneità del conducente e sulle condizioni generali dei veicoli, al fine di garantire un sereno svolgimento dei viaggi d’istruzione»; 

nel corso della conferenza stampa, sono stati presentati anche i risultati dei controlli dello scorso anno. «Nel 2016 la Polizia Stradale ha impiegato 10.615 pattuglie per il controllo di 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole), pari al 15 per cento circa del parco veicolare in Italia, rilevando irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole). Le principali violazioni accertate hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti ecc. (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36)»; 

i controlli effettuati nell’anno in corso hanno già dato i primi risultati. «A Siena è stato multato un conducente che percorreva ad alta velocità il tratto di strada tra Siena e Firenze, viaggiando a 100 chilometri orari dove il limite di velocità imposto da un cantiere era di 40 chilometri orari. A Reggio Emilia, durante i controlli prima di una partenza, sono state riscontrate irregolarità che hanno portato alla sostituzione dell’autobus: uscite di sicurezza inefficienti, cinture di sicurezza non regolari, vetro parabrezza incrinato»; 

il sottosegretario Gabriele Toccafondi ha osservato che «i numeri registrati lo scorso anno ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita. Dobbiamo fare un’azione positiva di sicurezza per le studentesse e gli studenti e far comprendere loro l’importanza di questo tema continuando anche con l’educazione stradale, ad esempio attraverso il progetto Icaro che abbiamo realizzato in collaborazione sempre con la Polizia Stradale. Progetto che ha portato ad una reale sensibilizzazione e responsabilizzazione delle ragazze e dei ragazzi (…)»; 

Il Fatto Quotidiano, nell’articolo del 27 luglio 2017, ha riportato i dati presentati dal Ministero e le dichiarazioni di Roberto Sgalla, direttore centrale delle specialità della polizia stradale, secondo il quale «le operazioni di controllo, avviate sui pullman dimostrano che è ancora alto il livello di illegalità e di mancanza di rispetto delle principali norme della circolazione. Reprimere i comportamenti illeciti, sensibilizzando insegnanti e genitori, in un sinergico ruolo di vigilanza e monitoraggio, ha fatto raggiungere risultati significativi nella sicurezza delle gite scolastiche» –: 

se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative volte ad escludere le imprese responsabili di gravi infrazioni dal prendere parte ai trasporti relativi ai viaggi di istruzione scolastici; 

se il Ministro intenda assumere iniziative affinché, nei criteri di selezione adottati dagli istituti scolastici, sia accordata preferenza per le offerte economiche più vantaggiose e per le società di trasporto che garantiscano elevati standard di sicurezza e comfort. (4-17625)

Pubblicato 16 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera

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Trasparenza e diffusione informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni – Interrogazione dd 12 settembre 2017   Leave a comment

​Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

— Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
l’8 giugno 2016 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 97 del 2016, recante «Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza,» correttivo della legge n. 190 del 2012 e del decreto-legge n. 33 del 2013, ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 124 del 2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche; 

la rivista online di diritto amministrativo http://www.giurdanella.it, nell’articolo del 9 giugno 2016, ha spiegato come il decreto «introduca anche in Italia il Freedom Information Act (FOIA), una nuova forma di accesso civico ai dati e ai documenti pubblici, equivalente a quella presente nei sistemi anglosassoni. Questa nuova forma di accesso prevede che chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, può accedere a tutti i dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, nel rispetto di alcuni limiti tassativamente indicati dalla legge; 

si tratta, dunque, di un regime di accesso più ampio di quello previsto dalla versione originaria dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 33 del 2013, in quanto consente di accedere anche ai dati e ai documenti per i quali non esiste l’obbligo di pubblicazione e che l’amministrazione deve quindi fornire al richiedente»; 

secondo quanto riportato dal sito online Key4biz nell’articolo del 31 luglio 2017, alcuni componenti dell’iniziativa del gruppo Facebook «Trasparenza siti web pubblica amministrazione», impegnati nel promuovere il rispetto delle norme sulla trasparenza amministrativa, hanno presentato un ricorso nei confronti del Ministero della giustizia, presso la prima sezione del Tar Lazio; 

l’avvocato Andrea Lisi, esperto in diritto dell’informatica e anch’egli componente del gruppo, ha spiegato che la ricorrente Carmela Pace ha avviato l’iniziativa, presentando ricorso al Tar, in seguito alla sua istanza di accesso civico presentata per ottenere dal Ministero la pubblicazione in formato aperto, come la normativa prevede, delle tabelle relative all’albo degli amministratori giudiziari, secondo modalità idonee alla indicizzazione, alla rintracciabilità tramite motori di ricerca web e al riutilizzo; 

la sentenza n. 9076 del 28 luglio 2017, «ha riconosciuto l’inadempimento da parte del Ministero agli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, trasgredendo, in particolare, al disposto dell’articolo 15-ter del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (cosiddetto FOIA) e condannandolo a riscontrare l’istanza di accesso e/o a provvedere alla pubblicazione dell’albo degli amministratori giudiziari entro 30 giorni dalla notifica della sentenza»; 

