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Contrastare la pedopornografia – Interrogazione al Ministro dell’interno, al Ministro dello sviluppo economico   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell’interno, al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che:

secondo l’articolo del 23 maggio 2017 pubblicato su Il Giornale d’Italia, «la tutela dei minori è un tema sempre attuale, e lo è maggiormente oggi che i social network scandiscono le giornate di tanti giovani. Quello del web è un mondo per molti aspetti insidioso, lo è per le persone deboli e indifese, soprattutto come i bambini e gli adolescenti. L’evoluzione tecnologica ha portato alla nascita di nuove fattispecie criminose come la pedofilia e la pedopornografia»;

la criminologa Abruzzone ha evidenziato come, «negli ultimi cinque anni, siano quadruplicati i casi di violenza sessuale su minori giunti all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria. Due volte su tre, a diventare vittime di questo genere di condotte di abuso, sono proprio le bambine in età prepuberale e preadolescenti. Tra i reati a sfondo sessuale, a registrare l’aumento più drammatico negli ultimi anni, è sicuramente la pornografia minorile. Purtroppo, proprio in tale ambito, l’utilizzo dei social media si è rivelato decisamente favorevole per i molestatori di minori, che così riescono a selezionare e a raggiungere le potenziali vittime senza fatica»;

la legge 6 febbraio 2006, n. 38, ha introdotto delle modifiche alle disposizioni già contenute nella legge n. 269 del 1998, la quale aveva incluso nel codice penale ed in quello di procedura penale importanti novità atte a permettere, alle forze di polizia ed alla magistratura, un contrasto maggiormente incisivo del fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, con particolare riguardo alla cosiddetta pedofilia on-line;

durante il convegno «Child Dignity in the Digital World», il primo congresso globale sulla pedofilia e le violenze online, Papa Francesco, di fronte al dilagare in Internet della pedopornografia, e, nello specifico, in relazione allo sviluppo della Rete, utilizzata, quale strumento per accedere a potenziali vittime minori, ha dichiarato come «occorra guardarsi dalla visione ideologica e mitica della Rete come regno della libertà senza limiti», e ha invitato politici e fedi religiose, multinazionali e forze di polizia, «a lavorare insieme per affrontare il problema della protezione efficace della dignità dei minori nel mondo digitale»;

il sito online http://www.key4biz.it, il 7 novembre 2017, ha ricordato che «per postare su Facebook, Instagram e sugli altri social network le foto dei figli minorenni occorra il consenso di entrambi i genitori. L’ha stabilito il tribunale di Mantova, pronunciando una sentenza a favore di un padre separato che aveva chiesto all’ex compagna la rimozione e la non continua pubblicazione su Facebook delle fotografie dei figli minorenni. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto che l’inserimento delle foto dei figli minori sui social network, nonostante l’opposizione di uno dei genitori, è vietato per tre motivi: è una violazione della “tutela dell’immagine” prevista dall’articolo 10 del Codice Civile, che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto, è una violazione del Codice della privacy che tutela la riservatezza dei dati personali, è una violazione degli articoli 1 e 16, 1° co. della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo, secondo cui “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione” e che “il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”»;

in merito ai rischi correlati alla pubblicazione sui social network delle foto che ritraggono i minori, il quotidiano online ha spiegato che, tali immagini «possono essere salvate e poi utilizzate da malintenzionati, attraverso anche fotomontaggi, come materiale pedopornografico diffuso soprattutto nel Deep web, la parte “nascosta” di Internet, vasta circa 550 volte rispetto al web “visibile”, quello sul quale navighiamo generalmente e caratterizzato dai motori di ricerca, siti d’informazione e social network, per esempio. Invece il Dark web è una “free zone”, utilizzata anche dai pedofili e dai pedocriminali in quasi perfetto anonimato e che le Polizie del mondo faticano a controllare»;

nell’interrogazione n. 4-17530, ancora senza risposta, il primo firmatario del presente atto ha analizzato la tematica e ha richiesto al Governo «quali iniziative intendesse assumere al fine di prevenire e contrastare in maniera rapida ed efficiente la pedopornografia, e se intendesse promuovere una chiara attività diplomatica internazionale volta a reprimere tale crimine» –:

