Archivio per l'etichetta ‘Mise

Investimenti per la digitalizzazione delle imprese – Interrogazione al Mise   Leave a comment

PRODANI  — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il piano nazionale «Industria 4.0» è stato presentato a Milano il 21 settembre 2016 dall’ex Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi e dal Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, e prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività del Paese; 

il sito http://www.engage.it ha informato come «negli ultimi anni il mercato dell’e-commerce sia cresciuto estendendo la propria offerta anche a settori inizialmente molto lontani come il fashion, il food, il design»; 

secondo quanto elaborato dal portale web Statista, «il comparto del fashion ha registrato un incremento di circa il 42 per cento per un valore di 391 miliardi di dollari, seguito dal beauty con il 42 per cento pari a 84,5 miliardi e, infine, il design che registra una crescita di oltre il 36 per cento con 133 miliardi di dollari. Questi dati di crescita non sono però ancora sufficienti per considerare il settore dell’e-commerce maturo o capace di esprimere appieno le sue potenzialità, il digitale risulta essere la strada necessaria per le aziende che vogliono competere con successo nei prossimi anni, e la rivoluzione digitale non è uno scenario a medio-lungo termine, ma un fenomeno che sta già cambiando profondamente i consumatori e il modo di fare impresa»; 

il 18 luglio 2017 a Milano si è tenuto il primo convegno Netcomm Focus Lifestyle, organizzato da Netcomm in collaborazione con Pambianco. Durante l’incontro è stata presentata un’analisi della trasformazione in atto nelle imprese dei comparti simbolo del made in Italy, impegnati a cogliere le opportunità offerte dall’ecosistema digitale; 

l’Ansa ha riportato le conclusioni emerse dal convegno, sottolineando come «il mondo della moda e del lifestyle chieda di estendere il Piano Industria 4.0 all’e-commerce e agli investimenti in favore di un miglioramento della relazione con il cliente raggiungibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie»; 

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha dichiarato che «Industria 4.0 non ha dato abbastanza peso all’innovazione sulla trasformazione digitale della relazione commerciale verso il mercato» e ha esortato «il ministro Calenda, il quale ha dichiarato che l’e-commerce è un canale sottodimensionato rispetto al potenziale, a fare un passo ulteriore affinché gli incentivi del Piano 4.0 non vadano solo sul miglioramento della produttività e del cambiamento della parte machinary, ma avanzino anche verso investimenti mirati nella trasformazione digitale della distribuzione». La scommessa per il retail, infatti, «sta nella relazione a lungo termine con il cliente, quindi, bisogna conoscerlo sempre di più e in maniera diretta», investendo «in modelli predittivi, banche dati, sistemi di informatica avanzata»; 

Il Sole 24 ore, nell’articolo del 19 luglio 2017, ha riportato i dati presentati nel corso dell’evento. «Nel 2016 sono stati acquistati beni e servizi online del valore di 2.600 miliardi di dollari e i consumatori digitali hanno raggiunto la quota di 1,5 miliardi di persone. Per il Made in Italy è un’importante opportunità da cogliere. Le previsioni di crescita dell’e-commerce sono importanti: le vendite online di prodotti moda nel 2021 supereranno i 633 miliardi di dollari, mentre quelle di beauty e design toccheranno rispettivamente i 145 e i 213 miliardi»; 

David Pambianco, amministratore delegato di Pambianco Strategie di impresa, ha comunicato di aver deciso, in partnership con Netcomm, di dedicare ai settori moda, beauty e design un summit che analizzi ed approfondisca le sfide e le opportunità offerte dal digitale. «Ritengo che oggi saper gestire al meglio questa rivoluzione sia strategico per aziende come quelle lifestyle in cui l’immagine e la relazione con i propri consumatori sono leve di successo fondamentali.». Inoltre, evidenziando l’aspetto innovativo del settore moda, ha sostenuto come «il comparto abbia investimenti altissimi in ricerca sui materiali, sui tessuti, sui modelli. Ma gli sforzi che la moda cerca di attuare sono quasi sempre al di fuori dei benefici fiscali di legge. Auspico quindi una maggiore attenzione alle specificità degli investimenti del settore» –: 

alla luce di quanto esposto, se e quali iniziative di competenza intenda assumere per ampliare le disposizioni già in vigore nell’ambito del piano «industria 4.0», al fine di incentivare gli investimenti delle aziende italiane in materiali, strumentazioni, tecnologie, know-how, personale qualificato e consulenze relativi al settore dell’e-commerce; 

se intenda assumere iniziative per potenziare il piano «industria 4.0», al fine di prevedere ulteriori strumenti volti ad incentivare ogni tipo di investimento che possa favorire il processo di trasformazione digitale delle imprese operanti nel settore del made in Italy. (4-17529)