Lisi ha sottolineato, nell’articolo del Fatto Quotidiano pubblicato sul sito il 31 luglio 2017, come sia «assurdo che proprio il Ministero della Giustizia vada a violare una legge che viene invece definita rivoluzionaria dai suoi stessi propugnatori. (…) Inoltre, non si possono sottovalutare gli aspetti economici che invece finiscono con il limitare fortemente le concrete possibilità dei cittadini di vedere riconosciuto il loro diritto a ricevere informazioni dettagliate e trasparenti sulla gestione della cosa pubblica»; 

in ultimo, «occorre considerare che non è facile esperire azioni a tutela dei diritti all’informazione e alla trasparenza dell’agire amministrativo, nonostante siano diritti della collettività. I costi di un giudizio innanzi al Tar, infatti, rimangono elevati anche per far valere innanzi al giudice tali fondamentali diritti. Oltre a tale aspetto, la complessità e la scarsa chiarezza dell’attuale normativa (come modificata con l’introduzione del Foia) finiscono con il disorientare non solo i cittadini, ma talvolta confondono anche gli stessi giudici che, come in questo caso, decidono di compensare le spese di giudizio, considerata la novità e delicatezza della questione. Anche questo rappresenta di fatto un deterrente di natura economica per l’esercizio del diritto alla trasparenza e all’informazione sull’operato della pubblica amministrazione» –: 

alla luce dei fatti sopraesposti, quali iniziative si intendano assumere affinché siano garantiti, da parte della pubblica amministrazione, la trasparenza e l’accesso alle informazioni in conformità alla normativa in materia; 

se, e secondo quali modalità, si ritenga di intervenire al fine di rendere accessibile le informazioni della pubblica amministrazione ai cittadini, senza dover sostenere degli oneri sproporzionati e gravosi anche in sede giudiziale per far valere tale diritto. (4-17624)

Pubblicato 16 settembre 2017 da Aris Prodani in 2017, Documenti Camera

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Contrasto alla pedopornografia in rete e tutela minori – Interrogazione al Ministero dell’Interno   Leave a comment

​PRODANI — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che: 

il progressivo espandersi dell’evoluzione tecnologia ha portato alla nascita di nuove fattispecie criminose attuate tramite la rete internet come la pedofilia e la pedopornografia; 

la legge n. 38 del 2006 «Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet» introduce delle modifiche alle disposizioni già contenute nella legge n. 269 del 1998; 

infatti, già la citata legge n. 269 del 3 agosto 1998, aveva introdotto nel codice penale ed in quello di procedura penale importanti novità atte a permettere, alle forze di polizia ed alla magistratura, un contrasto maggiormente incisivo del fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, con particolare riguardo alla cosiddetta pedofilia on-line; 

l’Italia è stata tra i primi Paesi a dotarsi di una specifica normativa in materia aderendo ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo e a quanto sancito dalla dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma, alla luce della considerazione che, così come specificato all’articolo 1 della legge sopra citata, «la tutela dei fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale, costituisce obiettivo primario perseguito dall’Italia; 

la legge 1o ottobre 2012, n. 172, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale (Convenzione di Lanzarote), detta alcune norme di adeguamento dell’ordinamento interno volte a modificare il codice penale (introducendo i nuovi reati di adescamento di minorenni, anche attraverso internet, e di istigazione e apologia di pratiche di pedofilia e di pedopornografia), il codice di procedura penale e l’ordinamento penitenziario; 

in occasione della giornata contro la pedofilia, il 5 maggio 2017, l’associazione Telefono Azzurro ha presentato il dossier «Abuso sessuale e pedofilia. Storie, contesti e nuove sfide», evidenziando come «la maggior parte degli abusi sessuali segnalati vengano messi in atto da persone conosciute, perlopiù appartenenti al nucleo familiare. L’aumento delle segnalazioni che riguardano, invece, un responsabile estraneo è in linea con l’elevato numero di casi di abusi perpetuati attraverso Internet (adescamento e pedopornografia), luogo in cui è più probabile che i ragazzi stabiliscano relazioni potenzialmente rischiose con estranei»; 