alla luce dei fatti riportati, quali iniziative urgenti ed efficaci il Governo intenda porre in essere, al fine di proteggere e tutelare i bambini e i ragazzi dal fenomeno criminale citato in premessa.
(4-18464)

operzione pedopornografia 20 luglio 2016-2

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Pubblicato 14 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Creazione di stazioni di servizio e stoccaggio di Gnl nei porti italiani – Interrogazione al Mise e al Mit   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

la direttiva europea n. 94 del 2014 ha delineato l’obbligo per gli Stati membri di sviluppare e adottare, entro due anni dall’entrata in vigore della direttiva medesima, una strategia politica nazionale tesa a valutare i mercati potenziali dei combustibili alternativi e definire gli obiettivi di infrastrutturazione, le strategie di sviluppo delle reti distributive e le necessarie misure di sostegno;

per quanto riguarda le previsioni riguardanti la fornitura del Gnl (gas naturale liquefatto) per uso marittimo, «gli Stati Membri dovranno assicurare che un numero appropriato di punti di fornitura di GNL siano realizzati nei porti marittimi per consentire che le navi (adibite al trasporto marittimo e alla navigazione in acque interne) che utilizzano il GNL possano circolare attraverso la rete principale dei porti TEN-T entro il 31 dicembre 2025.». Nel preambolo 21 si evidenzia «che la decisione di localizzazione dei punti di fornitura LNG nei porti dovrebbe essere basata su un’analisi costi benefici comprensiva dei benefici ambientali»;

secondo l’articolo del 24 gennaio 2017, pubblicato sul sito rienergia.it, «a luglio 2015, Costa Crociere, il leader di mercato dell’Europa continentale nel settore crocieristico, ha annunciato l’ordine delle prime due navi da crociera alimentate in mare aperto a GNL che saranno costruite nel cantiere navale Meyer a Turku e saranno consegnate rispettivamente nel 2019 e nel 2021»;

nello specifico, «si tratta di due unità da 337 metri di lunghezza e 183.000 tonnellate di stazza lorda, con una capacità di trasporto passeggeri di ben 6.600 persone ciascuna. Il gas sarà immagazzinato a bordo delle navi e utilizzato in navigazione per fornire il 100 per cento dell’energia necessaria, riducendo in maniera significativa le emissioni di gas di scarico». Neil Palomba, Direttore Generale della compagnia, ha spiegato che «le due navi Costa rappresentano una vera innovazione per il mercato e fisseranno nuovi standard per l’intero settore: saranno le prime navi green alimentate con GNL con benefici sul piano ambientale che vanno dall’eliminazione delle emissioni di ossido di zolfo, fino alla riduzione del 95 per cento delle emissioni di particolati, dell’85 per cento degli ossidi di azoto e del 25 per cento di carbonio»;

come riportato da fonti di stampa, «la blue economy in Italia vale 43 miliardi di euro, pari al 3,5 per cento del Pil, e 835 mila posti di lavoro e la crocieristica rappresenta uno dei settori cruciali dell’economia blu. Clia, l’associazione delle Cruise Company, e le grandi compagnie di crociere bacchettano l’Italia sulle infrastrutture portuali per le nuove grandi navi passeggeri. Nel mirino, in particolare, il ritardo nella creazione di stazioni di stoccaggio e distribuzione per il Gnl. L’Italia ha diversi progetti in atto per il rifornimento di navi con propulsione a metano, i più avanzati dei quali sono quelli che riguardano la Sardegna, ma nessuno sembra ancora a uno stadio tale da convincere gli armatori delle crociere»;

