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Turismo montano – Interrogazione al Mise, al Mibact, al Mipaaf   Leave a comment

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Per sapere – premesso che:

come riportato nel Manuale del turismo montano, pubblicato dalla Touring University Press nel 2002, «Il turismo per alcune aree di montagna ha rappresentato una fondamentale attività economica in grado di evitare il completo spopolamento e di garantire alla popolazione possibilità di lavoro e di reddito. Dopo il boom degli anni passati, oggi per le destinazioni turistiche montane è necessario rivedere le proprie strategie di sviluppo e di posizionamento sul mercato»;

Giorgio Daidola, docente di economia e gestione delle imprese turistiche all’università degli studi di Trento, nell’articolo de Il Fatto Quotidiano del 5 settembre 2014, ha dichiarato come occorra rivedere «il modello del turismo invernale, altrimenti si rischia di sprecare altri soldi pubblici. (…) In seguito alla diminuzione dei flussi, tutto il turismo invernale è in crisi. In Val di Fassa e a Madonna di Campiglio, per esempio, il tasso di occupazione delle camere alberghiere durante l’anno ormai è del 30-35 per cento e buona parte degli alberghi è in perdita»;

secondo quanto è stato dichiarato da Giuliano Tonarelli, albergatore di Cutigliano, in provincia di Pistoia, è opinione comune pensare solo alla neve, 3 massimo 4 mesi, credendo che sia la panacea dei problemi, e non si pensa nemmeno lontanamente alla primavera, all’estate e all’autunno, ossia gli altri 8-9 mesi. Al suo albergo e agli alberghi montani sono più di vent’anni che non danno un contributo. Eppure anche gli alberghi fanno turismo. Al momento sono tutti, o quasi tutti, vecchi, obsoleti e non offrono più quello che il turista chiede;

a giudizio degli interroganti per le imprese montane si segnalano perduranti criticità di bilancio in quanto le circa 100 giornate invernali e le 15/20 estive non permettono di ottenere una redditività soddisfacente. La scarsità di utile di esercizio ostacola i nuovi investimenti, impoverendo conseguentemente l’offerta infrastrutturale complessiva e spostando le popolazioni locali verso attività più redditizie;

ad esempio, secondo l’articolo del 30 gennaio 2015 pubblicato sul Messaggero Veneto, «in 23 anni, ossia dal censimento del 1991 agli ultimi dati ufficiali Istat, si sono persi all’interno del comprensorio dell’Alto Friuli, caratterizzato da 63 comuni tra Gemonese, Carnia, Val Canale-Canal del Ferro e zona collinare, ben 6.425 abitanti. Non sono ancora scomparsi dalle cartine, ma il destino per questi territori appare inesorabile.»;

il rapporto «La montagna perduta» del 9 febbraio 2016, curato dal Centro Europa Ricerche (CER) e dalla Trentino School of Management (TSM), ha illustrato come in Italia «la popolazione montana sia crollata dal 42 al 26 per cento in 60 anni», nonostante rappresentino il 43 per cento della superficie italiana, i territori montani subiscono un progressivo e silenzioso spopolamento verso le pianure. La relazione evidenzia che «la responsabilità non è tanto da attribuire all’orografia quanto a scelte politiche sbagliate. Tanto è vero che, dove i decisori pubblici hanno saputo mettere in campo policy pubbliche lungimiranti, i dati sono in netta controtendenza, fino a rappresentare delle vere e proprie best practice per l’intero Paese»;

il curatore dello studio, Gianfranco Cerea, economista dell’università di Trento, ha sottolineato che «avere meno popolazione significa avere meno peso politico, minore domanda di servizi e un’organizzazione più difficile con una conseguente maggiore propensione all’emigrazione in pianura»;

il sito http://www.montagna.tv nell’articolo dell’8 luglio 2016 ha riportato il rapporto della Coldiretti il quale ha evidenziato come, negli ultimi vent’anni, «il 53 per cento degli agricoltori abbia abbandonato la montagna provocando il raddoppio della superficie boschiva, che, se sfruttata adeguatamente, potrebbe fornire ben 35 mila posti di lavoro». Inoltre, «l’assenza dell’attività umana espone il territorio al dissesto idrogeologico. In Italia i comuni interessati sono 7.145, di cui più della metà è a rischio» –:

alla luce dei fatti esposti in premessa, se, e secondo quali modalità, i Ministri interrogati, di concerto con l’Enit, con gli enti regionali e con i maggiori stakeholdernazionali interessati al comparto montano, intendano promuovere la risorsa montana italiana nei suoi utilizzi complessivi, nella sua accezione storica, culturale, sociale, naturalistica, economica e turistica;

quali iniziative strategiche e di management intendano intraprendere affinché il turismo montano possa continuare a rappresentare per le comunità alpine una fonte economica sostenibile, oltre a valorizzarne le peculiarità socioculturali e naturali;

se intendano attivare un centro studi, che analizzi le nuove tendenze del mercato montano, finalizzato a valutare il potenziale turistico di un territorio;

quali iniziative intendano assumere per evitare lo spopolamento delle aree montane;

se intendano promuovere campagne di comunicazione atte a diffondere il prodotto turistico montano e contribuire alla destagionalizzazione della domanda.
(4-18056)

Turismo-montagna-e1507473964187

Link Sito Camera

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Pubblicato 6 ottobre 2017 da vari86 in 2017, Documenti Camera, Turismo, X Commissione

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