Antonello Soro, presidente del garante per la protezione dei dati personali, durante l’esposizione della relazione annuale 2016 alla Camera dei deputati, ha evidenziato come «secondo recenti ricerche la pedopornografia in rete sarebbe in crescita vertiginosa, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli». Ciò avviene per la difficoltà di circoscrivere, sui social network, i potenziali destinatari delle comunicazioni; 

secondo la rubrica Digital Crime di Paolo Galdieri, avvocato e docente di informatica giuridica, pubblicata sul quotidiano online Key4biz, «quotidianamente apprendiamo degli aumenti di fatturato delle organizzazioni criminali che operano nel settore della pedopornografia, dell’enorme numero di minori coinvolti e, quindi, l’apertura di procedimenti penali a carico di soggetti che agiscono da ogni parte del territorio nazionale e oltre confine»; 

Galdieri, analizzando i processi celebrati negli ultimi anni e le condanne inflitte, ha constatato che «con estrema facilità sono puniti i soggetti che fruiscono del materiale e che lo ricedono, o distribuiscono, su piccola scala. A cavarsela sono, invece, proprio coloro che esprimono maggiore pericolosità sociale ovvero coloro che impiegano i minori come beni di consumo, sfruttandoli dal punto di vista sessuale per farne ingenti profitti»; 

«Tale impunità ha ragioni agevolmente individuabili, derivanti dal fatto che molti Paesi si rifiutano di cooperare sul piano giudiziario, non consentendo l’individuazione dei siti da cui parte la distribuzione del materiale. Stesso discorso per quanto attiene il turismo sessuale che, seppur apparentemente perseguito nei Paesi ove ha massima diffusione, viene troppo spesso tollerato dagli stessi, se non addirittura incentivato. Risulta agevole rilevare che un effettivo contrasto a questi fenomeni può avvenire solo attraverso una seria attività diplomatica, che imponga la sottoscrizione di accordi, al momento inesistenti, pena l’interruzione di rapporti anche commerciali» –: 

quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di promuovere una maggiore attività di controllo e verifica, sia in ambito nazionale che internazionale, con l’obiettivo comune di proteggere e tutelare bambini e ragazzi dal fenomeno criminale citato in premessa; 

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di prevenire e contrastare in maniera rapida ed efficiente la pedopornografia; 

alla luce dei fatti sopraesposti, se intendano promuovere una chiara attività diplomatica internazionale volta a reprimere la pedopornografia, una delle realtà criminali che ha maggiormente fruito delle innovazioni introdotte dalla «società dell’informazione». (4-17530)

Investimenti per la digitalizzazione delle imprese – Interrogazione al Mise   Leave a comment

PRODANI  — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il piano nazionale «Industria 4.0» è stato presentato a Milano il 21 settembre 2016 dall’ex Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi e dal Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, e prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività del Paese; 

il sito http://www.engage.it ha informato come «negli ultimi anni il mercato dell’e-commerce sia cresciuto estendendo la propria offerta anche a settori inizialmente molto lontani come il fashion, il food, il design»; 

secondo quanto elaborato dal portale web Statista, «il comparto del fashion ha registrato un incremento di circa il 42 per cento per un valore di 391 miliardi di dollari, seguito dal beauty con il 42 per cento pari a 84,5 miliardi e, infine, il design che registra una crescita di oltre il 36 per cento con 133 miliardi di dollari. Questi dati di crescita non sono però ancora sufficienti per considerare il settore dell’e-commerce maturo o capace di esprimere appieno le sue potenzialità, il digitale risulta essere la strada necessaria per le aziende che vogliono competere con successo nei prossimi anni, e la rivoluzione digitale non è uno scenario a medio-lungo termine, ma un fenomeno che sta già cambiando profondamente i consumatori e il modo di fare impresa»; 

il 18 luglio 2017 a Milano si è tenuto il primo convegno Netcomm Focus Lifestyle, organizzato da Netcomm in collaborazione con Pambianco. Durante l’incontro è stata presentata un’analisi della trasformazione in atto nelle imprese dei comparti simbolo del made in Italy, impegnati a cogliere le opportunità offerte dall’ecosistema digitale; 

l’Ansa ha riportato le conclusioni emerse dal convegno, sottolineando come «il mondo della moda e del lifestyle chieda di estendere il Piano Industria 4.0 all’e-commerce e agli investimenti in favore di un miglioramento della relazione con il cliente raggiungibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie»; 