«Al momento nessun porto italiano sembra essere attrezzato per sviluppare, nel breve periodo, le infrastrutture necessarie al rifornimento di Gnl. L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi del Mediterraneo e sta rischiando di perdere una grande occasione. È necessario un cambiamento o il rischio è che le compagnie debbano andare altrove»;

il sito di Repubblica.it, il 3 luglio 2017, ha evidenziato come «il problema sia quello di creare anche nei porti italiani una serie di depositi di “Lng Liquefied natural gas” a cui possono accostare le “bettoline” incaricate di portare il rifornimento alle grandi navi in banchina. L’avvertimento è stato trasmesso, di recente, dai rappresentanti di due colossi del mercato delle crociere, Carnival, numero uno al mondo nel comparto “cruise”, e Msc Crociere. Arnold Donald, Ceo di Carnival, ha spronato l’Italia ad attrezzarsi per tempo all’arrivo delle nuove navi “green” già ordinate ai cantieri»;

in ultimo, secondo quanto riportato dal quotidiano online menzionato, «il Mise ha appena comunicato la mappa dei progetti che puntano allo sviluppo del Lgn come combustibile alternativo per le navi. Il progetto è stato presentato ad Oristano. Sempre in Sardegna, ma a Cagliari, l’Autorità portuale sta verificando il progetto consegnato dalla società Isgas. Altri progetti in arrivo potrebbero riguardare Porto Marghera, mentre sono state annunciate analoghe intenzioni da parte delle società che gestiscono i rigassificatori di Rovigo e di Livorno: in questo caso parte delle strutture potrebbero essere riadattate per operare anche come stazioni di rifornimento di bettoline» –:

alla luce dei fatti esposti, quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere in relazione alla localizzazione e alla creazione di stazioni di servizio e stoccaggio di Gnl nei porti italiani e secondo quali tempistiche.
(4-18451)

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Pubblicato 10 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Pratiche commerciali scorrette – Interrogazione al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico

Per sapere – premesso che:

negli ultimi anni, come riportato da diverse fonti di stampa, «aumenta il rischio di attivare servizi a pagamento indesiderati sui dispositivi elettronici quali telefoni cellulari, palmari, smartphone tablet». Il sito http://www.laleggepertutti.it ha informato come la «particolarità di questi servizi sia legata allo sviluppo delle tecnologie touchscreen»;

Secondo Repubblica.it del 19 febbraio 2015, «gli italiani che utilizzano servizi aggiuntivi via internet dal proprio smartphone sono 10 milioni. Il 4 per cento di loro non ha mai chiesto di farlo, ma si è ritrovato abbonato al prezzo di centinaia di euro, oppure si è imbattuto nelle offerte più strane»;

l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il 21 gennaio 2015, ha dichiarato di aver «irrogato, ai principali operatori del settore delle comunicazioni mobili (Telecom, Wind, Vodafone e H3G), una sanzione pari a 1.750.000 euro ciascuno per Telecom e H3G, e a 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone, per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito della commercializzazione dei servizi premium utilizzati via Internet da terminale mobile»;

nel corso del 2014, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ricevuto varie segnalazioni con le quali associazioni di consumatori e utenti di telefonia mobile denunciavano la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito telefonico della SIM, di servizi a sovrapprezzo (i cosiddetti servizi premium) accessibili durante la navigazione in mobilità mediante bannerpop up e landing page;

durante le ispezioni eseguite con l’assistenza della Guardia di finanza, l’Autorità ha accertato che «i quattro operatori citati hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte: da un lato, l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la SIM alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; dall’altro, l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore»;

nei confronti delle società H3G e Tim, la pratica si è articolata in un’ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un’espressa manifestazione di volontà da parte dell’utente. Secondo l’Antitrust, «la responsabilità delle quattro aziende discende, anche, dal fatto che gli operatori traggono uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili. Ai sensi del Codice del Consumo, l’Agcm ha giudicato questa pratica contraria alla diligenza professionale e idonea a falsare il comportamento economico del consumatore. La stessa Autorità ne ha vietato, perciò, la diffusione o continuazione, oltre a irrogare le sanzioni, stabilendo che gli operatori comunichino entro 60 giorni le iniziative assunte per ottemperare alla diffida»;