Rigassificatore Zaule: necessario conoscere la posizione del Governo – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il primo firmatario del presente atto nell’interrogazione 4-16981, ancora senza risposta, ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto «Trieste-Grado-Villesse», «se intendesse specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule» a Trieste; 

in occasione del summit dei Balcani occidentali, tenutosi nel capoluogo giuliano il 12 luglio 2017, il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, attraverso un comunicato stampa, ha riportato come ci siano ancora «dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori» e ha chiesto al Ministro interrogato, ospite dell’evento, di fornire chiarimenti sul quadro delle infrastrutture energetiche presenti nel Friuli Venezia Giulia; 

la nota ha evidenziato come «(…) resta ancora oscuro il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio 2017 si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule»; 

secondo quanto riportato, «La Conferenza dei Servizi Istruttoria dell’11 giugno 2015 era stata rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto delineando il proprio parere sul gasdotto Trieste-Villesse. Il 14 giugno 2016 alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente della regione FVG Debora Serracchiani per sollecitare la presentazione del decreto. Il 15 giugno 2017 è stata dichiarata invece la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della vicenda è affidata alla Conferenza dei Servizi Decisoria che dovrà essere convocata dal Mise. Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente ? Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati»; 

il Comitato ha spiegato che attualmente «(…) nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU (Float storage and regassification unit). Occorre constatare che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, e che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico. Vorremmo che il Ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che in quella occasione esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti»; 

in ultimo, il Comitato ha sostenuto come «(…) anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva venga affidata al Consiglio dei ministri» –: 

alla luce dei fatti esposti in premessa, se il Ministro interrogato intenda chiarire definitivamente la posizione del Governo sulla costruzione del terminale per la rigassificazione di Gnl in località Zaule a Trieste e del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse». (5-11868)

Rigassificatore Zaule: tempistiche convocazione Conferenza dei Servizi – Interrogazione al Mise   Leave a comment

​Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16981

presentato da

PRODANI Aris

testo di

Venerdì 16 giugno 2017, seduta n. 815

— Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

il Sottosegretario per lo sviluppo Economico delegato pro tempore, nella risposta scritta all’interrogazione n. 5-08938, pubblicata il 25 ottobre 2016 nell’allegato al bollettino in Commissione X (attività produttive), ha dichiarato che in merito «al procedimento di valutazione di impatto ambientale per il progetto «Metanodotto Trieste-Grado-Villesse», dal quale, rammentiamo, dipende la convocazione della Conferenza di Servizi ad opera del MISE, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) comunica di aver acquisito tutti i pareri degli Enti e delle Amministrazioni coinvolte nel procedimento e si è solo in attesa di un ultimo chiarimento in merito ad alcuni aspetti di natura tecnica da parte della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS»; 

in quella occasione il Governo ha specificato che, secondo il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, «la valutazione di impatto ambientale non si configura quale procedimento atto ad autorizzare la realizzazione dell’opera e, pertanto, sono fatte salve le acquisizioni di tutti i pareri, le autorizzazioni ed i nulla osta necessari, tra i quali possono essere annoverati anche quelli relativi alla bonifica ambientale del sito. Tali autorizzazioni e pareri saranno complessivamente considerati in sede di procedimento di autorizzazione del terminale di rigassificazione GNL, in corso, come accennato in precedenza, presso il Ministero dello Sviluppo Economico»; 

per quanto di competenza del Ministero dello sviluppo economico, invece, è stato ribadito che, «una volta emanato il decreto di VIA del metanodotto di collegamento «Trieste-Grado: Villesse: Sealine Trieste-Grado DN 800 (32») + Tratto Grado-Villese DN 1050 (42»)» e quindi completato l’iter istruttorio anche relativamente a quest’ultimo, lo stesso Ministero potrà convocare la conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore, ancora in corso»; 

sul sito online del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in data 12 giugno 2017, è stato pubblicato il decreto ministeriale relativo alla valutazione di impatto ambientale n. 0000148 nel quale, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è stata decretata la compatibilità ambientale, con prescrizioni, relativamente al progetto del metanodotto «Trieste-Grado-Villesse» presentato dalla Società Rete Gas Spa –: 

se il Ministro interrogato, alla luce della pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale relativo al metanodotto di cui in premessa, intenda specificare le tempistiche inerenti alla convocazione della conferenza di servizi decisoria per il procedimento di autorizzazione del rigassificatore di Zaule. (4-16981)