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha dichiarato che «Industria 4.0 non ha dato abbastanza peso all’innovazione sulla trasformazione digitale della relazione commerciale verso il mercato» e ha esortato «il ministro Calenda, il quale ha dichiarato che l’e-commerce è un canale sottodimensionato rispetto al potenziale, a fare un passo ulteriore affinché gli incentivi del Piano 4.0 non vadano solo sul miglioramento della produttività e del cambiamento della parte machinary, ma avanzino anche verso investimenti mirati nella trasformazione digitale della distribuzione». La scommessa per il retail, infatti, «sta nella relazione a lungo termine con il cliente, quindi, bisogna conoscerlo sempre di più e in maniera diretta», investendo «in modelli predittivi, banche dati, sistemi di informatica avanzata»; 

Il Sole 24 ore, nell’articolo del 19 luglio 2017, ha riportato i dati presentati nel corso dell’evento. «Nel 2016 sono stati acquistati beni e servizi online del valore di 2.600 miliardi di dollari e i consumatori digitali hanno raggiunto la quota di 1,5 miliardi di persone. Per il Made in Italy è un’importante opportunità da cogliere. Le previsioni di crescita dell’e-commerce sono importanti: le vendite online di prodotti moda nel 2021 supereranno i 633 miliardi di dollari, mentre quelle di beauty e design toccheranno rispettivamente i 145 e i 213 miliardi»; 

David Pambianco, amministratore delegato di Pambianco Strategie di impresa, ha comunicato di aver deciso, in partnership con Netcomm, di dedicare ai settori moda, beauty e design un summit che analizzi ed approfondisca le sfide e le opportunità offerte dal digitale. «Ritengo che oggi saper gestire al meglio questa rivoluzione sia strategico per aziende come quelle lifestyle in cui l’immagine e la relazione con i propri consumatori sono leve di successo fondamentali.». Inoltre, evidenziando l’aspetto innovativo del settore moda, ha sostenuto come «il comparto abbia investimenti altissimi in ricerca sui materiali, sui tessuti, sui modelli. Ma gli sforzi che la moda cerca di attuare sono quasi sempre al di fuori dei benefici fiscali di legge. Auspico quindi una maggiore attenzione alle specificità degli investimenti del settore» –: 

alla luce di quanto esposto, se e quali iniziative di competenza intenda assumere per ampliare le disposizioni già in vigore nell’ambito del piano «industria 4.0», al fine di incentivare gli investimenti delle aziende italiane in materiali, strumentazioni, tecnologie, know-how, personale qualificato e consulenze relativi al settore dell’e-commerce; 

se intenda assumere iniziative per potenziare il piano «industria 4.0», al fine di prevedere ulteriori strumenti volti ad incentivare ogni tipo di investimento che possa favorire il processo di trasformazione digitale delle imprese operanti nel settore del made in Italy. (4-17529)

Rigassificatore Zaule: necessario conoscere la posizione del Governo – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il primo firmatario del presente atto nell’interrogazione 4-16981, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto «Trieste-Grado-Villesse», «se intendesse specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule» a Trieste; 

in occasione del summit dei Balcani occidentali, tenutosi nel capoluogo giuliano il 12 luglio 2017, il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, attraverso un comunicato stampa, ha riportato come ci siano ancora «dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori» e ha chiesto al Ministro interrogato, ospite dell’evento, di fornire chiarimenti sul quadro delle infrastrutture energetiche presenti nel Friuli Venezia Giulia; 

la nota ha evidenziato come «(…) resta ancora oscuro il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio 2017 si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule»; 

secondo quanto riportato, «La Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 giugno 2015 era stata rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto delineando il proprio parere sul gasdotto Trieste-Villesse. Il 14 giugno 2016 alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente della regione FVG Debora Serracchiani per sollecitare la presentazione del decreto. Il 15 giugno 2017 è stata dichiarata invece la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della vicenda è affidata alla Conferenza dei Servizi Decisoria che dovrà essere convocata dal Mise. Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente ? Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati»; 

il Comitato ha spiegato che attualmente «(…) nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU (Float storage and regassification unit). Occorre constatare che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, e che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico. Vorremmo che il Ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che in quella occasione esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti»; 

in ultimo, il Comitato ha sostenuto come «(…) anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva venga affidata al Consiglio dei ministri» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire definitivamente la posizione del Governo sulla costruzione del terminale per la rigassificazione di Gnl in località Zaule a Trieste e del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse». (5-11868)