secondo l’articolo di Repubblica.it del 2 agosto 2017, «a nulla, o poco, sembrano essere valsi i pesanti provvedimenti emessi dall’AGCM, secondo gli utenti e le associazioni dei consumatori, c’è ancora molto da fare. Accettando di continuare la navigazione, o anche solo scrollando la pagina sul proprio smartphone, si finisce per pagare qualche centesimo a pagina, oppure somme uniche scalate dal credito disponibile su base settimanale o mensile»;

il sito http://www.federconsumatori-fvq.it ha evidenziato che «le imprese responsabili di queste pratiche scorrette hanno sede in territori extra europei, e perseguirle legalmente risulta quasi impossibile; gli operatori telefonici, che cedono i numeri a queste grandi aziende pubblicitarie, secondo l’Antitrust non solo non tutelano sufficientemente i loro utenti, ma sono accusati di aver costruito un sistema di per sé lesivo dei diritti degli utenti stessi» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, quali iniziative di competenza, anche normative, intenda assumere per tutelare i consumatori ed evitare le pratiche scorrette menzionate;

quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato affinché le aziende telefoniche non addebitino tali servizi premium in assenza di un esplicito consenso all’abilitazione da parte degli utenti.
(4-18336)

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Pubblicato 6 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera

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Potenziare l’offerta digitale dei servizi turistici – Interrogazione al Mibact e al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che:

dal 12 al 14 ottobre 2017 si è tenuta, presso la Fiera di Rimini, la cinquantaquattresima edizione di TTG Incontri 2017, il principale marketplace del turismo B2B (business to business) in Italia;

durante la seconda giornata, è stato presentato lo studio elaborato dall’Osservatorio innovazione digitale nel turismo della School of management del Politecnico di Milano. Come riportato dall’articolo pubblicato il 14 ottobre 2017 da TTGItalia.com, «la ricerca ha analizzato i comportamenti nel web di chi cerca, sceglie e prenota un viaggio, ma anche di chi si occupa dell’offerta al consumatore, dai grandi player del settore ai piccoli esercenti»;

secondo la relazione, «a fine 2017 il mercato Travel italiano varrà oltre 55 miliardi di euro, con una crescita del 4 per cento rispetto al 2016. La crescita è generata principalmente proprio dalla componente digitale che, con un valore complessivo di quasi 11,2 miliardi di euro, rappresenta oltre un quinto del mercato e fa segnare un aumento del 9 per cento rispetto a dodici mesi fa (quando l’incremento annuale si era fermato all’8 per cento); mentre la componente tradizionale cresce del 3 per cento e raggiungerà quota 43,8 miliardi»;

Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio, ha spiegato che «il mercato dei viaggi in Europa vive un momento di ripresa e cresce grazie, anche, alle nuove opportunità offerte dal digitale agli attori tradizionali, e alla capacità delle Internet Company di espandere il proprio business. In Italia, dove il contesto competitivo è molto più frastagliato, il mercato comunque cresce del 3-4 per cento.
Per gli attori del sistema di offerta è quindi un momento propizio per costruire quelle reti digitali: big data analytics, intelligenza artificiale e realtà aumentata diventeranno sempre più centrali e la velocità con cui si sapranno comprendere e sfruttare questi nuovi fenomeni nei prossimi 3-5 anni stabilirà chi subirà l’innovazione rispetto a chi riuscirà a darsi un ruolo sul mercato»;

la ricerca ha delineato anche l’identikit del turista digitale italiano, mettendo in evidenza che «non esiste più una categoria omogenea di questo utente, piuttosto esistono macro-classi di viaggiatori che utilizzano Internet con intensità e scopi diversi». In merito, esistono i «voraci digitali», pari al 42 per cento che utilizzano prevalentemente internet per le prenotazioni come un marketplace, in cui i molteplici stimoli in logica di cross-buying fanno sì che l’acquisto di un prodotto traini altri. Nello specifico, questi utenti spendono più della media, fanno maggior uso del mobile e prenotano con maggior anticipo; i «selettivi digitali», pari al 58 per cento che invece prenotano last minute e utilizzano la Rete in modo meno intenso, soprattutto per ricerca e condivisione;

per quanto concerne l’offerta del sistema turistico italiano, il comparto nel quale la trasformazione digitale si è maggiormente sviluppata è quello delle «strutture ricettive, che si trovano in questo momento a gestire il passaggio dall’adozione degli strumenti digitali a un governo efficace degli stessi (…). Le strutture che riescono ad avere una percentuale maggiore di prenotazioni dirette sono quelle che puntano su una relazione stabile con il cliente e usano strumenti promozionali come email marketing verso i propri contatti»;