Scontro tra Mise e Mibact su Promuovitalia – Interrogazione al Mibact   Leave a comment

​Interrogazione a risposta scritta 4-16634

presentato da

PRODANI Aris

— Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

Promuovi Italia spa è una società pubblica, controllata al 100 per cento dall’Enit e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, attiva nell’assistenza tecnica alla pubblica amministrazione e nella realizzazione di progetti finanziati dal Ministero dello sviluppo economico e dal Dipartimento del turismo. La società è stata creata nel 2004 con lo scopo di supportare «l’occupazione e lo sviluppo dell’industria turistica»; 

dagli articoli pubblicati sugli organi di stampa, nel corso degli anni, si è appreso dei numerosi problemi che la società ha dovuto affrontare. «(…) A fine 2013,» ha riportato Wired, aveva quasi 8 milioni di liquidità, e oltre 25 milioni di euro di commesse acquisite e a distanza di un anno si è ritrovata con un buco di 17 milioni di euro, con i dipendenti senza stipendio e i dirigenti indagati. Tale situazione ha compromesso l’operatività dell’azienda che, nel 2013, non ha provveduto al deposito del bilancio d’esercizio; 

il decreto-legge del 31 maggio 2014, n. 83, recante «Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo», convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, all’articolo 16, ha disposto la messa in liquidazione di Promuovi Italia spa; 

come è stato ricordato da Alberto Crepaldi nell’articolo del 10 maggio 2017 pubblicato sul sito online http://www.glistatigenerali.com, «sono trascorsi tre anni dal varo del decreto Art Bonus, con cui il Ministro Dario Franceschini si proponeva di rivoluzionare il settore del turismo. L’attesa rivoluzione non c’è stata. Mentre si è rivelata un disastro la riorganizzazione degli enti deputati a declinare le politiche nazionali sul settore»; 

nello specifico, Crepaldi ha ricordato le ultime vicende di Promuovitalia, caratterizzate, soprattutto, dal conflitto giudiziario tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministero dello sviluppo economico; 

lo scontro tra i due dicasteri «riguarda l’annullamento della sentenza di fallimento e il recupero di un credito milionario che il Mise vantava nei confronti della società controllata da Enit, prima che venisse messa in liquidazione dal Mibact»; 

infatti, il 21 novembre 2016 il Ministero dello sviluppo economico ha presentato un ricorso presso la Corte di Cassazione contro il fallimento della società in liquidazione per ottenere la cassazione della sentenza n. 6176/2016 in relazione «all’applicabilità della disciplina dettata dal decreto legislativo n. 175 del 2016, alle sentenze dichiarative di fallimento (…); e alla ricomprensione della categoria delle cosiddette società in house providing in quella delle “società a partecipazione pubblica” con conseguente assoggettabilità alle procedure concorsuali» rinviando così la causa alla Corte d’appello di Roma, «affinché questa definisca le questioni di merito»; Crepaldi ha riportato che «la Suprema Corte, proprio nelle prossime settimane, dovrebbe pronunciarsi sul ricorso»; 

i problemi attraversati da PromuoviItalia sono stati illustrati dal primo firmatario del presente atto nell’interrogazione n. 4-14999, ancora senza risposta –: 

se il Governo intenda intervenire in maniera tempestiva e fare chiarezza sui fatti esposti in premessa, spiegando le ragioni del fallimento di Promuovi Italia e le criticità emerse a seguito delle divergenze sopra riportate tra i due Ministeri. (4-16634)

Contenziosi contratti telefonici – Interrogazione al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 4-16091

presentato da

PRODANI Aris

testo di

PRODANI — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che: 

la conciliazione paritetica è una procedura di risoluzione delle controversie in materia di consumo (ad esempio nel settore delle telecomunicazioni, dei trasporti ferroviari, dei servizi postali, e altro). È attivabile in virtù di protocolli d’intesa sottoscritti tra le associazioni dei consumatori e l’azienda, o associazioni di aziende, per la gestione di specifiche tipologie di controversie (riferite ad esempio ad un disservizio o piuttosto che di servizi non richiesti, e altro); 

a seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 130 del 2015, in materia di Alternative Dispute Resolution, i protocolli di conciliazione sono in corso di validazione e iscrizione all’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico; 