Aggiornamenti e contenuti portale Italia.it – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-16979

presentato da

PRODANI Aris

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che: 

l’ENIT, Agenzia nazionale del turismo, è l’ente pubblico economico, sottoposto alla vigilanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, a cui è affidata la missione istituzionale di promozione dell’offerta turistica nazionale;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 maggio 2015, registrato alla Corte dei conti il 29 maggio 2015 e adottato con delibera commissariale n. 6 del 2015, è stato approvato Io statuto di Enit; 

l’articolo 2, nel ridefinire le competenze di Enit, al comma 1, lettera f), recita: «svolgere le attività attribuite dalla legge, dallo statuto e dai regolamenti con particolare utilizzazione di mezzi digitali, piattaforme tecnologiche e rete internet attraverso la gestione del portale “Italia.it”, nonché di ogni altro strumento di comunicazione ritenuto opportuno»; 

a giudizio degli interroganti, nel caso di Enit, la comunicazione puntuale dovrebbe risultare una fondamentale priorità ed il sito online, rappresentando il front office in versione digitale, dovrebbe contenere in maniera minuziosa le informazioni che l’Agenzia è obbligata ad inserire nelle proprie pagine web; 

per tale ragione, è fondamentale disporre un costante aggiornamento dei contenuti, che devono essere di facile consultazione, completi e attendibili. Risulta opportuno aggiornare a cadenze programmate il sito per verificare che i contenuti siano sempre attuali, soprattutto per quanto concerne la pubblicazione di dati statistici, bandi di gara, e ogni attività riguardante l’Istituto; 

il blog tuttosbagliatotuttodarifare, nell’articolo del 5 giugno 2017, ha analizzato il sito online di Enit e Italia.it, evidenziando alcune criticità. In particolare, ha sottolineato nella sezione specifica delle «news» la mancanza di traduzione in altre lingue all’infuori dell’italiano, infatti, «le ultime notizie pubblicate in altre lingue risalgono a Febbraio 2017. Nella versione cinese poi c’è sempre l’immancabile link in home-page a Expo 2015, di ben due anni fa»; 

inoltre, secondo quanto riportato dal blog nella parte «bandi di gara in corso» non compare alcuna pubblicazione di nuovi avvisi; 

nel sito internet Italia.it, per quanto concerne la sezione «Scopri l’Italia», a titolo esemplificativo, nella parte dedicata alla regione Liguria compare una foto rappresentante la Baia del Silenzio di Sestri Levante «che in realtà conduce alla scheda descrittivo-didascalica della città di Genova. Mentre la baia è citata solo a fine scheda»; 

l’Osservatorio nazionale del turismo (ONT), istituito con decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 6 aprile 2006, successivamente regolamentato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 febbraio 2007, è stato affidato all’ENIT con il decreto-legge «Art Bonus». L’Osservatorio nazionale del turismo ha compiti di studio, analisi e monitoraggio delle dinamiche economico-sociali e tecnologiche, qualitative e quantitative d’interesse turistico. Gli obiettivi fondamentali consistono nel: dare una visione sistemica della ricerca esistente sul turismo unificando le fonti e i dati; divulgare in tempo reale informazioni e dati scientificamente accreditati su trend e fenomeni turistici; fornire indicazioni previsionali e strategiche utili per le strategie di promozione del sistema Paese e per la comunicazione, promozione e commercializzazione dell’offerta turistica; 

per quanto riguarda la pagina online dedicata all’Ont, le ricerche monografiche, periodiche, i trend, la sezione inerente i documenti ufficiali di studio e ricerca sul turismo delle regioni italiane, la parte che raccoglie tutti i documenti di carattere strategico e di pianificazione realizzati ai diversi livelli territoriali, nazionali e internazionali, relativi alle politiche di sviluppo turistico, risultano poco aggiornati. Il capitolo ideato per gli «eventi» non presenta alcuna informazione. I dati ufficiali provenienti da Banca d’Italia, sui movimenti turistici alle frontiere, dei viaggiatori italiani all’estero e di quelli stranieri in Italia, a partire dal 2004, sono «fermi al 2014» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire le ragioni dell’esiguo aggiornamento del portale online dedicato all’Osservatorio nazionale del turismo; 

se e quali iniziative, di concerto con Enit, intenda assumere, per garantire un aggiornamento del portale regolare e sistematico, caratterizzato da tempistiche costanti e da contenuti online completi, fondamentali per informare i cittadini di tutte le attività che caratterizzano l’Agenzia nazionale del turismo. (4-16979)