Eleonora Lorenzini, dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano, ha spiegato come «nel mercato italiano, siano diversi i macro-trend trasversali che è importante non trascurare. Si stanno costruendo enormi flussi turistici digitali legati al business travel che vanno intercettati nel breve termine da parte dell’offerta. (…) Le attività in destinazione (come ristorazione, musei, parchi, escursioni) si stanno digitalizzando e la fisicità che comportano può garantire una difendibilità superiore rispetto ai servizi che i grandi player internet internazionali possono offrire con economie di scala impareggiabili». Infine, «alcune aziende esponenti del mondo tradizionale dei viaggi stanno iniziando a collaborare con startup e fornitori di tecnologia, anche se non sempre in modo efficace e con eccessiva rigidità da entrambe le parti. Questo percorso verso smart workingopen innovation e approccio basato sui dati dovrà continuare con costanza, mutuando esperienze che da anni sono state fatte in altri settori per evitare di commettere errori già visti» –:

se il Governo intenda definire chiaramente le strategie future volte a potenziare l’offerta digitale dei servizi turistici;

come si intenda sviluppare e rafforzare l’utilizzo degli strumenti digitali e tecnologicamente avanzati, con l’obiettivo di valorizzare e incrementare l’attività turistica italiana.
(4-18335)

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Pubblicato 6 novembre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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E commerce aziende italiane – Interrogazione al MISE   Leave a comment

PRODANI — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

il presidente di Netcomm Roberto Liscia, in occasione del Netcomm Forum 2017, ha spiegato che in Italia è «in atto un cambiamento sistemico di acquisto e offerta che coinvolge alcuni fattori importanti del commercio elettronico. Il digitale (…) intride moltissimi aspetti della vita quotidiana del consumatore. Nel 2016 sono stati acquistati nel mondo beni e servizi online per circa 2.600 miliardi di euro, registrando una crescita del 17 per cento rispetto al 2015 e i consumatori che acquistano online hanno raggiunto la quota di 1,4 miliardi»;
la rivista online Wired.it, nell’articolo del 3 maggio 2017, ha riportato il quadro emerso dai dati presentati dall’Osservatorio eCommerce B2C (School of management del Politecnico di Milano e Netcomm) nell’ultima edizione del Forum menzionato, e ha evidenziato come in Italia «(…) tra il 2015 e il 2016 le vendite online siano aumentate». Tuttavia, «confrontando la situazione con le abitudini di acquisto di altri paesi europei, emerge che il commercio elettronico in Italia non è ancora così diffuso»;
il sito http://www.insidemarketing.it ha evidenziato come «le cause del ritardo italiano siano molteplici e tutte legate ad un ecosistema digitale poco sviluppato. I sistemi di eCommerce, infatti, sono diffusi soprattutto in paesi con un alto tasso di ricerca e sviluppo, un elevato numero di brevetti e competenze digitali molto avanzate. Inoltre, bisogna tener conto che in Italia esiste un contesto legale e fiscale poco incentivante (…)»;
durante l’11° Consumer & Retail Summit de Il Sole24Ore svoltosi a Milano il 3 ottobre 2017, analisti ed esperti del settore hanno delineato il quadro sull’andamento del retail 4.0;
Alessio Agostinelli, partner e managing director di The Boston Consulting group (BCG), nel corso dell’evento, ha affermato «l’era digitale è un’opportunità per i retailer tradizionali. L’onda del commercio elettronico viene alimentata anche dall’evoluzione tecnologica. Oggi in Italia il peso dei commercio online è solo il 2,8 per cento del totale ma si stima che arrivi al 7,3 per cento entro il 2021»;
le aziende italiane, nonostante stiano sperimentando sempre di più le vendite online, risultano limitate rispetto ai Paesi europei. Nello specifico «il Regno Unito si colloca al 15,5 per cento per quanto riguarda il peso delle vendite online, la Francia al 10,2 per cento, la Germania al 9,9 per cento. Prima dell’Italia, ci sono anche la Spagna al 4,2 per cento e la Grecia al 3,5 per cento. Tuttavia la frammentazione della rete commerciale, con 750 mila negozi in sede fissa e oltre 200 mila ambulanti, giustificano il “ritardo” italiano, soprattutto nel settore alimentare»;
grazie all’utilizzo del digitale si accorciano, inoltre, i tempi per coinvolgere un numero elevato di utenti. A riguardo il report di Bcg ha spiegato che «alcune aziende importanti del web hanno raggiunto 50 milioni di utenti con una rapidità elevata. Facebook, ad esempio, ha impiegato 3,5 anni, Aol 2,5 anni e Whatsapp meno di 2 anni. Il dato diventa significativo se paragonato ai 75 anni impiegati dalle compagnie telefoniche o ai 38 di quelle televisive per raggiungere lo stesso identico risultato»;
inoltre, in Italia l’e-commerce appare un fenomeno trasversale che non coinvolge tutti i settori allo stesso modo. «Se nell’ambito dei prodotti alimentari lo scetticismo prevale sulla curiosità, nel settore dell’elettronica, invece, si registrano aumenti significativi»;
tuttavia, «un aumento delle vendite online non sempre equivale a maggiori ricavi. Un caso esemplificativo è quello che riguarda MediaWorld: nel primo semestre dell’anno fiscale 2016/17 i prodotti acquistati online sono cresciuti del 45 per cento mentre quelli venduti nel negozio fisico sono diminuiti del 3 per cento. Dati che si tramutano in un -1,5 per cento dei ricavi complessivi. (…) Le aziende, per avere successo, devono trovare la giusta combinazione tra l’offerta virtuale e offerta fisica (…)» –:
quali iniziative intenda promuovere per garantire e incrementare lo sviluppo dell’e-commerce;
quali strumenti intenda utilizzare per ridurre il digital divide tra l’Italia e i Paesi europei e consentire lo sviluppo nel commercio elettronico delle aziende italiane. 
(4-18162)