Il Fatto Quotidiano, nell’articolo dell’8 marzo 2017, ha spiegato come nel settore della telefonia sia aumentato il numero dei contenziosi. Nello specifico, «secondo il Movimento Consumatori, nel 2016 il numero delle procedure di conciliazione paritetica ha superato la quota di 15 mila. Una cifra che potrebbe arrivare fino a 18 mila, segnando un incremento del 22 per cento rispetto a due anni fa e consolidando un trend di crescita avviato nel 2010. Inoltre, si sono anche moltiplicate le procedure davanti ai Comitati regionali delle comunicazioni (Corecom) dell’Agcom che nel 2015 hanno gestito 97.237 pratiche, in aumento del 10% rispetto ad un anno prima»; 

il quotidiano, nel riportare le tipologie di pratiche scorrette ha, inoltre, comunicato quanto è stato dichiarato dagli operatori, secondo i quali «ogni caso è differente dall’altro, come ad esempio per la bolletta che non si blocca con la portabilità del numero, la Società Fastweb parla di un errore tecnico. Difficile, del resto, se non impossibile, per un utente medio districarsi nella giungla di offerte e contratti che non sempre a ben guardare si rivelano convenienti generando le ire dei consumatori. Non a caso Vodafone sta tentando di ricostruire la fiducia dei clienti con un programma di customer care in cui ha investito 70 milioni con la promessa di essere «soddisfatti o rimborsati» sui servizi digitali. I consumatori, invece, non sono soddisfatti delle giustificazioni degli operatori. Sono convinti che le politiche commerciali aggressive siano il prodotto di un calcolo utilitaristico»; 

Roberto Barbieri, componente del direttivo nazionale del Movimento Consumatori ha spiegato, infatti, come «(…) nei rapporti fra compagnie telefoniche e utenti ci sia ancora molta strada da fare. Soprattutto perché gli operatori possono fare il bello e il cattivo tempo modificando unilateralmente il contratto»; 

Renza Barani, vicepresidente della Federconsumatori, ricordando che sul tavolo del Ministero dello sviluppo economico sono presenti i nuovi protocolli europei sulla conciliazione, ha evidenziato come sia necessario intervenire sul Codice del Consumo «perché altrimenti si rischia solo di alimentare soluzioni tampone ai problemi che di volta in volta si presentano»; 

il sito online di Agcom, nella sezione «Controversie TLC» ha spiegato che i Corecom, su delega di Agcom, svolgono un importante ruolo nella risoluzione delle controversie tra i cittadini e le compagnie di telecomunicazione e per agevolare il superamento di alcuni disservizi. In particolare, i consumatori possono rivolgersi ai Corecom regionali dell’Agcom per tentativi di conciliazione, definizione di controversie e riattivazioni urgenti. In alternativa, «dopo aver esposto un reclamo direttamente all’azienda, si può avviare una procedura di conciliazione attraverso le Camere di Commercio o le associazioni dei consumatori che hanno sottoscritto accordi con i diversi operatori. Il vantaggio della procedura di conciliazione sono i tempi ridotti (circa 60 giorni). Senza contare che si tratta di un passaggio obbligato prima di arrivare in tribunale o ricorrere ad un giudice di pace (solo nel caso di importi inferiori ai 5 mila euro)» –: 

quali iniziative intenda adottare per intervenire sul codice del consumo al fine di prevenire situazioni lesive per i consumatori ed evitare le pratiche scorrette presenti, soprattutto, nel settore della telefonia. (4-16091)

Bonus elettrico: informazione e modalità di accesso – Interrogazione al Mise   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta 

Aris Prodani

Al Ministro dello Sviluppo Economico

Per sapere,  premesso che:

sapere,  premesso che:

la Deliberazione del 12 gennaio 2017 1/2017/R/, in linea con le disposizioni emanate con decreto del Ministro della Sviluppo economico del 29 dicembre 2016, ha rideterminato per l’anno 2017 gli ammontari delle compensazioni della spesa sostenuta per la fornitura di energia elettrica per clienti  economicamente svantaggiati.