Pubblicato 5 novembre 2017 da Aris Prodani in Articoli 2011

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Sviluppo e-commerce – Interrogazione al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che:

il presidente di Netcomm Roberto Liscia, in occasione del Netcomm Forum 2017, ha spiegato che in Italia è «in atto un cambiamento sistemico di acquisto e offerta che coinvolge alcuni fattori importanti del commercio elettronico. Il digitale (…) intride moltissimi aspetti della vita quotidiana del consumatore. Nel 2016 sono stati acquistati nel mondo beni e servizi online per circa 2.600 miliardi di euro, registrando una crescita del 17 per cento rispetto al 2015 e i consumatori che acquistano online hanno raggiunto la quota di 1,4 miliardi»;

la rivista online Wired.it, nell’articolo del 3 maggio 2017, ha riportato il quadro emerso dai dati presentati dall’Osservatorio eCommerce B2C (School of managementdel Politecnico di Milano e Netcomm) nell’ultima edizione del Forum menzionato, e ha evidenziato come in Italia «(…) tra il 2015 e il 2016 le vendite online siano aumentate». Tuttavia, «confrontando la situazione con le abitudini di acquisto di altri paesi europei, emerge che il commercio elettronico in Italia non è ancora così diffuso»;

il sito http://www.insidemarketing.it ha evidenziato come «le cause del ritardo italiano siano molteplici e tutte legate ad un ecosistema digitale poco sviluppato. I sistemi di eCommerce, infatti, sono diffusi soprattutto in paesi con un alto tasso di ricerca e sviluppo, un elevato numero di brevetti e competenze digitali molto avanzate. Inoltre, bisogna tener conto che in Italia esiste un contesto legale e fiscale poco incentivante (…)»;

durante l’11° Consumer & Retail Summit de Il Sole24Ore svoltosi a Milano il 3 ottobre 2017, analisti ed esperti del settore hanno delineato il quadro sull’andamento del retail 4.0;

Alessio Agostinelli, partner e managing director di The Boston Consulting group (BCG), nel corso dell’evento, ha affermato «l’era digitale è un’opportunità per i retailer tradizionali. L’onda del commercio elettronico viene alimentata anche dall’evoluzione tecnologica. Oggi in Italia il peso dei commercio online è solo il 2,8 per cento del totale ma si stima che arrivi al 7,3 per cento entro il 2021»;

le aziende italiane, nonostante stiano sperimentando sempre di più le vendite online, risultano limitate rispetto ai Paesi europei. Nello specifico «il Regno Unito si colloca al 15,5 per cento per quanto riguarda il peso delle vendite online, la Francia al 10,2 per cento, la Germania al 9,9 per cento. Prima dell’Italia, ci sono anche la Spagna al 4,2 per cento e la Grecia al 3,5 per cento. Tuttavia la frammentazione della rete commerciale, con 750 mila negozi in sede fissa e oltre 200 mila ambulanti, giustificano il “ritardo” italiano, soprattutto nel settore alimentare»;

grazie all’utilizzo del digitale si accorciano, inoltre, i tempi per coinvolgere un numero elevato di utenti. A riguardo il report di Bcg ha spiegato che «alcune aziende importanti del web hanno raggiunto 50 milioni di utenti con una rapidità elevata. Facebook, ad esempio, ha impiegato 3,5 anni, Aol 2,5 anni e Whatsapp meno di 2 anni. Il dato diventa significativo se paragonato ai 75 anni impiegati dalle compagnie telefoniche o ai 38 di quelle televisive per raggiungere lo stesso identico risultato»;

inoltre, in Italia l’e-commerce appare un fenomeno trasversale che non coinvolge tutti i settori allo stesso modo. «Se nell’ambito dei prodotti alimentari lo scetticismo prevale sulla curiosità, nel settore dell’elettronica, invece, si registrano aumenti significativi»;

tuttavia, «un aumento delle vendite online non sempre equivale a maggiori ricavi. Un caso esemplificativo è quello che riguarda MediaWorld: nel primo semestre dell’anno fiscale 2016/17 i prodotti acquistati online sono cresciuti del 45 per cento mentre quelli venduti nel negozio fisico sono diminuiti del 3 per cento. Dati che si tramutano in un -1,5 per cento dei ricavi complessivi. (…) Le aziende, per avere successo, devono trovare la giusta combinazione tra l’offerta virtuale e offerta fisica (…)» –:

quali iniziative intenda promuovere per garantire e incrementare lo sviluppo dell’e-commerce;

quali strumenti intenda utilizzare per ridurre il digital divide tra l’Italia e i Paesi europei e consentire lo sviluppo nel commercio elettronico delle aziende italiane.
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Pubblicato 16 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, X Commissione

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Turismo montano – Interrogazione al Mise, al Mibact, al Mipaaf   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Per sapere – premesso che:

come riportato nel Manuale del turismo montano, pubblicato dalla Touring University Press nel 2002, «Il turismo per alcune aree di montagna ha rappresentato una fondamentale attività economica in grado di evitare il completo spopolamento e di garantire alla popolazione possibilità di lavoro e di reddito. Dopo il boom degli anni passati, oggi per le destinazioni turistiche montane è necessario rivedere le proprie strategie di sviluppo e di posizionamento sul mercato»;

Giorgio Daidola, docente di economia e gestione delle imprese turistiche all’università degli studi di Trento, nell’articolo de Il Fatto Quotidiano del 5 settembre 2014, ha dichiarato come occorra rivedere «il modello del turismo invernale, altrimenti si rischia di sprecare altri soldi pubblici. (…) In seguito alla diminuzione dei flussi, tutto il turismo invernale è in crisi. In Val di Fassa e a Madonna di Campiglio, per esempio, il tasso di occupazione delle camere alberghiere durante l’anno ormai è del 30-35 per cento e buona parte degli alberghi è in perdita»;