Il bonus elettrico, introdotto nel 2009 dal Governo Berlusconi e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico con la collaborazione dei Comuni, è previsto per i nuclei familiari con indicatore Isee non superiore a 7.500 euro o i nuclei famigliari con più di 3 figli a carico e Isee non superiore a 20mila euro. 

il sito online http://www.autorita.energia.it ha precisato come “il bonus sia previsto anche nel caso di utenti in gravi condizioni di salute, costretti ad utilizzare apparecchiature elettro-medicali necessarie per il mantenimento in vita. In totale si parla di circa 3,5 milioni di famiglie per la luce e di circa 2,5 milioni per il gas. Ogni nucleo famigliare che abbia i requisiti può richiedere per disagio economico sia il bonus per la fornitura elettrica che per la fornitura del gas. Se in casa vive un soggetto in gravi condizioni di salute che possiede i requisiti per il bonus per disagio fisico, la famiglia può richiedere anche questa agevolazione”.

“Per quel che riguarda il bonus elettrico, per una famiglia composta da uno o due componenti sono previsti 80 euro all’anno, da 3 a 4 componenti 93 euro, oltre i 4 componenti si arriva a 153 euro. Il valore dello sconto per motivi fisici dipende dalla potenza contrattuale, dalle apparecchiature elettromedicali salvavita utilizzate e dal tempo giornaliero di utilizzo. Il range va da 417 euro all’anno a 628. Nel caso del gas, per una famiglia fino a quattro componenti, si prevedono 31 euro (contratto acqua calda sanitaria e/o uso cottura) e 189 euro (contratto acqua calda sanitaria e/o uso cottura con riscaldamento). Oltre i quattro componenti si va da 49 euro a 279”.

il Fatto Quotidiano, nell’articolo del 13 febbraio 2017, ha riportato come “secondo le associazioni dei consumatori oltre la metà di quanti potrebbero chiedere il bonus energia e gas non lo fa perché non sa che esiste, teme gli ostacoli burocratici o ritiene che la soglia Isee sia inadeguata a individuare i soggetti in stato di necessità. I requisiti e come si presenta domanda”.

Nello specifico, 15 associazioni (Cittadinanzattiva, Acu, Adiconsum, Adoc, Associazione Utenti Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federazione Confconsumatori-Acp, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione Nazionale Consumatori) hanno analizzato la situazione e, dai sondaggi effettuati, è emerso che: “su circa 4 milioni di famiglie potenzialmente beneficiarie della misura, ad oggi ne hanno usufruito almeno una volta circa 2 milioni. 

Nel dettaglio, se ne sono avvalsi, su base annua, il 34% per la luce e il 27% per il gas. Ossia solo un terzo della platea degli aventi diritto. Una situazione insensata, considerato che oltre un cittadino su dieci si rivolge alle associazioni dei consumatori proprio per arretrati nel pagamento delle bollette”. 

Secondo i consumatori, le criticità hanno varia natura: dalla mancanza di accesso alle informazioni sulla disponibilità del bonus e sull’impatto effettivo dello sconto alla percezione di “barriere burocratiche”, fino alla sensazione di non adeguatezza economica della misura.

Dai dati raccolti dalle associazioni, attraverso il progetto “Bonus a sapersi”, è emerso, infine, che “oltre l’80% degli intervistati non è consapevole del diritto ad usufruirne, mentre per il 39% l’iter per la richiesta è molto complesso e per il 47% le informazioni non sono sufficientemente diffuse. Ancora, solo il 56% ritiene l’importo del bonus adeguato rispetto alle bollette e solo il 52% è convinto che l’attuale soglia Isee sia adeguata ad individuare i soggetti che ne avrebbero necessità. Altro dato allarmante è quello che vede insoddisfatti anche molti di coloro che hanno usufruito del bonus: troppo complesso l’iter per la richiesta (30,3%) e l’importo è ritenuto inadeguato rispetto ai consumi (22,5%)”-:

se e quali iniziative il Ministro interrogato, alla luce dei fatti esposti in premessa, intenda attuare per potenziare le informazioni sul bonus, semplificare la procedura di richiesta e prevedere nuove misure contro la povertà energetica; 

se ritenga opportuno considerare la possibilità di modificare i criteri di calcolo dell’ISEE escludendo il valore dell’abitazione di residenza e le pensioni di invalidità, ed inserendo nel calcolo ulteriori importi familiari certificati.

​http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15733&ramo=CAMERA&leg=17

Roma: perdita attrattività turistica e aumento abusivismo ricettivo – Interrogazione al Mibact ed al Mise   Leave a comment

​Interrogazione a risposta in commissione

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello Sviluppo Economico

Aris Prodani

Per sapere – premesso che:

il canale skytg24, l’11 ottobre 2016, ha informato che “per il terzo anno consecutivo Milano ha superato Roma per numero di visitatori. E se i giovani scappano dall’Italia, a Milano, nell’ultimo anno, sono venuti a studiare da tutto il mondo 40mila ragazzi e la scelgono per la qualità della vita, cosa impensabile qualche anno fa”. 

In particolare, secondo il Global Destination Cities Index di MasterCard, “nel 2016 Milano si piazza quattordicesima, in relazione alle altre città mondiali, per numero di arrivi all’anno con 7,65 milioni di visitatori a differenza dei 7,12 di Roma. Rispetto al 2015, è un +1,8.  Roma è relegata alla posizione sedicesima  della classifica di MasterCard, con un andamento di crescita più lento della rivale meneghina. Tra il 2011 e il 2015 il flusso è cresciuto con una media annua del 5 per cento, più bassa rispetto all’exploit milanese, portando comunque nella Città eterna 14 milioni di persone.”;

nella medesima data, il sito online www.corriere.it ha sottolineato che “nel 2016 gli albergatori romani lamentano un aumento di appena l’1 per cento (e quindi un calo rispetto al 2015 del 4 per cento). E questo nonostante il Giubileo della Misericordia proclamato lo scorso novembre da Papa Francesco. Gli addetti ai lavori aspettavano milioni di pellegrini. Non è andata così: «Non è stato così trainante come ci si aspettava», fanno due conti oggi gli albergatori, tanto che qualcuno parla di un vero «flop». Anche se finora sono quasi 18 milioni i pellegrini arrivati a Roma il Giubileo del 2000 ne portò quasi 15. Ma è pur vero, sottolineano gli albergatori, che questo tipo di turismo frequenta poco gli alberghi e magari lascia la città dopo appena 24 ore. Secondo i dati 2015 del Comune, però, in media un turista italiano si ferma meno di due giorni, 2,6 giorni invece se straniero. Ma a questi numeri vanno aggiunti poi quelli sommersi dell’homesharing, a Roma sempre più diffuso, e delle strutture abusive. Impossibile avere dati ufficiali, ma le stime parlano di un 30 per cento in più da aggiungere alle presenze registrate, tanto che per gli albergatori «35mila persone ogni giorno dormono a Roma all’insaputa delle autorità”;

il quotidiano Italia Oggi, il 28 novembre 2016, ha pubblicato una classifica annuale, in base ai dati della ricerca dell’Università La Sapienza, grazie alla quale è stata analizzata, in differenti settori, la qualità della vita nelle città italiane. Nella classifica  “tempo libero e turismo” Roma occupa il cinquantunesimo posto (un posto in meno rispetto al 2015) a differenza di Milano (sessantanovesima posizione). Per quanto concerne, invece, la qualità della vita, “a differenza di Milano, la Capitale scende all’ottantottesimo posto, evidenziando, in merito, livelli gravemente insufficienti”. 

In data 27 gennaio 2017 il sito online www.roma.corriere.it nell’articolo “Il declino di Roma: anche nel turismo dobbiamo fermare la deriva” ha riportato i dati emersi dalla classifica effettuata da Euromonitor Iternational secondo la quale “Roma è solo al tredicesimo posto, seguita da Milano, Venezia e Firenze”. Il giornale online precisa, tuttavia, che, nonostante Milano occupi il 23simo posto nella classifica presenta, a differenza di Roma, un incremento dei visitatori del 17,9%: più che doppio rispetto alla Capitale”;

il Corriere ha evidenziato, in ultimo, come “il turismo, a Roma, è povero. (…) I problemi che frenano lo sviluppo del turismo, nella fattispecie, sono: il traffico infernale, lo stato disastroso dei trasporti pubblici e l’inquinamento. Fattori che condizionano pesantemente un’attività che potrebbe rendere alla città, come riconosce anche l’italiana Eurispes, enormemente di più.

A gettare altro sale sulle ferite è poi il confronto con Milano. (…) Da tutti i punti di vista. La fuga verso il capoluogo lombardo altro non è che la spia di una perdita della capacità di attrarre che in questa città non risparmia più nulla: il turismo, gli affari, la finanza, la cultura”-:

Se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

Se e quali misure intendano prevedere, di concerto con le autorità competenti, affinchè la città di Roma riacquisisca la dovuta attrattività turistica.

quali iniziative intenda individuare e predisporre per migliorare la qualità dell’offerta turistica italiana, in particolare in relazione alla classificazione delle strutture ricettive e al contrasto all’abusivismo.