secondo quanto è stato dichiarato da Giuliano Tonarelli, albergatore di Cutigliano, in provincia di Pistoia, è opinione comune pensare solo alla neve, 3 massimo 4 mesi, credendo che sia la panacea dei problemi, e non si pensa nemmeno lontanamente alla primavera, all’estate e all’autunno, ossia gli altri 8-9 mesi. Al suo albergo e agli alberghi montani sono più di vent’anni che non danno un contributo. Eppure anche gli alberghi fanno turismo. Al momento sono tutti, o quasi tutti, vecchi, obsoleti e non offrono più quello che il turista chiede;

a giudizio degli interroganti per le imprese montane si segnalano perduranti criticità di bilancio in quanto le circa 100 giornate invernali e le 15/20 estive non permettono di ottenere una redditività soddisfacente. La scarsità di utile di esercizio ostacola i nuovi investimenti, impoverendo conseguentemente l’offerta infrastrutturale complessiva e spostando le popolazioni locali verso attività più redditizie;

ad esempio, secondo l’articolo del 30 gennaio 2015 pubblicato sul Messaggero Veneto, «in 23 anni, ossia dal censimento del 1991 agli ultimi dati ufficiali Istat, si sono persi all’interno del comprensorio dell’Alto Friuli, caratterizzato da 63 comuni tra Gemonese, Carnia, Val Canale-Canal del Ferro e zona collinare, ben 6.425 abitanti. Non sono ancora scomparsi dalle cartine, ma il destino per questi territori appare inesorabile.»;

il rapporto «La montagna perduta» del 9 febbraio 2016, curato dal Centro Europa Ricerche (CER) e dalla Trentino School of Management (TSM), ha illustrato come in Italia «la popolazione montana sia crollata dal 42 al 26 per cento in 60 anni», nonostante rappresentino il 43 per cento della superficie italiana, i territori montani subiscono un progressivo e silenzioso spopolamento verso le pianure. La relazione evidenzia che «la responsabilità non è tanto da attribuire all’orografia quanto a scelte politiche sbagliate. Tanto è vero che, dove i decisori pubblici hanno saputo mettere in campo policy pubbliche lungimiranti, i dati sono in netta controtendenza, fino a rappresentare delle vere e proprie best practice per l’intero Paese»;

il curatore dello studio, Gianfranco Cerea, economista dell’università di Trento, ha sottolineato che «avere meno popolazione significa avere meno peso politico, minore domanda di servizi e un’organizzazione più difficile con una conseguente maggiore propensione all’emigrazione in pianura»;

il sito http://www.montagna.tv nell’articolo dell’8 luglio 2016 ha riportato il rapporto della Coldiretti il quale ha evidenziato come, negli ultimi vent’anni, «il 53 per cento degli agricoltori abbia abbandonato la montagna provocando il raddoppio della superficie boschiva, che, se sfruttata adeguatamente, potrebbe fornire ben 35 mila posti di lavoro». Inoltre, «l’assenza dell’attività umana espone il territorio al dissesto idrogeologico. In Italia i comuni interessati sono 7.145, di cui più della metà è a rischio» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se, e secondo quali modalità, i Ministri interrogati, di concerto con l’Enit, con gli enti regionali e con i maggiori stakeholdernazionali interessati al comparto montano, intendano promuovere la risorsa montana italiana nei suoi utilizzi complessivi, nella sua accezione storica, culturale, sociale, naturalistica, economica e turistica;

quali iniziative strategiche e di management intendano intraprendere affinché il turismo montano possa continuare a rappresentare per le comunità alpine una fonte economica sostenibile, oltre a valorizzarne le peculiarità socioculturali e naturali;

se intendano attivare un centro studi, che analizzi le nuove tendenze del mercato montano, finalizzato a valutare il potenziale turistico di un territorio;

quali iniziative intendano assumere per evitare lo spopolamento delle aree montane;

se intendano promuovere campagne di comunicazione atte a diffondere il prodotto turistico montano e contribuire alla destagionalizzazione della domanda.
(4-18056)

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Link Sito Camera

Pubblicato 6 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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